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Gianfranco Sherwood

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Il buono, il brutto, il cattivo
Il buono, il brutto, il cattivo
DVD ~ Clint Eastwood
Offerto da RedStore-it
Prezzo: EUR 9,90
3 nuovo e usato a partire da EUR 7,00

2 di 3 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Guerre e tesori, 30 giugno 2011
Per me, il capolavoro di Sergio Leone (1929-1989). Film in cui tutto funziona, è il perfetto coronamento di una stagione della vita del regista contraddistinta da una straripante creatività. Tre tipi poco raccomandabili in cerca di un tesoro sepolto si ingannano e inseguono nel sud degli Stati Uniti mentre infuria la guerra di secessione. I personaggi sono memorabili e ben interpretati (una menzione particolare va allo straordinario Tuco di Eli Wallach), il contesto è ricostruito con minuzia di storico, non c'è faccia di caratterista che non buchi lo schermo, la sceneggiatura (cui hanno posto mano anche Age e Scarpelli) non perde un colpo. Inoltre qui Leone mostra una sorprendente abilità nel dirigere scene di battaglia. Ma il valore aggiunto del film è l'ironia. Ci sono scene e situazioni che fanno sorridere - amaramente, d'accordo, ma sempre sorrisi sono - e senza stonare in un film che ha molti momenti cupi - le morti in battaglia, il campo di prigionia lager, le torture. Senza dimenticare la straordinaria colonna sonora di Ennio Morricone, anch'essa straripante energia e creatività. Non ricordo se il 1967 avesse altri meriti, ma basterebbe l'uscita de Il buono, il brutto e il cattivo a renderlo un anno memorabile.


Una calibro 20 per lo specialista
Una calibro 20 per lo specialista
DVD ~ Clint Eastwood
Prezzo: EUR 9,49
13 nuovo e usato a partire da EUR 5,90

3 di 3 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle La gentilezza del rapinatore, 30 giugno 2011
Esordio del regista e sceneggiatore Michael Cimino, sotto l'ala protettrice di Clint Eastwood, Una calibro 20 per lo specialista (Thunderbolt and Lightfoot, 1974) ha di sbagliato solo il titolo imposto dalla distribuzione italiana. Se si volevano ricordare i film con ispettori muscolari e rapinatori disposti a tutto di moda all'epoca, non si è capito il senso del lavoro del regista e dell'attore. Pur narrando di una rapina compiuta da una banda minata da rivalità insanabili, la vicenda è infatti soprattutto un buddy-buddy movie, imperniato sull'amicizia tra il maturo rapinatore disilluso e un po' stanco e il ragazzo pieno di entusiasmo e vitalità. La fine - tragica - intenerisce. Uno dei tanti film in cui Eastwood né spara né uccide e uno dei primi in cui dimostra di non essere solo il prototipo del giustiziere.


Il nastro bianco
Il nastro bianco
DVD ~ Christian Friedel
Prezzo: EUR 11,02
8 nuovo e usato a partire da EUR 9,90

17 di 19 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Anche i nazisti hanno cominciato da piccoli, 6 maggio 2011
Questa recensione su: Il nastro bianco (Blu-ray)
Dicono che nessuno abbia mai visto ridere Michael Haneke. Considerati i film che fa il regista austriaco, classe 1942, c'è poco da meravigliarsi: Haneke trasuda pessimismo nei riguardi dell'umanità e della storia che essa produce. E non per partito preso, ma semplicemente perché accetta sino in fondo ciò il suo occhio totalmente razionale registra. Una concezione del mondo così radicale produce film altrettanto estremi che impongono molto allo spettatore: o insopportabili tensioni e sopraffazioni (i due "Funny Games" in cui non c'è proprio nulla di buffo) o terribili enigmi di cui non è dato conoscere lo scioglimento ("Niente da nascondere", "Caché", 2005). Questo "Il nastro bianco" ("Das weisse band", 2009) è la sua opera più equilibrata: l'argomento è atroce, ma la narrazione si limita a essere severa e il senso della vicenda, malgrado alcuni coni d'ombra, è alla nostra portata. Soprattutto, è un grande film, di quelli che incidono la memoria. La voce di un vecchio ricorda strani fatti dei quali è stato testimone nella giovinezza. Nel 1913, tutto pare svolgersi come sempre in un villaggio della Germania Orientale. I contadini lavorano la terra del barone, un padrone severo e arido e sottostanno agli imperativi morali del pastore luterano. Che alleva i figli con rigorismi sadici. Del resto, oltre allo sfruttamento del ricco, l'altro elemento che balza agi occhi è la mancanza di calore umano e empatia che informa ogni rapporto. E non c'è porta che non celi viltà, ipocrisie e segreti più o meno orribili. Ma l'apparente tranquillità del borgo viene funestata da fatti inspiegabili: attentati, incendi, violenze. Chi ne è il responsabile? E quali sono le sue ragioni? Il film, implicitamente, alla fine lo dice. Ci aiuta a capire anche la collocazione nello spazio e nel tempo della vicenda. E la conoscenza storica di ciò che poi ha prodotto la Germania. Tuttavia, sarebbe riduttivo pensare che Haneke voglia offrirci un suo punto di vista sui prodromi del nazismo. O meglio, c'è anche questo. Ma non solo. Al regista preme soprattutto dire che la malvagità dei contesti produce orrori. E che ciò va detto di tutti i contesti. E che di contesti buoni non ce n'è mai stati né forse mai ce ne saranno. Ingiustizie sociali, assolutismi religiosi e irredimibili debolezze fanno sì che l'umanità non faccia altro che rinchiudersi in inferni fatti a sua immagine e somiglianza. E che non ci sia remissione. Chi narra la vicenda da vecchio lo fa presumibilmente negli anni '50 o '60. Testimone patetico, dunque, perché a sua volta prova che a nulla è servito tanto male. Anzi, dal suo presente sono scorsi altri oceani di sofferenza. La lucidità dell'assunto è retta da una messa in scena altrettanto lucida e abbagliante. La splendida fotografia in bianco e nero, la bellezza delle scenografie, la bravura degli interpreti (per lo più giovanissimi) contribuiscono a fare de "Il nastro bianco" un film memorabile.


Come vinsi la guerra - Il generale
Come vinsi la guerra - Il generale
DVD ~ Buster Keaton

5.0 su 5 stelle Per l'amore di una locomotiva, 3 aprile 2011
Buster Keaton (1895-1966) è stato uno dei grandi del primo cinema Usa. Autore completo, ha curato ogni aspetto dei suoi lungometraggi. Questo "Come vinsi la guerra" ("The general", 1926) è tra i suoi esiti migliori e a vederlo oggi colpisce ancora per la perfetta confezione e l'intelligenza della trama. Siamo in Georgia e, allo scoppio della Guerra di Secessione, tutti gli uomini corrono ad arruolarsi. Spinto dalla fidanzata, di cui è innamoratissimo, vorrebbe fare così anche Johnny Gray, che di mestiere fa il macchinista di ferrovia. In effetti, la locomotiva affidatagli - chiamata The general - è l'altro amore della sua vita. Ma l'esercito non lo vuole - si ritiene sia più utile da macchinista - e la ragazza, equivocando, lo giudica vile e rompe il fidanzamento. Gray è però tutt'altro che un vile. Quando in seguito i Nordisti gli rubano la fidanzata e la locomotiva, entra in territorio nemico e fa letteralmente di tutto per riappropriarsene. Inoltre, fa cadere l'esercito Nordista in un'imboscata. Ne ricaverà onori e il rinnovato amore della fidanzata. "Come vinsi la guerra" è un'irripetibile commistione di comicità, avventura e guerra. Infatti, se le gag a incastro che si susseguono mentre Gray insegue the general lasciano stupefatti per l'originalità, la perfezione dei tempi e la sovrannaturale agilità che richiedono, il film è anche un sontuoso e dettagliatissimo affresco d'epoca. Le scene di massa di susseguono, ci sono battaglie, crolli di ponti, deragliamenti. Il tutto diretto con la maestria del grande regista. Far ridere avvincendo è la strategia adottata da Keaton; l'esito è quello che solo un genio può ottenere.


Les choristes
Les choristes
DVD ~ Jean-Paul Bonnaire
Prezzo: EUR 9,49
7 nuovo e usato a partire da EUR 9,49

3 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Una modestia che ripaga, 3 aprile 2011
Questa recensione su: Les choristes (DVD)
Il cinema francese è periodicamente travolto da successi abnormi, non sempre comprensibili oltre i confini. I cinici potrebbero persino sorridere vedendo "Les choristes", diretto nel 2004 da Christophe Barratier, che ha staccato in patria 8 milioni di biglietti. Perché questo remake di un film francese del 1945, narra una storia di normali buoni sentimenti, in cui un ometto, socialmente destinato alla sconfitta ma instancabilmente capace di guardare nel cuore del prossimo, riesce a cambiare in meglio la vita di alcuni ragazzi sfortunati. Lo fa con la musica, l'attenzione, la compassione. Non ci sono guizzi di regia e l'andamento è prevedibile, eppure è il film incide la memoria. C'è un tono di profonda, sentita verità: a volte, basta davvero poco per recuperare un'esistenza. In tempi cupi, in cui tutto pare destinato ad andare alla malora, è una lezione preziosa. Gran parte del merito va a Gerard Jugnot - che ha voluto il film coproducendolo - perfetto nel rendere la invincibile mitezza del protagonista. Uno di quegli umili che è impossibile sconfiggere e che costituiscono il vero fondamento del mondo.


L'uomo che fissa le capre
L'uomo che fissa le capre
DVD ~ varie
Prezzo: EUR 7,59
21 nuovo e usato a partire da EUR 4,99

6 di 10 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Paranormale a stelle e strisce, 3 aprile 2011
Questa recensione su: L'uomo che fissa le capre (DVD)
Trascurando l'indecifrabile storia con la Canalis, George Clooney pare un tipo a posto. Intelligente e sensibile, impiega le proprie risorse per proporre un cinema capace di coniugare qualità a un solido impianto etico. Certo, le sue cantonate le prende (bruttarello "The american"), ma gli capita di rado, e solo quando trascura la vocazione alla critica e all'impegno. Questo "L'uomo che fissa le capre" ("The Men Who Stare at Goats", 2009) è un ottimo esempio di ciò che sa fare e del suo modo di lavorare. Lontano anni luce da tipi alla Schwarzenegger o alla Tom Cruise, che pretendono 20 milioni di dollari a film per interpretare la solita storiella infarcita di effetti speciali, in genere, Clooney preferisce produzioni a basso budget (gli stessi 20 milioni di dollari tutto compreso, un'inezia per gli standard Usa), che, recuperando rapidamente il capitale investito, gli consentono di raccontare le storie che vuole, guadagnandoci pure. E dicendo cose mai banali. Sì, possiamo perdonargli persino la Canalis.


Buz Sawyer: The War in the Pacific: 1
Buz Sawyer: The War in the Pacific: 1
da Roy Crane
Edizione Copertina rigida
Prezzo: EUR 32,55
9 nuovo e usato a partire da EUR 21,87

2 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
2.0 su 5 stelle Un inatteso passo falso, 23 marzo 2011
Be', l'idea che la Fantagraphics, per meticolosità e rispetto filologico, sia il migliore editore possibile di strip classiche era il mio undicesimo comandamento. Ed ecco che mi capita tra le mani questo brutta cosa. Perché il volume, ben confezionato e con un interessante saggio critico introduttivo, delude proprio nella sua ragion d'essere: la riproduzione delle strip. Il disegno di Roy Crane, arricchito da uno straordinario e irripetibile uso del retino, necessita di attenzioni particolari, di una stampa molto curata. E invece abbiamo un sacco di vignette in cui il nero sbava, uccidendo letteralmente il tratto del maestro. Non so se sia colpa del curatore - Rick Norwood, già responsabile delle indecenti ristampe Manuscript Press - o del tipografo cinese (ormai non c'è pezzetto di carta stampata USA che non sia stampata laggiù) forse a buon mercato, ma di certo inadeguato. In ogni caso è un gran brutto passo falso per un editore che ha fatto della qualità la propria bandiera. La Fantagraphics deve ai suoi lettori precise spiegazioni. E delle scuse.


Il treno per il Darjeeling
Il treno per il Darjeeling
DVD ~ Owen Wilson
Prezzo: EUR 7,99
9 nuovo e usato a partire da EUR 4,40

3 di 6 persone hanno trovato utile la seguente recensione
3.0 su 5 stelle Perdendo tempo su un treno indiano, 19 marzo 2011
Questa recensione su: Il treno per il Darjeeling (DVD)
Nessun dubbio che Wes Anderson, classe 1961, regista, sceneggiatore, attore e produttore, sia un talento. Più problematico stabilire di che talento si tratti. Questo "Il treno per il Darjeeling" ("The Darjeeling Limited", 2007) non ci aiuta granché. Abbiamo tre strampalati fratelli che non si parlano dal funerale del padre. Il maggiore organizza un viaggio in treno in India per favorire la riappacificazione. Perché in India? Perché laggiù, in un monastero, vive loro madre. Tra inconvenienti irrilevanti - ma i viaggiatori assistono anche a un'inattesa tragedia - disguidi, battibecchi e grotteschi tentativi di accostarsi al misticismo, i tre sembrano concludere poco e capire ancora meno. Quando poi trovano finalmente la madre, questa si dimostra ancora più stramba di loro. Alla fine, in qualche modo, ma allo spettatore è arduo capire quale sia, i fratelli si scoprono comunque più vicini. Il film ribadisce la passione di Anderson per i personaggi border line, ma, direbbe Snoopy, stavolta l'ispirazione è più esile di una promessa. Forse in merito il regista ha detto tutto con il notevole "I Tenenbaum" ("The Royal Tenenbaums", 2001) e il meno riuscito ma comunque divertente "Le avventure acquatiche di Steve Zissou" ("The Life Aquatic with Steve Zissou", 2004). Uno dei problemi del film è anche il cast. Se Adrien Brody si dimostra come sempre grande e Jason Schwartzman è una notevole presenza stile anni '60, Owen Wilson ispira un'invincibile antipatia. O almeno la ispira a me. Consigliato a chi ama i divertimenti raffinatamente evanescenti. Chi cerca anche della sostanza, si astenga.


Uomini di Dio
Uomini di Dio
DVD ~ varie
Prezzo: EUR 9,49
15 nuovo e usato a partire da EUR 7,84

7 di 10 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Uomini e dei, 15 marzo 2011
Questa recensione su: Uomini di Dio (DVD)
Che le religioni non possano coesistere è la seconda deformità ideologica in grado di portare l'umanità alla catastrofe (la prima è la pretesa che la globalizzazione sia buona e inevitabile). Al contrario, le religioni sono in grado di convivere perfettamente perché gli uomini non si scannerebbero mai per delle idee astratte né si ricorda conflitto che non sia scaturito da ragioni materiali. Non è la diversità dei riti a dividere i protestanti dai cattolici in Irlanda, i palestinesi dagli israeliani o gli indiani dai pakistani, ma questioni di territorio e di elementare giustizia. Il vero problema sono i fanatici. O meglio: i fanatici che vengono allevati e blanditi dai poteri economici e politici interessati ad ammantare di irrazionalità le cause razionali, cronicizzando i conflitti per trarre profitto dal caos. Infatti, non per caso, i primi a essere sacrificati in questo gioco disumano sono quelli che offrono esempi di tolleranza e pacifica convivenza.
In Algeria, nel 1992, l'esercito fece un colpo di stato per impedire al Fronte Islamico di Salvezza di vincere le elezioni. Ne seguì una terribile guerra civile. Squadracce del FIS si diedero a infierire sui civili e sugli stranieri, sgozzando decine di migliaia di innocenti. La reazione dell'esercito fu altrettanto feroce e indiscriminata e per anni la popolazione subì la violenza delle due parti, senza che si venisse a capo di nulla. Pareva strano che le potenti forze armate algerine non riuscisse né a eliminare i terroristi né a proteggere la gente. L'unica certezza era che la democrazia era sospesa e l'Algeria sottoposta a un regime. Questo lo sfondo dei fatti narrati in "Uomini di Dio" ("Des hommes et des dieux", 2010) del regista francese Xavier Beauvois. La storia è vera. Nel monastero di Tibhirinem, fondato nel 1939 a 90 km da Algeri, vivono 9 monaci cistercensi. Negli anni, la comunità è riuscita a stabilire un rapporto di amicizia e collaborazione con la popolazione locale. L'ambulatorio, i consigli di vita e sulle questioni burocratiche e, soprattutto, il rispetto con cui i monaci si pongono davanti alla fede islamica hanno fatto sì che gli algerini del luogo li considerino un elemento fondante e irrinunciabile della loro esistenza. Ma poi arriva anche là l'orrore della guerra civile. Minacciati sia dagli integralisti che dall'esercito, che non tollera la loro equidistanza, i monaci si trovano a dover scegliere tra salvarsi fuggendo e rischiare, restando a fianco della popolazione. Sono uomini, hanno paura e non ambiscono al martirio. Ma poi è l'amore per gli umili a far pendere la bilancia. La fine della loro esperienza, nel maggio 1996, sarà inevitabilmente tragica. La bellezza, il pathos del film stanno, oltre che nell'ottima messa in scena, nella sincerità. Scarno ma non pauperistico, essenziale senza sciatte scorciatoie, sa descrivere la vita dei religiosi in modo tale da coinvolgere anche il non credente. E pone un quesito morale fondamentale. Naturalmente, gran parte della riuscita deriva dalle figure dei monaci. Erano persone non comuni. Purtroppo, i distributori italiani hanno fatto del loro meglio per tradirne la memoria. Il titolo originale del film spiega che qui non è questione di contrasti religiosi, che i monaci si sacrificano per amore del prossimo, non per esaltare la loro fede. Il titolo italiano, ribadisce invece - mistificando - che sono soprattutto uomini di Dio. Una caduta di stile, vigliacchetta e meschina, a ennesima dimostrazione che l'Italia sta diventando una colonia del Vaticano. Fortunatamente non può sminuire un film di rara bellezza e intensità.


La guerra dei bottoni
La guerra dei bottoni
DVD ~ Andre'
4 nuovo e usato a partire da EUR 54,90

1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Quando i bambini erano magri, 15 marzo 2011
Questa recensione su: La guerra dei bottoni (DVD)
C'è stato un tempo i cui i bambini erano magri. Correvano, saltavano, giocavano e se ne fregavano degli adulti. Con ragione, per altro: ai grandi, i bambini piacevano poco, li consideravano adulti mancati, impantanati in uno stadio di minorità da cui era necessario strapparli al più presto, per avviarli al lavoro e renderli produttivi. Ma se gli adulti negavano la possibilità che i piccoli avessero un'etica, nemmeno i piccoli accettavano quella degli adulti. Eppure, qualcosa che li accomunava c'era. Questo "La guerra dei bottoni" ("La guerre des boutons", 1961) a modo suo lo dimostra. Tratto dall'omonimo classico per l'infanzia pubblicato nel 1912 da Louis Pergaud, ne aggiorna la vicenda ambientandola nella provincia francese di metà `900. Da sempre i bambini di due paesini si fanno la guerra, combattendo con spade di legno e fionde. I capi dei due schieramenti adottano strategie e astuzie da grandi strateghi, ma è decisiva l'idea venuta a Lebrac di umiliare i vinti tagliando loro bottoni, lacci e bretelle. Anche Aztec adotta la stessa strategia e in breve lo stato penoso dei vestiti attira la rabbia dei genitori. Saranno i due capi a pagarne le conseguenze. Questo ritratto di un mondo povero, in cui nulla va sprecato e di tutto si fa conto, ai ragazzi d'oggi probabilmente fa la stessa impressione di un documentario sul paleolitico, tanto appare lontana l'energia di quei ragazzi e la severità, in genere ottusa, dei genitori. Eppure, questo bel film, ai suoi tempi un grandissimo successo in Francia, una cosa importante la insegna: la ristrettezza mentale degli adulti e la vitalità dei più giovani erano irreggimentate da concetti e valori. Da maneggiare con cura, certo, ma da rispettare (o meglio, oggi da rimpiangere): lealtà, rispetto della parola data, obbedienza e considerazione riservati a chi li merita. Alla fine del film (e del libro) Lebrac e Aztec, finiti in collegio, si rammaricano pensando che crescendo diventeranno stupidi come gli adulti. Chissà che direbbero immaginando di diventare come troppi degli adulti di oggi.


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