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Canale Mussolini. Parte prima Copertina rigida – 2 marzo 2010
- Lunghezza stampa460 pagine
- LinguaItaliano
- EditoreMondadori
- Data di pubblicazione2 marzo 2010
- Dimensioni15.5 x 4.6 x 22.2 cm
- ISBN-108804546751
- ISBN-13978-8804546757
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Il fasciocomunista. Vita scriteriata di Accio Benassi. Con SegnalibroAntonio PennacchiCopertina flessibile
Dettagli prodotto
- Editore : Mondadori; Mondadori edizione (2 marzo 2010)
- Lingua : Italiano
- Copertina rigida : 460 pagine
- ISBN-10 : 8804546751
- ISBN-13 : 978-8804546757
- Peso articolo : 680 g
- Dimensioni : 15.5 x 4.6 x 22.2 cm
- Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 216.984 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)
- n. 20.121 in Narrativa contemporanea (Libri)
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Questo aspetto è descritto in dettaglio nella letteratura sociologica, ma quasi mai nei romanzi. E quando lo si fa, è sempre in una retrospettiva giudicante di un periodo buio. Al lettore viene quasi sempre offerto il ruolo del resistente a posteriori, il che aumenta il piacere della lettura e fornisce allo stesso tempo una buona coscienza.
Non è così per Antonio Pennacchi. Egli spalanca davanti al lettore il mondo dei sentimenti e dei pensieri dei compagni di viaggio e dei colpevoli fino a renderlo quasi insopportabile. Inoltre, il suo stile narrativo ingegnoso attira il lettore in questi mondi di pagina in pagina, offre figure di identificazione e irrita proprio per questo, perché chi vuole identificarsi con i fascisti? Ma basta! È proprio qui che si trova un'importante chiave di lettura di questo romanzo. Perché ci sono ancora troppi, in Italia come in Germania, che si identificano con il fascismo. Pennacchi costringe il lettore a riflettere proprio su questo. Tuttavia, ciò richiede, da un lato, la propria opinione politica e, dall'altro, la conoscenza e la consapevolezza storica.
Essere seguaci come motto di vita, la quotidianità del razzismo, l'omicidio politico come aneddoto familiare, la guerra come gioco d'avventura: tutto questo è difficile da sopportare. Ma forse proprio perché ci ricorda le storie raccontate dai nostri nonni. Non è assolutamente un libro per gli amanti della letteratura buonista, né per chi vuole vedersi presentare delle soluzioni. Da un lato una storia di famiglia, dall'altro una storia del fascismo italiano. Politicamente scorretto, ma meticolosamente studiato, ampio, ma ottimamente narrato.
Questo libro è una sfida politica, ma anche una delizia letteraria.
E finché il terrore fascista si scatena contro il Canale Mussolini in Italia, finché il terrore nazionalsocialista si scatena contro le autostrade in Germania, abbiamo bisogno di libri come questo che permettano di sperimentare quali note di flauto debba suonare il pifferaio magico per convincere la gente a seguirlo. Non c'è da stupirsi che questo romanzo sia stato celebrato dalla critica italiana (soprattutto da quella di sinistra).
E Antonio Pennacchi sa bene di cosa parla. Viene da una famiglia che, come i suoi protagonisti, è stata reinsediata dal Veneto. In gioventù, egli stesso ha militato nell'MSI neofascista, ma se ne è allontanato radicalmente. Non è un accademico, ma un lavoratore che si è avvicinato alla scrittura verso i trent'anni.
“io le racconto la verità dei Peruzzi, che i miei zii hanno raccontato a me, secondo come l’avevano vissuta loro’, ‘per sentire le ragioni degli altri, lei deve andare a parlare con loro’ “Ognuno gà le so razòn”
Una leggerezza inconsueta pervade il racconto, le parti in dialetto, molto ben calibrate, danno una nota colorata ed esilarante arricchendo la storia ed esprime al meglio il punto di vista dei personaggi.
Mi sono chiesta, tuttavia, se nel 2023 questo romanzo potrebbe mai vincere di nuovo lo Strega, con i tempi che corrono mi sa di no.
Lettura che consiglio
Recensito in Italia il 6 gennaio 2023
“io le racconto la verità dei Peruzzi, che i miei zii hanno raccontato a me, secondo come l’avevano vissuta loro’, ‘per sentire le ragioni degli altri, lei deve andare a parlare con loro’ “Ognuno gà le so razòn”
Una leggerezza inconsueta pervade il racconto, le parti in dialetto, molto ben calibrate, danno una nota colorata ed esilarante arricchendo la storia ed esprime al meglio il punto di vista dei personaggi.
Mi sono chiesta, tuttavia, se nel 2023 questo romanzo potrebbe mai vincere di nuovo lo Strega, con i tempi che corrono mi sa di no.
Lettura che consiglio
Vuoi per la tematica -anche a distanza di decenni, è sempre un campo minato lo scrivere del ventennio-, vuoi per la vittoria del premio Strega la cui assegnazione ultimamente lascia più di qualche dubbio.
E invece no, invece ti scopri catturato fin dalle prime pagine dal racconto di questa famiglia di mezzadri veneti di inizio '900, le loro tribolazioni, la loro migrazione a sud durante la bonifica dell'agro pontino a opera del Fascio per sfuggire alla miseria e trovare fortuna, la loro vita sotto il Fascio prima e poi con la Liberazione.
Una famiglia, ovviamente, non intesa con l'accezione odierna del termine -padre, madre, uno o due figli, magari un animaletto da compagnia e forse un nonno infermo a carico-. Famiglia patriarcale pura, di quella che i figli erano forza lavoro necessaria per il duro lavoro dei campi e quindi ecco il nonno e la nonna, con i loro dieci figli tra maschi e femmine, e poi questi con la moglie o il marito, e magari i loro, di figli.
Un clan, un piccolo popolo, famiglie numerose di contadini, uniti tra di loro e sottomessi alla volontà del "pater familias".
Una storia realistica, unione di infinite storie più piccole accadute a innumerevoli altre famiglie realmente esistite. Una storia priva di grandi eventi, con giusto il Pericle Peruzzi, la spada della famiglia, il Leone dei Peruzzi, ad ammantarsi di un po' di eroismo e di leggenda.
Per il resto eventi comuni, matrimoni e spostamenti, fortune e perdite, guerra e pace, vita e morte.
Ma il tutto scritto davvero bene, e con il tono colloquiale di un membro della famiglia che, al giorno d'oggi e infarcendo il tutto di termini dialettali, racconta la sua storia a noi che ascoltiamo, intorno al fuoco.
E con tutto questo, la vera protagonista non è la storia dei Peruzzi, che pure ci accompagna dall'inizio alla fine con i suoi vari interpreti.
No, la vera protagonista è la Storia d'Italia, la storia del nostro paese da quando ha incubato ciò che sarebbe poi diventato il fascismo (Benito Mussolini socialista, aspirante rivoluzionario in giro per i paesini del nord) a quando viene liberata dagli Alleati.
Una storia che spesso appare diversa da quella mostrata nei libri di storia, una storia narrata dal punto di vista di chi quella storia l'ha vissuta prima come mezzadrio in veneto, sfruttato e poi sfrattato senza cerimonie dal padrone, poi come colono nelle paludi in corso di bonifica, tra inimicizie con i locali e guerre all'esterno da combattere per riconoscenza verso chi gli aveva dato terre e possibilità di sopravvivere, e infine come chi è pronto a tutto per difendere il suo.
Del resto, la sintesi del libro potrebbe essere nelle parole dello zio Adelchi, ripetute spesso durante tutta la narrazione ma maturate dal diretto interessato solamente a giochi ormai finiti, con la saggezza derivata dall'esperienza: Ognuno ha le sue ragioni.
Tutti fanno quello che fanno perché pensano di essere nel giusto o di doverlo fare, tutti hanno un motivo, una ragione per comportarsi come si comportano.
Onestamente non saprei dove indicare punti deboli che sarebbero potuti essere migliori.
Un libro che, a leggerlo, ti fa pensare a quale racconto potresti imbastire te, sulla tua storia famigliare. E ti fa pensare alla dura vita contadina di un secolo fa, quasi inimmaginabile oggi, così lontana dalla nostra da apparire irreale. Ma al contempo, non so, quasi più pura, più vera.
Un libro che è stato una rivelazione, anche perché totalmente inaspettato.
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