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La sublime pazzia della rivolta. L'insurrezione ungherese del 1956 [Copertina rigida]

Indro Montanelli
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Descrizione del libro

2 novembre 2006 Montanelli giornalista
Inviato dal "Corriere della Sera" a seguire le drammatiche giornate della rivolta in Ungheria, Indro Montanelli arriva a Budapest il l° novembre, mentre i carri armati russi abbandonano la città; vi rientreranno però pochi giorni dopo. Raccoglie gli entusiasmi dei patrioti, certi di un futuro "indipendente, neutrale e occidentale". Assiste poi alla fulminea occupazione sovietica della città con cinquemila carri armati; alle "cento ore di disperata battaglia" e, infine, alla repressione violenta. Costretto a liberarsi dei propri appunti si rifugia a Vienna dove comincia a stendere il suo racconto. In primo piano, la cronaca in diretta della battaglia di Budapest; sullo sfondo gli intrighi della politica internazionale: le incertezze di Tito, i raggiri di Kruscev, le cautele di Nixon, lo stallo delle democrazie occidentali. La riflessione politica dei suoi scritti, raccolti in questo volume, individua i semi del collasso del comunismo, che sopraggiungerà più di trent'anni dopo.

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Dettagli prodotto

  • Copertina rigida: 187 pagine
  • Editore: Rizzoli (2 novembre 2006)
  • Collana: Montanelli giornalista
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8817014443
  • ISBN-13: 978-8817014441
  • Peso di spedizione: 381 g
  • Media recensioni: 5.0 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (1 recensione cliente)
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 150.071 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)

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3 di 3 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Meticolosa ricostruzione di un testimone oculare 30 dicembre 2010
Di Carno Polo RECENSORE TOP 500
Questa non è una meticolosa analisi storica o politica dei fatti di Budapest del 1956. Per questo ci sono altri libri. Ma quello che Montanelli qui fa, con il suo solito piglio e la sua proverbiale onestà, è di descrivere i fatti di una delle tragedie del XX secolo in Europa. Tra i pochissimi giornalisti stranieri presenti al momento dell'invasione, egli registra gli avvenimenti ed i sentimenti dei principali attori, sovietici ed ungheresi. Con lucidità ma anche con compassione, sia per le vittime dell'invasione sia per i poveri soldati sovietici, sconcertati della missione loro affidata dai governanti di Mosca. La sua preveggenza è sconcertante: infatti egli scrive, più di trenta anni priima della caduta del muro di Berlino, che dopo il 1956 si potrà avere ancora paura delle forze armate russe, ma non più del comunismo, che qui svela di aver esaurito la sua forza propulsiva. Agghiacciante come tanti in Occidente si ostinassero a negare quello che stava accadendo in Ungheria. Un'ispirazione per tutti noi che amiamo la libertà ma non abbiamo dovuto combattere per conquistarcela.
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