Questo è un bel libro, ma molto malinconico. Corrado Augias è nato a Roma, ma ha poi vissuto a lungo all'estero, pertanto ha una visione sicuramente più distaccata della sua città natale che gli permette di rilevarne gli aspetti provinciali, un po' primitivi, in generale negativi. Questa potrebbe essere una chiave di lettura interessante (o per lo meno originale) per il lettore, ma a tratti si ha l'impressione che sia proprio l'esterofilia un po' fanatica dell'autore ad essere un po' provinciale. In sostanza la Roma descritta da Augias è una città, come si diceva, provinciale e retrograda, lontana dalla raffinatezza, per esempio, della Francia, paese agli occhi di Augias squisito in cui, infatti, l'autore dichiara di voler essere sepolto. E questo continuo accento sulle carateristiche negative di Roma e dei romani (descritti come gretti, incolti e sporchi) pervade tutto il libro. L'origine di tali caratteristiche della città eterna e dei suoi abitanti è individuata da Augias nella lunga sottoposizione di Roma al potere temporale dei papi. Ciò premesso, il libro (seppur a volte indugi troppo sulle descrizioni architettoniche che, senza l'ausilio di mappe o foto sono difficili da seguire) si lascia leggere con piacere e contiene delle pagine molto belle. Quali,ad esempio, la descrizione dell'uccisione di Giulio Cesare, che è raccontata con toni altamente drammatici, ma efficaci. Molto bello è anche il capitolo dedicato a Gioacchino Belli, un grande poeta spesso trascurato nelle scuole in quanto considerato solamente un artista dialettale. Ed invece Augias si appassiona al personaggio, cita ampie parti dei suoi versi e descrive con efficacia la Roma preunitaria popolata da plebi misere, nobili squattrinati e viaggiatori stranieri che faticano a raccapezzarsi tra le bellezze archhitettoniche di Roma e la bruttura della sua vita quotidiana. Bello è anche il capitolo dedicato a Cinecittà, questo miracolo dell'industria cinematografica dapprima fascista e poi, negli anni sessanta, holiwoodiano, con la nascita della dolce vita romana.Il capitolo dedicato alle Fosse Ardeatine è sicuramente, assieme a quello dedicato agli ebrei romani, il più tragico di tutti, ed è descritto in un impeccabile stile giornalistico che trasmette tutto l'orrore di quegli eventi. Infine, bellissimo è il capitolo relativo alla Repubblica Romana, un altro capitolo eroico, sebbene utopistico e velleitario, del Risorgimento italiano. A proposito del Risorgimento sorprende che l'Augias canti le lodi di Giuseppe Mazzini, proprio in questi anni in cui la storiografia maggioritaria tende a considerarlo come più un pericoloso utopista (e proto-terrorista) che un vero e concreto patriota.