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Il senso di una fine Copertina rigida – 29 mag 2012


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Descrizione prodotto

Recensione

Ne Il senso di una fine Julian Barnes si spinge in un terreno di analisi fertile ma pericoloso: se la madeleine proustiana sanciva l’impossibilità di scegliere in modo razionale cosa rievocare, in questo romanzo a essere negata è l’attendibilità stessa del ricordo, che sembra piegato dalla umanissima volontà di autoassoluzione del protagonista e narratore, Tony Webster. Tale questione, inoltre, riguarda più in generale la Storia e il nostro modo di raccontarla, soprattutto se essa prende forma “là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione”. Barnes aveva dimostrato già in passato di voler ragionare sui generi letterari mescolando, ad esempio, il mistery, il romanzo storico e la scrittura biografica. Il senso di una fine, con cui l’inglese ha vinto il prestigioso Man Booker Prize 2011 e che molta critica ha definito la sua prova migliore, alza la posta: questa storia breve e semplice, raccontata da un personaggio comune, incastra il lettore in una riflessione sui meccanismi della memoria e quindi, in secondo luogo, sull’essenza stessa della finzione narrativa. Tony Webster è infatti giunto alla parte dell’esistenza da cui ci si aspetta ormai la tranquillità: la figlia è cresciuta, i rapporti con l’ex moglie sono amichevoli e il suo passato lo soddisfa. Finché un giorno la madre di Veronica, la sua fidanzata dell’università, nel proprio testamento gli affida il diario di un vecchio amico di Tony, Adrian. Perché la signora aveva quel diario? E perché, ora, la figlia Veronica si rifiuta di restituirglielo? È così che il protagonista è obbligato a raccontarsi di nuovo la storia di quegli anni, di un amore e di un’amicizia entrambi finiti tragicamente. E a scoprire che la versione che lui ha dato per buona è molto distante da ciò che è accaduto. Veronica glielo dice, nelle sue rade comunicazioni: “You don’t get it. You never did”. A ogni tentativo di comprensione, Tony sembra giungere a un nuovo brandello di verità, per poi scontrarsi ancora con la propria miopia. Il lettore fa lo stesso. Prova empatia per questo personaggio un po’ vigliacco ma molto affabile, che parla da una vecchiaia dolce, e gli crede. Qui sta l’operazione geniale del libro: cosa accade dunque, all’ingranaggio romanzesco, se il patto di fiducia con il lettore viene meno? La voce narrante di Tony si dimostra inattendibile e non perché il personaggio sia in malafede, bensì per via dei meccanismi di autodifesa che tutti, più o meno inconsciamente, tramite i ricordi applichiamo pensando alla nostra vita. Persino la letteratura, quindi, parrebbe diventare vittima dei meccanismi infernali della memoria… Il senso di una fine è un romanzo stupefacente e importante perché ci mostra come, in una storia agile, godibilissima e attraverso una scrittura sobria, acuta ed elegante, si possa andare al cuore di temi universali affrontandoli con una leggerezza fuori dal comune.

recensione di "www.bookdetector.com"

Recensione

Julian Barnes compone con una scrittura elegante e con la sua consueta ironia la storia di una generazione cresciuta negli anni Sessanta della swinging London: liberazione sessuale, fuga dalla famiglia e viaggi in autostop contrastano con un’educazione rigida e autoritaria, con abitudini che soprattutto in provincia sono durissime da scalfire e con relazioni con l’universo femminile ancora grezze e fortemente irrisolte. La confusione regna incontrastata in un avanzamento culturale schizofrenico dentro al quale sentimenti e passioni vengono centrifugati senza nessuna possibile forma di salvezza. La fuga ha preso la forma della rinuncia, del rientro nei ranghi e di una lunga e tediosa nostalgia per un tempo che fu formidabile solo nella memoria impigrita di un uomo medio che ha trasformato la mancanza di ambizioni in un’agiata consolazione.

Quasi conscio della sua funzione di voce narrante, il protagonista sbuca dalle pagine del libro con spiazzante ingenuità ingarbugliando la storia e legando a sé il lettore sempre più fatalmente coinvolto. Il romanzo risulta così tagliato sia orizzontalmente che verticalmente in due parti che come lenti sovrapposte deformano una realtà tanto evidente quanto difficile da accettare.

Julian Barnes mette in scena una mediocrità che è tale solo per chi la detiene, ma non certo per chi è costretto a imbattervisi. Se l’ottusità difende da furenti passioni e angoscianti dolori, è anche l’arma più affilata per colpire al cuore chi di tutto ha fatto per essere compreso e amato. Per gli altri, per chi nella confusione accetta di restare, nell’ostinata ricerca di un senso prima ancora che di una fine consolatoria, non esiste pace, per loro: “C’è l’accumulo, c’è la responsabilità. E al di là di questo, c’è il tempo inquieto. Il tempo molto inquieto.”

Ripensare al proprio passato, alla propria vita, diventa per il protagonista l’occasione di prendere coscienza della propria forma, una forma la cui misura è stata stabilita dal tempo in maniera indiscriminata e impossibile da controllare. Il romanzo di Julian Barnes agisce in quella voragine che si apre in questa umana forma cava. Un vuoto abisso che contiene solo l’impossibilità di una piena coscienza di sé oltre che l’inesorabile abbandono dal proprio tempo. In questo spazio, quasi una terra di nessuno, la memoria non arriva, al limite c’è la vaga sensazione di aver potuto anche per un solo secondo comprendere e dominare un tempo che pareva soltanto nostro. Ma è solo un’illusione prima del ritorno agli affari dell’oggi e alle ansie per il domani. Niente è accaduto, ma nulla è più possibile riparare.

Recensione di Giacomo Giossi, www.doppiozero.com



Dettagli prodotto

  • Copertina rigida: 150 pagine
  • Editore: Einaudi (29 maggio 2012)
  • Collana: Supercoralli
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8806211560
  • ISBN-13: 978-8806211561
  • Peso di spedizione: 259 g
  • Media recensioni: 3.9 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (49 recensioni clienti)
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Le recensioni più utili

14 di 14 persone hanno trovato utile la seguente recensione Di SDY il 7 luglio 2012
Formato: Copertina rigida
Veloce ma incisivo. Un libro che puo' essere letto diverse volte per assaporarne le varie sfumature. Chi ha amato letture come Ian McEwan or Kazuo Ishiguro, senz'altro sapra' apprezzare anche questo romanzo grazie ai suoi temi che rimangono nella memoria del lettore con un'eco.
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4 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione Di Marzia Pavese il 10 maggio 2013
Formato: Copertina rigida Acquisto verificato
Ci sono ricordi che ci portiamo dentro per anni.
E anno dopo anno senza volerlo li arricchiamo di dettagli, li coloriamo, li esasperiamo a volte rendendoli piu' significativi forse di quello che all'epoca davvero furono. Oppure no, oppure ne facciamo pezzettini da ricomporre secondo le nostre esigenze, edificanti quando ci sentiamo su di giri oppure mortificanti quando siamo un po' giu'.
Il senso di una fine e' questo e molto altro. La forza di un ricordo esasperato dal tempo che passa, dalla voglia di riscatto di un protagonista a volte abietto e gioco forza simpatico, davanti ad un fatto terribile come il suicidio di un amico, il migliore di tutti, quello che aveva le carte per farcela.
Con un finale che ti lascia un po' a pensare. Bello, sicuramente da rileggere. Un libro che non finisce mai di insegnarti qualcosa.
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11 di 12 persone hanno trovato utile la seguente recensione Di baillo il 20 luglio 2012
Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Dopo una recensione intrigante su Linus, ho acquistato il libro. Una lettura senz'altro piacevole ed intimista. Da maschio cinquantenne mi sono ritrovato in una visione della vita maschiocentrica (non dico maschilista). I ricordi della adolescenza (così come sono i ricordi di un sessantenne verso quel periodo) sono forse la parte più tenera del libro, ovviamente facendo emergere i comportamenti più istintivi e schietti (e crudeli), propri di quell'età. E così come a vent'anni il mondo femminile restava imperscrutabile, parimenti il protagonista, dopo quarant'anni, si ritrova ad avere a che fare con i protagonisti di allora ma con le persone di adesso. Ed anche adesso emerge tutta la pochezza di noi maschi che "continuiamo a non capire, e non capiremo mai". Perchè non 5 stelle? Qualche inceppamento nella prosa lo rende di non immediata fluidità di lettura. Ma insomma, voto 9.
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23 di 26 persone hanno trovato utile la seguente recensione Di Vani (lettrice da spiaggia) RECENSORE TOP 500 il 15 giugno 2012
Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Ho ascoltato alla radio una recensione di questo piccolo libro una mattina di pochi (pochissimi!) giorni fa mentre guidavo verso il lavoro, e ho subito pensato che avrebbe potuto affascinarmi. L'ho scaricato da Amazon sulla fiducia (cioè senza aver prima dato un'occhiata ad un possibile campione, per inciso bellissima possibilità offerta dal sistema kindle) e "inghiottito" di corsa, voracemente, con l'ansia di introiettarne tutte le verità e le rivelazioni, ma anche con il rimpianto anticipato del progressivo assottigliarsi della pagine (in "linguaggio kindle" della percentuale di lettura tristemente in crescita sul margine inferiore del kindle). Forse come succede nella vita, man mano che la si percorre: sensazione questa che il protagonista Tony (appena sessantenne ma già immedesimato nella terza età e collegata sensazione del declino della vita) trasmette ad ogni sua frase.
La trama è particolare e molto strana, con colpi di scena e finale inaspettato: dovrei tornare a rileggerlo per coglierne davvero tutte le sottigliezze. Poi quel "filosoficamente tautologico" che vorrebbe forse stemperare elucubrazioni molto molto fini che vanno dalle considerazioni sulla storia* fino alla teoria matematica del vivere, secondo cui a forza di addizioni e sottrazioni - ma anche di moltiplicazioni e divisioni - rimane comunque il dubbio se si sia proceduto per vera maturazione o per mero accumulo...
La scrittura è pacata e ricca di capacità espressiva, colorata di ironia che stempera con umorismo il dramma e ci regala un discreto numero di aforismi - una festa per i sottolineatori accaniti!

* "la storia è quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione"
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2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione Di npiero45 il 26 agosto 2014
Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
La prima parte mi ha avvinto, la seconda mi ha irritato. Barnes, personaggio acuto, intelligente, è tuttavia vendicativo e terribile; si comporta in questa finta biografia come nella realtà ha fatto con le perfide lettere agli amici scrittori. Il romanzo, difficile e per iniziati nella prima parte, affronta il tema della memoria e della storia, della verità di quel che affermiamo e della scarsa probabilità che ciò che crediamo di ricordare sia vero. Per questo merita che sia letto, ma vi ho avvertito.
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1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione Di Francesco Cavarero il 21 marzo 2015
Formato: Copertina flessibile
Il libro mi è stato regalato da un amico, in occasione di una sorta di addio, o di arrivederci. Appena scartato il pacco, non conoscendo né titolo né autore, ho rigirato il volumetto e letto la quarta di copertina: "Tony Webster è un uomo senza qualità. Negli studi e nel lavoro, nei sentimenti, e, c'è da scommetterlo, anche nel sesso". Ecco, sono io, ho detto ridendo. Ovviamente fingendo di sottintendere che non lo pensassi, ma pensandolo. Al di là del mio caso personale, però, tutti si possono più o meno identificare in Tony. Perché chiunque abbia vissuto sufficientemente a lungo, ha conosciuto qualcuno che gli ha fatto pensare che esistono vite più dense, più intense, della propria. Anche se queste sono spesso meno felici, e quasi sempre meno serene. A volte l'intensità non è neanche una scelta, ma un caso oppure un'accettazione.
Tony fa questa esperienza: da ragazzo e poi, dopo una lunga parentesi senza molto da segnalare (che in fondo è la sua vita), alle soglie della vecchiaia si confronta con Adrian, un coetaneo che sembra vivere e morire con una profondità inarrivabile per Tony. Questo almeno è quello che appare fino a poche pagine dalla fine del libro. Ma anche questa impressione si rivelerà essere figlia della "normalità" di Tony, e la vicenda di Adrian finirà per risultare ancora più estrema ma in fondo prosaica, certo non eroica.
Il libro parla di noi e il tempo e di noi nel tempo. Se analizziamo la nostra vita con l'approccio di uno storico che voglia dare un giudizio, quali testimonianze, quali documenti risulterebbero decisivi, quali degli atti che abbiamo compiuto ci rappresenterebbero veramente?
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