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La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme Copertina flessibile – 1 set 2013

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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 320 pagine
  • Editore: Feltrinelli; 20 edizione (1 settembre 2013)
  • Collana: Universale economica. Saggi
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8807883228
  • ISBN-13: 978-8807883224
  • Peso di spedizione: 281 g
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Recensioni clienti

Principali recensioni dei clienti

Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
All'apertura della Meeting di Rimini del 2007, nel corso della sua conferenza, Mons. Ventorino riprendeva a sua volta un brano dell'allora cardinale Ratzinger dal titolo "La coscienza nel tempo", che rileggeva e commentava una dichiarazione ufficiale di Hitler:
"Io libero l’uomo dalla costrizione di uno spirito diventato scopo a se stesso; dalle sporche ed umilianti autoafflizioni di una chimera chiamata coscienza e morale, e dalle pretese di una libertà e autodeterminazione personale, di cui ben pochi possono essere all’altezza”.
La coscienza era per quest’uomo una chimera dalla quale l’uomo doveva essere liberato; la libertà che egli prometteva doveva essere una libertà dalla coscienza.

Nel libro l'autrice mostra "a caratteri cubitali" quanto questo disegno di Hitler di rimuovere qualunque traccia di coscienza dal suo popolo, fosse riuscito oltre ogni limite immaginabile e salvo estremamente rare eccezioni, avesse permeato ogni strato della popolazione, civile e militare, tra gli iscritti al Partito Nazionalsocialista e non. Si avvale per questo dell'emblematico caso di Adolf Eichmann, un modestissimo impiegatuccio ai tempi della grande crisi, che si arruola nelle SS (gli elitari reparti dell'esercito che giurano fedeltà espressamente al fuhrer), al solo scopo di trovare qualche sorta di scopo nella vita. Qui Eichmann inizia una folgorante carriera che lo porta a raggiungere presto il livello più alto di potere cui per le sue umili origini e preparazione culturale potesse ambire.
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Formato: Copertina flessibile
Credevo di conoscere l'argomento Shoah , ma questo libro nato dalla partecipazione di Hannah Arendt in qualità di inviata di un giornale americano, al processo di Gerusalemme del 1961 contro Adolf Eichmann, mi ha aperto una visuale ampia e soprattutto onesta e dettagliata della vicenda: responsabilità che si allargano a stati fuori della Germania, alle chiese cristiane, agli stessi consigli giudei approfondiscono la problematica e pongono interrogativi attuali e impellenti: ciò che è successo non può essere dimenticato, non solo per rispetto alle vittime, ma soprattutto per rispetto alle generazioni future (perchè come scrive P.Levi "se ciò è accaduto un a volta , può ancora accadere").
La Shoah è potuta avvenire grazie a esseri banali e insignificanti come Eichmann: grazie ad una perfetta burocrazia, frutto di un moderno stato sviluppato come la Germania. Se ci pensiamo, è ancora l'incubo della modernità.
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Di Fabio RECENSORE TOP 500 il 3 novembre 2016
Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Un libro intenso e inquietante allo stesso tempo. Impostato come la cronaca del processo ad Adolf Eichman, criminale nazista responsabile in ultima analisi dell'organizzazione della deportazione verso i campi di concentramento, allarga l'orizzonte per spiegare come una simile macchina del terrore sia potuta nascere. Difficile riassumere in poche parole, ma essenzialmente nasce e prospera sui piccoli comportamenti di piccoli uomini che lentamente fanno scivolare la nostra società verso il baratro. La Shoah non è iniziata con le camere a GAs, ma con l'odio, l'antisemitismo, il razzismo, la prevaricazione sistematica e crescente di un gruppo che non trova nessuno a contrastarlo: proprio perché avanza a (a volte piccoli) passi, si insedia come un cancro nella società fino a che il male diventa cosa di tutti giorni: appunto, banale.
Eichmann è degno rappresentate di questo fenomeno: piccolo e mediocre burocrate trova nelle sue funzioni il modo di guadagnare un po' di luce sulle sventure altrui. E diventa efficientissimo nell'organizzare esodi di massa; cosa che riesce a fargli fare una discreta carriera. Nessun rimorso, nessuna scusa di obbedire a ordini. Solo banalità e luddismo.

La Arendt riesce a cogliere molte sfaccettature di questa figura e di come sia potuta emergere; di come nel suo piccolo non riesce neanche a comprendere l'enormità delle sue azioni (o se lo ha mai compreso non ne ha mai dato veramente segno).

Un libro da leggere con molta attenzione se si vuole capire come certi fenomeni si producano al fine di evitare che si producano in futuro.

Per chi volesse approfondire poi il sottofondo antisemita europeo che ha portato anche a questo substrato culturale consiglio il libro "Storia del pregiudizio contro gli ebrei: Antigiudaismo, antisemitismo, antisionismo" di Riccardo Calimani.
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
La banalitá del male. Un libro stupendo. La Arendt ha il dono superiore di semplificare le difficoltá. Scrive da giurista, da processualista, da costituzionalista, da internazionaista, da giornalista senza mai perdere la semplicitá e la chiarezza. Uno sguardo non partigiano (e l'ha pagata cara nel suo ambiente) sulle attivitá atroci del nazismo, ma sopratutto sulla organizzazione burocratica di un incredibile sterminio non solo di ebrei. Eichmann ne esce come uno sciocco ambizioso, senza l'ombra di una coscienza e quindi senza l'idea del male. Obbedienza e efficenza erano i suoi ideali. Oltre questi, il nulla. Tutto atrocemente banale. Ma quanti problemi sollevó quello strano processo e sono tutti riportati in maniera incalzante dalla Arendt, fino alla conclusione riassuntiva delle ragioni di una esecuzione dovuta e non dovuta. Sará un libro che avró sempre con me perché ha fatto tanta luce sul periodo piú nero del nazismo. E certe perle non si lasciano.
Giuseppe Alú
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