Uno dei casi editoriali dell'anno, e non solo, a quanto pare. Un libro che a questo punto si vende quasi da sé, ma lasciandoo da parte il clamoroso successo editoriale (che in sé vuol dire poco, specie di questi tempi), e guardando al contenuto, è un libro da consigliare? Bella domanda, cui conviene rispondere in modo interlocutorio: dipende.
Dipenda da cosa vi aspettate, per cominciare, e poi da cosa pretendete da un romanzo (ovviamente). È un romanzo facile, accattivante, e senz'altro divertente; ma che sia anche un romanzo di spessore è un'altro paio di maniche. Lo stile è assai vicino al primo Hornby, quello di ALTA FEDELTA' per intenderci, e questa è una nota di merito, visto anche il perdurante successo di quel libro: una narrazione ilare, divertita e divertente, in cui i problemi esistenziali sono presentati un po' in agrodolce, con una profondità più accennata, lasciata trasparire e intuire che descritta.
Pure i personaggi potrebbero benissimo essere usciti dalla penna di Hornby: che sia un tic stilistico o la fotografia di tipi medi che popolano la nostra società (zona Londra nello specifico) non saprei dire; certo il protagonista ha tutte le stimmate dell'antieroe di tanti romanzi di Hornby, in primis Rob Fleming: la stessa scarsa perspicacia, la stessa indecisione vestita da ambizioni e illusioni mitiche, e una buona parte di vissuto comune, perlomeno nei rapporti coll'altro sesso. Un tipo capace delle più immonde vaccate, non così intelligente da rendersene conto prima di metterle in atto, ma non così stupido da non realizzarlo dopo averle compiute. Intorno a lui, una corte di personaggi hornbiani al midollo: da Dev, una variazione sul tema di Barry, ad Abbey, una sorta di Ellie di UN RAGAZZO meno aggressiva e disadattata, e con un bel tocco della Marie sempre di ALTA FEDELTA', passando per la ex del protagonista, Sarah, comprensiva ma pratica e decisa quanto la Laura di Rob Fleming.
E per finire, anche la vicenda potrebbe benissimo appartenere ad un romanzo di Hornby, una tragicomica ricerca improbabile e sostanzialmente futile, condita di amene scempiaggini, ovvi cul-de-sac, guidata da una disillusione che cerca ogni minimo appiglio per farsi forza di andare avanti. I protagonisti vivono tutti in una sorta di tempo sospeso, in una marginalità ai quali sono stati spinti dalla corrente della vita per loro incapacità (Jason, il protagonista), dal rifiuto degli schemi prefissati (Dev e Matt) o dalla semplice paura di affrontare il largo (Abbey); mentre intanto il tempo passa... Il romanzo in senso morale è il racconto di questa disperazione dei nostri giorni, vissuta nell'attesa del Gran Momento che cambierà le cose, senza che, per farlo accadere, si sappia far null'altro che impegnarsi in una ricerca sterile e poco più fine a se stessa. Da questo punto di vista, l'idea centrale del romanzo è più che una brillante trovata e riesce per questo a reggere bene il peso di tutta la narrazione.
Certo, come si diceva il tono e lo stile del racconto celano - ma non cancellano, tutt'altro - queste ansie e il generale senso di tristezza, che non sono mitigate nemmeno dallo spettacolare quanto sommesso finale; che questo basti a dare spessore al romanzo sta all'opinione del lettore, alle aspettative e alle pretese che nutre, cui accennavo all'inizio. Ma è anche vero che al tempo non molti avrebbero poi scommesso sul perdurante successo di ALTA FEDELTA' o UN RAGAZZO, pure quelli che molto hanno amato da subito quelle opere; che CHARLOTTE STREET sia destinato alle stesse fortune, è difficile da dire. Ma che sia un romanzo che dice qualcosa sul nostro tempo - anche se già raccontato da molti altri - è certo. Anche per questo, ma non solo, merita la lettura.