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Gli emigrati (Opere di W.G. Sebald) di [Sebald, W.G.]
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Gli emigrati (Opere di W.G. Sebald) Formato Kindle

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Descrizione prodotto

Recensione

Gli emigrati, eccentriche figure legate alle vicende del popolo ebraico, in paesaggi di tenue disperazione

Luigi Forte, Tuttolibri - La Stampa

W.G. Sebald amava guardare indietro fra le macerie della storia contemporanea. Per uno come lui, che proveniva da una famiglia di vecchia tradizione socialista della Baviera, non era nostalgia né ricerca del tempo perduto, ma il disvelamento del silenzio e della rimozione, lo sguardo nell'abisso dell'orrore nazista. Cercava tracce e testimonianze, lasciava filtrare nella sua prosa, densa e ossessiva, traumi e vite spezzate. Era anche un modo per ritrovare una nuova identità come tedesco e instancabile flaneur fuori dai propri confini. Da studente, nel 1966, se n'era andato a Manchester, poi aveva insegnato in Svizzera, per tornare in Inghilterra, a Norwich, come docente di letteratura tedesca fino alla morte in un incidente stradale, nel 2001, a soli cinquantasette anni. L'anno prima, era stato pubblicato Gli emigrati, ora riproposto nella bella versione di Ada Vigliani, accanto ad altre opere già in catalogo come Vertigini, Austerlitz, Storia naturale della distruzione, che hanno fatto di Sebald un narratore di classica pregnanza, per molti aspetti anomalo, in bilico tra finzione e storia, mimesi e documento. Come anomalo è il suo sguardo di archeologo di una quotidianità smarrita e violata, che egli sa sottrarre al tempo e all'oblio e ricondurre alla parola. Anche grazie alle fotografie che costellano i suoi testi: esplicite menzioni, didascalie, talvolta semplici reperti di una realtà dissolta e perduta che l'immagine ricompone caparbiamente nell'archivio della memoria collettiva.
Ne Gli emigrati quattro personaggi si affacciano alla ribalta di altrettante storie intrecciate al destino e ai vagabondaggi dell'autore su un fondale di solitudine e abbandono, vincoli recisi e identità. Un libro autobiografico in cui paradossalmente l'io non è che semplice legame fra eccentriche figure legate alle drammatiche vicende del popolo ebraico, aliene ed errabonde, in paesaggi di tenue, sottile disperazione. Come lo scenario della campagna inglese dove, nella torre di una vasta proprietà, in cui Sebald affittò da giovane un paio di stanze, vive il vecchio Henry Selwyn, un tempo medico e uomo di mondo. Oppure la provincia bavarese che fa da sfondo alla storia del suo maestro di scuola Paul Bereyter, figlio di un commerciante ebreo morto di crepacuore per tante angherie subite. Paul emigra, poi per nostalgia torna in Germania, giusto in tempo per finire al fronte. Continuerà anche nel dopoguerra a sentirsi fuori luogo, senza casa, come quegli scrittori suicidi, da Klaus Mann a Benjamin, da Toller a Zweig, che egli leggeva e postillava con passione e che imiterà togliendosi la vita. Lo racconta una sua vecchia amica Mme Landau: è nel paese degli esiliati, nel buco nero della storia che Paul trova risposta al proprio disagio. Così come il prozio Ambros Adelwarth, cameriere in hotel di lusso e maggiordomo di uno dei più grandi banchieri americani, si chiude volontariamente in una clinica per malati mentali di Ithaca.
Il gran mondo che egli ha attraversato, sia pure in ruoli subalterni, non ha potuto attutire il vuoto di un insanabile spaesamento e di un'identità tutta formale. Un altro destino senza risposte, come quello del pittore Max Ferber conosciuto da Sebald a Manchester, che i genitori, vittime del nazismo, riuscirono a far emigrare in tempo. Personaggio indelebile, chiuso nel suo atelier buio e polveroso vicino ai docks, Ferber è una specie di Caronte che traghetta gli scrittori verso lidi misteriosi e lontani. Quasi anticipando il personaggio di Austerlitz nell'omonimo romanzo, anch'egli scopre nel vuoto e nell'assenza un possibile rifugio. Attraverso il suo racconto e il diario della madre del pittore, Sebald compie un viaggio a ritroso, nel tempo dell'oblio, fino al ghetto di Lódz, tra lapidi di cimiteri ebraici abbandonati, in necropoli dissestate. Alla ricerca di una memoria scomparsa, di un'identità irrecuperabile.
Nel ridare voce ai dispersi, lo scrittore evoca mondi, realtà, milieu sociali con corale passione. Fa parlare i documenti, lascia filtrare le testimonianze. Lo smalto di un'intera epoca brilla grazie alla sua pittorica fantasia, al suo gusto iconografico fra sogno e realtà, come in quell'attimo, quasi felliniano, in cui la contessa Demboski appare al prozio, a Deauville, in una grigia alba marina, mentre incede tenendo al guinzaglio un coniglio d'angora. Dettagli singolari che rapiscono il lettore ancora inebriato dagli aromi dell'emporio misterioso del signor Bereyter. Forse lì sta la vera patria, nei tasselli malcerti di un passato che dà le vertigini, come lo si guardasse da grandi altitudini, «da una di quelle torri che si perdono nel cielo».

Sinossi

Quattro personaggi intrecciano negli Emigrati la loro vita con quella dell’autore: Henry Selwyn, brillante chirurgo e uomo di mondo, ritiratosi in tarda età nella torre di una casa della campagna inglese dove Sebald affitta in gioventù un appartamento; Paul Bereyter, promeneur walseriano e maestro elementare del futuro scrittore in una scuola di paese; il prozio Ambros Adelwarth, cameriere negli hotel di lusso di mezzo mondo e maggiordomo presso l’alta società; il pittore Max Ferber, compagno di lunghe conversazioni serali a Manchester. Quattro personaggi legati alle vicende del popolo ebraico, spaesati ed errabondi, di cui Sebald ripercorre il cammino andando in cerca di amici e testimoni, diari, documenti, ritagli di giornali, fotografie, cartoline, e intessendo come sempre parola e immagine fotografica in un’investigazione che è anche indagine sul proprio sradicamento. Se in Austerlitz Sebald si ritrarrà sullo sfondo, qui è egli stesso a prendere in mano il filo del ricordo, dispiegando una struggente sinfonia dei senza casa: dall’inizio in sordina del primo movimento, lacerato da uno sparo finale, al corpo ascetico del maestro Bereyter disteso sopra i binari, con l’abetaia innevata sullo sfondo, alla storia di Ambros Adelwarth, dove il tripudio di luci, profumi, colori declina nelle atmosfere cupe di una clinica psichiatrica, fino al lento ripiegarsi di una vita fra le brume di Manchester, nelle penombre dei pub al porto o dell’atelier dove Ferber disegna e cancella senza tregua la propria opera.

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 3360 KB
  • Lunghezza stampa: 253
  • Editore: Adelphi (5 giugno 2013)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B00D6F9UBQ
  • Word Wise: Non abilitato
  • Screen Reader: Supportato
  • Miglioramenti tipografici: Abilitato
  • Media recensioni: 4.0 su 5 stelle 1 recensione cliente
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: #57.112 a pagamento nel Kindle Store (Visualizza i Top 100 a pagamento nella categoria Kindle Store)
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il 25 gennaio 2014
Formato: Formato Kindle|Acquisto verificato
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