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Mio padre era fascista Copertina flessibile – 26 gen 2016

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Descrizione prodotto

Recensione

In solitudine e con furore, vita di un padre fascista

Mirella Serri, Tuttolibri - La Stampa

«Non credo a quello che vedo. Ci sputano addosso... prima di entrare nella tenuta di San Rossore la popolazione di Pisa e dintorni ci accoglie con un nutrito lancio di pietre e di oggetti vari». Così annota, in pagine redatte dall’aprile al settembre 1945, il prigioniero Vittorio Battista, nato tre giorni prima della marcia su Roma e recluso nel campo di internamento allestito dagli Alleati per gli ex fascisti a Coltano. Appena compiuti i 18 anni era partito volontario per la guerra. Rientrato da Salonicco all’indomani dell’8 settembre 1943, il militare aveva sposato la causa della Repubblica sociale italiana e dopo accesi scontri con i partigiani in Garfagnana era stato catturato e portato in catene insieme ad altri 35 mila fedeli di Mussolini nello stesso sito in cui era prigioniero Ezra Pound. Tenuto in una gabbia, sempre all’aperto, senza un pagliericcio, con due sole coperte e un bugliolo, il poeta era giudicato un fascista «incorreggibile». Terminati i mesi dell’oltraggio e della vergogna, l’avvocato Vittorio, l’ex milite avventuroso e ribelle che sognava di ridare fiato e afflato alla Patria morente, a guerra finita, nella vita di tutti i giorni, vivrà in una specie di sdoppiamento. Diventerà un «borghese» perfettamente integrato, sarà un richiestissimo principe del foro e al contempo si immergerà in una sua personale apocalissi, da esule in patria connotato da un persistente marchio d’infamia. Adesso, a raccontarci queste vicissitudini politico-esistenziali, in una bellissima storia fatta di buio, solitudine e furore, è lo scrittore e giornalista Pierluigi Battista in Mio padre era fascista.
Per il figlio tutto ha origine proprio dal diario ritrovato: Battista junior, con una scrittura che è come un ferro rovente, scava nella sofferenza di Vittorio che, metaforicamente parlando, è rimasto sempre dietro al filo spinato e riversa le sue angosce nell’adesione alla neonata Fiamma tricolore, il Msi, il partito del nostalgici e degli «esuli». Il racconto è anche una storia di affetti e di politica in cui si potranno rispecchiare molti italiani: gli «sconfitti», quelli che si erano allineati con la dittatura al tramonto e che si dovettero ricollocare nell’Italia postfascista, furono infatti più di mezzo milione e a loro bisogna aggiungere tutti coloro che sono riusciti a nascondere i propri trascorsi. Un passato che invece Battista-figlio, il quale fin da liceale aveva deciso di sposare ideali opposti a quelli del padre per abbracciare «la parte giusta», mette impudicamente a nudo.
Vittorio a 22 anni aveva già un vissuto assai speciale mentre Pierluigi alla stessa età aveva come unico rovello a quale aderire fra i vari gruppi della sinistra extra parlamentare. Battista senior si configurò sempre come un «ex» sui generis. Amava appassionatamente il diritto e le leggi, fu un avvocato integerrimo e un garantista di ferro, ripetutamente disponibile a prestare la sua competenza anche a tanti terroristi rossi. I quali lo ripagarono con insulti e minacce: così, ma è solo uno dei tanti esempi, Maria Pia Vianale, militante di punta dei Nuclei armati proletari, durante il processo emetterà nei confronti del suo legale, il quale peraltro la difendeva gratis, una condanna a morte che fortunatamente non venne mai eseguita.
Vittorio non aveva mai condiviso la politica razziale del Duce e nemmeno l’alleanza con Hitler che detestava profondamente. Ma in nome della sua coerenza non si sognò di rinnegare alcunché e «rivendicò sempre di avere abbracciato una causa» per via della quale era stato ricoperto di ignominia. La dialettica tra padre e figlio sarà molto aspra. Il libro oltre a descriverci il paterno viaggio «al termine della notte», spalanca così un’altra porta rimasta chiusa per decenni: cosa vuol dire essere figlio di un fascista e provare una profonda vergogna per il suo operato. Lo scrittore ci ricorda dunque che «gli esseri umani non sono monoliti, figure unidimensionali su cui incollare un’etichetta esemplificatrice». Nel dopoguerra, in nome di questa esemplificazione, c’è stata una dura lotta tra parti avverse e tra padri e figli. E la conciliazione non è quasi mai arrivata. Anche per i due Battista si è pienamente realizzata solo dopo la morte del padre.
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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 161 pagine
  • Editore: Mondadori (26 gennaio 2016)
  • Collana: Strade blu. Non Fiction
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8804660023
  • ISBN-13: 978-8804660026
  • Peso di spedizione: 240 g
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Principali recensioni dei clienti

Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Ho letto questo libro in pochissimi giorni. Ero curioso di conoscere che persone erano quei ragazzi che, cresciuti nell'Italia del ventennio, avevano deciso di seguire la parabola del fascismo fino alla sua fine aderendo alla RSI. Questo libro racconta soprattutto di come ha vissuto nell'Italia post fascista un sopravvissuto della RSI che non ha mai rinnegato le sue idee. E' la storia di un avvocato perbene scritta, con amore apologetico,da un figlio giornalista che in gioventù aveva professato idee assai diverse da quelle del padre. E' un libro scritto in stile giornalistico e non letterario che fa riflettere. Raccomandato soprattutto a tutti quelli che -come me- sono di idee tutt'altro che fasciste ma che amano porsi nei panni degli altri per conoscerli e capirne le ragioni.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Il libro descrive molto efficacemente l'amore del padre per il fascismo, che si presenta con tutti i caratteri delle passioni di carattere mistico-religioso.
Il fascismo e lui stesso sono nati e cresciuti insieme: diventando adulto egli non ha conosciuto altro sistema politico ed è vittima dei danni psicologici che un dittatore come Mussolini con il loro carisma potevano causare nella mente dei più giovani. Il fascismo d'altronde non si accontentava di esprimere un pensiero politico: seppe ispirare una cultura che si rifletteva non solo nella messa in scena il culto per le adunate oceaniche e per le parole d'ordine, ma anche un'arte non priva d'interesse riguardante tra l'altro l'architettura e le arti figurative, ispirando alcuni validi artisti, cui il padre di Battista è strettamente legato. Lo differenzia il suo diverso atteggiamento rispetto a quello di numerosi cultori de fascismo suoi contemporanei che cambiarono facilmente casacca dopo la caduta del fascismo. Battista padre rimane fedele al Duce anche quando, a capo di una neonata repubblica divenne un docile strumento nelle mani dei nazisti, mantenendo questa sua fede anche quando l'ubriacatura criminale lasciò lo spazio alla democrazia de dopoguerra. Evidente il suo imbarazzo quando il figlio gli ricorda la complicità del dittatore italiano nell'arrestare gli ebrei, inviandoli ad Auschwitz. Preferisce non vedere. Grande avvocato, non si tratta certamente di un personaggio sanguinario. Egli è vittima delle sue illusioni e soffre le pene dell'inferno nel constatare che il figlio, crescendo abbraccerà l'antifascismo. Soffre e gli vuole ugualmente bene, rispettandone comunque la libertà.
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Si dice che un figlio sia definitivamente adulto quando comprende le ragioni, soprattutto quelle scomode, dei propri genitori. Ma non c'era ragione, se non la propria libera coscienza e l'amore filiale, perché una grande firma del giornalismo come Pierluigi Battista si mettesse in discussione con un libro così dolorosamente onesto, tanto sofferto nella brillante comunicativa perché scritto con il cuore in mano. Più di qualsiasi altro lavoro che io conosca, la lettura di questo rapporto conflittuale tra padre e figlio rappresenta sentimentalmente quella storia dell'Italia prima del 1989 che oggi più che mai richiede l'elaborazione d'una memoria non più idealistica, omissiva e rancorosa, ma finalmente condivisa. Da far leggere, e capire, nelle scuole (Pietro Andrea Annicelli).
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Di Miki RECENSORE TOP 50 il 8 febbraio 2016
Formato: Copertina flessibile
PREMESSA Questo è un libro autobiografico di un figlio che ritrova il proprio padre da cui aveva diviso la professione e l’odio politico.
L'autore è Pierluigi Battista (editorialista del Corriere della Sera) in questo suo libro racconta un padre che giovanissimo aveva aderito alla repubblica di Salò (1943/1945) facendo una scelta che lo avrebbe condizionato per l’intera esistenza.
IL LIBRO Il padre professionista con casa ai Parioli e studio ben avviato, che racconta nei suoi diari di essere l’esule in patria, non dimenticò mai la pubblica gogna cui lo sottoposero i vincitori; avvocato borghese, stimato e apprezzato dai colleghi, ma anche repubblichino umiliato, sconfitto.
Partito volontario per la campagna di Grecia a soli diciotto anni, prima dei ventidue aveva perso una guerra civile e rischiato la fucilazione, finendo rinchiuso in un campo di concentramento.
Nei giorni della liberazione era stato insultato da quelli che fino a pochi giorni prima avevano indossato la camicia nera, donato l’oro alla patria e inneggiato al duce. E contro questi italiani pavidi e meschini si scaglierà sempre, con testarda determinazione, vivendo le sue due esistenze distinte.
L'autore ha trovato nel diario, che il padre aveva custodito nel segreto per tutta la vita. Ha avuto una percezione così più chiara del tormento del padre fascista, prigioniero a Coltano ed esule in patria nell'Italia in cui era un borghese dalle buone maniere.
CONCLUSIONI Il racconto con i suoi occhi di chi fosse il padre fascista e di cosa abbia significato essere figlio di un fascista.
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