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Gianfranco Sherwood

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Il marchio del fuoco. Le inchieste dell'ispettore Fandorin
Il marchio del fuoco. Le inchieste dell'ispettore Fandorin
da Boris Akunin
Edizione Copertina flessibile

9 di 9 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Un affabulatore diabolico, 15 marzo 2011
Sì, ci sono caduto. E neppure me ne pento. Mi ero ripromesso di non leggere più romanzi che superassero le 3/400 pagine, nella certezza che gli scrittori meritevoli di tanta attenzione sono più inconsueti di un politico italiano onesto, ed ecco, Boris Akunin mi obbliga a divorare un malloppo lungo più di 750 pagine. Il fatto è che questo diabolico personaggio conosce la formula magica capace di avvincere il lettore più schizzinoso e sa usarla con un'intelligenza e una discrezione rare. Infatti, se "Il marchio del fuoco", nono romanzo del ciclo dedicato all'investigatore zarista Erast Fandorin, è molto più lungo dei titoli precedenti è perché descrive un momento fondamentale nella vita del personaggio. Inoltre, Akunin indulge al piacere della narrazione e del dettaglio anche per diffondersi sul suo amatissimo Giappone, di cui conosce perfettamente lingua, costumi e cultura. Corre il 1905 e l'impero zarista sta perdendo la guerra col Giappone per il controllo della Manciuria. Ciò non solo a causa della superiorità dell'esercito nipponico che, per determinazione dei soldati e intelligenza degli ufficiali, soverchia le truppe russe, mal motivate e peggio guidate. Vale anche un nuovo, inatteso fronte interno: un astuto e spietato sabotatore sta sobillando i sovversivi e danneggiando la linea di rifornimento transiberiana. Tocca a Fandorin debellarlo. Ma questa è solo una parte della storia. La vicenda ci riporta alla giovinezza dell'investigatore, quando, assegnato al consolato russo di Yokohama, si è trovato coinvolto in un'intricata congiura mirante a determinare il futuro del Giappone. In un avvincente susseguirsi di colpi di scena, scontri e duelli che coinvolgono occidentali, varie fazioni giapponesi e ninja, Fandorin impara molto sul paese del sol levante. E anche sull'essenza della vera malvagità. Intanto, il lettore ne ha tratto il ritratto dettagliato e convincente di una paese affascinante e indecifrabile. Quanto al legame tra il 1905 e il 1878, quando lo afferriamo nell'ultima pagina del romanzo, è tale da lasciarci a bocca aperta. Ma non solo. Com'è regola in Akunin, ci imbattiamo in riflessioni politiche e filosofiche sulle quali, chiuso il libro, siamo costretti a ritornare. Il tutto, come sempre, scritto benissimo. Ne sono certo: quest'uomo deve aver fatto un patto col diavolo.


Il decoratore
Il decoratore
da Boris Akunin
Edizione Copertina flessibile
Offerto da SALES & SERVICE
Prezzo: EUR 9,50

5.0 su 5 stelle Ivan, lo squartatore, 15 marzo 2011
Questa recensione è su: Il decoratore (Copertina flessibile)
Potrebbe sembrare banale. Infatti che c'è di più ovvio del fatto che un investigatore inventato le cui vicende sono collocate a fine `800 abbia a che fare con Jack lo squartatore? E quanti gialli hanno tirato in ballo il più noto serial killer della storia? Troppi e quasi mai in modo convincente. Ma con Boris Akunin non c'è nulla di scontato. Riprendendo vecchie teorie - all'epoca si pensò che l'assassino potesse essere uno straniero di passaggio a Londra, il che avrebbe spiegato la repentina fine della serie di delitti - Akunin imbastisce una trama delle sue, avvincente e originale, sullo sfondo di una Mosca fine secolo puntigliosamente decritta. Imperdibile.


Gambetto turco-Scacco allo zar
Gambetto turco-Scacco allo zar
da Boris Akunin
Edizione Copertina flessibile

1 di 2 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Guerra di spie, 15 marzo 2011
Messo in luce dal fortunato esito della storia narrata ne "La regina d'inverno" - e indelebilmente segnato dal prezzo che gli è toccato pagare - Erast Fandorin si trova ad agire, in qualità di agente del controspionaggio, nelle retrovie del fronte bulgaro, durante la guerra Russo-Turca del 1877-78. Sebbene giovanissimo - ha infatti 22 anni - fisico e carattere del personaggio hanno ormai tratti indelebili: alto, di bell'aspetto, ha le tempie precocemente incanutite e lo affligge una leggera balbuzie, postumo di una commozione cerebrale. Ma guai a sottovalutarlo. Fandorin è motivato da una ferrea determinazione. E la sua mente, agile, duttile e aperta, gli consente di vedere ciò che agli altri sfugge. Inoltre, gode di una misteriosa buona sorte. L'alto comando russo gli affida l'incarico di smascherare la spia che sta mettendo in seria difficoltà l'esercito zarista, al punto da compromettere le sorti della guerra. Fandorin porta a termine la missione, scoprendo che i piani della spia erano più astuti e micidiali del previsto. Ne ricava gloria e onori, ma gli orrori della guerra lo hanno disgustato. Chiede quindi di essere assegnato a un consolato estero. Lo accontentano, mandandolo in Giappone. Sarà la svolta fondamentale della sua vita. Com'è abitudine di Akunin, "Gambetto turco", oltre a valere come avvincente romanzo giallo, offre uno straordinario ritratto d'epoca. Qui in particolare, l'autore ricostruisce il contesto bellico, battaglie campali comprese, con una maestria che ricorda il Tolstoj di "Guerra e pace", chiarendoci anche i retroscena politici ed economici di quel conflitto. Curiosa, infine, la strategia narrativa adottata dallo scrittore in questo romanzo: il suo personaggio, pur restando il motore della vicenda, appare poco e parla raramente. Da notare la presenza del generale Sobolev. Un personaggio molto amato dai russi con cui Fandorin avrà a che fare anni dopo. Un'ulteriore prova della padronanza stilistica di Akunin.


La regina d'inverno
La regina d'inverno
da Boris Akunin
Edizione Copertina flessibile

5 di 5 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Una Russia inattesa, 28 febbraio 2011
C'è gente nata per scrivere. Il russo Grigori Tchkhartchvili, sotto il beffardo pseudonimo B(oris) Akunin, dal 1998 ha pubblicato la bellezza di 37 romanzi. E si sospetta siano suoi un altro paio di libri attribuiti a un certo Anatoly Brusnikin. Ma, frenetico come un castoro che metta su casa, si dà da fare anche in altri campi: laureato in filologia e lingua orientale (è specialista in lingua e letteratura giapponese), dirige una rivista di letteratura di Mosca, scrive saggi, traduce da varie lingue ecc, ecc. Eppure, sebbene omaggiato da grandi vendite e dal favore dei critici, il nostro si schernisce definendosi un artigiano che scrive libri di evasione. Sia pure. Ma che artigiano! Questo "La regina d'inverno" del 1998 (però, il titolo originale "Azazel" chiarisce meglio il senso della vicenda) è il romanzo d'esordio di Akunin e illustra perfettamente metodo, temi e pregi della sua scrittura, oltre a introdurre il suo personaggio seriale, il poliziotto Erast Fandorin. Affascinato dalla storia della Russia, in particolare quella dell'ultimo periodo zarista, l'autore narra con dovizia di dettagli una complicata vicenda che inizia il 13 maggio 1876 col bizzarro suicidio di uno studente in un parco di Mosca per finire in modo altrettanto tragico nel settembre successivo. Tra le due date, ci appassioniamo alle imprese del giovane Fandorin al quale sarebbe banale, oltreché errato, attribuire l'appellativo di Sherlock Holmes dello zar. Se il poliziotto riesce (quasi) a venire a capo niente meno che di una cospirazione mondiale è per la tenacia e l'entusiasmo che lo animano. Non ha in effetti particolari doti deduttive né saprebbe - come l'inquilino di Baker Street - riconoscere dalla cenere decine di tipi di tabacco: a farlo brillare è soprattutto la mediocrità dei colleghi. E comunque, prende cantonate e commette errori che sconta duramente (ma il personaggio matura negli altri romanzi del ciclo). Eppure, sin qui saremmo ancora in presenza di uno dei tanti gialli di ambientazione esotica piacevolmente banali che intasano gli scaffali delle librerie se Akunin non si distinguesse per caratteristiche tutte proprie. Oltre alla grande qualità della scrittura e alla piacevolezza dell'intreccio, originale e pieno di colpi di scena, colpiscono i personaggi, ottimamente costruiti. In particolare, i cattivi. Senza dire nulla dell'intreccio, l'epilogo del libro, e chi lo provoca, si imprimono nella memoria. Ne ricaviamo che il talento di Akunin è unico e, a suo modo, bizzarro. Va poi elogiata la solidità dello sfondo, derivante dall'erudizione dell'autore: ci si trovi a Pietroburgo, Mosca o a Londra - come accade a metà romanzo - si legga di un vetturino o di un consigliere di stato, il quadro è convincente, i dettagli giusti, l'epoca balza agli occhi viva, realistica e credibile. C'è inoltre nel libro qualcosa che va oltre la voglia di intrattenere - checché ne dica l'autore. Akunin ci offre infatti un ritratto inatteso della Russia zarista, rappresentata come un paese con le sue contraddizioni e ingiustizie, ma non peggiore di altri. Anzi, smentendo l'idea diffusa di una nazione arretrata soggetta all'autocrazia, aperto agli ultimi ritrovati del progresso. Nel libro si coglie poi una decisa avversione per anarchici e sovversivi che, preconizza un personaggio, porteranno in vent'anni il paese alla rovina. Lo si può considerare un punto di vista revisionista (oggi è di moda dire il peggio possibile di tutto ciò che attiene al comunismo) ma, considerando da dove arriva, merita attenzione. È l'ulteriore tassello di un mosaico - quello dell'avvento e del crollo dell'URSS - per molti versi indecifrabile. Ma non solo. Ricaviamo dal romanzo che nel 1876 22 stati si unirono nell'Alleanza postale mondiale nell'intento di uniformare regolamenti e tariffe, oltre che fissare i tempi di inoltro. Quindi, una lettera imbucata a Londra ci metteva 6 giorni esatti per arrivare a Pietroburgo. Sono dettagli del genere a farci capire perché Akunin manifesta simpatia per quel passato e a rendere "La regina d'inverno" un libro altamente raccomandabile, un divertissement colto, intelligente e ricco di suggestioni.


I pilastri della Terra (4 DVD)
I pilastri della Terra (4 DVD)
DVD ~ Ian McShane
Prezzo: EUR 14,11
10 nuovo e usato a partire da EUR 8,69

11 di 24 persone hanno trovato utile la seguente recensione
3.0 su 5 stelle Medioevo in salsa beautiful, 28 febbraio 2011
Questa recensione è su: I pilastri della Terra (4 DVD) (DVD)
Attivi come furetti, i fratelli Ridley e Tony Scott si sono dati da fare con successo anche sul piccolo schermo (loro sono i serial "Numb3rs" e "The good wife"). Coproducendo tramite la Scott Free Procution questo "I pilastri della Terra" ("The pillars of the Hearth", 2010) dall'omonimo bestseller di Ken Follett, finanziariamente parlando i due fanno un deciso salto di qualità. La miniserie è infatti un kolossal (40 milioni di dollari di budget) in linea con la recente vena epico - fasulla di Ridley Scott, che ha poco da invidiare a una megaproduzione cinematografica. Tuttavia, se è logico che i 400 minuti delle sei puntate non dicano nulla di nuovo a chi conosce il libro (fatti salvi gli inevitabili aggiustamenti e un supplemento di cattiverie), va anche detto che offrono poco di nuovo anche a chi non l'ha letto. Si tratta infatti di un onesto e vasto polpettone (ma già il romanzo supera le 800 pagine) che narra con professionalità la sfilza di cattiverie, tradimenti, agnizioni e colpi di scena tipici di ogni storia a forti tinte che si rispetti. Un tempo erano il soggetto dei romanzi d'appendice oggi delle soap-opera televisive, dove tutto ruota attorno a dei buoni angelicati angariati da nemici e malasorte e a dei cattivi che più cattivi non si può dediti a ogni bassezza. Il trionfo dei primi arriva dopo una lunga serie di perdite e dolori (qui ci vogliono una trentina d'anni). Nel frattempo, per capire chi farà che cosa, allo spettatore basta guardare le facce degli attori (tutte giuste, per altro), l'integerrimo, il fetente, l'infido che tradirà eccetera si intuisce subito di che pasta sono fatti. Né c'è sviluppo della trama che non sia ampiamente prevedibile. La relativa novità sta nell'ambientazione (l'Inghilterra alla fine del 1100, divisa dalla guerra tra due pretendenti al trono) e nel modo post femminista in cui vengono trattati i personaggi muliebri, il vero motore della trama: mentre gli uomini continuano a recitare nel bene e nel male la parte assegnata loro dal destino, le donne si dimostrano duttili e sveglie, anche quando sono perfide. Interessante, per chi è asfissiato dalla bigotteria della tv di stato, è anche il modo disincantato in cui viene rappresentato il mondo del clero, ampiamente corrotto e avido di potere (incidentalmente, per questo e per qualche scena di sesso, c'è da giurare che mai questa miniserie approderà sulla Rai). Ma per le televisioni estere non è una novità. Fortunati loro. In ogni caso, chi vuole dimenticare per quattro serate le cattiverie del mondo reale appassionandosi a quelle inventate da Ken Follett, si accomodi. Ci sono modi peggiori di passare il tempo, come può testimoniare l'incauto che si sia sintonizzato sul Festival di San Remo. Ah, già: è in produzione il seguito, "World Without End", anche questo da Follett.


La città sostituita
La città sostituita
da Philip K. Dick
Edizione Copertina flessibile

1 di 1 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Il paesello che non ti aspetti, 1 febbraio 2011
Ted Barton torna al paesello, giù in Virginia, lasciato quand'era bambino. Ma la gioia del ritorno, si trasforma subito in stupore: non è la Millgate che ricordava. È sparito il parco con il cannone della guerra di secessione, non c'è più Central street, nessuno degli attuali abitanti ha una faccia conosciuta. Insomma, la vecchia Millgate è sparita, a essa si è sovrapposta un'altra città. E non basta: per le strade della cittadina vagano figure fantasmatiche senza che nessuno se ne stupisca. Cos'è successo laggiù? E il ritorno di Barton è casuale o risponde a un oscuro disegno? Fossimo in zona Stephen King la risposta arriverebbe dopo sette, ottocento fosche e intricatissime pagine. Ma "La città sostituita" ("A glass of darkness", 1956) è il quarto romanzo di fantascienza pubblicato da un Philip Dick (1928 - 1982) agli inizi della carriera, all'epoca - e per quasi tutta la vita - scrittore da un cent la parola per un mercato supervisionato da editor che pretendevano testi di media lunghezza e massimo intrattenimento. Ci volevano poca presunzione e gran mestiere. Poi c'erano i veri talenti. Geniali a volte, com'era Dick. Che aveva mille fissazioni. Una delle quali era l'inquietudine sulla consistenza della realtà, su quanto il mondo che ci circonda sia vero. È un tema che fa da sfondo anche a questo romanzo. Ma a trattarlo non è l'uomo dedito alle droghe e paranoico che lo scrittore diventerà. Qui prevalgono le letture sullo gnosticismo e le religioni. Millgate è un episodio dell'eterna lotta tra Ormazd e Arimane. O meglio, eterna per i parametri umani, perché secondo il mazdeismo alla fine sarà il bene a prevalere. Una luce di salvifico ottimismo illumina Bennet mentre lascia la città restituita a se stessa, nella conclusione di un romanzo gradevole e insolitamente lieve per Dick. Purtroppo, non ci vorrà molto perché una realtà cupamente autodistruttiva obnubili per sempre la sua Millgate.


Illusione di potere
Illusione di potere
da Philip K. Dick
Edizione Copertina flessibile
Prezzo: EUR 16,00
3 nuovo e usato a partire da EUR 9,80

3 di 4 persone hanno trovato utile la seguente recensione
4.0 su 5 stelle Droghe e viaggi nel tempo, 1 febbraio 2011
Quasi tutti gli scritti di Philip Dick (1928 - 1982) pongono il problema di quanto sia reale il mondo. Anche le droghe assunte in certi momenti della vita gli servono per approfondire questo tema che lo ossessionerà sino alla precoce morte. È più che mai il caso di "Illusione di potere" ("Now wait for last year", iniziato nel 1963, ma pubblicato nel 1966) in cui tutto ruota attorno a una droga che proietta l'assuntore in altre realtà temporali, a volte alternative e non lineari. Il romanzo appartiene al periodo felice della carriera di Dick: ha vinto il premio Hugo e comincia a guadagnare abbastanza. Ma la sua vita privata resta caotica: è impegnato nel quarto divorzio e la sua mente fatica più che mai a restare ancorata al mondo. E poi c'è l'LSD. Il romanzo echeggia i problemi del momento esistenziale, adattandoli in una trama complessa e avvincente, che deve qualcosa anche a "The man in the high castle", che gli ha procurato l'Hugo. Infatti, le ricerche sulla Germania nazista utili per quel libro gli ispirano il contesto di "Illusione di potere". Nell'ambito della guerra interplanetaria che fa da sfondo al romanzo, la Terra ricorda l'Italia fascista della seconda guerra mondiale e gli altezzosi e prevaricatori alleati alieni equivalgono ai nazisti. Ma, appunto, è solo lo sfondo: nel susseguirsi di viaggi temporali causati dalla droga JJ-180 assunta per sbaglio o per voglia di evasione, Eric Sweetscent e la bella e infida moglie Kate cercano di ritrovare loro stessi, tentando lui anche di salvare l'umanità da una catastrofica sconfitta. Alla fine però, ciò che conterà davvero per Eric sarà l'empatia, la capacità di perdonare e continuare ad amare. In quel periodo, nei riguardi della moglie, Dick non seppe imitare le azioni del proprio personaggio. Ma al lettore riconoscente per una scrittura e un'ispirazione unica, poco importa,


Thorgal 3. Gli arcieri
Thorgal 3. Gli arcieri
da Jean Van Hamme
Edizione Copertina flessibile
Prezzo: EUR 14,45
10 nuovo e usato a partire da EUR 9,00

4 di 5 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Arriva la nemica, 1 febbraio 2011
Eccezionale questo terzo volume dell'integrale di Thorgal. Inizia il ciclo del paese di Qa, in cui l'eroe è costretto a trasferirsi con moglie e figlio nell'America precolombiana per affrontare un nemico, che ha le sue stesse origini extraterrestri, potente al punto da poter minacciare l'intero mondo. Ma soprattutto entra in campo la spietata, amorale, cinica Kriss di Valnor che perseguiterà Thorgal a lungo. Avventure straordinarie + disegni e colori da lasciarci gli occhi di Grzegorz Rosinski = una serata di puro piacere.


2001 Odissea Nello Spazio (Special Edition) (2 Dvd)
2001 Odissea Nello Spazio (Special Edition) (2 Dvd)
DVD ~ Keir Dullea
Offerto da dodax-italy
Prezzo: EUR 11,93
7 nuovo e usato a partire da EUR 7,38

10 di 18 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle L'evoluzionismo cosmico di Stanley Kubrick, 1 febbraio 2011
Nel 1964 Stanley Kubrick (1928 - 1999) ha già fama di regista geniale e innovativo. Reduce dal successo de "Il dottor Stranamore", gli viene voglia di dirigere un film di fantascienza. Lettore onnivoro, è rimasto impressionato dal racconto "La sentinella" (The sentinel, 1948) di Arthur C. Clarke (1917 2008), e, ritenendolo un buon spunto per una trama, chiede allo scienziato scrittore di collaborare alla stesura della sceneggiatura. Clarke accetta con entusiasmo, portando in dote ispeculazioni su un possibile destino dell'umanità (in merito andrebbe letto il suo "Le guide del tramonto", "Childhood's End" affascinante romanzo del 1953 ormai purtroppo introvabile in Italia). Inizia così un'avventura durata quattro anni e costata alla Metro Goldwin Mayer 10 milioni di dollari (cifra enorme all'epoca). Il risultato è uno dei più stupefacenti film mai girati. "2001 odissea nello spazio" traccia la storia dell'umanità, dai nostri antenati scimmieschi a un prossimo futuro, imperniandola su due momenti cruciali: l'epoca in cui i protoumani evitano l'estinzione imparando a usare i primi strumenti (non a caso le armi) e, milioni di anni dopo, il superamento di una stasi dovuta alla pervasività della tecnologia. Il cambiamento, anche morfologico, è radicale: l'uomo nuovo differisce dall'homo sapiens più di quanto questo differisce dai suoi antenati. In entrambi i casi il mutamento è propiziato da una misteriosa entità, nella specie di una lastra di materia nera. Molto si è discusso sulla natura del monolito e su cosa significhi il film. Kubrick non ha mai detto nulla in merito, la sua idea essendo che tocchi allo spettatore decifrarlo. Offrendo, però, uno spettacolo che basti comunque a soddisfarlo. Obbiettivo raggiunto, perché gli effetti speciali del film risultano ancora oggi perfetti e insuperabili. Ma sono gli argomenti sviluppati, chiari o impliciti che siano, a fare di "2001" un capolavoro che sfida il tempo. Kubrick riflette sull'umanità, la sua storia, il destino che vorrà o saprà costruirsi con lucida, disincantata razionalità laica. Ci vede per quello che siamo: feroci, infantili, schiavi delle nostre ossessioni. La speranza sta in un salto quantico di etica e razionalità. Più l'attesa di un miracolo che una prospettiva plausibile. Ma chissà. Forse, negli abissi del cosmo, galleggia davvero un monolito pronto ad aiutarci.


Miseria E Nobilta'
Miseria E Nobilta'
DVD ~ varie
Prezzo: EUR 9,19
22 nuovo e usato a partire da EUR 4,50

6 di 6 persone hanno trovato utile la seguente recensione
5.0 su 5 stelle Quando si arriva già mangiati, 1 febbraio 2011
Questa recensione è su: Miseria E Nobilta' (DVD)
Nel 1954 Totò (1898 - 1967) appare in sei film (per lui era la regola girare tanto e di tutto). "Miseria e nobiltà" non è il suo maggior successo di quell'anno, ma richiama comunque più di quattro milioni di spettatori. Si tratta della trasposizione della commedia omonima, del 1888, considerata il capolavoro di Edoardo Scarpetta (1853 - 1925). Già l'anno prima Totò e il regista Mario Mattoli hanno portato sullo schermo un'altra commedia di Scarpetta, "Il turco napoletano". Il successo ottenuto li ha convinti a fare il bis. Sebbene in entrambi i casi si sia seguito fedelmente il testo originale, il comico l'ha in qualche modo rinnovato con la sua mimica e, soprattutto, con i suoi straordinari giochi di parole. La vicenda dei morti di fame ingaggiati perché impersonino dei nobili, con la conseguente girandola di equivoci e fraintendimenti, gli offre molti spunti e lui non se ne lascia scappare nessuno. Ma valgono alla riuscita del film, spesso esilarante, tutti gli interpreti, bravissimi attori di cui si è persa la scuola. Erano anni in cui il nostro cinema era nobilmente artigianale e sapeva offrire spettacoli di raffinata semplicità. Certo, i falsi moralisti, la cui madre è sempre incinta, trovavano volgari questi film. Totò ci restava un po' male e replicava: "Ma mi facciano il piacere!" E continuava a fare ciò che sapeva fare splendidamente: donarci un po' di gioia.


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