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Recensioni scritte da
Gianfranco Sherwood

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Centurion
Centurion
DVD ~ Michael Fassbender
2 nuovo e usato a partire da EUR 23,50

6 di 9 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle L'onore di Roma, 13 luglio 2011
Questa recensione è su: Centurion (Blu-ray)
Sulla Legio IX Hispana si è creata l'idea che sia stata annientata dagli abitanti dell'odierna Scozia. Di preciso, però, non se ne sa nulla, tranne che da un certo momento in poi sparisce dai documenti romani. Neil Marshall, talento inglese del cinema horror, si prende una vacanza dai suoi temi preferiti per narrarci con "Centurion" del 2010, una versione personale di quei lontani fatti. Con qualche licenza storica, ammette, e ispirandosi alle vicende che portarono Publio Quintilio Varo alla catastrofe di Teutoburgo, nella Foresta Nera. Immagina quindi che la legione venga mandata nel territorio dei Pitti, con l'ordine di eliminare una volta per tutte quella perenne minaccia alla Britannia romanizzata. Ma tradimenti e agguati incombono. E il centurione eponimo protagonista della vicenda alla fine avrà modo di constatare con amarezza che anche la ragione di stato dell'imperatore Adriano non fa più per lui. Il problema dei film storici, specie di quelli ambientati in tempi molto lontani, è come interpretare e rendere lo spirito dell'epoca. Marshall scrive e dirige una storia spietata, furibonda, piena di sangue e sentimenti esasperati, in cui non ci sono né buoni né cattivi, che probabilmente è molto più veritiera di tutti i film ambientati nell'antica Roma sin qui visti. Se non altro le battaglie sono rappresentate come quei carnai che dovevano essere. E malgrado il budget esiguo, ci offre un film potente e affascinante. Che però non ha avuto successo in sala. È quindi d'obbligo recuperarlo almeno in dvd.


Moon
Moon
DVD ~ Sam Rockwell
Prezzo: EUR 7,49
22 nuovo e usato a partire da EUR 3,90

18 di 19 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle E io chi diavolo sono?, 8 luglio 2011
Questa recensione è su: Moon (DVD)
La scarsa schiera di registi interessati alla fantascienza si arricchisce di un nome molto promettente, Duncan Jones, il cui esordio, questo Moon del 2010 da lui anche scritto, ha fatto un notevole e meritato scalpore. In un prossimo futuro, l'elio 3 estratto da miniere poste sul lato oscuro della Luna risolve il problema energetico (pare che la NASA stia studiando davvero la possibilità di ottenere quel materiale selenita, qualunque cosa esso possa essere). Ma - è il capitalismo, baby - e per massimizzare i profitti e per abbattere i costi la Lunar Industries si serve di una base in gran parte automatizzata, detta Sarang (è la parola coreana per amore) in cui è sufficiente la presenza di un solo essere umano, assunto sulla base di lunghi contratti triennali. E tanto spilorcia è la ditta, che non ripara nemmeno il satellite delle comunicazioni, sicché tra Sarang e la Terra sono possibili solo contatti indiretti. All'inizio del film, Sam Bell (un notevole Sam Rockwell, impegnato in un difficile tour de force attoriale), è tutto contento perché mancano solo due settimane alla fine del suo contratto e lui non vede l'ora di incontrare la giovane e bella moglie, con la quale comunica solo con messaggi registrati, e la figlia nata mentre lui raccoglieva elio 3. Nel frattempo, continua a sorvegliare le miniere e chiacchiera con Gerty, l'entità robot che controlla tutti gli automatismi della base. Ma Bell comincia ad avere delle allucinazioni. E, mentre a bordo di un trattore sta ispezionando gli impianti esterni, distratto da una di queste visioni, subisce un gravissimo incidente. Si riprende nella base. E si meraviglia: com'è arrivato là? Ciò che segue, va scoperto dallo spettatore. Qui basti dire che Bell capisce qualcosa di terribile su se stesso, un verità mostruosa voluta dall'avidità spietata della Lunar Industries. Il finale è in qualche modo aperto. Duncan ha dichiarato che vede il film come parte di una trilogia, il cui secondo capitolo si augura di poter girare a breve. Speriamo sia così, per lui e per noi. Perché Moon è un gran bel film. Di cui va rimarcato un aspetto fondamentale: si tratta di una produzione indipendente costatata solo 5 milioni di dollari. Eppure, non ha nulla di pauperistico, essendo pienamente riuscita anche dal punto di vista formale. I paesaggi lunari (che omaggiano la Luna immaginata da Kubrick) sono assolutamente credibili, come gli interni della base, gli oggetti, i veicoli. La cosa curiosa è che il regista ha preferito usare modellini in scala, piuttosto che l'animazione digitale. Troppo costosa, ha dichiarato. Il che stupisce un po'. Il dvd contiene anche una ricca sezione di speciali (commenti, making of, effetti visivi), tra cui spicca Whistle un cortometraggio diretto da Duncan nel 2002, che in qualche modo preannuncia le tematiche di Moon. All'appassionato fa lo stesso l'effetto di un bel racconto di fantascienza scritto da uno di quegli abili professionisti di cui si è ormai persa la traccia. Un killer del ventunesimo secolo, al soldo di un'asettica organizzazione di colletti bianchi, fa con spassionata e compiaciuta efficienza il proprio mestiere. Attitudine che gli consente di essere buon padre e marito volonteroso di un'arpia che sa del suo mestiere e non batte ciglio. Ma un incidente di percorso e i conseguenti inattesi sensi di colpa, gli muteranno la vita.


Taken - Io vi troverò
Taken - Io vi troverò
DVD ~ vari
Offerto da Boemiurgo
Prezzo: EUR 9,98
21 nuovo e usato a partire da EUR 4,40

2 di 5 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Povera Parigi!, 8 luglio 2011
Questa recensione è su: Taken - Io vi troverò (Blu-ray)
Quel furbone di Luc Besson ha avuto una pensata degna di lui: gli autori della serie tv 24 si baloccano da tempo con l'idea di un film imperniato su Jack Bauer? Be', io li brucio scrivendo e producendo una storia imperniata su un clone del mitico agente del CTU. Perché il protagonista di "Io vi troverò" ("Taken, 2009), tale Bryan Mills (un convinto Liam Neeson), ex operativo della CIA separato dalla moglie arpia e mal visto dalla figlia adolescente, è in tutto è per tutto Bauer, a partire dall'invincibilità. Capita che la figlia, ignorando i consigli del padre che sa quanto è cattivo il mondo, faccia di testa sua, andando a Parigi con un'amica scemotta. E che finisca subito nelle grinfie di una banda albanese di trafficanti di donne. Mills vola a Parigi, picchia, spara, tortura e, lasciandosi dietro una impressionante scia di cadaveri, torna a casa con la figlia. Il film, che ha riempito le tasche di Besson (budget 26 milioni di dollari, incasso 227 milioni, un ottimo investimento) ti lascia quasi la stessa sensazione di 24. Diverte, è molto ben fatto - il regista Pierre Morel sa il fatto suo - ma prospetta un'ottica del mondo paranoica. E la violentissima reazione del protagonista, vista come l'unica possibile, potrebbe persino disturbare. C'è una scena di tortura, inflitta dall'indefettibile Mills a un mafioso albanese, che qualche problema in effetti lo pone. Qui però, a differenza di 24 (perfetto prodotto dell'era Bush), il gioco iperbolico e iperrealistico è scoperto. Besson strizza l'occhio, il suo impegno è divertirti, ripagandoti i soldi del biglietto, non ideologizzare.
Be', Luc, complimenti, missione compiuta.


88 minuti
88 minuti
DVD ~ Al Pacino
Offerto da VECOSELL
Prezzo: EUR 4,89
14 nuovo e usato a partire da EUR 2,60

0 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
1.0 su 5 stelle 88 minuti di noia, 8 luglio 2011
Questa recensione è su: 88 minuti (DVD)
La domanda è: perché? Abbiamo un attore bravo e fortunato - Al Pacino - un divo che dalla carriera ha ottenuto fama, successo e onori, da cui ci aspetteremmo quindi un minimo di rispetto per se stesso. E, naturalmente, per i fan che lo ammirano per ciò che ha saputo fare. E invece! Perché Pacino pare intenzionato a finire nel peggiore dei modi la propria carriera cinematografica? Mentre in televisione bada invece alla qualità? Questo "88 minuti" del 2006 è un ignobile pastrocchio, scritto con i piedi e tirato via da Jon Avnet, regista scadente che ricicla tutti gli avanzi della mitologia del serial killer (il cattivo tanto perfido quanto geniale, l'innocente inserito in una trappola a tempo, la concitazione dello scandire dei minuti, il sadismo delle morti ecc.) senza né divertire né avvincere. Infatti, come potremmo appassionarci alle vicende di un protagonista che attraversa tutto il film con l'aria annoiata di chi sa benissimo come andrà a finire? Dispiace vedere invischiati in questa porcheria una brava caratterista come Leelee Sobieski, che in anni migliori ebbe l'onore di lavorare con l'ultimo Kubrick. Una cosa, comunque: chi pensasse che qui Pacino e Avnet hanno toccato il fondo non ha visto il loro successivo "Sfida senza regole" ("Righteous Kill", 2008).


Identita'
Identita'
DVD ~ Amanda Peet
3 nuovo e usato a partire da EUR 12,99

3 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle L'identità del serial killer, 8 luglio 2011
Questa recensione è su: Identita' (DVD)
Identità (Identity, 2003) è il titolo meno noto di James Mangold, regista e sceneggiatore discontinuo, di cui è comunque prossima l'apoteosi essendo chiamato a confezionare l'imminente film su Wolverine (vero che ne sentivate la mancanza?). Eppure è un'opera notevole, un must per tutti coloro che amano i thriller dal finale a sorpresa. E qui la sorpresa c'è ed è davvero imprevedibile. In una notte di tregenda, un serial killer sta per essere giustiziato. Il suo psichiatra fa l'ultimo tentativo di convincere il giudice a risparmiarlo, avendo scoperto dei nuovi fatti sui delitti. Intanto, sotto la pioggia diluviale, 10 sconosciuti convengono in cerca di riparo in un hotel. Mentre aspettano che la pioggia cessi, qualcuno comincia a ucciderli. E ci sono altri fatti incomprensibili. Quale legame esiste tra il serial killer e gli assassinati?
La risposta soddisfa e stupisce. Scritto da Michael Cooney e interpretato da un cast da grandi occasioni (John Cusack, Ray Liotta, Alfred Molina, Rebecca De Mornay, John Gintley) è un puzzle di gran livello. Una volta visto, vi verrà subito di riguardarlo.


Below
Below
DVD ~ Matt Davis
Offerto da Widescreen Ltd
Prezzo: EUR 5,77
10 nuovo e usato a partire da EUR 5,77

4.0 su 5 stelle Fantasmi subacquei, 8 luglio 2011
Questa recensione è su: Below (DVD)
David Twohy è un talento del cinema fantastico e dispiace che l'insuccesso del secondo film imperniato sul bandito spaziale Riddick gli abbia bloccato la carriera. Autore completo, scrive e dirige, in genere con ottimo mestiere e originalità. Questo Below del 2002 (ma ci ha messo la penna anche Darren Aronofsky) è un horror dall'inusuale ambientazione - il Tiger Shark, un sottomarino americano di stanza nell'Atlantico nel 1943. All'inizio, l'equipaggio riceve l'ordine di raccogliere i soli tre superstiti - tra essi un'infermiera - di una nave ospedale affondata dai nazisti. L'infermiera comincia ben presto ad avere delle visioni paurose e altri fatti strani impressionano l'equipaggio. In particolare, qualcuno fa segnali acustici per attirare le navi da guerra nemiche. In un crescendo di tensione ed episodi sovrannaturali, appare chiaro che la nave è infestata da un'entità malevola. Di chi si tratti, e quale sia la ragione della sua furia vendicatrice lo si scoprirà solo dopo la morte di quasi tutto l'equipaggio. Una chicca per gli amanti dell'horror e per tutti quelli che apprezzano il cinema di buona fattura.


Bastardi senza gloria
Bastardi senza gloria
DVD ~ Brad Pitt
Prezzo: EUR 9,50
16 nuovo e usato a partire da EUR 4,99

7 di 26 persone hanno trovato utile la seguente recensione
3.0 su 5 stelle Registi senza gloria, 7 luglio 2011
Questa recensione è su: Bastardi senza gloria (Blu-ray)
I film di Quentin Tarantino pongono un vecchio problema: il cinema va considerato solo per come narra una storia, secondo le proprie potenzialità e caratteristiche tecniche, o anche per ciò che dice? Ovvero, possiamo accontentarci della maestria tecnica, se c'è, o dobbiamo pretendere che un regista esprima anche un'etica, magari condivisibile? La risposta dipende dai periodi. Sino agli anni '70 del secolo scorso, la critica e gli spettatori più attenti pretendevano anche quello che si definiva impegno. Oggi conta soprattutto lo specifico cinematografico e ogni film è un mondo a sé, autoreferenziale e ignaro della realtà. In questa ottica, Tarantino è un maestro. La cinefilia maniacale e l'indubbio talento lo hanno reso un eccellente narratore, molto personale, capace di portare lo spettatore sull'orlo della noia - i suoi lunghissimi dialoghi - senza però farcelo mai cadere. Il guaio, come dimostra ampiamente questo film, sta in ciò che narra. Affascinato per misteriosi motivi suoi dal bmovie "Quel maledetto treno blindato" diretto nel 1978 da Enzo Castellari, Tarantino ha voluto farne una specie di remake. In realtà, la trama dei due film ha ben poco in comune. Qui si narra di un gruppo di commandos infiltrati nella Francia occupata per terrorizzare con varie efferatezze i nazisti. La loro vicenda si intreccia con quella di una ebrea proprietaria di cinema che ha l'occasione di uccidere Hitler e tutta la dirigenza del Reich (vuole vendicarsi: all'inizio del film i nazisti le massacrano la famiglia), e decide di approfittarne, e con le malefatte di un astuto colonnello nazista gran cacciatore di ebrei. Naturalmente, il film ignora ogni verosimiglianza storica. In realtà, anche per come finisce, siamo totalmente dalle parti della fantastoria, declinata tra l'altro con notevole sarcasmo. Nulla di male, se non si avesse la sensazione di una scelta casuale. Il film, infatti, risulta essere una serie di scene madri, in genere girate e interpretate benissimo, ma malamente collegate da una trama insensata. E la fine sa anch'essa di improvvisato, come se l'autore non incerto su come risolvere la storia avesse pensato di saltarci fuori ribaltando la scacchiera. La cosa sgradevole, però, è l'eccesso di ottusa e insensata violenza. I commandos ebrei che scalpano i nazisti uccisi e incidono la svastica sulla fronte di quelli lasciati vivi risultano alquanto repellenti e la scena del prigioniero massacrato a colpi di mazza da baseball è tale da farci fare il tifo per chi la guerra l'ha persa. Paradossalmente, il più simpatico del mucchio risulta quindi il nazista cacciatore di ebrei, che, da bravo professionista, cerca di fare al meglio il proprio lavoro, senza scadere nel fanatismo dei commandos. Era quanto voleva comunicarci Tarantino? Probabilmente no, dato che a lui non interessa comunicare un bel niente. Alla fine, ciò che vale davvero in Inglourious Basterds sono le notevoli perfomance attoriali. Spicca un divertito Brad Pitt, che deve aver deciso di buttarla sull'esasperazione di un personaggio tutto d'un pezzo e integralmente fesso. Ma soprattutto, è imperdibile l'austriaco Christoph Waltz. Tratteggia un cattivo come non se n'è mai visti e vale da solo il prezzo del biglietto.


20th century boys: 22
20th century boys: 22

5.0 su 5 stelle Watchmen con gli occhi a mandorla, 6 luglio 2011
I manga generalmente non mi piacciono. I motivi? Aborro quanto va di moda; non sopporto l'adorazione acritica di ciò che, provenendo da un mondo totalmente diverso, è in gran parte incomprensibile; mi annoiano i prodotti stereotipati nel tratto e nei temi. Ma un capolavoro è un capolavoro, da qualsiasi parte del mondo arrivi, e questa lunga saga di Urasawa Naoki un capolavoro lo è a tutti gli effetti. E si incide nella memoria, mutando in qualche modo chi la legge, com'è appunto delle opere rare. Scritto nell'arco di 8 anni, e iniziato mentre l'autore era ancora alle prese con Monster, 20th century boys è un intricato, cupo e ambizioso thriller fantascientifico in 24 volumi, imprevedibile e spasmodicamente avvincente. Narra, con maestria e padronanza incredibile, avvenimenti che si dipanano dal 1969 al 2017 attraverso le vicende di decine di personaggi, dagli anni della scuola elementare alla maturità, descrivendone sviluppi etici - buoni o cattivi che siano - e fatti personali, sullo sfondo di una trama di intrighi sempre più globali e micidiali orditi da un misterioso personaggio - agli inizi una sorta di santone capo carismatico di una setta - che si fa chiamare Amico. Di lui nulla si sa perché porta sempre una maschera. Ben presto è chiaro a un gruppo di vecchi compagni di scuola che l'Amico ha ripreso le fantasticherie di conquista e distruzione che loro si raccontavano da bambini, in un rifugio segreto. Non è chiaro come l'Amico conosca quelle storie. Né perché e sino a che punto le voglia attuare. Ma soprattutto, non si capisce chi esso possa essere. Però, capiscono presto che l'Amico costituisce una minaccia spaventosa. Inizia così una lotta impari, poiché l'Amico è un astuto manipolatore dell'opinione pubblica. La vittoria arriva solo dopo che il mondo ha pagato un prezzo enorme. Eppure, lo svelamento dell'identità dell'Amico e delle sue ragioni riporta a fatti in apparenza minimi del 1969, in un modo inatteso e geniale. Il tutto è reso ancor più affascinante dallo stile narrativo di Urasawa, che si muove contemporaneamente su più linee temporali. È indubbio che il particolare pathos della vicenda derivi anche dal fatto che l'autore vi ha profuso ricordi e nostalgie d'infanzia - certi fumetti, il negozietti dei gelati, le scorribande nei prati dietro casa - legati a un Giappone che non c'è più. Del resto, tutta la storia è piena di riferimenti a fatti, canzoni, film che servono a scandire lo scorrere del tempo. E a definire i caratteri dei personaggi, tutti, anche i peggiori, descritti con accurata intelligenza. Chiuso l'ultimo volume, pare di lasciare persone reali, grazie anche al disegno, maturo pure nelle fisionomie e molto poco da manga. Qualcosa di simile mi era successo solo con Watchmen. Ma oso dire che 20th century boys sia persino più intrigante dell'opus magnum di Moore. La profonda impressione che produce deriva dalla sua vastità. È come quando si cerca di riassumere, nell'illusione di giudicarlo, un periodo storico denso di fatti, tragedie ed eroismi: per quanto si tenti, per quanto ci sembri di averlo penetrato, l'essenza del suo mistero ci sfuggirà sempre. Un'ultima cosa, a gran merito di Urasawa: una storia del genere si poteva narrare solo con il fumetto.


Un gioco da bambini
Un gioco da bambini
da James G. Ballard
Edizione Copertina flessibile
Offerto da librisline
Prezzo: EUR 10,70
2 nuovo e usato a partire da EUR 10,70

1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle I bambini ci guardano, 1 luglio 2011
Secondo James Graham Ballard (1930-2009), lo strato di discutibile civiltà spalmato su di noi dalla onnipresenza dei media non è più spesso di un micron e basta pochissimo a far riemergere l'antropoide assetato di sangue. Il racconto lungo "Un gioco da bambini" ("Running wild", 1988) inizia dalla pagina del diario del dottor Greville, consulente psichiatrico della polizia, datata 28 agosto 1988. L'uomo è ancora confuso per i tragici fatti accaduti due mesi prima a Pangbourne, un complesso residenziale di Londra lussuoso ed esclusivo: i 32 abitanti, tutti adulti, sono stati massacrati e i loro 13 figli sono spariti. Nell'ultimo capitolo, datato 8 dicembre 1993, Greville, che della vicenda ha capito tutto, a differenza degli inquirenti, tira sconsolate conclusioni: la mania di controllo e di separatezza, l'ossessione di escludere da Pangbourne persino il concetto di sporcizia e disordine ha dato origine a un mostro inarrestabile. Il tutto narrato dall'affascinante penna controllata e tersa di Ballard.


THE LEGEND OF MOTHER SARAH VOL.5
THE LEGEND OF MOTHER SARAH VOL.5
da TAKUMI KATSUHIRO OTOMO
Edizione Copertina flessibile
Offerto da Mondiversi It's a Different World
Prezzo: EUR 6,80
5 nuovo e usato a partire da EUR 5,60

0 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle E bravo Otomo, 30 giugno 2011
Otomo Katsuhiro è un tipo simpatico. Fattosi un gran nome con il manga Akira, ha saputo sottrarsi alla micidiale macchina editoriale giapponese, che obbliga gli autori a produrre centinaia su centinaia di tavole, allungando a dismisura le storie se incontrano il favore del pubblico. Insomma, detto ciò che gli interessava col fumetto, è passato ad altro, ovvero al cinema d'animazione. Un altro motivo di simpatia è il fatto che ha sempre disegnato con un tratto realistico, ignaro delle deformazioni e degli stilemi tipiche dei manga, che saranno anche la gioia dei fan, ma imbestialiscono il lettore interessato solo a una buona storia ben raccontata. Di questo The Legend of Mother Sarah, che risale ai primi anni '90, Otomo ha scritto solo la sceneggiatura, affidandone il disegno a Nagayasu Takumi, che ha un tratto simile al suo. In ciclo che comprende 7 volumi - un'inezia per gli standard nipponici - ci viene raccontata la storia di Sarah, possente nel fisico e nell'animo, che vaga in una Terra sconvolta da catastrofi climatiche e interminabili guerra in cerca dei figli. Opera riuscitissima e coinvolgente, ha anche il pregio di non costare troppo. Consigliato anche a quelli che i manga non riescono proprio a digerirli.


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