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Favola di New York Copertina flessibile – 6 giugno 2019
Opzioni di acquisto e componenti aggiuntivi
- Lunghezza stampa510 pagine
- LinguaItaliano
- EditoreFazi
- Data di pubblicazione6 giugno 2019
- Dimensioni14.2 x 3.6 x 21.6 cm
- ISBN-108893253275
- ISBN-13978-8893253277
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Dettagli prodotto
- Editore : Fazi (6 giugno 2019)
- Lingua : Italiano
- Copertina flessibile : 510 pagine
- ISBN-10 : 8893253275
- ISBN-13 : 978-8893253277
- Peso articolo : 520 g
- Dimensioni : 14.2 x 3.6 x 21.6 cm
- Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 86,539 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)
- n. 6,706 in Narrativa contemporanea (Libri)
- n. 9,063 in Narrativa letteraria (Libri)
- n. 24,730 in Narrativa di genere (Libri)
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In effetti i prodotti cartacei di Amazon sono sempre i più scadenti. Spesso rovinati, letti, o come in questo questo caso con segni di etichette. Per quelli rovinati pensavo ad uno spostamento continuo di stoccaggio per avere i più recenti (q quindi più comprati) vinci tra di loro. Che fossero letti, qualche furbo che lo comprava, lo leggeva in 10 gg e poi lo restituiva, facendolo passare come regalo accorgendosi che era danneggiato dopo che era stato scartato. Tanto non giordano se c'è un effettivo danno, e inoltre potevano creane uno prima di renderlo. Ma che ci siano etichette su un Veduto e Spedito da Amazon mi fa credere che molti libri siamo o remainder dei supermercati o rese fatte dai supermercati ai distributori.
Come tutti sanno, le fiabe non sono nate per un pubblico infantile. Sono state scritte per gli adulti, hanno una struttura ben precisa e spesso una morale più o meno esplicita. Quelle che normalmente si leggono ora sono versioni edulcorate per i bambini.
Questo libro ha la struttura di una fiaba con l'eroe, l'amico, il troll, le streghe, l'oggetto magico, e come ambientazione niente meno che New York. La morale riguarda la genitorialità, sia materna che paterna, e la vita social con tutte le sue insidie.
A tratti sembra un romanzo di Lovecraft con tinte cupe al limite dello splatter, l'amaro rimane in bocca e il cervello viene stimolato a ragionare.
Il fantasy è presente e comunque contestualizzato ai giorni nostri (siamo nel 2014) e a New York.
I personaggi sono ben descritti e la personalità si manifesta in maniera sviluppata e complessa.
Un libro da leggere, che stupisce, fa riflettere e sicuramente non si dimentica.
Ha vinto diversi premi ed è evidente il perché a chi lo legge.
Il protagonista di questa favola è Apollo Kagwa, che prende il cognome straniero dalla madre ugandese dopo che il padre li abbandona poco tempo dopo la sua nascita senza alcun preavviso. E senza alcun preavviso un giorno riceve dal padre una misteriosa scatola contenente un libro per bambini che lui gli leggeva da appena nato, Outside Over There di Maurice Sendak, che Apollo decide di mettere a parte e conservare per tutta la vita, così da poter leggere anche lui lo stesso libro a suo figlio.
Apollo fa della sua passione per i libri un lavoro fin da piccolo: ancora giovanissimo, rivende i libri e le riviste che la madre gli porta da leggere per poterne comprare altri, che poi rivende a lavoro volta. Svuota soffitte e cantine e finite le scuole ha un’attività già avviata, per cui decide di diventare un mercante di libri a tutti gli effetti. Conosce la futura moglie, Emma, in biblioteca durante una svendita e dopo poco tempo diventano genitori di Brian.
E da qui le cose cominciano a incrinarsi. Emma si fa sempre più strana, riceve misteriori messaggi sul telefono, che si cancellano poco dopo la ricezione, raffiguranti Apollo e il figlio in scene di vita quotidiana; comincia a soffrire di depressione e, sembrerebbe, una leggera schizofrenia che avrà il suo culmine in un evento che cambierà le vite di lei, Apollo e Brian per sempre, e anche la loro concezione di ciò che è reale e cosa no.
Da questo momento si scoperchia il vaso di Pandora e quello che sembrava un comune romanzo di narrativa segue un andamento sempre più fantastico, in cui l’autore prende ispirazione e gioca con alcuni generi letterari come il thriller cospirativo, l’urban fantasy e i miti scandinavi. Il rischio di scadere nel trash con un tracollo stilistico è dietro l’angolo a ogni capitolo ma LaValle è stato, secondo me, molto bravo nel tenere tutto bilanciato senza mai esagerare. Una volta ottenuta dal lettore la giusta sospensione dell’incredulità mantiene la sua parte di questo tacito accordo senza mai scadere in banalità.
In generale questa Favola di New York mi è piaciuta: è un romanzo che intrattiene piacevolmente, è avvincente e la componente fantastica aggiunge una notevole imprevedibilità all’intreccio. L’idea alla base di scrivere una favola contemporanea è stata rispettata dall’autore, che è riuscito anche a inserire aspetti che sono ormai parte della nostra vita quotidiana come i social network e la tecnologia e a renderli centrali nella vicenda. Raccontare la contemporaneità e i rapporti interpersonali senza nominare Facebook o uno smartphone è quasi anacronistico ma è comunque una cosa che azzardano ancora in pochi. Trovarli all’interno di un racconto di questo tipo, con così forti influenze fantastiche, è stata quindi una sorpresa.
Unico aspetto negativo per me di Favola di New York, del tutto soggettivo, tutto sommato giustificato perché in linea con l’intento di dare al romanzo la veste di una favola, è l’assenza quasi totale di introspezione, quella che mi ha fatto amare i romanzi più surreali di un autore come Murakami e di altri che giocano col fantastico per raccontare la complessità del nostro mondo. Ma, come dicevo, il tono dell’autore è volutamente quello del racconto fiabesco e, quindi, ci sta. Non credo si tratti infatti di una mancanza di profondità ma una decisione arbitraria di intenti a monte.
Recensito in Italia il 29 novembre 2019
Il protagonista di questa favola è Apollo Kagwa, che prende il cognome straniero dalla madre ugandese dopo che il padre li abbandona poco tempo dopo la sua nascita senza alcun preavviso. E senza alcun preavviso un giorno riceve dal padre una misteriosa scatola contenente un libro per bambini che lui gli leggeva da appena nato, Outside Over There di Maurice Sendak, che Apollo decide di mettere a parte e conservare per tutta la vita, così da poter leggere anche lui lo stesso libro a suo figlio.
Apollo fa della sua passione per i libri un lavoro fin da piccolo: ancora giovanissimo, rivende i libri e le riviste che la madre gli porta da leggere per poterne comprare altri, che poi rivende a lavoro volta. Svuota soffitte e cantine e finite le scuole ha un’attività già avviata, per cui decide di diventare un mercante di libri a tutti gli effetti. Conosce la futura moglie, Emma, in biblioteca durante una svendita e dopo poco tempo diventano genitori di Brian.
E da qui le cose cominciano a incrinarsi. Emma si fa sempre più strana, riceve misteriori messaggi sul telefono, che si cancellano poco dopo la ricezione, raffiguranti Apollo e il figlio in scene di vita quotidiana; comincia a soffrire di depressione e, sembrerebbe, una leggera schizofrenia che avrà il suo culmine in un evento che cambierà le vite di lei, Apollo e Brian per sempre, e anche la loro concezione di ciò che è reale e cosa no.
Da questo momento si scoperchia il vaso di Pandora e quello che sembrava un comune romanzo di narrativa segue un andamento sempre più fantastico, in cui l’autore prende ispirazione e gioca con alcuni generi letterari come il thriller cospirativo, l’urban fantasy e i miti scandinavi. Il rischio di scadere nel trash con un tracollo stilistico è dietro l’angolo a ogni capitolo ma LaValle è stato, secondo me, molto bravo nel tenere tutto bilanciato senza mai esagerare. Una volta ottenuta dal lettore la giusta sospensione dell’incredulità mantiene la sua parte di questo tacito accordo senza mai scadere in banalità.
In generale questa Favola di New York mi è piaciuta: è un romanzo che intrattiene piacevolmente, è avvincente e la componente fantastica aggiunge una notevole imprevedibilità all’intreccio. L’idea alla base di scrivere una favola contemporanea è stata rispettata dall’autore, che è riuscito anche a inserire aspetti che sono ormai parte della nostra vita quotidiana come i social network e la tecnologia e a renderli centrali nella vicenda. Raccontare la contemporaneità e i rapporti interpersonali senza nominare Facebook o uno smartphone è quasi anacronistico ma è comunque una cosa che azzardano ancora in pochi. Trovarli all’interno di un racconto di questo tipo, con così forti influenze fantastiche, è stata quindi una sorpresa.
Unico aspetto negativo per me di Favola di New York, del tutto soggettivo, tutto sommato giustificato perché in linea con l’intento di dare al romanzo la veste di una favola, è l’assenza quasi totale di introspezione, quella che mi ha fatto amare i romanzi più surreali di un autore come Murakami e di altri che giocano col fantastico per raccontare la complessità del nostro mondo. Ma, come dicevo, il tono dell’autore è volutamente quello del racconto fiabesco e, quindi, ci sta. Non credo si tratti infatti di una mancanza di profondità ma una decisione arbitraria di intenti a monte.






