"Sulla scena del mistero" è un libro molto interessante che colma una grave lacuna nel panorama editoriale italiano. I ponderosi volumi che si occupano dei cosiddetti fenomeni inspiegabili - contatti con entità soprannaturali, pseudo biografie di potenti sciamani e presunti guaritori, manuali che descrivono il modo per evocare le potenze occulte e reportage di viaggi alla scoperta di civiltà extraterrestri - sono accatastati in alte pile che presidiano i punti strategici di tutte le librerie italiane (per non parlare degli scaffali dei supermercati). Al contrario, alla scienza e al metodo scientifico sono riservati spazi molto limitati, pertanto non è facile recuperare testi che se ne occupino seriamente. Mi risulta che fino all'uscita del libro scritto a sei mani da Stefano Bagnasco, Andrea Ferrero e Beatrice Mulino, l'unico volume introduttivo al metodo scientifico fosse "Che cos'è questa scienza" di Alan Chalmers, pubblicato più di trent'anni fa e ormai introvabile cimelio.
Lo scopo dei tre giovani coautori, tutti membri del CICAP, la meritoria associazione che da anni si occupa del controllo delle affermazioni sul paranormale, non era certo scrivere un trattato di epistemologia, bensì divulgare i fondamenti del metodo scientifico. Per farlo hanno scelto di usare uno stile scorrevole e diretto. Ne beneficia la lettura che risulta molto gradevole: la chiarezza del discorso coesiste con la complessità dell'argomento meglio delle frasi ampollose e del gergo da iniziati. Non mancano gli spunti piacevolmente ironici che alleggeriscono il tono generale, che non scade mai nella volgarità o in sciocche banalizzazioni.
Si inizia distinguendo i veri misteri scientifici da quelli buoni solo per trasmissioni come "Voyager" o "Mistero", definiti invece "mysteri", in omaggio al detective dell'impossibile Martin Mystere. Da qui inizia il lungo viaggio che esamina i mysteri attualmente più in voga, dagli evergreen come il fachirismo, la Sindone e gli UFO, alle novità di questi ultimi anni tra le quali spiccano i cerchi nel grano, passando per mysteri ormai in via di estinzione, come il Triangolo delle Bermude o il piega-forchette Uri Geller. Non manca la rigorosa demarcazione tra scienza e pseudo scienza (alla seconda categoria appartengono l'astrologia e l'Intelligent Design).
Gli autori dimostrano che questi mysteri, se esaminati seguendo i criteri del metodo scientifico, si rivelano per quello che in realtà sono: superstizioni, false credenze, illusioni, ingenuità, errate interpretazioni e, in non pochi casi, frodi redditizie. Impariamo a conoscere il significato di concetti come falsificazionismo, campione di controllo, protocollo cieco. Viene chiarita la differenza tra metodo induttivo e deduttivo. Scopriamo che il rasoio di Ockham non serve a farsi la barba e che Popper, Lakatos e Kuhn non erano giocatori della grande Ungheria del '54, ma i tre massimi filosofi della scienza che nelle loro opere hanno cercato di comprendere e teorizzare il meccanismo che regola il progresso della conoscenza umana.
Mi sento di consigliare "Sulla scena del mistero" soprattutto ai giovani degli ultimi anni delle scuole superiori interessati a continuare gli studi in ambito scientifico. Ma anche chi ha già dimestichezza con questi argomenti troverà la lettura molto interessante e istruttiva.
A mio parere il maggior contributo di questo libro consiste nell'evidenziare quanto sia impegnativo il percorso che conduce alla comprensione scientifica della realtà. Richiede anni di studio, sacrifici, pazienza, dedizione, grande forza di volontà. Al contrario, le soluzioni prospettate dalla tante credenze irrazionali e superstiziose che affliggono le società occidentali, solo in apparenza "moderne", sono facili e a portata di mano. Basta pagare la tassa di iscrizione alla setta di turno o partecipare allo stage dell'ultimo santone ed ecco che tutto sembra possibile. Come diceva il grande Italo Calvino, «il territorio che il pensiero laico ha sottratto ai teologi è sul punto di cadere in mano ai negromanti». Oggi possiamo dire che, grazie a "Sulla scena del mistero", almeno un po' di terreno sia stato riconquistato alla giusta causa.