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Giorni selvaggi. Una vita sulle onde Copertina flessibile – 30 giu 2016

4.1 su 5 stelle 27 recensioni clienti

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Descrizione prodotto

Recensione

Sulla tavola da surf a cavalcare la vita

Gianni Riotta, Tuttolibri - La Stampa

Quando guardo al passato, il solo vero rimpianto è aver dimenticato, distratto da altre passioni, le mie estati da ragazzino in Sicilia, passate da giugno a settembre remando barchini da pescatore, immergendomi al largo dalle boe, nuotando negli ultimi giorni prima di scuola nella schiuma delle cupe onde metalliche, annuncio d’autunno. La nostalgia mi spinge allora in biblioteca a cercare il mare, «colore del vino» secondo Omero, gli oceani di Melville e Conrad, la corrente tropicale di Santiago de Il vecchio e il mare, la novella di Hemingway che i posteri leggeranno per sempre. Tra i libri di oggi il seducente L’ombra del massaggiatore nero di Sprawson, con le nuotate di Goethe lungo il Canal Grande a Venezia e dell’autore nel Bosforo, o Un giro del mondo per una vittoria, i ricordi di Alain Colas, navigatore solitario scomparso al largo delle Azzorre nel 1978, a 35 anni, durante la prima regata Route du Rhum. Allo scaffale aggiungo adesso - e invito lettori e lettrici a metterlo nel borsone delle vacanze, o sul tavolino del terrazzo per chi resta a casa - Giorni Selvaggi. Una vita sulle onde, meditazione sul surf di William Finnegan.
Finnegan, inviato del settimanale New Yorker in Sudan, Somalia, Sud Africa e Messico, ha vissuto sulle onde da ragazzo, in California e alle Hawaii, dove il padre lavorava come producer televisivo. Il titolo originale del saggio narrativo è Barbarian Days, il surf è «barbaro», inventato dagli hawaiani prima che, nel 1820, i missionari bianchi lo proibissero come blasfemo. Da ragazzino Finnegan surfa con i compagni di scuola alle Hawaii, tra le consuete botte con i bulli di ogni aula scolastica americana, e impara dai compagni «moko», di origine polinesiana, che la crudele dea Pele governa le onde, indifferente ai sacrifici che le vengono tributati. Finnegan ha presto lasciato, dopo la Cresima, la fede cattolica dei genitori, la mamma, elegante «come un personaggio di Joan Didion», il papà, figlio di alcolizzati e pattinatore straordinario in velocità. Si converte alla cultura dei surfers, persuasi che ogni onda abbia una sua forza, in gergo detta «juice», succo, perché il mare lega la disincantata vita dei ragazzi con la tavola in spiaggia e la spiritualità ancestrale hawaiana.
Gli hawaiani, benedetti da tempo meraviglioso e abbondanza di cibo e pesce, passavano le stagioni sulle tavole del surf, preparate e decorate dai sacerdoti, usate nei riti sacri per propiziare l’oceano, arrivando però a scommettere 4000 maiali su una sola gara. Il giovane Finnegan ne assorbe la mistica e la contrasta, nei ricordi, con la violenza di una spiaggia hawaiana che non ha nulla dello spot turistico, sporcata da droghe, alcol, povertà, razzismo, gang. Eredità, a suo avviso, del rapace colonialismo. Malgrado l’adesione delle isole agli Usa come cinquantesimo Stato, e i tanti caduti nella Seconda guerra mondiale, Finnegan ricorda che il club dei «gentlemen», gli occidentali «haole», si ostinava ad escludere i non bianchi dall’iscrizione. Non paradiso dunque, ma dura realtà da sfuggire librandosi su un’onda, imparando equilibrio, velocità, stile, «americani» contro «hawaiani», intenti a non schiantarsi sulla barriera corallina, le scogliere. Presto il magro e insicuro bambino bianco «haole» Finnegan è un uomo, presto i rivali di surf diventano amici, sodali, compagni di fede.
Giorni selvaggi è memoria di formazione, classica dove i capitoli sulla scuola sono i meno originali, le piccole angherie subite dall’autore trasformate, secondo la moda vittimistica americana, in «violenze», le sculacciate in offese di cui ancora lamentarsi da adulti.
Ma quando Finnegan sale sulla tavola, dapprima le lunghe Anni 60, poi le corte, veloci e affidabili, il libro prende ritmo e vi porta al largo sul mare, protagonista sacro, maliardo. «In mare, ogni cosa è legata in modo indissolubile e inquietante a tutte le altre. Le onde sono il campo da gioco. Il fine ultimo. Sono l’oggetto del desiderio e della tua ammirazione più profonda. Allo stesso tempo, sono anche il tuo avversario, la tua nemesi, il tuo nemico mortale. L’onda è il rifugio, il tuo nascondiglio felice, ma anche un territorio selvaggio e ostile, una realtà indifferente e dinamica. A tredici anni, avevo smesso in pratica di credere in Dio, ma questo nuovo sviluppo aveva lasciato un vuoto nel mio mondo, la sensazione di essere stato come abbandonato. L’oceano per me era simile a un Dio insensibile, infinito nella sua pericolosità, dotato di un potere smisurato. Eppure, perfino da bambino, eri tenuto a misurarti con lui ogni giorno. Dovevi - era essenziale, una questione di sopravvivenza - conoscere i tuoi limiti, sia fisici che emotivi. Ma come potevi conoscere i tuoi limiti se non li mettevi alla prova? E che succedeva se la prova la fallivi?».
Elegante la traduzione di Fiorenza Conte, Mirko Esposito e Stella Sacchini, ma la base militare si chiama Pearl Harbor all’americana, non «Harbour» all’inglese, troppi morti di mezzo per introdurre la grafia britannica.

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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 496 pagine
  • Editore: 66th and 2nd (30 giugno 2016)
  • Collana: Vite inattese
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8898970587
  • ISBN-13: 978-8898970582
  • Peso di spedizione: 762 g
  • Media recensioni: 4.1 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (27 recensioni clienti)
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Che cosa è il surf e cosa rappresenta per chi, sin da bambino, lo ha vissuto, introiettato, amato, odiato, abbandonato, ripreso, studiato?
Agli occhi di un profano parrebbe semplicemente uno sport, ma così non e', ed il surfista lo sa bene.
Un senso di appartenenza attraversa la sua vita, individuo con visibili tratti di megalomania e monomania, un po' antisociale, affamato di solitudine, sospeso tra l' essere e l' apparire, con un destino nebuloso ed insondabile, ma con un ben definito codice di condivisione ed appartenenza.
In lui si sprigiona una dipendenza che scorre in un flusso impetuoso, imperioso, inseguendo quell' onda perfetta che racchiude maestosita', unicita', solitudine, irrazionalita', ma anche regole comunitarie non scritte, visibilità, studio, conoscenza di se'.
E poi vi è quell' oceano malvagio ed indifferente, quel mare popolato da creature invisibili e misteri profondi, metafora di una vita sregolata e travolgente e contrapposizione tra la goccia, l' individuo, e l' oceano, la natura selvaggia.
Su quella tavola si alternano gioie e dolori, paura ed incoscienza, in un viaggio di antitetico parallelismo, mentre la vita, sospinta da un soffio di vento, sospesa ad altezze vorticose, si traveste da onda per sorprenderti e risucchiarti come un gigante affamato per poi scorrerti accanto, con inusitata potenza, mentre cerchi disperatamente di afferrarla e domarla.
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Un libro scritto egregiamente per tutte le età, dai ragazzi che possono imparare a seguire la propria vocazione e sogni agli adulti affinchè capiscano che è possibile vivere secondo stili di vita non inquadrati nelle solite caselle a cui siamo abituati. Per sognare, amare i viaggi ed imparare ad essere cittadini del mondo e, soprattutto, imparare ad amare e rispettare il mare. Letto in inglese è anche meglio.
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Bel libro che descrive la filosofia del surf e del modo in cui chi fa surf vede il mondo e tutto ciò che lo circonda.
Consigliatissimo
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Finnegan disvela davanti ai nostri occhi un mondo parallelo, che è anche una ottima metafora delle nostre realtà più consuete. Lunghe attese snervanti, contrattempi, ferite virtuali e fisiche ripagate, ogni tanto, da una planata strabiliante in un sistema perfetto. L'autore ha inseguito per tutta la vita, in modo sovente compulsivo, il luogo ideale per fare surf, l'onda perfetta che non esiste. Nel suo peregrinare ha incontrato tante storie, tante persone, tanti luoghi magici. Dagli Stati Uniti alle Hawaii, al sud Pacifico, all'Australia, all'Indonesia, al Sud Africa, sino a Madeira e ritorno.
Ha fatto ogni mestiere pur di inseguire il suo sogno lungo il percorso, soprattutto negli anni giovanili, ma quello che lo ha segnato di più è stato l'insegnante a Città del Capo, ai tempi dell'Apartheid. Da "adulto", è diventato giornalista professionista e collaboratore fisso per il New Yorker, intervistando personaggi come Barack Obama. Ma il surf lo ha seguito, talvolta inseguito, per tutta la vita. Oggi William Finnegan ha 64 anni, ha dovuto registrare gli attimi magnifici ma anche l'inesorabile declino fisico che non gli permette più di fare quello che gli veniva naturale sino a qualche anno fa. Ma seguirlo nel suo viaggio è scoprire che la passione del surf ha connotato la sua traiettoria esistenziale sia direttamente (con i tanti momenti emozionanti sull'onda) che indirettamente, portandolo in Sud Africa e quindi imprimendo al suo futuro un takeoff molto speciale.
Leggere questo libro significa imparare a leggere il mondo da un punto di vista completamente nuovo, ma in fondo molto classico: l'eroe che compone il suo viaggio attorno al mondo, raccogliendo esperienze attraverso la sua passione, sino a ritornare a casa. Quando vedrete un ragazzo o una ragazza con una tavola sotto il braccio, WIlliam Finnegan sarà accanto a voi.
Commento 3 persone l'hanno trovato utile. Questa recensione ti è stata utile? No Invio feedback...
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Formato: Formato Kindle
Quando giorni selvaggi di finnegan vinse il pulitzer decisi di leggerlo perché se non l'ha vinto città in fiamme qualcosa questo libro doveva avere. Sapete cos'ha? Mentre città in fiamme racconta la scena punk e quindi, per quanto io mi ci possa riconoscere, una nicchia di quello che era la società, giorni selvaggi racconta la generazione del surf. Avete presente roth ed il grande romanzo americano? Quello in cui parla de baseball ancora ed ancora? Ecco, finnegan parla del surf e delle onde 🌊 e dei posti che ha visitato. 500 pagine di surf per capirci ma prima di annoiarmi ne ho lette 400 quasi senza fiato. Le ultime 100 pagine sono ricordi più recenti. Le prime 400 pagine raccontano un mondo che non c'è più, l'America del surf e di ciò che avrebbero voluto essere, un mondo ribelle, a contatto con la natura, in cui si viveva con poco a volte pochissimo. Non so se chi non ama il mare e le onde e la parte maestosa del mare lo possa apprezzare ma anche lo stile dice la sua, mi ha aiutato molto a metter giù parte del mio lavoro, perlomeno ad impostarlo, a maturare il linguaggio, non vi dico leggetelo però vi perdete tanto a non farlo.
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