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Canale Mussolini. Parte prima Copertina rigida – 2 marzo 2010

4,3 4,3 su 5 stelle 1.989 voti

Canale Mussolini è l'asse portante su cui si regge la bonifica delle Paludi Pontine. I suoi argini sono scanditi da eucalypti immensi che assorbono l'acqua e prosciugano i campi, alle sue cascatelle i ragazzini fanno il bagno e aironi bianchissimi trovano rifugio. Su questa terra nuova di zecca, bonificata dai progetti ambiziosi del Duce e punteggiata di città appena fondate, vengono fatte insediare migliaia di persone arrivate dal Nord. Tra queste migliaia di coloni ci sono i Peruzzi. A farli scendere dalle pianure padane sono il carisma e il coraggio di zio Pericle. Con lui scendono i vecchi genitori, tutti i fratelli, le nuore. E poi la nonna, dolce ma inflessibile nello stabilire le regole di casa cui i figli obbediscono senza fiatare. Il vanitoso Adelchi, più adatto a comandare che a lavorare, il cocco di mamma. Iseo e Temistocle, Treves e Turati, fratelli legati da un affetto profondo fatto di poche parole e gesti assoluti, promesse dette a voce strozzata sui campi di lavoro o nelle trincee sanguinanti della guerra. E una schiera di sorelle, a volte buone e compassionevoli, a volte perfide e velenose come serpenti. E poi c'è lei, l'Armida, la moglie di Pericle, la più bella, andata in sposa al più valoroso. La più generosa, capace di amare senza riserve e senza paura anche il più tragico degli amori. E Paride, il nipote prediletto, buono e giusto, ma destinato, come l'eroe di cui porta il nome, a essere causa della sfortuna che colpirà i Peruzzi e li travolgerà.

Dettagli prodotto

  • Editore ‏ : ‎ Mondadori; Mondadori edizione (2 marzo 2010)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina rigida ‏ : ‎ 460 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8804546751
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8804546757
  • Peso articolo ‏ : ‎ 680 g
  • Dimensioni ‏ : ‎ 15.5 x 4.6 x 22.2 cm
  • Recensioni dei clienti:
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Antonio Pennacchi
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Recensioni clienti

4,3 su 5 stelle
4,3 su 5
1.989 valutazioni globali
Lettura a tratti divertente ed istruttiva
4 stelle su 5
Lettura a tratti divertente ed istruttiva
Il romanzo racconta il fascismo come è stato vissuto e percepito dalla “fascistissima” famiglia Peruzzi, tanto che la voce narrante dice:“io le racconto la verità dei Peruzzi, che i miei zii hanno raccontato a me, secondo come l’avevano vissuta loro’, ‘per sentire le ragioni degli altri, lei deve andare a parlare con loro’ “Ognuno gà le so razòn”Una leggerezza inconsueta pervade il racconto, le parti in dialetto, molto ben calibrate, danno una nota colorata ed esilarante arricchendo la storia ed esprime al meglio il punto di vista dei personaggi.Mi sono chiesta, tuttavia, se nel 2023 questo romanzo potrebbe mai vincere di nuovo lo Strega, con i tempi che corrono mi sa di no.Lettura che consiglio
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Recensioni migliori da Italia

Recensito in Italia il 27 agosto 2023
Certo, non è facile sopportare 433 pagine di storia del fascismo italiano come qualcosa di normale e quotidiano. Tuttavia, qui viene scelta una prospettiva sulla storia che è piacevolmente diversa da quella di altri romanzi storici. No, i fascisti non sono atterrati in astronave un giorno (né quelli italiani, né quelli tedeschi, né quelli spagnoli); sono stati un prodotto del loro tempo e devono la loro ascesa soprattutto a tutti coloro che li hanno sostenuti, che li hanno votati. Quella purtroppo troppo grande maggioranza che non ha voluto vedere il lato oscuro.

Questo aspetto è descritto in dettaglio nella letteratura sociologica, ma quasi mai nei romanzi. E quando lo si fa, è sempre in una retrospettiva giudicante di un periodo buio. Al lettore viene quasi sempre offerto il ruolo del resistente a posteriori, il che aumenta il piacere della lettura e fornisce allo stesso tempo una buona coscienza.

Non è così per Antonio Pennacchi. Egli spalanca davanti al lettore il mondo dei sentimenti e dei pensieri dei compagni di viaggio e dei colpevoli fino a renderlo quasi insopportabile. Inoltre, il suo stile narrativo ingegnoso attira il lettore in questi mondi di pagina in pagina, offre figure di identificazione e irrita proprio per questo, perché chi vuole identificarsi con i fascisti? Ma basta! È proprio qui che si trova un'importante chiave di lettura di questo romanzo. Perché ci sono ancora troppi, in Italia come in Germania, che si identificano con il fascismo. Pennacchi costringe il lettore a riflettere proprio su questo. Tuttavia, ciò richiede, da un lato, la propria opinione politica e, dall'altro, la conoscenza e la consapevolezza storica.

Essere seguaci come motto di vita, la quotidianità del razzismo, l'omicidio politico come aneddoto familiare, la guerra come gioco d'avventura: tutto questo è difficile da sopportare. Ma forse proprio perché ci ricorda le storie raccontate dai nostri nonni. Non è assolutamente un libro per gli amanti della letteratura buonista, né per chi vuole vedersi presentare delle soluzioni. Da un lato una storia di famiglia, dall'altro una storia del fascismo italiano. Politicamente scorretto, ma meticolosamente studiato, ampio, ma ottimamente narrato.

Questo libro è una sfida politica, ma anche una delizia letteraria.

E finché il terrore fascista si scatena contro il Canale Mussolini in Italia, finché il terrore nazionalsocialista si scatena contro le autostrade in Germania, abbiamo bisogno di libri come questo che permettano di sperimentare quali note di flauto debba suonare il pifferaio magico per convincere la gente a seguirlo. Non c'è da stupirsi che questo romanzo sia stato celebrato dalla critica italiana (soprattutto da quella di sinistra).

E Antonio Pennacchi sa bene di cosa parla. Viene da una famiglia che, come i suoi protagonisti, è stata reinsediata dal Veneto. In gioventù, egli stesso ha militato nell'MSI neofascista, ma se ne è allontanato radicalmente. Non è un accademico, ma un lavoratore che si è avvicinato alla scrittura verso i trent'anni.
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Recensito in Italia il 6 gennaio 2023
Il romanzo racconta il fascismo come è stato vissuto e percepito dalla “fascistissima” famiglia Peruzzi, tanto che la voce narrante dice:
“io le racconto la verità dei Peruzzi, che i miei zii hanno raccontato a me, secondo come l’avevano vissuta loro’, ‘per sentire le ragioni degli altri, lei deve andare a parlare con loro’ “Ognuno gà le so razòn”
Una leggerezza inconsueta pervade il racconto, le parti in dialetto, molto ben calibrate, danno una nota colorata ed esilarante arricchendo la storia ed esprime al meglio il punto di vista dei personaggi.
Mi sono chiesta, tuttavia, se nel 2023 questo romanzo potrebbe mai vincere di nuovo lo Strega, con i tempi che corrono mi sa di no.
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4,0 su 5 stelle Lettura a tratti divertente ed istruttiva
Recensito in Italia il 6 gennaio 2023
Il romanzo racconta il fascismo come è stato vissuto e percepito dalla “fascistissima” famiglia Peruzzi, tanto che la voce narrante dice:
“io le racconto la verità dei Peruzzi, che i miei zii hanno raccontato a me, secondo come l’avevano vissuta loro’, ‘per sentire le ragioni degli altri, lei deve andare a parlare con loro’ “Ognuno gà le so razòn”
Una leggerezza inconsueta pervade il racconto, le parti in dialetto, molto ben calibrate, danno una nota colorata ed esilarante arricchendo la storia ed esprime al meglio il punto di vista dei personaggi.
Mi sono chiesta, tuttavia, se nel 2023 questo romanzo potrebbe mai vincere di nuovo lo Strega, con i tempi che corrono mi sa di no.
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Recensito in Italia il 4 marzo 2016
Ero scettico su questo libro.
Vuoi per la tematica -anche a distanza di decenni, è sempre un campo minato lo scrivere del ventennio-, vuoi per la vittoria del premio Strega la cui assegnazione ultimamente lascia più di qualche dubbio.

E invece no, invece ti scopri catturato fin dalle prime pagine dal racconto di questa famiglia di mezzadri veneti di inizio '900, le loro tribolazioni, la loro migrazione a sud durante la bonifica dell'agro pontino a opera del Fascio per sfuggire alla miseria e trovare fortuna, la loro vita sotto il Fascio prima e poi con la Liberazione.
Una famiglia, ovviamente, non intesa con l'accezione odierna del termine -padre, madre, uno o due figli, magari un animaletto da compagnia e forse un nonno infermo a carico-. Famiglia patriarcale pura, di quella che i figli erano forza lavoro necessaria per il duro lavoro dei campi e quindi ecco il nonno e la nonna, con i loro dieci figli tra maschi e femmine, e poi questi con la moglie o il marito, e magari i loro, di figli.
Un clan, un piccolo popolo, famiglie numerose di contadini, uniti tra di loro e sottomessi alla volontà del "pater familias".

Una storia realistica, unione di infinite storie più piccole accadute a innumerevoli altre famiglie realmente esistite. Una storia priva di grandi eventi, con giusto il Pericle Peruzzi, la spada della famiglia, il Leone dei Peruzzi, ad ammantarsi di un po' di eroismo e di leggenda.
Per il resto eventi comuni, matrimoni e spostamenti, fortune e perdite, guerra e pace, vita e morte.
Ma il tutto scritto davvero bene, e con il tono colloquiale di un membro della famiglia che, al giorno d'oggi e infarcendo il tutto di termini dialettali, racconta la sua storia a noi che ascoltiamo, intorno al fuoco.

E con tutto questo, la vera protagonista non è la storia dei Peruzzi, che pure ci accompagna dall'inizio alla fine con i suoi vari interpreti.
No, la vera protagonista è la Storia d'Italia, la storia del nostro paese da quando ha incubato ciò che sarebbe poi diventato il fascismo (Benito Mussolini socialista, aspirante rivoluzionario in giro per i paesini del nord) a quando viene liberata dagli Alleati.
Una storia che spesso appare diversa da quella mostrata nei libri di storia, una storia narrata dal punto di vista di chi quella storia l'ha vissuta prima come mezzadrio in veneto, sfruttato e poi sfrattato senza cerimonie dal padrone, poi come colono nelle paludi in corso di bonifica, tra inimicizie con i locali e guerre all'esterno da combattere per riconoscenza verso chi gli aveva dato terre e possibilità di sopravvivere, e infine come chi è pronto a tutto per difendere il suo.

Del resto, la sintesi del libro potrebbe essere nelle parole dello zio Adelchi, ripetute spesso durante tutta la narrazione ma maturate dal diretto interessato solamente a giochi ormai finiti, con la saggezza derivata dall'esperienza: Ognuno ha le sue ragioni.
Tutti fanno quello che fanno perché pensano di essere nel giusto o di doverlo fare, tutti hanno un motivo, una ragione per comportarsi come si comportano.

Onestamente non saprei dove indicare punti deboli che sarebbero potuti essere migliori.
Un libro che, a leggerlo, ti fa pensare a quale racconto potresti imbastire te, sulla tua storia famigliare. E ti fa pensare alla dura vita contadina di un secolo fa, quasi inimmaginabile oggi, così lontana dalla nostra da apparire irreale. Ma al contempo, non so, quasi più pura, più vera.

Un libro che è stato una rivelazione, anche perché totalmente inaspettato.
13 persone l'hanno trovato utile
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cmv
5,0 su 5 stelle Appassionante
Recensito in Francia il 13 aprile 2019
Un libro che fa luce su un pezzo della nostra storia e che ci ricorda da dove veniamo... tutti.
Scritto con uno stile accattivante e appassionante.
Ally66
5,0 su 5 stelle Sensazionale
Recensito nel Regno Unito il 18 gennaio 2015
Bellissima storia raccontata in modo semplice ma effettivo. La perenne lotta per la sopravvivenza che molte famiglie contadine hanno dovuto affrontare durante gli anni più difficili della storia Italiana.
Cliente de Amazon ana Orozco pardo
5,0 su 5 stelle Muy bueno.
Recensito in Spagna il 16 maggio 2014
Imprescindible leerlo en italiano. Se aprende mucho de la época de Mussolini y de la re población de la costa delLazio.
true
5,0 su 5 stelle bellissimo
Recensito negli Stati Uniti il 5 agosto 2012
Questo libro mi 'e piaciuto tantissimo. Ho letto con grande interesse e partecipazione l'epopea della famiglia Peruzzi. Pennacchi ne tinteggia un ritratto affettuoso e spietato allo stesso tempo, ce li mostra in tutto i loro eroismo e la loro creduloneria. Grazie a questo libro ho conosciuto meglio le vicende che portarono alla bonifica dell'Agro Pontino e ho sentito, poi, il bisogno di approfondire attingendo anche ad altre fonti. In Canale Mussolini emerge tutta la pervicacia di questi contandini che abbandonarono le loro terre di origine per andare a strappare alla natura il loro Futuro.
PM
5,0 su 5 stelle Five Stars
Recensito nel Regno Unito il 18 ottobre 2017
Great book