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I cani di via Lincoln Copertina flessibile – 1 nov 2010

4.4 su 5 stelle 26 recensioni clienti

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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 275 pagine
  • Editore: Laurana Editore (1 novembre 2010)
  • Collana: Rimmel narrativa italiana
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8896999065
  • ISBN-13: 978-8896999066
  • Peso di spedizione: 381 g
  • Media recensioni: 4.4 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (26 recensioni clienti)
  • Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 292.721 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)
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Recensioni clienti

Principali recensioni dei clienti

Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Un ottimo noir, non vero ma molto verosimile, che si legge molto rapidamente e con moltissimi rimandi ai fatti cronaca degli ultimi 20-25 anni.
L'intreccio non è nuovo ma ben costruito, con i purtroppo soliti legami fra mafia e politica e le alleanze, o collaborazioni, con nuovi tipi di criminalità legate all'immigrazione: non c'è razzismo quando si parla di bisinéss e di piccioli.
Lo stile è caratterizzato da un'alternanza di punti di vista e da dialoghi con una forte influenza del siciliano, mi è piaciuto.

Per riassumere, un romanzo che consiglio decisamente.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Molto intrigante la trama, bella l'ambientazione siciliana, realistici i personaggi protagonisti di questo romanzo.
L'ho acquistato su invito di altri lettori e devo sinceramente ringraziare per il consiglio.
Adesso cercherò altri libri dello stesso autore, che reputo uno dei migliori scrittori italiani di thriller.
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Formato: Formato Kindle
Solido impianto narrativo per questo giallo-noir che si svolge a Palermo. L'autore si destreggia bene tra i vari personaggi che riesce a rendere credibili e ben delineati. L'alternarsi dei punti vista narrativi rende la storia avvincente. Una lettura d'evasione che non risulta però mai banale e riecheggià spesso le cronache degli ultimi vent'anni.
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Formato: Copertina flessibile
“I cani di via Lincoln” è il secondo romanzo di Antonio Pagliaro. La storia (nella struttura, nella tipologia narrativa, nello stile) ricalca le orme del classico noir, ma con elementi di particolarità che lo collocano in quela particolare categoria che sta a cavallo tra la narrativa di genere e la letteratura in senso stretto. Della narrativa di genere ha la caratteristica (il pregio) di essere un vero e proprio “page turner”, ossia un libro che si legge d’un fiato per vedere “come va a finire”.
La costruzione della trama è sapiente e ogni personaggio svolge magnificamente il compito che l’autore gli ha assegnato.
In Italia il noir, a differenza del giallo, non è la narrazione di un’indagine. Di solito c’è una contrapposizione (il conflitto) tra due schieramenti che si fronteggiano e cercano di prevalere l’uno sull’altro. Nel nostro caso gli schieramenti sono addirittura tre. E, nel noir, non c’è un assassino da scoprire, ma la suspence è creata dalla curiosità di scoprire come farà uno schieramento a prevalere sull’altro.
Nel nostro caso gli schieramento si delineano poco a poco.
Corrado Lo Coco, già protagonista del primo romanzo di Antonio Pagliaro, “Il sangue degli altri”, giornalista de L’Ora (che adesso non esiste più, ma l’autore la fa rivivere per motivi narrativi), riceve la telefonata di Cinzia (diciamo la fidanzata), che mentre era in macchina con un certo Manfredi ha visto due cani impiccati alle lanterne di un ristorante cinese.
Lo Coco, amico del tenente dei carabinieri Cascioferro, il protagonista di questo romanzo, lo chiama.
Iniziano le indagini, ma i cinesi negano il fatto.Ulteriori informazioni ›
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Formato: Formato Kindle
Il romanzo di Antonio Pagliaro ci propone una storia che, assorbendo la Palermo dei nostri giorni, ci restituisce quasi in un blocco unico borghesia politica e Cosa nostra. Tutto parte da una strage in un ristorante cinese in via Lincoln. Ma non c’è zona a Palermo che non sia legata a una cosca, e non c’è cosca in Sicilia che non abbia i suoi intrecci col mondo imprenditoriale e politico. Infine non c’è gruppo di potere che non si debba confrontare con lobby o logge massoniche più o meno segrete. Così l’indagine del tenente Cascioferro deve tener conto di tutti gli intrecci che si sviluppano dalla strage. Tutto accade, anzi si direbbe che accada troppo, ma il tenente Cascioferro non si stupisce più di niente, perché la descrizione del male criminale nei Cani di via Lincoln è accidentale, quotidiano, quasi inevitabile. Nel romanzo c’è l’Italia criminale di oggi, senza infingimenti, dove la parola educazione, in un’accezione equivoca, malata, è condivisa dai politici e dai sicari, ostentata in molte conversazioni, come una norma di vita attorno alla quale ritrovarsi tra simili. Tutto è così ovvio, solo la televisione sofistica lo stato delle cose, proponendo messaggi insinceri, politici che si scagliano contro la mafia e potenti schierati con lo Stato. I larghi sbadigli di Cascioferro sottolineano la finzione. Il romanzo procede con una trama avvincente, tra oralità e lingua letteraria, in un avvitamento ossessivo che amplifica i fatti di Palermo, ne restituisce il rumoroso chiacchiericcio. Il lettore, alla fine del romanzo, con Cascioferro accende la televisione e ascolta la riforma delle pensioni, la destra, la sinistra e il centro, le riforme condivise, il welfare, le dichiarazioni dei politici. E chiosa: “Parole inutili.”
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Formato: Copertina flessibile
Ho letto appena uscito "i cani di via lincoln" (scritto proprio così, senza maiuscole), secondo romanzo di Antonio Pagliaro. Il manoscritto ha avuto una gestazione piuttosto lunga per approdare infine alla casa editrice Laurana. Il risultato finale è decisamente buono: trattasi infatti di un noir realistico ambientato a Palermo, terra di mafia e di paradossi.
Nella primavera inoltrata del 2007, in un ristorante cinese, viene sterminata un’intera famiglia di “gialli”, più un giornalista siciliano e sua moglie. Le indagini ufficiali procedono molto lentamente per via di qualche intoppo burocratico e di un procuratore, Elisa Rubicone, donna, giovane e per di più “forestiera” (uno dei personaggi più interessanti del romanzo); le indagini parallele del giornalista Corrado Lo Coco sono parzialmente più interessanti, ma il tutto si blocca davanti al muro insormontabile della differenza linguistica e culturale. La comunità cinese, le cui dinamiche sono solo parzialmente note, alza un muro di omertà degno della miglior mafia; dal canto loro sono proprio le famiglie mafiose che contestano il polverone sollevato dalla strage (“Non c’è stato tanto ragionamento e non c’è stata tanta educazione”): l’offesa va risarcita, l’ordine va ripristinato e su tutto deve calare presto il velo dell’oblio, affinché gli affari sotterranei possano riprendere il loro corso normale.
Al tenente Cascioferro, che si dibatte tra visioni di femmine conturbanti e la stanca quotidianità con la moglie Giovanna e il criceto Cossiga, l’onere di portare a termine un caso in cui “nessuno è innocente”.
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