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Recensioni clienti

3,6 su 5 stelle
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3,6 su 5 stelle
Formato: Formato Kindle|Cambia
Prezzo:11,99 €
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il 29 agosto 2016
Ho avuto il privilegio di poter leggere "Eccomi" in anteprima ad agosto. Dell'autore avevo letto "Molto forte, incredibilmente vicino", di cui avevo amato molte pagine, pur trovandolo a tratti opprimente (ad esempio nel modo in cui delineava la figura del nonno).

Neppure "Eccomi" è un'opera facile: chi cerca un romanzo solo per svagarsi passi oltre!
Detto questo l'ho letto senza soffrire le circa 600 pagine, anzi. A tratti l'ho amato moltissimo, a tratti mi ha fatto un po' arrabbiare per il destino a cui vanno incontro certi personaggi, in particolare Jacob.

Sicuramente è un grande romanzo, un romanzo-mondo che vive contemporaneamente su molti piani: la crisi di una coppia apparentemente affiatata, un po' stucchevolmente progressista e quasi felice; la vita dei tre figli della coppia, splendidamente raffigurati (specie il minore: Safran Foer è un genio nel raffigurare i bambini!); la possibile distruzione di Israele davanti al disinteresse e al cinismo, se non all'intima soddisfazione, di quasi tutto il mondo. E ancora: il sesso, il tradimento, la vigliaccheria, l'infelicità, l'ironia, l'amore paterno, l'amore materno, l'amore (e odio) verso l'ebraismo, l'amore (e odio) verso la vita, la grande tradizione ebraica, la ricerca (vana) di capire se stessi e gli altri.
Bella (ma troppo breve) la parte di fantapolitica sulla possibile distruzione di Israele.
Moltissimi i pezzi dall'intelligenza illuminante (es: il discorso del giovane rabbino) e numerose le battute amare lungo tutto il romanzo (es: "Gli orticoltori tedeschi avevano potato l’albero genealogico di Isaac fino alle sue radici nel suolo galiziano. Ma grazie a fortuna e intuito e senza aiuti dall’alto, lui lo aveva trapiantato nei marciapiedi di Washington, D.C., ed era vissuto fino a vederne ricrescere i rami.").

Aggiungo che questa grande opera è l'ennesima risposta a una polemica stucchevole, che di tanto in tanto compare sugli inserti culturali dei quotidiani. E cioè che 1) la forma romanzo è tutt'altro che morta e 2) ci sono fior di romanzieri, degni eredi della grande tradizione americana: Safran Foer, Donna Tartt, per certi versi Franzen, ma anche molto altro - si pensi solo all'esordio folgorante di Anthony Marra, neanche trentenne, con "La fragile costellazione della vita".
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il 11 dicembre 2016
Celebrato come libro dell'anno, "Eccomi" - ha scritto Andrea Coccia su Linkiesta - "ha dipinto le nevrosi, le idiosincrasie, le meschinità e le paure della middle class americana, ovvero la borghesia bianca, colta, di origine ebraica, newyorchese, la classe culturalmente dominante negli Stati Uniti".
Come in un caleidoscopio, ogni personaggio vede in modo diverso dagli altri la realtà che lo circonda, quasi fosse deformata: non ci sono superuomini, eroi buoni o picareschi; c'è la costante fatica che ciascuno compie nelle camere segrete del proprio io, laddove le pulsioni più indicibili vengono represse e relegate in un cantuccio, a dispetto di una ordinaria normalità estremamente patinata; ci sono i comfort della routine e le sue contraddizioni, le nemesi familiari e il tentativo di emanciparsi da esse, di plasmare un'immagine diversa di sé.
La spiritualità e l'agnosticismo giacciono sullo sfondo come un confronto identitario insoluto e forse insolubile. In mezzo un evento storico che fa detonare la trama. Foer si dimostra un fine tessitore e prosegue sul cammino della maturità letteraria iniziato con "Molto forte, incredibilmente vicino".
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il 19 gennaio 2017
«Eccomi.» Così risponde Abramo a Dio quando lo chiama per ordinargli di sacrificare suo figlio Isacco.
Questa parola, che dà il titolo a uno dei più bei romanzi che abbia letto, testimonia la totale disponibilità di chi la pronuncia nei confronti di chi reclama la sua presenza. Non è un 'Dimmi' o un 'Cosa vuoi?' che dichiarano apertura ma non resa; è il regalarsi a chi ci chiama, rimettersi alla sua volontà, dirgli che lui, per te, viene prima di tutto, che chieda ciò che vuole e gli verrà dato.
Esiste davvero qualcuno o qualcosa a cui siamo disposti a regalarci totalmente mettendoci in secondo piano? Gli ideali, gli amici, la famiglia, gli amori e persino i figli, saranno mai così importanti da spingerci ad annullarci nel loro nome? E se quel qualcuno o quel qualcosa esiste, è davvero giusto che ci porti a fare un passo indietro, a preferirlo a noi stessi?
Il libro si apre con questi interrogativi che fanno da sottofondo alla storia di una famiglia in crisi, fatta di tradimenti coniugali veri o presunti, di figli che sfuggono al controllo, di ribellione alle tradizione, di incomprensioni che non si riescono più ad arginare, di ambizioni tradite, di sensi di colpa, di tentativi falliti per tenere le cose in piedi e tornare a farle funzionare se mai hanno funzionato.
A far da cornice, un grave terremoto che ha colpito il Medio Oriente minacciando la sopravvivenza politica ed economica del paese e spingendo gli ebrei americani a mettersi in gioco, chiedersi se la loro vera Casa sia quella che si sono costruiti altrove o quella che ha dato loro i natali, se siano disposti a regalarsi a un ideale e se, tradendolo, stiano salvaguardando la propria famiglia o solo se stessi.
È un'opera straordinaria, completa, capace di aprire interrogativi scomodi, di dimostrare che molto spesso una non scelta è di per sé una scelta, forse la più importante, per quanto codarda.
Con un linguaggio impeccabile, che tiene testa a quello di opere che hanno segnato la storia della letteratura che conta, Foer arriva diretto al nocciolo di ogni questione affrontata (davvero molte) e non si tira indietro, spingendo a fare altrettanto, a guardare in faccia al proprio egoismo e imparare a volergli bene, a tutelarlo senza sentirsi troppo in colpa.
I personaggi sono caratterizzati talmente bene da spingere l'autore a scrivere intere conversazioni tra sei persone senza mai indicare chi stia dicendo cosa. Lo si capisce da come si esprime, dalla capacità di fare ironia, dalla freddezza, dal rancore inespresso, da tutto ciò che Foer ha descritto con mano sapiente, con una capacità introspettiva in dote a pochissimi.
Autentico capolavoro, lo consiglio a tutti. È un'ottima scuola di scrittura e, perché no, di vita.
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il 30 dicembre 2016
Dopo aver letto Ogni cosa è illuminata aspettavo di leggere se non un capolavoro un bel libro... ed invece ho terminato la lettura al 70% ed arrivare fino a li è stato molto faticoso.
E' un libro senza senso , pieno di paranoie e pensieri ossessivi dei protagonisti. Non c'è trama, niente storia , tanto meno morale.
E' un libro noiosissimo e mi stupisce che sia considerato il miglior libro dell'anno.
Dimostra il fatto che se uno scrittore non ha idee non deve scrivere per forza.
Libro da acquistare e regalare a chi non ci è simpatico.
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il 27 dicembre 2016
Non sono completamente soddisfatto in quanto il "racconto" ha un carattere prevalentemente psicologico sia verso lo stile di vita; sia verso i fenomeni bellici, sia verso caratteristiche politiche mondiali. Inoltre si parla anche di fatti familiari crudi. I frequentissimi colloqui tra vari presonaggi che, oltre ad essere spesso talmente intrecciati da rendere difficile la comprensione, sono spesso anche poco adatti all'argomento di cui si parla.
Nel leggere le notizie prima dell'acquisto mi ero fatto un altro genere d'idea sul contenuto.
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il 30 dicembre 2016
l'ho preso perché è stato giudicato il miglior romanzo dell'anno e uno dei migliori di foer. ma francamente l ho trovato mediocre. forse non ero dell'umore giusto ma questa insistenza su feste e usi ebraici a me annoiano.
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il 7 ottobre 2016
Mi sono maggiormente piaciuti i libri precedenti, Eccomi l'ho trovato troppo lungo a tratti noioso con descrizioni eccessive e puntuali che distraggono il lettore e di cui non si vede la motivazione. Sempre un ottimo scrittore Foer ma il libro sembra costruito con intelligenza ma con poca spontaneità e passione.
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il 17 dicembre 2016
Un bel libro, capace di mescolare i piani di una crisi famigliare a quelli di una crisi mondiale. Mi pare che con questo lavoro Foer voglia mettersi sulle tracce di Philip Roth, con una narrazione ossessionata dai temi della cultura ebraica (pur essendo sia lui che Roth dei laici) forse in maniera eccessiva. Comunque un libro solido e importante talvolta un po' macchinoso qundo ripete delle modalità narrative ma certamente da leggere. Il miglior libro del 2016? Non lo so proprio
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il 15 novembre 2016
Ho letto questo libro a distanza di molti anni dall'ultimo contatto con Safran Foer.....avrei dovuto aspettare ancora.
L'unica opera veramente lodevole di questo autore a mio parere rimane "Se niente importa perché mangiamo gli animali".
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il 19 ottobre 2016
Confesso che scrivere questa recensione mi provoca un po' di imbarazzo.
Perché? Perché esprimo una opinione su uno dei maggiori scrittori americani.
E poi perché è il primo libro suo che leggo (quindi non ho parametri di confronto con quanto ha scritto in precedenza).
Però - ahimè - da neofita, devo dire che non ho capito questo libro.
Preciso: non ho capito il senso di questo libro.
Più volte - leggendolo - mi sono domandata dove mi stesse portando. E quale fosse lo scopo di questa storia (una morale, se volete).
E non sono stata in grado di trovare un risposta.
Inoltre la sua corposità (in termini di numeri pagina), ha reso alcuni momenti di lettura molto faticosi.
Alcuni dialoghi tra i protagonisti li ho trovati interessanti, ma alcuni passaggi li ho trovati difficili da "digerire".
In sostanza, come primo approccio alla scrittura di Foer, non è andata bene. (Non so se poi finisce come Auster: iniziato con Leviatano - un mattone - dopo me ne sono innamorata)
Lungo, con alcuni escamotage un po' forzati (e cadute di stile che mi sono sembrate dissonanti), è stata purtroppo una lettura faticosa.
Magari ci devo meditare un po' su.
Per ora però resto molto perplessa.
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