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Il giardino di Derek Jarman. Ediz. illustrata Copertina rigida – Illustrato, 14 novembre 2019
Opzioni di acquisto e componenti aggiuntivi
- Lunghezza stampa144 pagine
- LinguaItaliano
- EditoreNottetempo
- Data di pubblicazione14 novembre 2019
- Dimensioni16.9 x 2.4 x 23.4 cm
- ISBN-108874527616
- ISBN-13978-8874527618
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Dettagli prodotto
- Editore : Nottetempo; Illustrated edizione (14 novembre 2019)
- Lingua : Italiano
- Copertina rigida : 144 pagine
- ISBN-10 : 8874527616
- ISBN-13 : 978-8874527618
- Peso articolo : 600 g
- Dimensioni : 16.9 x 2.4 x 23.4 cm
- Posizione nella classifica Bestseller di Amazon: n. 117,887 in Libri (Visualizza i Top 100 nella categoria Libri)
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Anzitutto si tratta di un “diario” scritto dal poliedrico e controverso artista britannico, regista di capolavori come Jubilee, Caravaggio e Blue, un artista prematuramente scomparso nel 1994 a poco più di cinquant’anni per complicazioni dovute al virus dell’HIV.
Il giardino di cui parleremo fiorisce a Dungerness, fra un piccolo agglomerato di case, all’esterno di un cottage di pescatori che Jarman comprò in occasione dei sopralluoghi per il suo film (non a caso) The Garden (1990). Un film che intendeva realizzare – archiviata la parabola del 35mm – interamente in Super 8mm come i suoi primi cortometraggi sperimentali (girati per sette anni di seguito con l’obiettivo di finanziare il suo Caravaggio “camp” per Channel 4). Ed è in quel giardino fatto di ciottoli e licheni, paradisiaco e al contempo diroccato, che sono state realizzate le riprese di The Garden: il primo film post-AIDS dell’autore, anti-narrativo nella sua commistione biblica-biografica (l’influenza pasoliniana è in lui presente sin dai tempi di Caravaggio).
Nella campagna di Dungerness, Derek Jarman si ERA ritirato per vivere in pace i suoi ultimi anni di sieropositività. Come nel film The Garden, e grazie alle poesie che possiamo leggere all’interno del volume, in questo posto l’inizio incontra la fine e il giardino dell’Eden (l’Alfa del Vecchio Testamento) si fa giardino del Getsemani (l’Omega del Nuovo Testamento).
I tre giardini, quello cinematografico, quello letterario e quello reale, sono legati in maniera duplice: si tratta di un (triplice) giardino che fiorisce mentre la vita di Derek si affievolisce, come evidenzia benissimo la prefazione di Keith Collins (HB).
Inoltre questo “giardino” ha un quarto lato: è esso un giardino fotografico. Il volume è infatti corredato da oltre 150 fotografie, di cui 90 a colori, scattate dall’amico Howard Sooley (conosciuto sul set di Edoardo II, 1991) durante le visite da lui compiute a Dungerness dal 1991 al 1994. Sooley, vestito di lilla, è descritto egli stesso come un fiore che cresce nel crepuscolo liricamente pittorico di quel paesaggio speciale, e spesso dà una mano spruzzando il fertilizzante.
Eppure l’effettivo memoriale tracciato da Jarman (protagonista delle foto insieme al suo giardino, fiore egli stesso della propria creatura) comincia già nel 1986 (anno della scoperta della malattia così come del disastro ecologico di Chernobyl) per diventare con il tempo l’ultima esperienza romantica che l’artista ci abbia lasciato. A quel tempo le complicazioni della malattia, insieme alla scomparsa del cinema indipendente, gli impedirono di dedicarsi ad altri progetti di lungometraggio più strutturati, favorendo il suo ingresso nella scena della pittura e dei videoclip (per gli Smiths, i Pet Shop Boys e i Sex Pistols fra gli altri).La stessa arte del giardinaggio viene sovente interrotta da improvvise degenze presso il Bartholomew’s Hospital...
Recensito in Italia il 15 dicembre 2019
Anzitutto si tratta di un “diario” scritto dal poliedrico e controverso artista britannico, regista di capolavori come Jubilee, Caravaggio e Blue, un artista prematuramente scomparso nel 1994 a poco più di cinquant’anni per complicazioni dovute al virus dell’HIV.
Il giardino di cui parleremo fiorisce a Dungerness, fra un piccolo agglomerato di case, all’esterno di un cottage di pescatori che Jarman comprò in occasione dei sopralluoghi per il suo film (non a caso) The Garden (1990). Un film che intendeva realizzare – archiviata la parabola del 35mm – interamente in Super 8mm come i suoi primi cortometraggi sperimentali (girati per sette anni di seguito con l’obiettivo di finanziare il suo Caravaggio “camp” per Channel 4). Ed è in quel giardino fatto di ciottoli e licheni, paradisiaco e al contempo diroccato, che sono state realizzate le riprese di The Garden: il primo film post-AIDS dell’autore, anti-narrativo nella sua commistione biblica-biografica (l’influenza pasoliniana è in lui presente sin dai tempi di Caravaggio).
Nella campagna di Dungerness, Derek Jarman si ERA ritirato per vivere in pace i suoi ultimi anni di sieropositività. Come nel film The Garden, e grazie alle poesie che possiamo leggere all’interno del volume, in questo posto l’inizio incontra la fine e il giardino dell’Eden (l’Alfa del Vecchio Testamento) si fa giardino del Getsemani (l’Omega del Nuovo Testamento).
I tre giardini, quello cinematografico, quello letterario e quello reale, sono legati in maniera duplice: si tratta di un (triplice) giardino che fiorisce mentre la vita di Derek si affievolisce, come evidenzia benissimo la prefazione di Keith Collins (HB).
Inoltre questo “giardino” ha un quarto lato: è esso un giardino fotografico. Il volume è infatti corredato da oltre 150 fotografie, di cui 90 a colori, scattate dall’amico Howard Sooley (conosciuto sul set di Edoardo II, 1991) durante le visite da lui compiute a Dungerness dal 1991 al 1994. Sooley, vestito di lilla, è descritto egli stesso come un fiore che cresce nel crepuscolo liricamente pittorico di quel paesaggio speciale, e spesso dà una mano spruzzando il fertilizzante.
Eppure l’effettivo memoriale tracciato da Jarman (protagonista delle foto insieme al suo giardino, fiore egli stesso della propria creatura) comincia già nel 1986 (anno della scoperta della malattia così come del disastro ecologico di Chernobyl) per diventare con il tempo l’ultima esperienza romantica che l’artista ci abbia lasciato. A quel tempo le complicazioni della malattia, insieme alla scomparsa del cinema indipendente, gli impedirono di dedicarsi ad altri progetti di lungometraggio più strutturati, favorendo il suo ingresso nella scena della pittura e dei videoclip (per gli Smiths, i Pet Shop Boys e i Sex Pistols fra gli altri).La stessa arte del giardinaggio viene sovente interrotta da improvvise degenze presso il Bartholomew’s Hospital...
Recensito in Italia il 2 gennaio 2021








