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4.0 su 5 stelle toccato dalla grazia, 25 aprile 2012
Questa recensione è su: Midnight in Paris [Edizione: Germania] (DVD)
Gil Pender, giovane scrittore per la tv USA in viaggio a Parigi con la promessa sposa, è giustamente perplesso sul proprio lavoro nonché sulla vacua fidanzata. E' perplesso anche su moltre altre cose, a dire il vero, delle quali gli sfuggono quei pregi che istigano a gridolini di soddisfazione le persone che è abituato a frequentare. Ricche, compiaciute, autoreferenziali, e pronte a dare del comunista chi, appunto, esprime qualche timida perplessità.
Ma a Gil tocca la grazia di realizzare il proprio sogno: allo scoccare della mezzanotte, prelevato da un auto d'epoca, egli può entrare, miracolosamente, nel mondo della Parigi degli anni Venti, capitale universale della creatività e della libertà espressiva, e così conoscere discutere e poi confrontarsi con HEMINGWAY in persona (ottimamente reso da Coley Stoll), con GERTRUDE STEIN (la sempre perfetta Kathy Bates), i coniugi FITZGERALD, con PICASSO, SALVADOR DALI' (irresistibile Adrien Brody), BUNUEL e così via; per non dire di ascoltare Cole PORTER in persona... (che, non a caso, sarà la chiave della sua felicità nella "croce del presente").

Delizioso, divertente, bello da vedere ed ascoltare, la maturazione di Allen ricorda Eastwood nel suo meraviglioso affinamento progressivo. Sol che l'uno procede nella via di una apparente aerea leggerezza, l'altro nel caparbio scavo verso la "sostanza".
Entrambi, tuttavia, tentando quello che la grande Gerstrude Stein dice al frastornato Gil, per aiutarlo a non perdere il "filo" del libro che sta scrivendo e della vita che rischia di sfuggirgli: il compito dello scrittore è quello di farsi carico della mancanza di senso dell'esistenza umana per proporre una speranza che ne recuperi almeno una parte.

Il film presenta sequenze davvero magnifiche, a cominciare dall'ouverture iniziale, inquadrature fisse (a dire il vero tranne una, quella della fontana) di una Parigi avvinta dai colori, che scorrono perfettamente sicronizzate con la musica. Un po' come per il celebre "attacco" sinfonico di "Manhattan", ma senza la voce off (eppure le parole sarebbero potute essere quasi le stesse, qui e allora la fabula è sempre quella di uno scrittore bloccato dal non saper vivere).
Eppoi il divertimento puro, raffinatissimo: la naturalezza con cui i "mostri sacri" dell'intelligenza mondiale degli anni Venti accolgono e si confrontano con Gil suscita una piacevole allegria; eppoi qua e là Allen si ricorda del proprio spiritaccio, come nella sequenza in cui Gil si azzarda a spiegare a Bunuel, Dalì e Man Ray di provenire dal terzo millennio e li trova placidamente acquiescenti: "ah, già, voi siete surrealisti...".
Molto simpatico il Gil di Owen Wilson, all'inizio fastidiosamente infantile, ma via via riumanizzato dalla disumanità dei suoi vicini, pervicacemente impegnati a costruire l'apparenza.
Difficile dimenticare il sorriso antico di Marion Cotillard e quello moderno di Lea Seydoux, le due "guide" di Gil, una nel tuffo nel passato, l'altra nel ritorno al presente, che egli accetta di vivere come sa e finalmente come sa di volere.
Francamente evitabile Carla Bruni, ancorché non troppo invasiva, forse il biglietto che Woody Allen ha dovuto pagare per vedere il proprio film.

Gli appassionati di Allen troveranno nel film infiniti richiami a situazioni, gesti, personaggi e pensieri dei suoi 1003 lavori precedenti; ma qui la ripresa è fluida, coerente, toccante e toccata dalla grazia.
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Località: ROMA

Classifica Top recensori: 18