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La fabbrica dell'obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani Copertina flessibile – 25 set 2013

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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 219 pagine
  • Editore: Feltrinelli (25 settembre 2013)
  • Collana: Universale economica. Saggi
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8807882027
  • ISBN-13: 978-8807882029
  • Peso di spedizione: 200 g
  • Media recensioni: 4.0 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (9 recensioni clienti)
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Di redjacket RECENSORE TOP 1000 il 24 febbraio 2017
Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Mente lucidissima e allenata da formidabili letture quella del napoletano Ermanno Rea ci ricorda l'epoca dei Francesco De Sanctis e dei Bertrando Spaventa quando il regno d'Italia post unitario serbava menti raffinatissime dedite all'hegelismo e continuatori ideali proprio di quel Giordano Bruno, negletto in patria tanto da risultare quasi dimenticato.
La tesi suggestiva e intelligente del Rea coglie nel segno quando individua nello tsunami della Controriforma e dell'Inquisizione, che armò schiere di cardinali, preti, diaconi, ma anche di anime pie costrette dal clima favorevole alla delazione, a macchiarsi di ogni tipo di viltà pur di assicurare alla giustizia divina e terrena i diversi, gli ostinati e i peccatori, il vulnus attraverso il quale passò l'assenza di senso civico, l'abbandono di ogni responsabilità individuale, lo spirito della delega dell'italiano medio. E come da questo, nei secoli a venire, complice anche le manchevolezze e i crimini compiuti verso il Sud d'Italia da parte di un Nord predatorio, si tracimò fatalmente nel ventennio fascista.
Il libro è colto, appassionato con degli spunti - non ultima l'immaginaria requisitoria di un altrettanto immaginario prelato contro il Caravaggio - veramente geniali, di alta letteratura.
E' un ottimo libro, ricco di spunti, e scritto per chi ancora non si è rassegnato a vivere in un paese in cui tutto ciò che conta è avvolto da una patina vischiosa che impedisce ogni cambiamento.
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Mi ha piacevolmente sorpreso constatare che un napoletano DOC possa condividere al 90% le idee di un montanaro di origine germanica (=barbaro) come me (sono un cosiddetto cimbro). Godo di parecchie amicizie napoletane, ma mai mi sono imbattuto in una così lucida e condivisa analisi delle problematiche radicate nel profondo della storia dell' unificazione italiana. Unico appunto: ritengo che addossare pressochè tutte le colpe dei nostri attuali guai alla controriforma, possa esso stesso essere frutto di quella deresponsabilizzazione che l' autore rimprovera all' italiano medio. La controriforma è nata ed ha attecchito in Italia perchè evidentemente in qualche modo già connaturata con la mentalità di larga parte della penisola. Il prete cattolico non ha quindi giocato un ruolo molto dissimile dal latifondista siciliano, con cui ha fatto combutta e, come evidenzia il libro in esame, fa combutta adesso col mafioso. In altre realtà socioculturali i comportamenti della chiesa romana hanno scatenato la repulsione sfociata nella riforma. Alcune regioni sub alpine hanno lottato prima di soccombere al dominio clericale. Come il Veneto, regione in cui vivo, che al tempo della controriforma battagliava con lo stato pontificio proprio sulla base dei principi laici fino ad approdare all' interdetto ed oltre. Costituì uno dei primi esempi di repubblica nonchè l' approdo degli appartenenti alla scuola naturalistica meridionale, che ha fornito le idee basilari a Galileo e che tanta gloria hanno procurato a chi le ha riprese all' estero. Gardacaso il veneto non si è mai dato un re, e tutt' ora si trova in prima linea nel dissenso al potere centralista. Ancor più idiosincrasica é la cultura germanica nei confronti dei capi.Ulteriori informazioni ›
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Formato: Copertina flessibile
In “La fabbrica dell’obbedienza. Il lato oscuro e complice degli italiani” Ermanno Rea parte dalle origini di questa piaga che dilania la società italiana per capirne le cause e le ragioni più intrinseche che ci differenziano dai francesi, dagli spagnoli e dal resto del mondo. Dal secolo XVI in poi fino ad arrivare al berlusconismo, il saggio di Rea si fa racconto, passato eroico in cui l’Italia era culla di cultura, civiltà e peregrinazione filosofica sul potere. L’asservimento alla Chiesa è una delle cause più forti che lo scrittore napoletano individua come origine di questa assurda malattia. Il prostrarsi del cittadino del 1500 al voto religioso senza porsi domande, ma come puro dogma, è – per Rea – solo un’anticipazione del fascismo e una predisposizione del cittadino italiano medio ad essere convinto e assoggettato al potere con sorprendente facilità. “La fabbrica dell’obbedienza” si affida anche al fatalismo, alle stelle malvagie o ad un clima infelice che avrebbe istigato l’italiano a crescere in questa sorta di mancanza di responsabilità, di indifferenza. Per Rea però è solo la storia che parla chiaro e ci prospetta il presente e un passato recente fatto di cultura televisiva, di semplici annuire ad un potere che si prende gioco di noi utilizzando il serpeggiante consumo illimitato della televisione e della sua pubblicità. Siamo automi nel saggio di Rea, contenitori a cui il potere rappresentato dalla politica, dalla religione o da un gruppo di consumo può propinare ciò che vuole e in cui l’italiano medio si riconosce sempre, pronto a confessare le sue piccole grandi colpe per liberarsi la coscienza e legittimare così un’autorità più collusa di lui.Ulteriori informazioni ›
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