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Trilobiti. I dodici racconti di un grande scrittore

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Recensione

Volpi e pugili d’America

Culicchia Giuseppe, Tuttolibri - La Stampa

Ci voleva un editore nuovo per leggere anche in Italia sotto il titolo Trilobiti i dodici racconti di Breece D'J Pancake pubblicati negli Stati Uniti nel 1983, ovvero a quattro anni di distanza dal suicidio dell'autore, avvenuto a Charlottesville il 7 aprile del 1979. Breece D'J Pancake, che nella fotografia all'inizio del volume vediamo con barba e capelli biondi, scrisse queste storie brevi ma folgoranti nella seconda metà degli Anni Settanta, poco più che ventenne. E quello che colpisce di più nelle sue pagine è che sembrano scritte da qualcuno molto più grande di lui. «Mi sento vecchissimo», dice non a caso il protagonista del racconto che dà il titolo alla raccolta, un giovane che dopo la morte del padre assiste alla vendita da parte della madre della fattoria in cui è cresciuto, metafora della rescissione dei legami col passato ma anche impossibilità di immaginarsi un futuro. E nel racconto successivo, intitolato La Cava, in cui un ragazzino di nome Andy colleziona fossili, leggiamo: «”Perché vuoi tenere quella vecchia roba morta?”. Il ragazzo abbassò lo sguardo e scrollò le spalle. “Vai a casa, capito?”, disse Buddy, osservando Andy mentre spariva giù per la strada secondaria, lasciandolo al ronzio del trasformatore. Si chiese perché il bambino sembrasse così vecchio». Questi adolescenti invecchiati precocemente, verrebbe da dire con occhi di vecchi, perché con occhi di vecchi guardano il mondo, hanno a che fare con adulti che rispetto a loro sono distanti secoli, anzi, come i trilobiti del titolo, intere ere geologiche: ex combattenti della Seconda Guerra Mondiale, anziani folli pronti a uccidere, oppure come si diceva genitori morti, che hanno lasciato un posto vuoto a tavola o alla finestra da cui scrutavano la strada deserta là fuori e, nei figli, la consapevolezza di non poter imitare il loro esempio, il loro percorso, la loro storia, perché nel frattempo il mondo è diventato tutta un'altra cosa. E infatti i paesaggi di Pancake sono quelli di un'America desolata e minore, fattorie sperdute nel nulla, vecchie miniere a cielo aperto sull'orlo del fallimento, mentre sullo sfondo si intravede il nuovo che avanza e che tutto divorerà, a forza di autostrade e pozzi di petrolio. Così, se da un lato il passato è irrecuperabile se non sotto forma di fossile, e dunque anche inutilizzabile, e non serve più né come mappa né come esempio, dall'altro il domani pare invisibile, inattingibile, disgregato. Joyce Carol Oates ha paragonato la prosa essenziale e nuda di Pancake a quella di Hemingway, e certo l'ingombrante parentela affiora qua e là (vedi su tutti il racconto L'attaccabrighe, storia di un pugile non professionista perseguitato dal ricordo di una rissa in cui ha picchiato il suo più caro amico, provocandogli lesioni permanenti al cervello e riducendolo a chiedere l'elemosina con la lingua di fuori). Ma al di là di quello che fanno i personaggi, pare soprattutto che in generale Breece D'J Pancake abbia saputo tesaurizzare dal punto di vista della nettezza delle immagini la lezione di racconti hemingwayani come Il gran fiume dai due cuori, o come quelli in cui il protagonista era Nick Adams. Nel caso di Cacciatori di volpi, in cui il giovane Bo, nel corso di una battuta di caccia che potrebbe essere un'iniziazione con un gruppo di adulti che si intuiscono assassini e violentatori, non riesce (o non desidera) ammazzare un opossum, attirandosi il disprezzo dei suoi compagni, viene invece in mente la famosa scena del film di Cimino Il Cacciatore, in cui De Niro, reduce dal Vietnam, non uccide il cervo che aveva nel mirino: il film è del 1979 (e se Pancake aveva senz'altro letto Hemingway, chissà se Cimino aveva letto Pancake). Sia come sia, questi protagonisti che precocemente invecchiati non vedono davanti a loro alcun domani lasciano il segno. E, una volta chiuso, il libro con le dodici brevi storie scritte da Pancake prima di darsi la morte continua a restarti aperto dentro. Giacomo Papi, nell'introduzione che ricostruisce per sommi capi la breve biografia dell'autore e la storia della pubblicazione italiana di questo volume, parla a proposito della poetica di Pancake di «infinito morire»: perché è il Tempo senza inizio e senza fine il vero centro della narrativa di Pancake, il Tempo che incombe sulle fragili vite dei suoi protagonisti, quel Tempo inesorabile che secondo un'immagine nietzschiana è fatto dall'istante che divora l'istante che l'ha preceduto.

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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 189 pagine
  • Editore: I Libri di Isbn/Guidemoizzi (29 aprile 2010)
  • Collana: Reprints
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8876381597
  • ISBN-13: 978-8876381591
  • Peso di spedizione: 141 g
  • Media recensioni: 3.8 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (26 recensioni clienti)
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 145.211 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)
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Recensioni clienti

Principali recensioni dei clienti

Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Alla fine di ogni racconto resta un vuoto insostenibile.

I personaggi sono dei buoni a nulla, dei mediocri, alcuni sono autentici mostri; ma la tenerezza di questi povericristi, i loro gesti, il loro gergo, le loro abitudini, le loro pessime frequentazioni, i mestieri implausibili: questi sono eroi che non vincono nulla, non possono vincere e si fanno volere tutto il bene del mondo.

Anche i peggiori, soprattutto i peggiori. Come l'omicida seriale che è troppo stanco per farne fuori un altro. È un poverocristo, un brav'uomo: lo disprezzi, gli vuoi bene.

Un libro lancinante. Sottile. Apocalittico. Inevitabile.

Come la vecchiaia. Quella di tutti, quella dei personaggi, quella dell'autore che evidentemente l'ha vissuta a fondo senza avere il bisogno di arrivarci.

Suicida a 26 anni. A short life, lived well.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Sedotto da un’offerta lampo ho acquistato l’e-book di questo autore a me sconosciuto.
Ne sono rimasto folgorato scoprendone la capacità di ottenere dalla forma “racconto” risultati efficacissimi. Sebbene sia soprattutto l’atmosfera di una disperata provincia americana l’aspetto che prima di ogni altro colpisce la sensibilità di chi legge (almeno per coloro che sono dotati di tale sensibilità) nessun racconto gira semplicemente a vuoto, ma in ognuno succede sempre qualcosa e quello che succede contribuisce a confermare ai personaggi coinvolti la loro rassegnata visione del mondo.
Edizione digitale impeccabile.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Nella prefazione un certo Vonnegut afferma : "è il più grande scrittore che abbia mai letto". Dopo questa affermazione qualsiasi libro è un po' bruciato anche se poi non è così male. Si tratta di una raccolta di dodici racconti il primo dei quali Trilobiti da il titolo al libro. L'autore è morto giovane e non ha scritto altro. Sicuramente merita rispetto e considerazione ma non l'ammirazione sconfinata che gli viene tributata nella prefazione e nella postfazione. In quest'ultima si dichiara che nessun lettore può terminare questi racconti senza commuoversi. A me è capitato proprio di non commuovermi affatto. Certo è scritto bene con uno stile stringato e almeno due racconti colpiscono il segno. Non nel senso che commuovano ma riescono a interessare e a sorprendere. Ma di recente ho letto cose molto migliori.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
A me non è piaciuto ma certamente sono condizionato dal fatto che non mi piacciono quasi mai i racconti brevi, inoltre li ho trovati un po' troppo ripetitivi, un po' gli stessi personaggi, le stesse tematiche, la stessa desolazione culturale, familiare e sociale. Condivido l'opinione secondo cui si tratta di brevi racconti tutti incentrati sulla libertà di scelta dell'individuo, chiave di lettura, fil rouge che collega tutte le storie, ma non me la sento di giudicarlo un capolavoro.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
RECENSIONI DA CAPOLAVORO MA LIBRO VANEGGIANTE POCO DIVERTENTE E NOIOSO. L'HO COMPRATO SEGUENDO LE ENTUSIASTICHE RECENSIONI E FORSE PER QUESTO MI SON TROVATO A LEGGERE UN LIBRO DIVERSO DA QUELLO DESCRITTO.NON SONO RIUSCITO AD ARRIVARE IN FONDO NONOSTANTE GLI SFORZI
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Ogni pagina di questi racconti di vita è imbevuta di rassegnazione. Non di quella disperata e gridata, no, ma di quella che guarda con indolenza ad un destino ineluttabile, senza via di riscatto, granitico, capace di rattristare ancora di più chi lo osserva.

Lo stile di Pancake è molto intimo, personale, spesso prende sotto braccio atmosfere e umori Faulkneriani che si rivolgono ad un lettore attivo — soprattutto nel penultimo racconto "Che ne sarà del legno secco?", per me il punto più alto nella poetica dell'intero volume —, e parlandogli come fosse un amico ritrovato, mostrandogli con schiacciante leggerezza riassunti di vita di una certa provincia americana.

Ottimo.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Sulla bellezza e la profondità dei racconti di Breece Pancake è stato scritto davvero tanto, non fosse altro per il destino tremendo e disperato di questo giovane autore americano, la cui promettente carriera di scrittore fu spazzata via a soli ventisei anni dal boato di un colpo di fucile. Ed è allora facile trovare analogie con il destino di un'altra anima ribelle americana, quel Kurt Kobain che a cavallo degli anni 80 e 90 divenne in pochi anni il leader di uno dei gruppi più importanti della scena rock statunitense, ma che un triste giorno di aprile viene trovato morto nella sua casa di Seattle, suicida anche lui con un colpo di fucile.

Due anime in pena, due destini segnati, ma senza dubbio due talenti cristallini con il dono di trasmettere emozioni di una profondità e di una intensità uniche, l'uno con la sua voce e la sua chitarra distorta, l'altro con le pagine intense dei suoi racconti. E posso garantirvi questo: sono oltre due settimane che ho completato la lettura dei racconti di Pancake, ma le atmosfere e i personaggi che ho scoperto tra le pagine di "Trilobiti" sono ancora con me, come quei ritornelli e quelle strofe dei Nirvana che ti ritrovi a mormorare da solo, anche a distanza di anni.
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