Bjiorn Larsson compie con questo romanzo un'interessantissima e riuscita operazione letteraria.
Si tratta di un'autobiografia di un personaggio immaginario, Long John Silver, il pirata dell'Isola del Tesoro di Stevenson. Nel romanzo originale era tale e tanta la forza e la personalità, oltre che il fascino del soggetto, da divenire nel corso delle epoche un'icona letteraria assoluta, seppur mai più riproposta dallo stesso Stevenson.
Nella sua opera Larsson riprende molto dello stile letterario e dell'atmosfera originarie riuscendo a dare ancora più forza e profondità al personaggio di Stevenson.
Il Long John Silver "immaginato" da Larsson, narra in prima persona l'intera sua esistenza prima e dopo l'avventura del tesoro, inserendo la sua storia nel contesto della vita di mare del XVI secolo: gli ingaggi truffa dei marinai, le navigazioni, le angherie dei capitani, la vergognosa tratta degli schiavi, le rotte, le sofferenze (molte) e le gioie (poche) del marinaio, il tutto con una continua riflessione sul senso della vita, in primis la propria, in quell'universo di navigazioni, battaglie, commerci, tratte, abbordaggi.
Ne esce un affresco che respira di mare, di letteratura, di vita vera, cruda, ora crudele ora gioiosa, seppur effimera e che omaggia il personaggio di Stevenson e la letteratura di mare elevandoli ad alto grado.
Intelligente, di ottimo livello letterario, un romanzo da gustare con sapienza, lontano anni luce dalla letteratura usa e getta dei best-seller contemporanei.