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Recensione cliente

23 ottobre 2016
Di Marco Freccero ho letto pochi giorni fa "Non hai mai capito niente", il primo libro della Trilogia delle erbacce, e nella mia recensione avevo paragonato i suoi racconti a quelli di Alice Munro e John Updike, ma con una marcia in più. Questa volta mi tocca disturbare due mostri sacri della letteratura, ovvero Franz Kafka e Fyodor Dostoevskij.
Iniziamo da Kafka. I racconti di Freccero, nonostante lo stile quasi distaccato e asciutto, provocano nel lettore stati d'animo e sensazioni durature. Con Kafka ho un rapporto di odio/amore ma ricordo ancora perfettamente la sensazione di inadeguatezza, di claustrofobia, di ansia e angoscia che mi hanno trasmesso i suoi libri o racconti. Quando ripenso ai libri che ho letto non ricordo i dettagli della storia, ma tornano a galla le stesse sensazioni che ho provato durante la lettura. Con i racconti di "Cardiologia", ma anche di "Non hai mai capito niente", succede lo stesso, con la differenza che ho provato sensazioni di pace, calma e tranquillità, cioè sensazioni confortanti nonostante anche questa volta i temi trattati non siano piacevoli. Devo però ammettere che in questi racconti, rispetto a quelli precedenti, l'autore riesce ad andare più in profondità, ad arrivare al cuore del protagonista, nel suo intimo. E qui mi tocca disturbare Dostoevskij che, al pari di Dio, non andrebbe mai nominato invano. In uno dei racconti, Denti, il protagonista deve consegnare un elettrodomestico a casa di un acquirente. Questo gli fa scegliere un libro dalla sua libreria e il protagonista sceglie "L'idiota". Marco Freccero non ha scelto un libro a casaccio, ma ha scelto di proposito questo libro perché in questi suoi racconti lui parla della bellezza interiore delle persone. Chi più del principe Myskin rappresenta la bellezza interiore, la bontà d'animo, l'amore incondizionato verso il prossimo, la purezza di cuore? Nei racconti di "Cardiologia" i vari protagonisti sono sempre mossi dall'amore disinteressato, che sia nei confronti di un figlio, della moglie o il marito, una sorella o una collega di lavoro. Nonostante le difficoltà che devono affrontare, questi personaggi non s'imbruttiscono, anzi, cercano di essere nonostante tutto delle belle persone, spinte dall'amore incondizionato. Di principi Myskin ce n'è soltanto uno e sono fermamente convinta che sarebbe un mondo migliore se fossimo tutti un po' principe Myskin. I personaggi di Marco Freccero, al contrario di Myskin che è quasi un semi-Dio, un secondo Gesù Cristo, sono umani. Ciò sta a dimostrare che per essere buoni, compassionevoli e rispettosi del prossimo, non bisogna essere dei superuomini, ma che tutti nel loro piccolo possono essere delle persone migliori. Ecco spiegato anche il perché questi racconti mi hanno trasmesso sensazioni di pace e tranquillità.
E se uno scrittore riesce a trasmettere sensazioni che entrano nel profondo del lettore e vi rimangono per sempre, allora ha fatto un gran bel lavoro perché non è da tutti riuscire in questo intento.

L'unico rimprovero che devo fare all'autore è l'omissione dei punti interrogativi. Spiego: c'erano parecchie frasi che erano palesemente delle domande, ma invece di aggiungere a fine frase il punto interrogativo, metteva il punto. Non so se è stata una scelta stilistica, ma dopo un po' era abbastanza fastidioso.
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4,5 su 5 stelle
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