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Racconti notturni Copertina flessibile – 1 gen 1998


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Recensione

HOEG: L'AMORE È UN ARTIFICIO

Forte Luigi, Tuttolibri - La Stampa

Ogni volta Peter Hoeg ci meraviglia, anzi ci sbalordisce un po' di più. Da noi certi bestseller filano via carichi di sentimenti e di ansie private. Vanno dove li porta il cuore. Lui manco ci pensa: va dove ci sono problemi, interrogativi. E se scarseggiano, eccolo pronto ad aumentare la dose, come negli otto Racconti notturni nell'ottima versione di Bruno Berni. Qui il cuore c'entra poco, perché è tutto un fuoco d'artificio di invenzioni intellettuali. Se cerchiamo parentele, allora fra le figure nobili della letteratura: Borges, per esempio, Kafka. Ma anche qualche modello insospettabile: che so, la favola del connazionale Andersen o dei Grimm. Del resto il quarantenne Hoeg, che ha riportato alla ribalta internazionale la letteratura danese, con i generi è sempre stato piuttosto disinvolto. Il bestseller Il senso di Smilla per la neve è un giallo con infinite divagazioni tecniche. E ne I quasi adatti il modello del romanzo di formazione si contamina con la riflessione filosofica. Insomma, questo splendido scrittore, il migliore della sua generazione, ha sfogliato troppi libri per essere un vero epico. Racconta, ma intanto si lascia dietro una marea di riflessioni. Ciò che si deposita non è la realtà, ma l'immagine comunicata dal narratore. In Racconti notturni usciti in originale nel 1990, Hoeg ne ha tratto tutte le conseguenze: inventare variazioni sul tema dell'amore. Iniziando da dove? Da ogni punto cardinale della sua immaginazione. Perché se la realtà è come egli dice, una metamorfosi imperscrutabile, la mente è la vera bussola di chi scrive. Che è poi uno che si lascia inghiottire dalle proprie immagini interiori, come decise di fare un bel giono lo psicanalista Carl Gustav Jung. Come ritenta Peter Hoeg, da buon navigatore. Lungo rotte che hanno la lentezza del pensiero: "Con assoluta indifferenza - assicura - guardo al fatto di vivere in un mondo che parla così velocemente da essere costretto a riprendere fiato dal culo". Attenzione: potrebbe succedere anche al lettore non troppo allenato. Perché qui, almeno con la testa, si corre a perdifiato. E la strada è zeppa di libri e di scrittori. A cominciare dal primo racconto, Viag gio in un cuore di tenebra, dove con buona pace di Joseph Conrad c'è un collega che si chiama Joseph K., proprio come nel processo di Kafka. Alla sbarra però sta la civiltà europea che sembra precipitare nel baratro del Terzo Mondo. Così almeno vien da credere. Ma Hoeg ama i colpi di scena e ciò che uno immagina è confutato dal finale del racconto. Ecco, appunto: queste storie sono qua e là un po' difficili, affastellano troppi temi, ma val la pena di leggerle per il loro epilogo. Imprevedibile, non di rado vicino allo stupore barocco. Qual è la ragione? La cogliamo in uno dei tanti frammenti di poetica disseminati tra le pagine: la trama non esiste nella realtà. Lo pensa il giovane scrittore Toft nell'affascinante Sto ria di un matrimonio e Hoeg lo conferma con i suoi percorsi stranianti. La realtà è fatta di cicli senza fine, così come la vita ha inizi oscuri e si sviluppa nell'infinito. Qui saltano fuori altri antenati: Hoffmann per qualche svolazzo, come nella figura del clown Andress in Compassione per i bambini di Vaden By e poi E. A. Poe per il metafisico equilibrio fra anima ed esattezza. È il gioco miracoloso che conduce Peter Hoeg in otto apologhi intessuti intorno alla data del 19 marzo 1929. Come il Borges di Aleph anche lui lambisce con la parola nello stesso istante punti diversi dell'universo. Per esempio l'amore impossibile del ballerino Andreas che tratteggia la sottile linea di separazione fra verità e menzogna (Omaggio a Bournonvil le) o gli esperimenti della fisica Charlotte Gabel alla ricerca di tracce dei sentimenti del passato (Espe rimenti sulla durata dell'amore). L'amore resta un tormento cerebrale. Il meccanismo che innesca reazioni a catena in una fantasia che sorprende anche se stessa. È il limite e la grandezza del giovane Hoeg: pensare che la vita si raccolga e dilati nelle infinite briciole dell'immaginazione. 

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