Sinossi
Durante un viaggio in Sud America, un primario di una clinica si imbatte in una stramba vecchietta rompiscatole. Ben presto si rende conto che la vecchia porta una sfiga incommensurabile, legata ad una sorta di maledizione che vuole che tutto ciò che ella scriva si avveri inevitabilmente. La situazione si complica quando il povero dottore si accorge di essere lui stesso coinvolto in uno dei maledetti scritti e nella speranza di sfuggire al suo tragico destino si troverà costretto a viaggiare dall'Argentina fino al Perù con l'insopportabile vecchietta.
Scorrevole, divertente e surreale.
Inizio:
Ricordo ancora perfettamente la prima volta che vidi la vecchia signora Felicia. Fu a El Chalten, nella Patagonia argentina, dove mi trovavo per una breve vacanza e la scena mi apparve così surreale da imprimersi per sempre nella mia memoria come una foto. Stavo facendo trekking sul sentiero che porta verso il monte Fritz Roy. A un certo punto, prima ancora di scorgerla, avevo notato alcuni turisti ridacchiare fra loro o guardarsi con gli occhi di chi a stento resiste dal non esplodere in una risata. Così alzai lo sguardo in avanti e la vidi. Era seduta su un pesante baldacchino di legno, ricoperto da un tettuccio anch'esso di legno. Sotto, per ogni lato, quattro uomini sudati e sofferenti la portavano.
"Su pigroni... ma che razza di cavalieri siete? Facciamo presto, approfittiamo della bella giornata, prima che si rimetta a piovere!" diceva la vecchia con una voce stridula e acida.
Era una donnina bassa e minuta, molto magra con due occhi folli e accesi e pochi capelli bianchi lisci sulla fronte. Continuava a lamentarsi della lentezza con cui i suoi quattro portatori si muovevano, e siccome parlava in italiano, volli capire se pure i suoi quattro servi lo erano. Così mi avvicinai a uno e lo squadrai, poi dissi "Buongiorno".
"Ah, buongiorno" rispose lui "Italiano?"
"Si... e voi?"
"Si, tutti italiani. Di Milano. Stiamo portando la nonna a vedere il Fritz Roy..."
Scorrevole, divertente e surreale.
Inizio:
Ricordo ancora perfettamente la prima volta che vidi la vecchia signora Felicia. Fu a El Chalten, nella Patagonia argentina, dove mi trovavo per una breve vacanza e la scena mi apparve così surreale da imprimersi per sempre nella mia memoria come una foto. Stavo facendo trekking sul sentiero che porta verso il monte Fritz Roy. A un certo punto, prima ancora di scorgerla, avevo notato alcuni turisti ridacchiare fra loro o guardarsi con gli occhi di chi a stento resiste dal non esplodere in una risata. Così alzai lo sguardo in avanti e la vidi. Era seduta su un pesante baldacchino di legno, ricoperto da un tettuccio anch'esso di legno. Sotto, per ogni lato, quattro uomini sudati e sofferenti la portavano.
"Su pigroni... ma che razza di cavalieri siete? Facciamo presto, approfittiamo della bella giornata, prima che si rimetta a piovere!" diceva la vecchia con una voce stridula e acida.
Era una donnina bassa e minuta, molto magra con due occhi folli e accesi e pochi capelli bianchi lisci sulla fronte. Continuava a lamentarsi della lentezza con cui i suoi quattro portatori si muovevano, e siccome parlava in italiano, volli capire se pure i suoi quattro servi lo erano. Così mi avvicinai a uno e lo squadrai, poi dissi "Buongiorno".
"Ah, buongiorno" rispose lui "Italiano?"
"Si... e voi?"
"Si, tutti italiani. Di Milano. Stiamo portando la nonna a vedere il Fritz Roy..."
