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Ulisse: Nella traduzione di Gianni Celati (Letture Einaudi Vol. 46) di [Joyce, James]
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Ulisse: Nella traduzione di Gianni Celati (Letture Einaudi Vol. 46) Formato Kindle

4.3 su 5 stelle 15 recensioni clienti

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Lunghezza: 998 pagine Miglioramenti tipografici: Abilitato Scorri Pagina: Abilitato
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Descrizione prodotto

Sinossi

Annunciata e attesa da molti anni, questa nuova traduzione dell' Ulisse è diventata essa stessa una specie di leggenda. Finalmente il lettore può constatare l'entità e la qualità del lavoro di Celati, un lavoro da scrittore, teso a restituire il ritmo e i toni dell'originale joyciano, ritrovando anche, là dove possibile, il sapore delle citazioni di vecchie canzoni, fatti di cronaca dimenticati: insomma, l'enorme massa dei riferimenti alti e bassi di cui il libro è gioiosamente colmo. La migliore occasione per accostarsi o riaccostarsi a uno dei capolavori della narrativa novecentesca scoprendone, oltre all'intelligenza e alla complessità, la musica di sottofondo, ipnotica e incantatrice. *** L' Ulisse è un libro scritto da qualcuno che doveva diventare tenore (Joyce quando abitava a Trieste), uno che aveva imparato a trasmettere sulla pagina ciò che i musicisti chiamano «orecchio interno», al di là del senso oggettivo delle parole. In effetti, se facessimo il calcolo di quante cantate spuntano nell'Ulisse ogni poche pagine, vedremmo un ventaglio di citazioni canterine che sono la spina dorsale joyciana per scavalcare tutti i discorsi e intendersi con diversi richiami musicali: dall'opera lirica alla filastrocca oscena, da un canto gregoriano («Gloria in excelsis Deo») al rumore della carrozza del viceré che passa sul lungofiume («Clapclap, Crilclap»), dai nursery rhymes a una poesia tedesca sul canto delle sirene («Von der Sirenen Listigkeit...»), dal verso del cuculo («Cucú! Cucú») al Fiore di Siviglia (opera lirica), dalle battute per tenere il ritmo d'una pagina («Tum» «Tum») a quelle di altri suoni («Pflaap! Pflaap! Pflaaaap»), alla cantata mozartiana, ricorrente nei pensieri di Mr Bloom: «Vorrei e non vorrei, mi trema un poco il cor», e cosí via. Dalla prefazione di Gianni Celati

Dettagli prodotto

  • Formato: Formato Kindle
  • Dimensioni file: 2482 KB
  • Lunghezza stampa: 998
  • Editore: EINAUDI (5 marzo 2013)
  • Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.
  • Lingua: Italiano
  • ASIN: B00BJTEMKA
  • Word Wise: Non abilitato
  • Screen Reader: Supportato
  • Miglioramenti tipografici: Abilitato
  • Media recensioni: 4.3 su 5 stelle 15 recensioni clienti
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Principali recensioni dei clienti

Formato: Formato Kindle
Non sono un critico letterario, a difesa della mia opinione posso solo dire che l'Ulisse l'ho letta piu' volte nelle tre edizioni italiane e nell'originale della Penguin.
Non c'e' niente di male nel non essere fedeli nella traduzione di un libro, soprattutto di un classico come questo ma credo che la sottile linea che passa tra l'arte di interpretare un testo e fare una pessima traduzione qui sia stata violata piu' volte.
Non parlo dello stile di Celati che, per quanto disomogeneo, presenta un certo ritmo ed una scioltezza con nuove costruzioni e neologismi (come "polismano", ricorrente in tutto il libro) che presumo sarebbe piaciuto a Joyce.
Quello che vorrei evidenziare e' che il libro tradisce molte volte il testo originale con risultati sconcertanti, raramente poetici e spesso dannosi per la comprensione dell'opera.
Aggiungo qualche esempio come prova della mia asserzione ma credo che qualunque joyciano d'annata non possa che essere d'accordo:

A pagina 231, riga 12 dall'alto:
"... Gran coro degli Ugonotti. Tari' tara'! Bisogna lavarle in acqua piovana. Birra Meyer. Tara', bum bum bum.", quel "Birra Meyer" non e' altri che Giacomo Meyerbeer la cui opera "Gli Ugonotti" viene rammentata da LB. Non so se sia uno scherzo di Celati oppure una distrazione o persino una licenza poetica ma, come dice il proverbio, "non bisognerebbe attribuire a soverchia malizia cio' che puo' ampiamente essere spiegato dalla semplice stupidita'".

A pagina 233, riga 14 dall'alto:
" - Qui carne al mais con cavoli.", ove la "carne al mais" (piatto mai sentito prima) non e' altro che l'azzardata traduzione di: "corned beef", normalmente detto manzo salato.
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Formato: Formato Kindle
Cosa dire ancora di più delle altre recensioni??? eppure sempre più cose verrebbero fuori, tanto è il fastidio, il dolore e la tristezza per questa opera ri-tradotta da Celati. Giorni di nervosismo e frustrazione nel sentirsi imbrogliati, defraudati anche dei soldi spesi, sfiduciati dopo tanta fiducia affidata a tale editore (Einaudi), a tale traduttore (Celati), delusi ferocemente per avere in mano un mattone di carta inutile e ben pagato!
Va bene, il tradurre non è cosa facile, ma cosa ha spinto un uomo di lettere di quasi 80 anni, colmo di sapienza, esperienza e cultura, a pubblicare una traduzione del genere...improponibile, che non ti fa neanche finire il libro? E' mai possibile che già al 4° episodio io abbia dovuto chiudere con sommo e doloroso disprezzo un libro nuovo (e ben pagato), traduzione di un opera immensa e mai chiusa, solo perchè persino fisicamente i miei occhi non potevano tollerare una traduzione tanto scempia e criminale. Sì, criminale, perchè chi decidesse infine di avvicinarsi all'Ulisse (e coraggio ce ne vuole solo a chiederlo), sarebbe folgorato, in senso pericoloso, dalla traduzione di Celati...che abbiamo scelto per la sua autorità e di cui ci siam fidati.
Insomma, basta leggere le prime righe e capire di cosa parlo. Già nella seconda pagina nel tradurre "one moment", Celati decide di interpretare usando quello che è universalmente considerato un abusato e disgustoso interloquiare (che ormai nessuno più usa), che svìa dalla lettura: "un momentino"......Ma per la miseria!!! C'era forse scritto nell'originale "one little moment"???
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la traduzione di Celati è sicuramente la più bella e godibile tra quelle esistenti dell'Ulisse e ne migliora la comprensibilità anche se, a detta di alcuni critici, sacrifica parte della complessità linguistica dell'originale
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Formato: Formato Kindle
Mi sono avvicinata in punta di piedi a questo "colosso" della letteratura e a farmi decidere è stata la prefazione di Gianni Celati, la semplicità con la quale si è immerso nel mondo di Joyce e prendendomi per mano, mi ha accompagnato giorno per giorno, fino all'ultima parola. Stupendo percorso che ricorderò come una svolta nelle mie letture.
“Di nuovo libera, la mano di Stephen tornò alle conchiglie vuote. Simboli anche di bellezza e di potere. Un rigonfio nella tasca. Simboli insozzati da cupidigia e avarizia.”
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Un'opera che inaugura un linguaggio e una concettualizzazione inedita nella letteratura del Novecento. Un libro straordinario, da non perdere assolutamente
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Testo monstre del Novecento, ha anticipato temi e stili ricorrenti poi nel secolo, contribuendo alla definizione della poetica della modernità. Per rendersene conto basta leggerlo (anche solo provarci, ne val certo la pena).
Ma a scrivere dell’Ulisse si rischia il ridicolo; full stop, la parola agli esperti, meglio, a Joyce, qui a seguire:
==========
Discussione in carrozza accompagnando il funerale:
– Sì, disse Mr Bloom, poi ho pensato spesso un’altra cosa. Dei tramway funerari come quelli che hanno messo su a Milano, sapete. Seguono la loro linea fino ai cancelli del cimitero, e sono tram con linee speciali, posto per il feretro, vagoni e tutto. Capite? – Sarebbe una bella trovata, disse Mr Dedalus. Vagone cuccetta e vagone ristorante. Posizione 1820-1823
– E, aggiunse Martin Cunningham, non ci sarebbero scene come quella della cassa da morto che si è ribaltata alla curva di Dunphy, spadellando il contenuto della bara in mezzo alla strada.
Posizione 1825-1826
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È per te, Gertrude MacDowell:
Lei sentì correrle in tutto il corpo un fremito e riconobbe dalla sensazione nel cuoio capelluto e nella pelle sotto il busto che quella cosa stava per succederle, siccome anche l’ultima volta era successa quando lei s’era spuntata i capelli per via della luna nuova. Gli occhi di lui, così neri, erano daccapo fissi su di lei come a succhiarle tutte le forme, in adorazione davanti al suo tempio, nel vero senso della parola. Se mai vi fu un esempio d’aperta ammirazione nello sguardo appassionato d’un uomo, era là visibile e chiaro come il sole sul volto di quell’uomo. È per te, Gertrude MacDowell, e tu lo sai.
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