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Signor Malaussène Copertina flessibile – 28 lug 2008

4.0 su 5 stelle 13 recensioni clienti

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Descrizione prodotto

Recensione

Pennac come un fumetto. Perché piacciono i Malaussène

Giovanni Bogliolo, Tuttolibri - La Stampa

Per Daniel Pennac il verbo leggere non ha segreti: uno - la sua particolarità di non lasciarsi, come il verbo amare e il verbo sognare, coniugare all'imperativo - ce l'ha rivelato qualche anno fa in un amabile saggio che si chiamava (e si leggeva) Come un romanzo; gli altri invece, quelli che consentono di compensare questo difetto e di trasformare la lettura da dovere a piacere se li è tenuti per sé e li continua a sfruttare per garantire crescenti e straordinarie fortune ai suoi romanzi. È come se lo scopritore della regola si fosse riservato il diritto a un'eccezione, come se l'imperativo leggi! sopportasse un unico complemento oggetto e solo nell'espressione "leggi Pennac!" perdesse il suo valore dissuasivo. Sta di fatto che, da dieci anni a questa parte, chi si è imbattuto in qualche pagina dello scrittore ne è diventato un fervente lettore e, il più delle volte, s'è messo a far proseliti e a scambiarsi segnali di connivenza con la folla sempre più nutrita degli altri suoi fedeli.
Il fenomeno è molto complesso, perché Pennac non è uno scrittore corrivo né un banale confezionatore di best seller; e, grazie alla briosa e consonante inventiva della traduttrice Yasmina Melaouah, concerne ormai pienamente anche il pubblico italiano. Sia il saggio sulla lettura sia i primi tre volumi della saga dei Malaussène - Il Paradiso degli orchi, La fata Carabina e La Prosivendola - sono stati accolti con grande favore. Ora è bastato che, dopo una pausa piuttosto lunga, ne uscisse il quarto e (pare) ultimo volume - Signor Malaussène - perché si assistesse a un miracolo che non si ripeteva dai tempi de L'amante di Marguerite Duras: un romanzo francese al vertice della classifica dei libri più venduti.
Dopo la serie di vicende mirabolanti e truculente di cui è stata protagonista e più spesso vittima, la tribù è un poco malconcia e decimata. Il suo capo carismatico ed eroe eponimo, Benjamin Malaussène, di professione capro espiatorio, è appena uscito da un coma irreversibile grazie a un trapianto plurimo di organi prelevati dall'uomo che l'aveva voluto assassinare. La sua donna, Julie, per le tracce indelebili delle torture subite, ha ormai la pelle di una leopardessa. Sua madre, riemersa indenne dall'ennesima fuga d'amore, non ha più "il cuore immediato e il grembo generoso" che l'avevano fatta entrare nella leggenda. Il cane Julius, sempre più epilettico e puzzolente, ha preso il vizio di scandire con uno schiocco di mandibole ogni tre minuti l'inesorabile scorrere del tempo. Lo zio Stojil, quello che traduceva Virgilio in serbo-croato, è addirittura morto di un cancro al polmone perché, per non fare un affronto alle sue Gitanes, non ha voluto smettere di fumare. Ma le batoste subite non sono bastate a salvare i loro conti col destino né a fiaccare il loro coraggio; continuano imperterriti tutti questi a cacciarsi nelle più intricate e disperate avventure, a provocare e scongiurare disastri, a far buon viso alla più nera delle sorti e a distillare dai più improbabili eventi inopinate e sconcertanti verità.
Nell'euforia della sua resurrezione, Benjamin ha addirittura messo incinta Julie, ma se ne è subito pentito, e le prime cento pagine del libro sono una sorta di "lettera a un bambino mai nato" piena di resipiscenze e di pressanti inviti a non venire in questo basso mondo. Poi però, un po' perché un aborto criminoso vanifica paure e aspettative, un po' perché gli eventi concomitanti subiscono una repentina accelerazione, questo filo delicato si spezza e, tra i tanti che s'intrecciano, due prendono il sopravvento, entrambi legati al tema dell'immagine, della realtà e delle sue più o meno illusorie ed effimere rappresentazioni.
Siamo, come sempre, a Belleville, quartiere come tanti altri minacciato da quei "criminali di pace" che sono gli urbanisti, i sindaci, gli assessori, palazzinari e tutti quelli che con essi collaborano per trasformare luoghi della memoria in invivibili periferie. Six la Neve, il fabbro cocainoname che di giorno lavora per l'ufficiale giudiziario e di notte aiuta gli sfrattati, fa di tutto per resistere al degrado: ripetendo il gesto di Maupassant che frequentava il ristorante della Tour Eiffel perché era l'unico posto di Parigi da cui non vedeva quel gigantesco traliccio, si è trasferito in un orribile palazzo di plastica metallizzata e, per salvare almeno la memoria del suo quartiere, se l'è fatto tatuare tutto quanto sul suo corpo. Intanto gli altri della tribù si coalizzano per salvare dal piccone il cinema Zebre, cuore e simbolo di Belleville, ma anche luogo destinato alla rappresentazione, riservata a uno strettissimo gruppo di cinefili, del Film Unico che Job e sua moglie Liesl hanno girato nel corso della loro lunga vita e che, dopo quell'evento irripetibile, dovrà essere distrutto. Naturalmente a queste forze del bene si contrappongono quelle oscure e strapotenti del male: perversi collezionisti d'arte che fanno sparire prostitute per impadronirsi delle riproduzioni di Cranach o del Pontormo che portano tatuate sulla pelle; artisti folli che rendono invisibili i monumenti; medici insospettabili che alterano i responsi delle analisi. Per non parlare del destino che continua a fare di Benjamin la vittima designata e insieme l'indiziato ideale di ogni misfatto. Il tutto condito di trovate suggestive (il divo del sonoro che non impressiona la pellicola del muto) di calembours esilaranti ("La vita non è tutta cirrosi e fiori") di fulminanti, disincantati aforismi: "La tolleranza è la prudenza eretta a metafisica"; "Negoziare significa lasciare alla guerra il tempo di fare la Storia".
Di che ripagare insomma della lunga attesa i fan di Malaussène e alimentare il loro culto. Ma anche di che riflettere sulla solida e sagace impalcatura narrativa che il romanziere ha camuffato sotto le sgangherate avventure dei suoi personaggi (in questo quarto volume c'è perfino una mise en abyme, il piccolo Jeremy che si spaccia per autore dell'intera quadrilogia). Questo per quando la critica avrà perdonato a Pennac il divertimento che regala e il successo che ottiene e gli riconoscerà almeno il merito di aver rivitalizzato le languenti fortune del romanzo francese con gli estrosi umori del cartone animato e del fumetto. 

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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 448 pagine
  • Editore: Feltrinelli; 12 edizione (28 luglio 2008)
  • Collana: Universale economica
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8807814331
  • ISBN-13: 978-8807814334
  • Peso di spedizione: 358 g
  • Media recensioni: 4.0 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (13 recensioni clienti)
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Recensioni clienti

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Principali recensioni dei clienti

Formato: Formato Kindle
Pur non avendo ancora letto i libri che precedono il “Signor Malaussene”, terzo libro della trilogia, sono rimasto positivamente colpito dalla trama, dalla descrizione dei personaggi, dagli intrecci che collegano protagonisti e “comparse”. Questo tipo di letteratura, e di modo di raccontare una storia, mi ha appassionato molto e non posso far altro che annoverarla tra quei libri originali che spesso vengono odiati o amati alla follia. Leggere scritti come questo danno al lettore attento una nuova e diversa concezione di racconto, piu' frizzante, forse piu' impegnativa ma sicuramente soddisfacente per il suo contenuto. Lo stile di Daniel Pennac e' particolare e il mio modestissimo parere al riguardo e' piu' che positivo. Lettura consigliata per l'originalita' del racconto, per il modo in cui viene raccontata una storia fantastica, in alcune sue parti ma realistica in molte altre, per la descrizione minuziosa di personaggi e ruoli e per la non presenza di banalita'. Buona lettura.
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Splendido libro di cui non voglio assolutamente dire nulla in termini di trama,se non che vi stupirà( in positivo,ovviamente).
Se cercate libri ricchi di colpi di scena e con trame dense, questo romanzo è ciò che fà per voi, nel modo più totale,
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Formato: Formato Kindle
Confermo quanto scritto da altri, questo libro o si ama o si odia! Io l'ho odiato sin dalle prime pagine e nonostante mi sia sforzato di proseguire nella lettura non sono riuscito a superare le prime 100. Per me è illeggibile, ha una prosa che trovo irritante ed è mostruosamente noioso. Consiglio di leggere una pagina qualsiasi prima di acquistarlo, capirete subito se fa al caso vostro. Se ve lo regalano, come nel mio caso, regalatelo a chi può piacere.
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Di Luca il 2 maggio 2014
Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Consiglio a tutti la collana di romanzi della famiglia Malaussene, che mi ha fatto conoscere ed apprezzare Pennac. Negli ultimi romanzi il tono cala un po' ed effettivamente la lettura perde la velocità dei primi libri della collana, ma le trame sono geniali e il genio di Pennac è indiscutibile.
P.s. Complimenti anche alla traduttrice che a mio avviso ha fatto un lavoro ottimo!
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Rispetto ai tre precedenti della stessa serie, Pennac comincia a perdere colpi. Le prime cento pagine sono molto noiose, poi si riprende abbastanza bene, ma non arriva a raggiungere la qualità dei precedenti. Probabilmente non leggerò i successivi, ma anche questo comunque non è indispensabile leggerlo ...
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Di Renato il 19 ottobre 2015
Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Una garanzia...anche se datato è un libro molto piacevole. Certe pagine non sono stampate benissimo e si nota un carattere diverso rispetto le altre, in queste pagine la qualità della stampa è molto scadente rispetto tutto il resto del libro.
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Di RH il 3 marzo 2015
Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Sono, o forse ero, un fan della saga di Malaussène, ma questo libro non mi è piaciuto per niente sia nella composizione che nella trama. Dopo questo libro mi è passata la voglia di leggere Pennac,
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