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Recensioni clienti

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il 28 maggio 2015
Chi è facilmente impressionabile rimarrà colpito dall'accostamento di termini ricercati e volgari; chi ha voglia di sentirsi radical chic senza dover consumare nulla di buono troverà pane per i suoi denti; chi pensa che parlare di sesso tanto per faccia arte, sarà benvenuto; chi si sente profondamente, esistenzialmente nostalgico degli anni '80 sarà a casa. Chi vuole leggere un buon libro invece non ci troverà nulla: lo stile incespica nel proprio stesso tentativo di proporre una voce autoriale distinta - se non siete Proust non cercate di fare il Proust! - e ne viene fuori un pasticcio che è solo pesante, senza offrire nulla in cambio. Dimenticate i periodi di krasznahorkai, dove quel modo di fare le frasi ha un senso, perché ne escono dei passaggi terribilmente belli - qua pare solo di vivere nella mente di un asmatico.
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il 8 gennaio 2013
Che storia noiosa, complicata e compiaciuta. Abbandonato a metà. L'ho acquistato perché amici di cui mi fido me lo avevano consigliato. Forse sono io che l'ho letto nel momento sbagliato. Proverò a rileggerlo se non avrò di meglio da fare.
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il 29 dicembre 2013
Che libro scialbo, una scrittura noiosissima. Questo Piperno mi sembra un vanesio, il libro è un'inutile esibizionismo di stile manieristico per raccontare il niente.
Peccato, speravo in un bel libro e scritto bene. Ma l'esagerato esercizio di stile non è sinonimo di bella scrittura. C'è ancora molto, molto, molto da imparare, e davvero non so se sia possibile che questo individuo possa diventare uno scrittore, a dispetto del premio strega di cui d'ora in poi diffiderò.
Finirlo mi sembra un'esagerata perdita di tempo. Per disintossicarmi tornerò al collaudatissimo Simenon oppure rileggerò quel gioiellino che è "HO PAURA TORERO" di Pedro Lemebel
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il 18 gennaio 2013
Premetto che non sono un critico letterario. Ho sospeso la lettura di questo libro dopo un centinaio di pagine e questo non lo faccio mai a cuor leggero e ne provo quasi un senso di frustrazione; ma questo proprio non andava giù. Veramente deprimente. Nessuna bella sensazione durante la lettura. Mamma mia, ha vinto anche il premio Strega? Ma gli altri in concorso com'erano? Spero nella solita giuria di letterati che più in libro è indigeribile più è ben visto. Mah!
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il 7 luglio 2012
Ho cercato le stelle negative... purtroppo non ci sono. In ogni caso un libro (libro?) inutile e sopravvalutato. Potenza del potere editoriale, della mancanza di idee, del trito e ritrito e delle solite storielle di un mondo fasullo. Un'ultima domanda è letteratura questa?
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il 12 agosto 2012
Era tempo che non leggevo una schifezza simile. Linguaggio forbito, ma dove? Ho potuto solo notare la morbosita' con cui l'autore, per pagine e pagine, ci spiega e rispiega e rispiega le preferenze sessuali dei due fratelli, forse sperando cosi' di guadagnarsi qualche lettore in piu'. Raramente non finisco un libro. Questo proprio non sono riuscita a portarlo oltre la meta', a fatica. Non leggetelo!
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il 17 aprile 2012
Avevo capito quasi subito ma mi sono costretto a continuare a leggerlo. Mi secca dare giudizi affrettati e comunque non finire un libro. Ma in questo caso mi ha talmente indispettito che, prima volta nella vita, ho sentito di doverne fare una critica.
A metà, lo devo ammettere, la velocità di lettura è aumentata. Nel senso che ho cominciato a saltare. In fondo ho altro da leggere e, su quelle descrizioni che ripetono all'esasperazione lo stesso concetto, non ci volevo più perdere tempo. Chiarito il concetto, dopo la prima, saltavo tutte le altre ripetizioni. Poi ho smesso del tutto.
Questo è dunque un commento parziale solo sull'ottanta per cento del libro. Magari l'ultimo venti per cento è meraviglioso...

Inizio col dire che la costruzione dei personaggi ricalca la più scontata retorica narrativa dei libri per ragazzi: i protagonisti scoprono improvvisamente, chi prima chi dopo, di essere un supereroe; i comprimari, invece, non riescono bene a capire cosa stia succedendo oppure sono distratti. Tutti sono comunque eccezionali: bellissimi, ricchissimi, esagerati. Inibiti all'eccesso o disinibiti, stronzissimi o buonissimi, dovrebbero, secondo l'autore, essere comunque di estremo interesse. E poi il sesso, qua e là, per cercare di colmare il vuoto dell'impianto narrativo: ogni tanto un po' di hardcore (si fa per dire) ravviva l'interesse.
La trama, per finire, è un collage di "già sentito". Una per tutte: la "grupie" che, passando per Cameron Crowe di "Almost Famous", non poteva che chiamarsi Pennylane.

Ma tutto ciò poteva essere perdonato: oramai sarebbe difficile per chiunque non ripetere, copiare o citare qualcuno. Il punto è che il tutto non è per nulla "splendente, ironico, emozionante", è piuttosto pieno di luoghi comuni, con una prosa che vorrebbe essere furba e ammiccante, che invece si rivela sempre più noiosa, pomposa, ripetitiva.
Chi l'ha trovato "percorso da una felicità narrativa" stava leggendo, evidentemente, qualcos'altro. Quello che sconcerta e annoia immediatamente è il continuo ricorso a domande: dirette, indirette, inserite nel racconto. Fatte dalla voce narrante o dai personaggi le domande non danno tregua. Domande quasi sempre retoriche.
Lo schema preferito è : -l'affermazione di un fatto, un esempio che ne dimostri la veridicità, l'immediata domanda retorica in contraddizione con quanto appena affermato. Il tutto per dimostrare che, dietro l'apparenza, "c'è mooolto di più".
Lasciamo poi perdere la quantità dei "forse", delle dubitative, delle ipotesi scontate. È come se si chiedesse al lettore continua conferma di quello che già sa prima ancora di leggerlo, in quanto scontato, o che ormai sa benissimo perché gli è stato ripetuto in tutte le salse e da tutte le angolazioni.

Probabilmente, il fatto che uno dei fratelli del romanzo non si capaciti di come mai lo premino in Francia per il suo film, è autobiografico. Dimostra la sostanziale onestà di fondo di Piperno: neanche lui capisce come mai lo considerino uno scrittore.
Insomma una di quelle volte in cui la trita battuta "Un libro di cui non si sentiva il bisogno" trova la sua ragione d'essere usata ancora.

P.S.
La recensione l'ho scritta qualche giorno fa, durante la lettura, e, prima di copiarla qui, ho finito il libro: curiosità? Scrivere la recensione mi ci ha fatto appassionare? Non volevo creare un precedente non finendo un libro? Comincio anche io a scrivere per domande? Ebbene, devo ammettere, c'è una buona scena: una litigata tra fratelli. Quella mi è piaciuta. Almeno aveva un po' di ritmo. Ma poi basta.
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il 9 luglio 2012
Se potessi darei 2 stelle negative: una per abuso di pazienza del lettore, un'altra per verbosità inutile e dannosa: Il continuo spaccare il capello in quattro per descrivere qulsisi sentimento, azione, pensiero è veramente dannoso per lalettura.
Decisamente soldi e soprattutto tempo buttati via
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il 4 agosto 2012
L'unica cosa passabile di questo libro è la copertina e purtroppo in formato e-book non c'è, ogni volta che ci ripenso mi sale la rabbia ,solo in Italia un libro scritto così male può addirittura vincere un premio letterario.
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il 25 marzo 2012
Libro più che inutile, inservibile. Non ne salverei neppure un rigo. Riesce a essere brutto persino l'incipit, persino la quarta di copertina. Non capisco tutto il rumore che si fa attorno alla figura di Piperno-scrittore (se poi esiste uno scrittore con quel nome là). Vivamente sconsigliato. Di tutto quel che Piperno ha scritto salverei forse solo il primo libro (Con le peggiori intenzioni) e neppure per intero: qualche pagina qua e là... tutto il resto puro esercizio di stile e nemmeno tanto riuscito.
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