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Recensione cliente

11 aprile 2019
Ho letto pareri differenti su questo romanzo e non sapevo bene cosa avrei trovato.
Beh, ho finito il libro all'incirca dieci minuti fa e mi è piaciuto. Mi è piaciuto così tanto che non ho smesso di leggerlo da quando l’ho iniziato, cioè stamattina mentre ero dal meccanico.

La situazione che ci viene presentata non è la più tipica, ma non è la prima volta che la sento: Sara e Michele, dopo anni di crisi, decidono di divorziare, ma proprio quando sono pronti a dirlo al figlio Nicolò, un incidente e la crisi economica li costringono a rimanere sotto lo stesso tetto. Separati in casa. Come poter far funzionare questa convivenza forzata?

Il romanzo può avere due livelli di interpretazione.
Il primo è il racconto di Sara. La protagonista ci narra, attraverso il suo punto di vista, come lei e il marito siano arrivati a questo punto e di come non riesca a trovare una via d'uscita e risolvere le cose per il figlio.
Per lavoro Sara si avvicina ai manuali di self-help, se ne appassiona frequentando corsi e ascoltando audio libri sull'argomento, e, grazie all'aiuto del suo capo-mentore Achille, riesce a scorgere la luce in fondo al tunnel.

Il secondo livello di interpretazione è da manuale self-help. Sono più di duecento pagine dove è condensata una vita di studi di Gungui. E mentre Sara fa il suo cammino, noi possiamo interrogarci e fare il nostro percorso, cioè il viaggio dell'eroe. Perché noi tutti siamo degli eroi o delle eroine nella nostra vita. Abbiamo un viaggio da intraprendere, delle prove da affrontare e superare, un mentore da ascoltare e poi abbandonare. È la struttura della vita, come la struttura di ogni romanzo e ogni mito. Sta a noi decidere se essere spettatori o protagonisti.
È necessario rimettersi in discussione per capire in cosa abbiamo sbagliato e cosa si può modificare. È necessario rimettersi in gioco per cambiare quello che non ci piace.
Ed è esattamente quello che fa Sara, con risultati sorprendenti e sofferti.

Vi consiglio tantissimo la lettura di questo romanzo. Forse non vi cambierà la vita, ma sicuramente potrà cambiare la prospettiva da cui si osservano le cose.

«[…] Questo è un argomento su cui c'è grande confusione: c'è chi ti dice che devi controllare le emozioni, chi ti dice che devi viverle, e poi c'è tutto il problema linguistico per cui se ti auguro una vita emozionante ti sto in teoria dicendo una cosa bella, a patto che le emozioni siano solo positive. Ma lo sai anche tu, se ci pensi un attimo: senza il dolore il viaggio non comincia, senza paura non ti metti a combattere, senza sofferenza rimani nel tuo mondo ordinario e nulla cambia»
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