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2.0 su 5 stelle
Gnosis redux, 3 ottobre 2011
Questa recensione è su: L'anima e il suo destino (Brossura)
Il Cristianesimo, soprattutto poi quello codificato del Catechismo ufficiale, avrebbe bisogno di un serio aggiornamento. Chè i suoi "miti fondatori" - creazione, Eden, peccato originale, le incrostazioni di dogmi susseguenti - giustificano oramai male i "valori" che il Cristianesimo propone. In parte è perchè la logica è assai arrugginita, e poi perché si comincia a conosce il processo storico che portò alla religione - dalla eterogenea redazione del Vecchio Testamento all'infallibilità del Papa. Questa storicizzazione sempre crescente mette in risalto la poca attendibilità delle fonti, le contraddizioni testuali, le lotte di potere che hanno portato a certe asserzioni dogmatiche, e poi l'uso della violenza per creare un'ortodossia. Urgono fondamenta nuove, metafisiche e meta-storiche, che permettano al Cristianesimo di esistere al di fuori di misere contingenze - senza intaccarne però le sovrastrutture etiche. L'autore si è accollato questo compito.
È un compito che mi ricorda il rifacimento dell'edificio del Parlamento a Wellington, in Nuova Zelanda. Costruito nel 1922 secondo i criteri dell'epoca, si rivelò presto suscettibile di crollare in un forte terremoto (Wellington ne ebbe uno nel 1855 di forza 8.3 Richter). Negli anni novanta si decise di disgiungere la costruzione dalle fondamenta, di inserire fra le due parti molle e gomma, e poi ricongiungerli. Esteriormente oggi nulla pare cambiato; sussultasse però la terra, l'edificio tremerebbe come una blocco di gelatina - senza infrangersi (o così almeno sperano gli esperti).
Le "fondamenta nuove" del Cristianesimo, secondo l'autore, sono la teleologia, e lo Gnosticismo. Tutto è energia, spiega l'autore, e la realtà sono agglutinamenti sempre più complessi di energia (siamo nel mondo di Bergson, o di Theilhard de Chardin - ove una vis a tergo spinge la vita attraverso forme sempre più complesse e verso il Punto Omega). Quasi al sommo di questa realtà c'è L'UOMO: "Nell'immenso mondo della vita il più complesso organismo conosciuto siamo noi essere umani." (p. 61), perchè le "anime degli animali si dispongono gerarchicamente." (p. 58). Noi beati possidentes abbiamo il surplus ultimo di "energia" - il segreto della vita, l'anima (p. 57). Evidentemente c'è chi ne ha di più e chi di meno - si passa dalla semplice "anima razionale" e la comprensione (tecnica) alla "mente che produce a sua volta un grado superiore di ordine, caratterizzato da una sempre maggiore informazione e libertà in forma di scienza, arte, musica, pensiero." (p. 64) E lo spirito è "l'emozione dell'intelligenza", anche se qui non si capisce bene come si arrivata "l'emozione". Comunque tutte strutture rigidamente gerarchiche ed elitiste, come lo vuole la Gnosi.
Gli animali "legati alla natura sono guidati dalla sua innocenza" (p. 59), mentre gli uomini, o almeno taluni: "riconoscono la frattura che attraversa la dimensione spirituale. (...) lo spirito è lacerato, che accanto al bene lo spirito può produrre anche il male." (p.66). L'autore ascrive questo "contributo speculativo" al Cristianesimo - beh, l'aveva formulato ben prima Zoroastro, da cui è derivato il Manicheismo, e la Gnosi e la lotta fra i due Princìpi. Se già lo spirito umano - come conseguenza della sua (ancor tenue) concentrazione di spiritualità - conosce la possibilità del male, quanto più questo varrà per Lo Spirito, o Gli Spiriti.
Perchè la sempre maggior complessità debba portare a questa biforcazione di Male e Bene l'autore lo asserisce, non lo spiega. E avrebbe delle difficoltà, perchè Male e Bene non sono qualità intrinseche - altrimenti sarebbero qualcosa di fattuale come il polo positivo e negativo - ma sono categorie normative. Il che implica delle norme. E chi ha stabilito le norme? Ricadiamo qui nella vetusta discussione fra Pagani e Cristiani: se Dio definisce le norme, non può che definirle in modo arbitrario.
A questo punto l'autore ci mette un po' di mistica (non fa mai male), asserisce che "tutto è relazione", che relazione vuol dire "amore", e presto! ecco giustificato il matrimonio esclusivamente come relazione fra uomo e donna (p. 73). C'era da aspettarselo: una relazione, in qualche modo, deve finire per avere valenze sessuate.... È oramai cliché dire, con il Principe di Lampedusa: "Tutto deve cambiare perchè nulla cambi."
Vorrei notare per inciso che il "tutto è relazione" era già stato inventato dai moralisti Cinesi più di mille anni avanti Cristo: yin e yang, e poi il "soffio mediano" o "soffio vitale" - qi ("l'energia" che l'autore pensa avere scoperto). E senza scomodare divinità monoteistiche, e l'idea che "La perfetta manifestazione della Sapienza creatrice è l'idea di Uomo" (p. 72). Non fu certo Hegel a dire: "se hai difficoltà a spiegarti, metti in maiuscola la lettera iniziale della parola" - perchè in tedesco tutti i sostantivi cominciano con la lettera maiuscola.
Ho preso un capitolo di questo lungo e prolisso libro - il Capitolo 2 sull'esistenza dell'anima - come esempio della critica che si dovrebbe fare al tutto. Sarebbe un po come attraversare la foresta vergine. Oltre a dovere tenere bene in mente la direzione generale, uno dovrebbe perder tempo a tranciare a colpi di macete logico molti grovigli lianosi di luoghi comuni che l'autore ha piazzato sul cammino. Così a p. 63 asserisce che esiste lo "spirito dei popoli" - e cita i popoli, dicendo di conoscerne lo "spirito" (Huntington almeno si limitava, più modestamente, alle civilizzazioni). I bio-antropologhi come il Prof. Cavalli Sforza hanno già spiegato che la variazione genetica all'interno delle razze è più grande che la variazione fra le razze. Ora la cultura è ben più diversa della genetica. Asserire che esiste lo "spirito di un popolo" lascia quantomeno perplesso.
Il tutto è di quanto più speculativo - e gelatinoso, per non dire glutinoso. L'autore non lo dice apertamente, ma lui crede, per intuizione, nel disegno intelligente della natura. Non solo l'armonia delle sfere celesti e terrestri ma, da emulo del Dr. Pangloss, della vita vivente. Hanno buon dirglielo gli scienziati da lui citati che questo disegno non emerge dallo studio della natura. L'emozione, per sua natura superiore, sdegna la ragione...
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5.0 su 5 stelle
L'anima non ha destino., 8 ottobre 2011
Questa recensione è su: L'anima e il suo destino (Brossura)
L'anima non ha destino. L'anima è il raccordo tra la natura fisica e la natura metafisica dell'essere e del suo contrario. Essa è l'immateriale senza necessità, indispensabile per conoscere il materiale che risulta necessario a se stesso e non all'anima. Materia come possesso e vuoto come utilità indispensabile alla vita come la intendiamo e pratichiamo(liberamente tratto da Lao-Tze). Non tutto viene dall'occidente e dalla terra di Giuda. Esiste anche l'oriente e sarebbe il caso di tenerlo presente in ogni disquisizione o scritto di carattere metafisico o teologico, per un motivo semplice: se conosci il tuo prossimo nell'intimo pensiero, sei più ricco e l'anima ti riserverà un destino,materiale, con più valore aggiunto. Al rogo doveva andarci De Maistre anziché Giordano Bruno. Valuto il libro con cinque stelle, anche se non l'ho letto, perché esso è un grande impegno da rispettare sempre. Conosco il pensiero terreno dell'autore. Egli è sicuramente a conoscenza che i suoi scritti sono parzialmente confutabili da chi possiede un'anima libera e senza sovrastrutture imposte in tenera età(le più schifose e deleterie). Quindi, mi chiedo, a chi si rivolge? Se il fine non è scevro da quel marchio(imprimatur) a fuoco degno dei vitelli da ingrasso, allora risulta un fine diabolico. Spero non sia così. Continuare a fornire salvagenti teorici ai cattolici non porterà sicuramente all'amore universale. Il metafisico è insito in noi; proviamo a non dargli etichette cercando di percepire l'anima universale: che non ha nome e volto, ma è sostanza indispensabile per ogni cosa presente nell'universo.
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