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L'altra verità di [Alda Merini]

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L'altra verità Formato Kindle

4,4 su 5 stelle 1.302 voti

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Dettagli prodotto

  • ASIN ‏ : ‎ B00C7OSTSC
  • Editore ‏ : ‎ BUR (5 aprile 2013)
  • Lingua ‏ : ‎ Italiano
  • Dimensioni file ‏ : ‎ 1623 KB
  • Da testo a voce ‏ : ‎ Abilitato
  • Screen Reader ‏ : ‎ Supportato
  • Miglioramenti tipografici ‏ : ‎ Abilitato
  • Word Wise ‏ : ‎ Non abilitato
  • Memo ‏ : ‎ Su Kindle Scribe
  • Lunghezza stampa ‏ : ‎ 106 pagine
  • Recensioni dei clienti:
    4,4 su 5 stelle 1.302 voti

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Recensioni clienti

4,4 su 5 stelle
4,4 su 5
1.302 valutazioni globali

Recensioni migliori da Italia

Recensito in Italia 🇮🇹 il 1 febbraio 2022
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5,0 su 5 stelle Immensa Alda...
Di Giovanna il 1 febbraio 2022
Racconto autobiografico relativo ai 10 anni di ricoveri per disturbo bipolare, che Alda ha scritto forse più per testimoniare una realtà di cui poco si parlava che per ricordare il periodo più tormentato della sua vita, allo stesso tempo da lei avvertito come l'incontro più profondo con la propria anima. In questa una testimonianza c'è il fondamento della sua bivalenza,

"Eppure, sotto la diagnosi serpeggiava quieta la mia anima dolce, rasserenante, un'anima che non era mai stata tanto luminosa e vitale...
...
Così in questo modo gentile adoperai il silenzio, e mi venne fatto di incontrarvi il mio io, quell'io identico a se stesso, che non voleva, non poteva morire."

Alda era molto giovane al tempo del primo prolungato ricovero, sebbene fosse già madre di due figlie. Nelle prime pagine descrive ciò che ricorda del periodo pre-ricovero, di quella "stanchezza" che le intorpidiva la mente nella quotidianità e che poi sfociò in tristezza, esaurimento emotivo, depressione a seguito della morte della madre. Scrive,

"... un giorno, esasperata dall'immenso lavoro e dalla continua povertà e poi, chissà, in preda ai fumi del male, diedi in escandescenze e mio marito non trovò di meglio che chiamare un'ambulanza, non prevedendo certo che mi avrebbero portata in manicomio".

La prima parte del libro è un insieme di notizie, confuse e ripetute, su quanto percepiva al tempo della propria situazione clinica e sull'andamento delle giornate al Paolo Pini. Si alternavano in lei guerra e pace, buio e luce, periodi di apparente lucidità (".. la Capa mi sgridava dicendo che io ero una girandolona. Ma a me non me ne importava nulla. Invece mi importava di aver raccolto del materiale umano, di avere, qualche volta, compreso, educato e consolato.") ad altri di cui non ha mantenuto memoria ("cadevo in confusione e vi rimanevo per mesi e mesi, e di quel tempo non ricordo nulla."). Durante questi anni più volte si è tentata la sua riabilitazione all'esterno, che però sfortunatamente non dava buoni risultati a lungo termine. La Merini, essere solitario ma affamato di contatto, di calore umano, rielabora e racconta di come riuscì anche in quel contesto a intrecciare rapporti con diverse persone, identificandole con una sola lettera iniziale quasi sempre. In alcuni di questi rapporti trasudano le tracce di quella pulsione carnale, viscerale, primitiva che contraddistingue la maggior parte delle sue opere. Poi a un certo punto, imbottita di farmaci, perde anche la propria sessualità, si aggrappa e si ciba di rapporti affettivi puri, fatti di baci innocenti e rotolate sul prato. Ma resta, in fondo, quell'insidioso e insaziabile appetito d'amore puro, che talvolta viene appena lenito dalla spiritualità, dall’incontro potente con la natura. Un rapporto di grande spessore è stato quello con un dottore, il dott. G., con il quale intraprese un percorso di recupero psicoterapeutico. Alda prova finalmente qualcosa di "immenso" nei confronti di questo dottore che cerca di aiutarla in tutti i modi, fiducia, affidamento. Commuove il racconto di quando il dottor G. le dà la possibilità di utilizzare una macchina da scrivere e le dice "Vai, vai, scrivi". Penso che quel momento avrà rappresentato per Alda l'esplosione dell'anima, delle emozioni sopite, perdute, rincorse, desiderate. Il risveglio del sentire, il dargli voce e con la sua potenza espressiva semplice ma tanto viscerale, innata. È la poesia la primaria pulsione che alimenta la sua vita, la sfama e allo stesso tempo la tiene ancorata al presente. Scriverà in seguito,

“Se fossi completamente guarita, mi ergerei certamente giudice, e condannerei senza misura. Ma molti, tutti, metterebbero in forte dubbio la mia sincerità in quanto malata. E allora ho fatto un libro, e vi ho cacciato dentro la poesia, perché i nostri aguzzini vedano che in manicomio è ben difficile uccidere lo spirito iniziale, lo spirito dell’infanzia, che non è, né potrà mai essere corrotto da alcuno.”

Dal silenzio della sua introspezione, precaria e alternata durante il ricovero, analitica e molto realista una volta rientrata nella società, in questo piccolo libro Alda urla al mondo, con delicatezza, le sue grandi mancanze, i suoi traumi, i dolori che tutti prima o poi siamo portati ad affrontare, e che lei si è trovata ad affrontare in pratica sola con se stessa, tra le mura del Pini. Eccone uno, molto significativo,

"Una volta io, Alda Merini, rubai un paio di ciabatte.
...
Da allora venni chiamata ladra, di fronte a tutti. E questo per diversi mesi. E fui segregata in uno stanzino di sicurezza, perché non ribassi più. Quando il dottor G. mi chiese perché l'avevo fatto, io risposi che quelle ciabatte mi ricordavano le ciabatte di mia madre, di cui sentivo tanto il bisogno."

A fondo libro l’autrice aggiunge elementi utili a capire quella contraddizione che traspare sull’esperienza, accentuata dalla confusione “voluta sul testo” (“sta a indicare che non esiste la contemporaneità del dolore”), sul senso delle sue intenzioni, e quasi sconfessa parte del dolore raccontato, riconoscendo i parametri della malattia (“Con questo volume Alda Merini mette a disposizione degli altri le sue esperienze, per un proficuo esito della psicoanalisi e per un’emancipazione umanistica della psichiatria”); e ancora,

“Io mi auguro che la malattia di mente venga finalmente sfatata e ricondotta alla sua vera base, che è un disturbo della emotività.”

Riflessioni leggendo questo libricino se ne possono fare diverse. Quanto ci penalizzano le ferite del passato mai rimarginate? Quanto può costare non volerle riconoscere, non chiedere aiuto, non affrontarle alle prime avvisaglie di difficoltà? Quanto può precipitare in fretta l'equilibrio emotivo, mentale e quindi del corpo? E quanto può essere profondo l'abisso? Quanto è preziosa la libertà?

Chiudo riportando un estratto della prefazione a cura di G. Manganelli, che descrive in modo impeccabile l'abisso dell’immensa anima di Alda Merini ❤️

"Quello spazio è insieme chiuso e spalancato; esclude il 'mondo' ma penetra in una profondità vertiginosa, donde sale una intollerabile dolcezza di fiamme e di luce."
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Recensito in Italia 🇮🇹 il 23 novembre 2022
Recensito in Italia 🇮🇹 il 3 dicembre 2022
Recensito in Italia 🇮🇹 il 6 ottobre 2022
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Recensito in Italia 🇮🇹 il 20 novembre 2022
Recensito in Italia 🇮🇹 il 9 novembre 2022
Recensito in Italia 🇮🇹 il 1 novembre 2022

Le recensioni migliori da altri paesi

Beat Winistoerfer
5,0 su 5 stelle La grandissima Alda Merini
Recensito in Germania 🇩🇪 il 21 agosto 2022
Ma I.
1,0 su 5 stelle No me ha llegado la descarga a mi Kindle.
Recensito in Spagna 🇪🇸 il 27 agosto 2022
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Recensito in Spagna 🇪🇸 il 27 agosto 2022
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Daniela
5,0 su 5 stelle Sehr gut
Recensito in Germania 🇩🇪 il 21 febbraio 2021
Cliente Amazon
5,0 su 5 stelle Potente
Recensito in Francia 🇫🇷 il 7 aprile 2021
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Sandra MORAINE
4,0 su 5 stelle A lire
Recensito in Francia 🇫🇷 il 1 maggio 2021
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