'La nascita della filosofia' di Colli si può definire la "summa" dell'intenso lavoro ermeneutico di Colli sulla Grecia classica e pre-classica, che si focalizza in modo particolare sulle manifestazioni sapienziali pre-filosofiche (l'enigma e il labirinto), sulle categorie nietzschiane di apollineo-dionisiaco (dandone però una nuova interpretazione) e in generale sull'origine misterica e divina della Sapienza. In questo modo la filo-sofia non è più il punto di arrivo dell'ascesa iniziata dai "presocratici": piuttosto la sua nascita coincide con la parabola discendente dell'era dei "sapienti".
Si tratta di una lettura splendida, lontana da accademismi e dissertazioni asettiche, ma che sottintende comunque un gran lavorio storico e filologico che si può apprezzare appieno nei tre volumi della
Sapienza greca, che raccolgono i frammenti "sapienziali" fino ad Eraclito, e nei due volumi su
Gorgia e Parmenide e
Zenone. Per questo la lettura colliana della grecità qui proposta è da approfondire sì facendo riferimento alle sue opere filologiche, ma è soprattutto da attribuire a una posizione che definirei quasi estremistica; il grande pathos ermeneutico che accompagna i suoi scritti, che rinnega le scuole marxiste ed hegeliane a favore dello stile nietzschiano, corre spesso il rischio di dar luogo a qualche forzatura ideologica.
In conclusione, nonostante questi piccoli difetti ─ innocui se inseriti dentro una conoscenza generale degli studi colliani ─ 'La nascita della filosofia' dà, come
La nascita della tragedia del suo maestro Nietzsche, uno sguardo illuminante e spiritualmente ricchissimo sulla grecità. Consigliata la lettura, anche e sopratutto critica.