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Recensione cliente

il 5 dicembre 2017
Durante le chiacchierate sul piacere di leggere e scrivere romanzi, si disquisisce spesso sulla nascita delle trame e su quali siano gli agenti scatenanti la voglia di raccontare qualcosa.
Nel romanzo di Silvia Pattarini l’occasione per riflettere fino a scrivere un racconto è fin troppo evidente ed è nel titolo: un “Biglietto di terza classe”.
È un biglietto dei primi del ‘900 trovato nel cassetto del vecchio mobile della nonna, valido per un viaggio transoceanico da Genova a New York, in direzione della ’Merica, com’era pronunciata dai nostri migranti.
Sul biglietto era riportato il monito di conservarlo e così la nonna dell’autrice ha fatto, sino a custodirlo per anni in quel cassetto.
Il romanzo è uno spaccato della vita dei migranti impersonati da Lina, giovane piacentina costretta dalla miseria a migrare come tanti connazionali (e non solo) negli anni di fine ‘800 e primo ‘900.
La storia inizia con Lina bambina, adolescente e infine giovane ragazza di grande moralità e forza d’animo che scopre le meraviglie di un nuovo mondo, quale doveva essere l’America e New York in particolare per gli occhi di una giovane contadina. Lo stupore, però, dura giusto il tempo di far conoscenza con i soprusi dei nuovi datori di lavoro che sfruttano la mano d’opera immigrata costringendola a lavorare per pochi dollari e per molte ore, soprattutto nel caso dei bambini e delle donne.
Il viaggio di Lina in terza classe è sicuramente più sicuro di quello affrontato con i barconi che cavalcano il mar Mediterraneo, ma è ugualmente allucinante per condizioni igieniche e di sovraffollamento.
Quello che ci racconta Silvia Pattarini è di un’attualità tanto evidente che lascia l’amaro in bocca, la solita storia degli ultimi con le loro paure ma anche con le loro certezze e la loro fierezza, la storia degli sfruttati che ieri erano annoverati tra gli europei e oggi tra gli africani.
Quindi si tratta di un romanzo che fa riflettere perché è una storia vera seppur romanzata, ma una storia nella quale si possono rispecchiare molti tra i nostri nonni e molti tra gli attuali immigrati in Europa.
Un romanzo dalla scrittura piacevole com’è nello stile dell’autrice e consigliabile a chiunque voglia riflettere su una condizione secolare che è ancora lontana dalla sua conclusione.
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