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il 13 luglio 2013
non è facile scrivere una recensione su un libro che reputi meraviglioso e che ti emoziona a tal punto da lasciarti senza fiato. Lei è VERAMENTE brava a scrivere e capisco (ma non condivido) chi critica che è difficile per i continui flashback ma credo che la storia sia talmente appassionata che anche se rileggi una pagina per capire meglio non trovi altra soluzione che continuare. L'india meridionale (dove ahimè non sono mai stata) è descritta in un modo che quando esci di casa ti aspetti di vedere il giardino con le piante e le statue, i sentieri di fango, le baracche, la fabbrica di conserve con i profumi che impregnano l'aria di spezie e frutta. Ti vedi condividere le vite di Rahel ed Estha e vorresti aiutarli perché il dolore che si imprime nelle loro sfortunate vite di bambini, di una donna reietta per la società, è difficile e crudele e porta alla disperazione della colpa (che colpa non è). Loro la vita se la costruiscono con la loro immaginazione ma si sa che non basta quando la vera vita ti prende a schiaffi e l'età adulta seppellisce per poi scavare, tutto è inevitabile e il dolore non lo si cancella.
Forse non è facile ma è una storia che ti rimane dentro con tutte le emozioni che ti porta.
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il 4 luglio 2011
Una scrittrice e una scrittura che riescono a farmi sentire nella pelle e nel cuore dei bambini e nella pelle e nel cuore degli adulti.
Una storia d'amore che racconta anche la realtà di tutto un paese.
Una scrittura ricca di fantasia ed immaginazione, seppur nel racconto di fatti verosimili, che spesso porta nel profondo della situazione e delle emozioni attraverso tante "piccole cose", più che a descrizioni dettagliate: come nella vita.
Vero, a volte disarmante di tenerezza, a volte freddo e crudo: come la vita.
Bellissimo.
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il 15 dicembre 2014
Quando un libro è di difficile lettura, e questo senza dubbio lo è, ognuno di noi cerca, credo, un appiglio particolare che lo convinca a proseguire o ad abbandonare. Io ho trovato Rahel, come me gemella eterozigote di un maschietto, e da lei, semplicemente, mi sono lasciata prendere per mano facendomi guidare nel cammino che, ammetto, è parso inizialmente assai ostico. Pagina dopo pagina, seguendo i suoi passi, ho “ritrovato” l’infanzia con mio fratello, tutti quei particolari meccanismi che solo noi eravamo in grado di vivere e comprendere, gli ingranaggi di un modo di comunicare, verbale e fisico, a nostro esclusivo appannaggio e svanito quasi completamente con l’età adulta, il sentirci un unico Noi a dispetto di chi insisteva nel volerci distinti. Ho ripensato a parole e gesti infantili, al senso di paura al pensiero di non essere amati, tipico dei bambini, al modo semplice e disincantato di affrontare problemi che non si è in grado di comprendere e di difendersi dal dolore arrecato da parole adulte che, spesso senza rendersene conto, insinuano dubbi ed insicurezze, pesando sul cuore come macigni. Per mia enorme fortuna io e Dando, così storpiavo da piccina il nome di mio fratello, abbiamo avuto una splendida infanzia e non siamo dovuti crescere, come i due piccoli protagonisti del libro, in un universo che non è affatto a misura di bambino ma, forse, è stato proprio questo rientrare in parte in una visione fanciullesca del mondo, dove le storie non hanno una sequenza logica e temporale ma puramente emozionale, nel quale la punteggiatura è strana e le maiuscole si infilano a caso tra le parole che mi ha permesso di continuare a leggere e ad imparare ad apprezzare questa narrazione da adulti vista attraverso occhi infantili. Una storia cruda e dolorosa, come solo la vita può essere, che si sviluppa, in modo assolutamente frammentario e discontinuo, tra andate e ritorni, ricordi e sensazioni, passato e presente, profumi ed emozioni, dolori e rimpianti, paure e rassegnazioni, odio e rimorsi; l’Amore, nelle sue mille forme, in un mondo dove, nonostante il “nuovo” nascente, regnano ancora, sovrani indiscussi, l’ingiustizia, la differenza di casta, il maschilismo e gli altri mille demoni che fanno l’essere umano. E in un mondo siffatto non si può più credere nella divina bontà; il Dio delle Piccole Cose soccombe portando con sé la speranza, la delicatezza, l’infanzia con i suoi sogni e le sue fantasie e cedendo il passo all’orrore, alla barbarie, ad eventi tragici ed incomprensibili ed alle cicatrici che essi lasceranno per il tempo e venire. L’autrice crea uno stile unico, complesso, ricco di allegorie, metafore complicate ma sempre perfette, cantilene e parole storpiate di bimbi che raccontano il Dolore così come l’hanno vissuto: parole che lasciano incantati, stupiti ed interdetti a fasi alterne, come alterni sono i sentimenti che hanno generato in me, prevenuta all’inizio, proprio per il tipo di scrittura che mi ha lentamente conquistata, forse proprio grazie alla piccola Rahel che non ha lasciato la mia mano lungo il cammino.

“E l’Aria era piena di Pensieri e Cose da Dire. Ma in momenti simili vengono dette solo le Piccole Cose. Le Grandi Cose si acquattano dentro, non dette”.
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il 7 gennaio 2012
L'ho acquistato sapendo di avere a che fare con un libro "difficile": tale si è rivelato. I continui flashback lasciano il lettore a volte spaesato; questo aspetto secondo me è un'arma a doppio taglio: può rivelarsi motivo di distrazione dalla storia (rendendo la lettura pesante) così come invece può conferirle del fascino.
L'ho letto in un periodo della mia vita in cui probabilmente ha pesato di più il primo fattore: abbandonato col proposito di riprenderlo più in là.
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il 26 agosto 2014
Me ne sono innamorata. Forse non tutti possono apprezzare di primo impatto la delicatezza e la particolaritá di questo romanzo: ciò che mi ha stupita è la bravura nel descrivere il punto di vista dell'infanzia e il rapporto con le piccole cose - che sono di tutti, e ti chiedi: come ha fatto a dirlo così bene? Toccante, a tratti ironico, intelligente, bellissimo.
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il 28 ottobre 2015
Sono soddisfatta pienamente dell'acquisto. I dubbi che mi erano venuti leggendo commenti che riferivano di un tipo di scrittura un po' complessa sono stati fugati quasi subito. Reputo il modo in cui è scritto veramente originale, interessante e commovente. La scrittrice è capace di esprimere alcuni concetti della vita in un modo sosrprendentemente reale, leggendo alcune frasi ti viene da pensare "è proprio così, anch'io l'avrei "pensato" in quel modo senza saperlo dire così bene a parole. Lo consiglio a chi desidera commuoversi, arrabbiarsi, immergersi in emozioni "forti" della vita.
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il 6 gennaio 2015
I had been meaning to read this book for a while now and I am delighted with it,The story is touching and flows smoothly. Each of the characters is well-described and involves us totally in his/her life. However I must criticize the translation.In the Italian version. In the book there is no "atmosphere".in the pages. Northern India herself is full of colours, smells, noises and a typical odour of things old and crumbling..The translator should have done more research because in the original English version all these sensations leapt out of my Kindle.and tickled my senses!!
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il 31 marzo 2015
purtroppo non sono riuscita a finirlo a metà libro ancora non riuscivo ad entrarci. tantissimi personaggi di cui è molto facile perdere il filo sopratutto con le parentele
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il 10 agosto 2014
Scritto in maniera eccellente dovrò' rileggerlo per studiarne la forma. Durante la lettura avrete l'impressione che Arundhati Roy tenga per mano la vostra anima.
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il 17 agosto 2015
Il dio delle piccole cose e un libro molto deludente difficile da seguire perché non ha una scrittura lineare,interessante per certi aspetti ma non coinvolgente
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