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I sommersi e i salvati (Super ET) di [Levi, Primo]
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I sommersi e i salvati (Super ET) Formato Kindle

4.9 su 5 stelle 17 recensioni clienti

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Lunghezza: 211 pagine Miglioramenti tipografici: Abilitato Scorri Pagina: Abilitato

Descrizione prodotto

Sinossi

Quali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Quali rapporti si creano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la "zona grigia" della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibile capire dall'interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibile ribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di un'esperienza estrema? Le risposte dell'autore di Se questo è un uomo nel suo ultimo e per certi versi piú importante libro sui Lager nazisti. Un saggio imprescindibile per capire il Novecento e ricostruire un'antropologia dell'uomo contemporaneo.

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 928 KB
  • Lunghezza stampa: 211
  • Editore: EINAUDI (28 settembre 2015)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B015S2M9S0
  • Word Wise: Non abilitato
  • Screen Reader: Supportato
  • Miglioramenti tipografici: Abilitato
  • Media recensioni: 4.9 su 5 stelle 17 recensioni clienti
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: #9.477 a pagamento nel Kindle Store (Visualizza i Top 100 a pagamento nella categoria Kindle Store)
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Principali recensioni dei clienti

Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
I sommersi e i salvati è un saggio di Primo Levi che analizza la tragedia dei Lager nazisti, il ruolo delle vittime e degli aguzzini all’interno dei campi, l’importanza della testimonianza e il rischio che la memoria della persecuzione nazista venga dispersa o, peggio ancora, travisata e negata. Quello di Levi è dunque, come già in Se questo è un uomo e ne La tregua, un rinnovato appello alla memoria dei lettori riguardo alla Shoah: non dimenticare, affinché la Storia non debba ripetersi.

La forza di questo libro è il coraggio di raccontare l’animo umano in una situazione inedita nella Storia come quella del campo di sterminio. Levi non descrive la spinta alla solidarietà e all’aiuto reciproco da parte degli internati, ma piuttosto presenta la vita del campo secondo la massima mors tua vita mea - "la tua morte è la mia vita", e cioè il cinico principio per cui alla morte di un compagno corrisponde una speranza di salvezza in più per se stessi: la quotidianità dell'incubo, l'assurdità delle leggi del campo in una situazione esistenziale in cui nulla pare avere più norma o valore, la perversità di un microcosmo che pare non avere orizzonti di uscita.
Levi ci spiega quali limiti disumani possa raggiungere una condizione come quella dei prigionieri di un lager, non riferendosi tanto alla ferocia nazista, bensì descrivendo lo stato di degradazione morale e fisica in cui versano i prigionieri: una disumanizzazione tale da togliere significato anche alla morte.

Consiglio a tutti di comprarlo. Un libro che non può assolutamente mancare nella nostra libreria!
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Cosa dovrei raccontarvi. Lasciate che lo faccia l'autore. E' da leggere assolutamente come tutti i libri che ha scritto Primo Levi. Non leggo molto ma cercherò di impormelo.
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Edizione Einaudi consigliata, prefazione di Todorov (é l'autore della Conquista dell'America ...sottotitolo: Il problema dell'altro, consigliatissimo). Il testo di Levi è ricco di rimandi bibliografici per chi vuole approfondire. Oltre ad una discreta postfazione di Barberis, alla fine trovate anche una nota biografica. Ma veniamo al contenuto:
Ci sono libri che quando leggi non riesci a staccarti, questo è uno di quelli. A distanza di 40 anni da Se questo è un uomo, Levi mette in mostra tutto il suo acume, facendo i conti con il passato e con una memoria che sbiadisce, ma che ha maturato in lui sotterraneamente un'analisi densa di significati. Se amate la storia, se amate Primo Levi, se amate la profondità del pensiero e l'onestà intellettuale, non potete non leggere questo libro che risulta quanto mai attuale... Ci sono libri scritti col sangue proprio, sono pochi anzi pochissimi e questo è uno di quelli. Tutti i capitoli sono belli e interessanti da leggere, non solo quello dedicato alla cosiddetta zona grigia, che è il più citato. Ci sono episodi e racconti inediti (terribili...) ma soprattutto riflessione.
Pubblicato nel 1986, l'anno dopo Levi muore cadendo dalla tromba delle scale dal 3 piano della sua abitazione a Torino. Tutti...quasi tutti hanno subito pensato e tuttora si pensa al suicidio, come se dall'esperienza del lager non si possa mai uscire vivi. Per Rita Levi Montalcini, che lo conosceva bene, si trattò d'incidente. Dopo una piccola ricerca me ne sono convinto anch'io. Si dice che quest'ultimo libro lo abbia trascinato ancor di più nella depressione e il nesso è semplice.
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Di aprosdoketon RECENSORE TOP 100 il 27 gennaio 2015
Formato: Copertina flessibile
Con I sommersi e i salvati - pubblicato nell’aprile del 1986, un anno esatto prima della morte – Primo Levi torna per l’ultima volta a indagare quelle esperienze concentrazionarie che erano state alla radice della sua vocazione di scrittore: e non pare casuale, anzi suona come una vera e propria chiusura del cerchio, che il titolo del libro riprenda quello di uno dei più cruciali capitoli di Se questo è un uomo (il nono).
Fra l’opera di esordio e quella di congedo, la principale differenza sta nell’angolo visuale: se là l’autore, per dirla con le sue stesse parole, s’era “rigorosamente limitato a riportare i fatti di cui aveva esperienza diretta, escludendo quelli appresi più tardi da libri e giornali”, qui adotta una prospettiva di più largo raggio, presentando l’universo negativo dei campi di sterminio quasi in termini di “teoria generale”, ancorché arricchita di concretezza (e, soprattutto, di spessore umano) dal costante apporto dell’esperienza personale.
Al di là della dicotomia – spesso decisa sul filo della più cieca casualità – tra “sommersi” e “salvati”, tra chi soccombeva e chi in qualche modo riusciva a sopravvivere, il libro ricostruisce i meccanismi perversi e pervertitori con cui quel microcosmo disumanizzato, che “riproduceva in scala più ridotta ma con caratteristiche amplificate la struttura gerarchica dello Stato totalitario”, incideva sull’anima degli uni e degli altri, asservendoli o annientandoli. È addirittura passata in proverbio l’espressione “zona grigia”, intesa a denotare le varie situazioni di quei prigionieri che, per scelta o per costrizione, si trovarono in qualche modo a collaborare coi loro carnefici.
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