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Contro l'ideologia del merito Copertina flessibile – 7 marzo 2019

4,5 4,5 su 5 stelle 76 voti


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Cosa significa esattamente merito? Questa parola seducente mantiene ciò che promette? Oppure è una parola ambigua? Grattando la superficie, il merito mostra la sua vera natura: quella di una ideologia che sta trasformando la scuola, l'università, il sistema sanitario, la pubblica amministrazione, il mondo del lavoro nel nome della concorrenza e del mercato. Il concetto di cittadinanza è messo a rischio, e con esso il principio dell'uguaglianza sociale. Dietro al merito si nascondono questioni cruciali per comprendere il nostro tempo.

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  • Editore ‏ : ‎ Laterza (7 marzo 2019)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Copertina flessibile ‏ : ‎ 146 pagine
  • ISBN-10 ‏ : ‎ 8858135245
  • ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8858135242
  • Peso articolo ‏ : ‎ 140 g
  • Dimensioni ‏ : ‎ 17.5 x 1.3 x 9.9 cm
  • Recensioni dei clienti:
    4,5 4,5 su 5 stelle 76 voti

Recensioni clienti

4,5 su 5 stelle
4,5 su 5
76 valutazioni globali
Il sapere è resistenza, è resistenza contro il potere. Peter Bichsel
4 stelle su 5
Il sapere è resistenza, è resistenza contro il potere. Peter Bichsel
E’ quasi impossibile non essersi imbattuti in queste parole da neolingua: capitale umano, merito, competenze, flessibilità, business plan, stakeholders, complessità, problem solving, performance, efficienza, risultato, processo, risorse umane, trasparenza, efficacia. Mauro Boarelli, in questo libro, racconta un sistema che si è imposto dagli anni Ottanta negli Usa e in seguito in quasi tutto il mondo. Il “New Public management “ è nato con l’intento di “estendere progressivamente all’interno del settore pubblico le forme di organizzazione proprie del settore privato.” L’autore demolisce e scardina un altro tassello delle politiche neoliberiste analizzando come hanno influito, soprattutto nel mondo della scuola. Papa Francesco, il 27 maggio 2017, agli operai dell’Ilva di Genova disse: “La meritocrazia, al di là della buona fede dei tanti che la invocano, sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza. Il nuovo capitalismo tramite la meritocrazia dà una veste morale alla diseguaglianza, perché interpreta i talenti delle persone non come un dono: il talento non è un dono secondo questa interpretazione: è un merito, determinando un sistema di vantaggi e svantaggi cumulativi. Una seconda conseguenza della cosiddetta «meritocrazia» è il cambiamento della cultura della povertà. Il povero è considerato un demeritevole e quindi un colpevole. E se la povertà è colpa del povero, i ricchi sono esonerati dal fare qualcosa.” Parole chiarissime, logica ferrea che purtroppo la sinistra ha dimenticato. Oggi funziona così. Per Boarelli “La gara è truccata perché le condizioni di partenza sono disuguali”.. e ancora “Una costante delegittimazione del settore pubblico” ha portato al “fatto che gli individui e le organizzazioni vengano messi in competizione tra loro. Introduce, in sostanza, un meccanismo di concorrenza”. L’autore cita Christopher Lasch: “Il disagio collettivo viene trasformato in un problema individuale”. Torniamo così a Margaret Thatcher la quale sosteneva che: “la società non esiste, esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie.” “L’ideologia del merito ha bisogno di esperti”, di nuovi linguaggi, di test di valutazione sempre più sofisticati e autoreferenziali. C’è ancora una distinzione da fare quella tra cultura e professionalità. Edgard Morin sosteneva che: “La super specializzazione produce super imbecilli”. Più si estende il domino degli esperti, più sarà necessario tornare alla cultura, quella vera, quella interdisciplinare, quella che combatte banalità e infamie.PS: spero che, prima o poi, qualche editore decida di ristampare il libro del sociologo americano Loren Baritz, “I servi del potere. Storia dell’applicazione della scienza sociale nell’industria americana” (1960, 1963 Italia) che questi problemi aveva affrontato a muso duro e che Herbert Marcuse considerava importante per l’analisi dei rapporti tra psicologi industriali e sociologi con il mondo del lavoro. La copertina del libro di Baritz è di Bruno Munari.
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Recensioni migliori da Italia

Recensito in Italia il 10 novembre 2019
Ottima riflessione su un tema quanto mai attuale, visto che l'opinione corrente è che la meritocrazia sia una buona cosa quando invece non lo è affatto
8 persone l'hanno trovato utile
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Recensito in Italia il 9 febbraio 2020
E’ quasi impossibile non essersi imbattuti in queste parole da neolingua: capitale umano, merito, competenze, flessibilità, business plan, stakeholders, complessità, problem solving, performance, efficienza, risultato, processo, risorse umane, trasparenza, efficacia. Mauro Boarelli, in questo libro, racconta un sistema che si è imposto dagli anni Ottanta negli Usa e in seguito in quasi tutto il mondo. Il “New Public management “ è nato con l’intento di “estendere progressivamente all’interno del settore pubblico le forme di organizzazione proprie del settore privato.” L’autore demolisce e scardina un altro tassello delle politiche neoliberiste analizzando come hanno influito, soprattutto nel mondo della scuola. Papa Francesco, il 27 maggio 2017, agli operai dell’Ilva di Genova disse: “La meritocrazia, al di là della buona fede dei tanti che la invocano, sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza. Il nuovo capitalismo tramite la meritocrazia dà una veste morale alla diseguaglianza, perché interpreta i talenti delle persone non come un dono: il talento non è un dono secondo questa interpretazione: è un merito, determinando un sistema di vantaggi e svantaggi cumulativi. Una seconda conseguenza della cosiddetta «meritocrazia» è il cambiamento della cultura della povertà. Il povero è considerato un demeritevole e quindi un colpevole. E se la povertà è colpa del povero, i ricchi sono esonerati dal fare qualcosa.” Parole chiarissime, logica ferrea che purtroppo la sinistra ha dimenticato. Oggi funziona così. Per Boarelli “La gara è truccata perché le condizioni di partenza sono disuguali”.. e ancora “Una costante delegittimazione del settore pubblico” ha portato al “fatto che gli individui e le organizzazioni vengano messi in competizione tra loro. Introduce, in sostanza, un meccanismo di concorrenza”. L’autore cita Christopher Lasch: “Il disagio collettivo viene trasformato in un problema individuale”. Torniamo così a Margaret Thatcher la quale sosteneva che: “la società non esiste, esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie.” “L’ideologia del merito ha bisogno di esperti”, di nuovi linguaggi, di test di valutazione sempre più sofisticati e autoreferenziali. C’è ancora una distinzione da fare quella tra cultura e professionalità. Edgard Morin sosteneva che: “La super specializzazione produce super imbecilli”. Più si estende il domino degli esperti, più sarà necessario tornare alla cultura, quella vera, quella interdisciplinare, quella che combatte banalità e infamie.
PS: spero che, prima o poi, qualche editore decida di ristampare il libro del sociologo americano Loren Baritz, “I servi del potere. Storia dell’applicazione della scienza sociale nell’industria americana” (1960, 1963 Italia) che questi problemi aveva affrontato a muso duro e che Herbert Marcuse considerava importante per l’analisi dei rapporti tra psicologi industriali e sociologi con il mondo del lavoro. La copertina del libro di Baritz è di Bruno Munari.
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4,0 su 5 stelle Il sapere è resistenza, è resistenza contro il potere. Peter Bichsel
Recensito in Italia il 9 febbraio 2020
E’ quasi impossibile non essersi imbattuti in queste parole da neolingua: capitale umano, merito, competenze, flessibilità, business plan, stakeholders, complessità, problem solving, performance, efficienza, risultato, processo, risorse umane, trasparenza, efficacia. Mauro Boarelli, in questo libro, racconta un sistema che si è imposto dagli anni Ottanta negli Usa e in seguito in quasi tutto il mondo. Il “New Public management “ è nato con l’intento di “estendere progressivamente all’interno del settore pubblico le forme di organizzazione proprie del settore privato.” L’autore demolisce e scardina un altro tassello delle politiche neoliberiste analizzando come hanno influito, soprattutto nel mondo della scuola. Papa Francesco, il 27 maggio 2017, agli operai dell’Ilva di Genova disse: “La meritocrazia, al di là della buona fede dei tanti che la invocano, sta diventando una legittimazione etica della diseguaglianza. Il nuovo capitalismo tramite la meritocrazia dà una veste morale alla diseguaglianza, perché interpreta i talenti delle persone non come un dono: il talento non è un dono secondo questa interpretazione: è un merito, determinando un sistema di vantaggi e svantaggi cumulativi. Una seconda conseguenza della cosiddetta «meritocrazia» è il cambiamento della cultura della povertà. Il povero è considerato un demeritevole e quindi un colpevole. E se la povertà è colpa del povero, i ricchi sono esonerati dal fare qualcosa.” Parole chiarissime, logica ferrea che purtroppo la sinistra ha dimenticato. Oggi funziona così. Per Boarelli “La gara è truccata perché le condizioni di partenza sono disuguali”.. e ancora “Una costante delegittimazione del settore pubblico” ha portato al “fatto che gli individui e le organizzazioni vengano messi in competizione tra loro. Introduce, in sostanza, un meccanismo di concorrenza”. L’autore cita Christopher Lasch: “Il disagio collettivo viene trasformato in un problema individuale”. Torniamo così a Margaret Thatcher la quale sosteneva che: “la società non esiste, esistono gli individui, gli uomini e le donne, ed esistono le famiglie.” “L’ideologia del merito ha bisogno di esperti”, di nuovi linguaggi, di test di valutazione sempre più sofisticati e autoreferenziali. C’è ancora una distinzione da fare quella tra cultura e professionalità. Edgard Morin sosteneva che: “La super specializzazione produce super imbecilli”. Più si estende il domino degli esperti, più sarà necessario tornare alla cultura, quella vera, quella interdisciplinare, quella che combatte banalità e infamie.
PS: spero che, prima o poi, qualche editore decida di ristampare il libro del sociologo americano Loren Baritz, “I servi del potere. Storia dell’applicazione della scienza sociale nell’industria americana” (1960, 1963 Italia) che questi problemi aveva affrontato a muso duro e che Herbert Marcuse considerava importante per l’analisi dei rapporti tra psicologi industriali e sociologi con il mondo del lavoro. La copertina del libro di Baritz è di Bruno Munari.
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Recensito in Italia il 21 dicembre 2020
Un libro che tutti dovrebbero leggere
Recensito in Italia il 31 ottobre 2020
Ho imparato molte cose leggendo questo libro, scritto con competenza. Ma sono rimasto deluso perché l'autore, viste le sue conoscenze della materia, avrebbe potuto facilmente creare qualcosa di più universalmente utile e istruttivo, ponendo molte questioni sotto una luce meno partigiana e allargando il punto di vista. Un'occasione persa.
7 persone l'hanno trovato utile
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Recensito in Italia il 5 ottobre 2023
Libro veramente interessante comprato quasi per caso e letto dopo "l'avvento della meritocrazia" di Young (citato ovviamente da Boarelli).
Sono completamente digiuno di gran parte degli ambiti affrontati e per me è risultato in alcuni passaggi "tecnico", nonostante questo l'ho divorato.
Lo ritengo anche un ottimo punto di partenza per estendere la conoscenza su questa tematica (o tematiche visti i diversi argomenti trattati) grazie anche ai riferimenti bibliografici commentati, informativi tanto quanto il testo.
Recensito in Italia il 13 ottobre 2020
Risponde alla descrizione, ottimo
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Recensito in Italia il 2 giugno 2019
Consigliato per chi lavora nel mondo della scuola