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Recensioni clienti

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il 23 gennaio 2013
Premetto che il giudizio non è riferito al romanzo, ma esclusivamente alla sua versione ebook. Il libro di Eco è meraviglioso, merita sicuramente il punteggio massimo, ed è triste che ne sia stata fatta una versione digitale così grossolana.

Refusi ovunque, da una punteggiatura improbabile che con qualche sforzo si riesce a tollerare, a veri e propri errori (Salon che diventa Salone, scohparve, Pbilosophiae, là fede...). Il parossismo si raggiunge al capitolo 75 (Gli iniziati stanno al limite di tale via): l'elenco delle coincidenze cronologiche che Casaubon mostra a Belbo e Diotallevi è funestato da continue ripetizioni di interi paragrafi, come se venisse fuori da un copia-incolla molto trasandato.

Insomma, il tutto sembra il risultato di un'operazione affrettata di OCR (ma non esisterà un file? il romanzo è del 1988), corretta in modo approssimativo.
Un'occasione sprecata e un'umiliazione sia per il lettore sia per un'opera importante della narrativa contemporanea.
Se gli editori italiani non inizieranno a considerare con maggiore serietà l'editoria digitale, è molto improbabile che l'ebook riesca ad affermarsi veramente anche nel nostro Paese.
0Commento55 persone su 56 l'hanno trovata utile. Ti è stata utile questa recensione?NoSegnala un abuso
il 16 settembre 2012
Lo avevo letto più volte in cartaceo, mi ha fatto piacere possederlo in digitale. Lo ritengo uno dei due ottimi romanzi di Eco, questo e Il nome della Rosa, lo raccomando a chi desidera un "bignami" della storia dell'esoterismo. Mi ha molto disturbato la quantità di refusi tipografici, uno insopportabile su di un elenco della storia della massoneria (voci che si ripetevano più volte). Possibile che le edizioni digitali siano abbiano una qualità così diversa da quella tradizionale? Non ho sempre voglia di attivare la connessione web e segnalare gli errori di stampa, penso che sia un lavoro che deve svolgere la casa editrice.
0Commento25 persone su 26 l'hanno trovata utile. Ti è stata utile questa recensione?NoSegnala un abuso
il 20 dicembre 2010
Quando lessi il Pendolo di Foucault la prima volta non mi dispiacque. Già avevo letto Il nome della rosa, che m'era piaciuto e non poco, e ancora mi piace. Il Pendolo me lo divorai, e ne uscii soddisfatto. Ma qualche anno dopo mi capitò di leggere V. di Thomas Pynchon. E dopo un po' che leggevo cominciai a rendermi conto che l'idea di base del Pendolo, quella del dubbio paranoico (è tutto un complotto oppure il complotto ce lo stiamo sognando?) era già stata sviluppata da Pynchon parecchi anni prima. Non solo in V., uscito in America nel 1963, ma anche nell'Arcobaleno della Gravità, pubblicato nel 1973.

Questo mi ha portato a riconsiderare il Pendolo, e a vederlo come un'abile operazione di riciclaggio (non plagio, beninteso!) operata dall'astuto semiologo; ben sapendo che in Italia Pynchon non lo conosce quasi nessuno, ha riproposto le sue tematiche e la sua poetica della paranoia, in modo però semplificato e senza la spettacolare scrittura dell'americano.

Allora, a chi s'è esaltato per questo romanzo consiglierei di andare a leggere l'originale; pur se la traduzione non è sempre all'altezza del testo in inglese, è comunque qualcosa da provare.
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il 19 marzo 2014
Uno dei libri più belli di Umberto Eco. Una scrittura che ti coinvolge interamente esplorando un universo quasi parallelo tra mito e leggenda. Per molti versi superiore anche a "Il Nome della Rosa" ma non di facile lettura.
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il 18 marzo 2015
Dopo aver letto ed apprezzato Il nome della rosa e Baudolino, dei romanzi molto belli, con personaggi memorabili e che cercano di far rivivere le atmosfere di quei tempi, ho iniziato la lettura del Pendolo. I personaggi non sono ben definiti, ne mirella descrizione fisica né in quella psicologica. I luoghi si rincorrono anch'essi molto nebulosi per nulla aggiungere alla storia. La trama infine si può riassumere nella ricerca del significato della vita . Più specificatamente sono pagine e pagine che sembrano un compendio di tutto quello che è stato scritto nei secoli sui templari, sulle varie logge e su teorie filosofiche di ogni genere. Inoltre è usata una terminologia per laureati in lettere o filosofia che costringe ogni volta ad aprire il vocabolario per poi scoprire che si poteva dire la stessa cosa in maniera più comprensibile. Come avrete capito per me è evitare.
0Commento2 persone su 2 l'hanno trovata utile. Ti è stata utile questa recensione?NoSegnala un abuso
Acquistato appena uscito e letto tutto d'un fiato con al mio fianco i volumi dell'enciclopedia.

Riletto a distanza di otto/nove anni mi ha affascinato di meno ma, a mio avviso, rimane un racconto di eccezionale presa.

La grande vena creativa del primo Eco, immensamente espressa nel primo romanzo Il nome della Rosa, viene rimessa in gioco da questo racconto pieno di misteri. Sarà il capostipite di numerose opere di altri autori che spazieranno nei meandri della storia dei templari e rosacroce, Santo Graal e Rennes les Chateaux, massoneria e altri mille misteriose situazioni.

Un vero must.
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il 15 novembre 2013
Desideravo rileggerlo. Purtroppo l'età e la fatalità non mi consentono di leggere più come prima. Grazie all'ebook reader posso farlo con meno affanno. Inutile giudicare il libro: Meraviglioso, Eco sulle vette irraggiungibili di uno scrittore poliedrico e dalla cultura immensa. Superato l'approccio dei primo capitoli introduttivi (avevo gettato la spugna, poi un'amica mi ha consigliato di insistere, per fortuna) la storia ti cattura e non ti lascia libero fino alla parola fine.
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il 11 dicembre 2015
Il libro è un grande gioco sulle ambiguità e sui falsi ragionamenti, una sorta di spiegazione della teoria del tutto, ma in realtà è tanto fumo e niente arrosto. Si fa prima a dire cosa non c'è in questo compendio storico, neanche tanto breve, che abbraccia rivoluzioni religiose, politiche, sociali e personali con lo stile di un saggio mascherato da narrazione e una flemma ieratica, per usare un aggettivo tanto usato da Eco. L'azione è quasi inesistente. I riferimenti storici sono eccessivi per una storia di narrativa fino al troppo che stroppia, quasi davvero a voler lasciare un testo che possa spiegare e racchiudere tutto, ovvero l'essenza stessa e la finalità del Piano ideato dai tre curatori all'interno della storia. Il Piano è in realtà un sofisma che ingannerà non solo i credenti dei temi esoterici ma i suoi stessi creatori fino all'agghiacciante presa di coscienza.
Nel complesso il libro è deludente. Eco è un ottimo studioso e bisogna riconoscergli ingegno nella combinazione di tutti gli eventi storici del romanzo e capacità narrativa nel climax al Conservatoire di Parigi, ma per il resto, in questo libro, è prolisso e stanca il lettore, infatti dopo il climax si dilunga e alla fine lascia il lettore a bocca asciutta.
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il 11 aprile 2015
Il libro comincia male, con uno stile ampolloso, difficile da leggere, con salti che non si seguono.
Impiega un bel po' a ingranare e a mostrare una trama vera e propria, e a quel punto anche lo stile diventa più chiaro, più fruibile.

La storia parla dei miti moderni, delle teorie del complotto, degli ordini segreti, dei grandi Misteri.
E parla di un gruppo di amici, colleghi in un paio di redazioni quantomeno dubbie, che oltre a fornirci uno scorcio della prima editoria a pagamento ci mostrano anche un passo successivo.
L'occultismo e il complottismo stanno diventando di moda? Allora giochiamo al loro gioco, e diamogli ciò che vogliono. Non sarà tanto difficile tirare fuori una teoria che copra tutto, un Piano come i tanti che spopolano nelle sette esoteriche, ma ben ancorato a tutti i fatti reali, no?

Un cabalista, un editor e un umanista, con una tesi sui templari alle spalle e un lavoro di cacciatore di biblioteche.
Uniti poco a poco nel creare il grande Piano.

Un Piano ineccepibile, talmente ancorato alla realtà da diventare esso stesso reale, da alimentare i miti stessi che lo avevano generato.
Una morale sull'animo umano e su come nascano certi complottismi.

La storia è interessante, il problema di fondo è che anche dopo che l'ampollosità degli inizi scompare, molto spesso restano nel ilbro tante, troppe parti in cui l'autore si perde in descrizioni metafisiche che rischiano spesso di addormentare il lettore e che in alcuni punti si arriva a saltare a piè pari.

Non avevo apprezzato molto lo stile di Eco con Il nome della rosa, ma all'epoca lo avevo letto per obbligo al liceo e pensavo potesse essere quello il motivo dell'antipatia.
Adesso è passato parecchio tempo, ho letto questo libro per scelta personale e posso confermare le impressioni di allora: ottimi spunti, ottima conoscenza storica a supportare la trama, grande capacità di intrattenere quando decide di mettersi, ma stile troppo pesante, spesso indigeribile.

Malgrado ciò, la storia ha toccato le corde giuste per quanto mi riguarda, al punto da farmi passare sopra allo stile senza troppe lamentele.
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il 7 aprile 2015
Lasciamo stare un momento il contenuto del libro, che se ne voglia o no rimane comunque soggettivo, e concentriamoci sull'edizione edita da Bompiani. Le pagine del libro sono frastagliate, il che lo rendono veramente brutto da vedere quando è chiuso. Non capisco come si possa scegliere di stampare un libro in questo modo, le pagine tendono ad accartocciarsi è veramente una roba scadente. La carta è della peggior qualità in circolazione, la copertina è troppo troppo spessa. Insomma un'edizione che rende il libro brutto e scomodo da leggere, viste anche le dimensioni importanti del volume. Se trovate un'edizione diversa vi consiglio di preferire quella alla Bompiani. Detto questo, il libro è ovviamente molto impegnativo, pieno di termini non comuni e difficili da pronunciare. Ci vuole molta concentrazione per portare a termine la lettura ma alla fine appaga. Non è il classico libricino da caminetto ecco.
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