In una non identificata città (probabilmente Praga) occupata militarmente (sicuramente dai nazisti), il diciannovenne Frank Friedmaier, figlio della tenutaria di un piccolo bordello, cerca, a modo suo, di darsi una identità.
Per questo uccide, rapina, tradisce, si fa odiare dai vicini e da chi si è avvicinato a lui con ingenua fiducia. Abituato a soddisfare ogni proprio impulso (il poter disporre a proprio piacimento delle ragazze che lavorano per la madre non l'ha certo aiutato a crescere...) e a non aver cuore per nessuno (quasi che questa fosse la misura dell'essere "uomo"), è costretto - una volta arrestato - ad un penoso percorso di sofferenza.
L'occupazione è argomento piuttosto delicato per Simenon, pretestuosamente accusato di collaborazionismo.
La presenza nemica è descritta soprattutto come fattore di condizionamento materiale e psicologico della comunitaà invasa; per molti versi essa è rappresentata come una condizione esistenziale, collettiva e individuale, nella quale il rischio dell'abbrutimento morale è particolarmente accentuato.
Alle prime due parti nelle quali sono raccontate le gesta crudeli di Frank, segue una terza, dedicata alla detenzione del ragazzo, nella quale - fra interrogatori e maltrattamenti - avviene lo sviluppo dei suoi pensieri e un estremo tentativo di prendere coscienza di sè. Questa parte, quasi a riprodurre la tortuosità dei sentimenti del portagonista, e certamente poco scorrevole.
Cionondimeno, offre, tra le sue pieghe, zone opache che possono essere fruttuosamente indagate e interpretate.
Nel complesso la lettura accompagna in una esperienza emotivamente non banale.