Libro piu' citato (magari a sproposito) per sentito dire che effettivamente letto e conosciuto, "Il nomos della terra" nasconde dietro la poco accattivante definizione (data dall' Autore stesso) di "libro di scienza giuridica" la ricchezza e la varietà di un grande classico del pensiero storico novecentesco. E' impossibile farne un riassunto: basti dire che si tratta di una meditazione storico-filosofica sulla civiltà occidentale (dall' antichità al '900) condotta sul filo del diritto internazionale, il diritto di guerra, la colonizzazione, la dottrina dello Stato, i rapporti terra - mare. Ma cio' che unifica questo materiale apparentemente cosi' eterogeneo è il costante riferimento allo "sviluppo storico della coscienza umana dello spazio" : dalla visione mitica della terra propria delle civiltà pre-moderne al nuovo sistema di "ordinamento e localizzazione" (il "nomos della terra", appunto) che si impose a partire dal XV secolo con la scoperta e la conquista delle Americhe. Nonostante l'argomento sia quindi eminentemente storico-politico, il libro offre infiniti spunti di approfondimento e di riflessione, dato che Schmitt si preoccupa sempre di sottolineare come le categorie politiche e giuridiche abbiano sempre risvolti religiosi, morali, teologici e persino mitologici. A quest'ultimo proposito forse val la pena ricordare che Schmitt fu amico personale di Mircea Eliade (almeno, che io sappia, fino ai primi anni '40) e l'importanza che Schmitt ascrive alla nozione di "centro del mondo" nelle culture pre-moderne ha degli accenti decisamente "eliadiani": tant'è che lo studioso romeno scriveva il 24 Maggio del `44 nel suo "Diario portoghese" di aver incontrato Carl Schmitt a Lisbona e avergli "offerto alcuni paralleli storico- etnografici per il libro cui sta lavorando, sul nomos della terra".
Il "nomos della terra non è comunque un libro di agevole lettura: non tanto per il contenuto e lo stile (le idee che esprime l'autore non sono di per se' difficili e la scrittura di Schmitt è felicissima) quanto per il fatto che il libro presuppone da parte del lettore un'adeguata cultura storico-filosofica e anche giuridica.