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il 12 ottobre 2015
Subito dopo la sua elezione, nel settembre del 2015, una giovane Miss Italia ha dichiarato che avrebbe amato vivere nel 1942. Irène Nemirowsky in quell’anno ha vissuto per poi morire ad Auschwitz, all'età di 39 anni, ma Suite francese si svolge tra il 1940 e il 1941. Sono gli anni dell’invasione tedesca e della prima occupazione della Francia, una guerra estiva e rapida che getta lo scompiglio a Parigi, provocando un esito incontrollato verso la campagna. Irène ce la racconta attraverso diversi personaggi che segue nel loro esodo dalla civiltà verso un progressivo imbarbarimento, che coinvolge quasi tutti. La sua penna ci fa entrare nelle loro case, nei discorsi che fanno, nei sentimenti che li guidano con un’immediatezza tale che il quadro che ne scaturisce è vivido, fotografico, intenso. La narrazione avvolge il lettore e tutti i suoi sensi. Non sono soltanto i personaggi a venirci incontro, ma anche gli ambienti e i paesaggi in cui si muovono, gli animali, i fiori, gli insetti. L’animo dei protagonisti è raccontato senza sotterfugi e senza prese di posizione, in diretta.
Nella seconda parte del libro la vicenda si sposta in un piccolo paese della provincia francese in cui si è acquartierato un reggimento di tedeschi. Riviviamo così il sentire degli abitanti nei confronti degli invasori, i rapporti che si creano tra loro, gli odi e gli amori che nascono dall’incontro tra due umanità, una vinta e barricata nelle proprie case e una orgoglioso della vittoria ancora fresca. Quando scriveva, Irène non sapeva chi avrebbe vinto la guerra, né lo seppe mai. Anche per questo, forse, la sua testimonianza suona così autentica e l’umanità che ci restituisce, con tutta la sua debolezza, ci sembra così attuale.
È un libro che ho letto con passione e che consiglio a tutti, anche a Miss Italia.
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il 18 aprile 2016
Ho visto il film e poi acquistato il libro, che devo ancora leggere...,
Nota Negativa: pagato 5,87 con Prime
Risparmio 15% indicato...
Il libro arrivato puntuale con prezzo stampato e con bollino di €4,90!!!non è per la cifra di 1€ ma è ho pagato più del 20% rispetto al prezzo di copertina
Aggiornamento Agosto 2016: libro ben scritto e clima storico della Francia occupata che non conoscevo. Il film è diverso ma è normale.
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il 6 ottobre 2015
semplice ma piacevole. La guerra vissuta dalla gente comune è quella che colpisce di più la nostra immaginazione e il nostro cuore perchè fa parte di noi delle storie che ci hanno raccontato i nostri nonni e i nostri genitori. Cambiano i nomi, i paesi, le nazioni ma le problematiche sono sempre le stesse: la paura, il dolore, l'incertezza non hanno colore o appartenenza se non agli uomini.
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il 4 giugno 2016
Sulla guerra e della guerra hanno scritto in molti. Irene Nemirowsky ne parla con delicatezza e sapienza. Parla di persone che hanno dovuto affrontare uno dei periodi più drammatici del secolo scorso, in punta di piedi. È uno spaccato della vita dei nostri nonni, che quel periodo l'hanno realmente vissuto, con una maestria rara.
A me e' piaciuto molto.
Per non dimenticare...
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👌 UN PICCOLO ESPEDIENTE PER UNA GRANDE STORIA
buon libro che racconta l'occupazione francese da parte dei nazisti, storie di gente comune che si intreccia e che vengono inevitabilmente abbrutite dalla guerra. Molto coinvolgente, soprattutto conoscendo la storia dell'autrice che purtroppo morì in un campo di concentramento, senza mai conoscere le sorti del mondo...

Buona lettura a tutti.

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il 11 maggio 2017
La storia di questo romanzo è molto triste e non mi riferisco solamente alla storia narrata al suo interno ma proprio la storia che circonda il libro e quindi l’autrice. Si tratta di un’opera incompiuta e pubblicata postuma in Francia solamente nel 2004. Il libro doveva essere composta da 5 parti: Tempesta di giugno, Dolce, Prigionia, Battaglie? e La Pace? Purtroppo però nell’agosto del 1942, dopo aver completato solamente Tempesta di giugno e Dolce, la Nèmirovsly fu catturata e deportata come ebrea e dopo un mese morì ad Auschwitz a causa del tifo.

Temporale di giugno è ambientato a Parigi, nel 1940, e il racconto si sviluppa intrecciandosi ad alcuni gruppi di persone dalle diverse classi sociali: la Famiglia Pèricand è molto ricca, imparentata con altre famiglie provinciali dell’alta borghesia; Gabriel Corte è uno scrittore che cerca di scappare da Parigi con l’amante; la Famiglia Michaud è una coppia appartenente alla bassa borghesia e il loro unico figlio, Jean-Marie, è militare e da diversi mesi non dà sue notizie; infine c’è Charlie Langelet un vecchio benestante che ama più le sue porcellane che il prossimo per il quale prova un vero e proprio disprezzo.

Dolce è invece ambientato a Bussy, una piccola città campagnola nella periferia est di Parigi, nei primi mesi dell’occupazione tedesca. La protagonista principale di questa parte è Lucile Angellier che vive in casa della suocera il cui figlio e quindi marito di Lucile è prigioniero di guerra in qualche sperduto campo di concentramento in Polonia.

Devo dire che inizialmente ero spaventata da questo libro. Quando ho letto ‘Némirovsky’ ho subito pensato alla Russia e per nessi logici sono andata a finire su Tolstoj e Guerra e Pace, libro che mi ha fatto passare le pene dell’inferno in una calda e afosissima estate di qualche anno fa. Per fortuna le mie paure erano del tutto infondate. Sebbene abbia fatto un po’ di fatica, almeno inizialmente, ad addentrami nel libro, a leggere con facilità uno stile di scrittura diverso da quello a cui oggi siamo abituati e a ricordarmi i vari personaggi e le loro caratteristiche, posso dire a cuor leggero che questa lettura mi è piaciuta. I temi trattati sono molti, tra i principali c’è sicuramente e per ovvie ragioni la guerra, ma anche l’amore (familiare ed extrafamiliare) e la diversità e sono tutti temi tra loro collegati. Quello che mi è piaciuto di più è stata la capacità della Némirovsky di raccontare dei sentimenti così profondi da parte di persone così “diverse”. Immaginate di essere nella II Guerra Mondiale e di essere un soldato tedesco andato ad abitare a casa di una bella francese di cui vi innamorate o viceversa immaginate di essere una donna francese che ospita nella propria casa un giovanotto tedesco. Riflettete bene. Non pensiate che sia facile, né per voi come soldato tedesco (in quel momento vincitore sulla Francia e sui francesi) né per voi come donna francese (vinta dai tedeschi, con parenti o amici morti o fatti prigionieri di guerra). Vi sembrerà facile iniziare una storia d’amore? Non lo è. Eppure la domanda è: perché? Perché non può essere facile? Io, soldato tedesco sono semplicemente un uomo, un uomo che esegue gli ordini; se mi viene ordinato di andare in guerra per la mia patria, ci vado; ma in questo momento sono solo un uomo e quindi perché non posso innamorarmi di una donna? Perché non può essere facile? Io, donna francese sono semplicemente una donna, una donna infelice e sola; se il mio cuore palpita, se le mie guance arrossiscono, se il mio stomaco si chiude in presenza di questo uomo perché non posso innamorarmi? La Némirovsky ha cercato di andare oltre le apparenze, ha fatto sì che due persone così diverse (tedesco-francese, vincitore-vinto) si innamorassero perché alla fine sono solamente due semplici persone. Ma l’aspetto che ancora più mi piace è che è stata la Némirovsky ad avere le capacità di scrivere questo e di credere questo, colei che la guerra la stava vivendo in quel momento e nonostante questo è riuscita a creare due personaggi che sono andati oltre l’odio scontato che tutti avrebbero provato per un nemico.

Un altro aspetto che mi è piaciuto è stata la capacità dell’autrice di sbattere in faccia al lettore le morti di alcuni personaggi. Non solo non mi aspettavo determinati morti ma sono rimasta pietrificata dalla modalità con cui l’autrice lo ha scritto, come se nulla fosse. Un attimo prima il personaggio c’era, un attimo dopo il personaggio era morto. Senza giri di parole, senza cercare di addolcire la pillola, niente di tutto questo.

Ho poi trovato le descrizioni degli ambienti perfette. A mio parere l’autrice è riuscita a descrivere accuratamente l’ambientazione, lo sfondo, senza risultare ridondante e pedante, senza dare troppi dettagli o dettagli inutili. Trovo che abbia usato un numero perfetto di parole con aggettivi di qualità che mi hanno permesso di immagire molto dettagliatamente la scena nella mia testa.

Io vi consiglio questo libro per tutte le caratteristiche da me appena scritte e spero di non aver dimenticato nulla di importante. Certo, se siete in un periodo un po’ triste e mogio di sicuro avrete bisogno di qualcosa di più allegro quindi in questo caso aspettate il momento giusto.
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il 11 aprile 2015
La deportazione ad Auschwitz ha impedito alla raffinata e colta Iréne Némirovsky di terminare la sua vibrante Suite. Soltanto chi ha vissuto -o riesce ad immedesimarsi in essa- la tragedia della guerra, fatta di sirene d'allarme, di bombardamenti, di rifugi affollati in cui la paura degli adulti è stemperata dal sonno placido dei bambini, può apprezzare la prima parte della Suite. Gli affanni, il terrore, la morte che incombe all'avanzare dell'invasore sono descritti con l'accelerato ritmo dalla scrittrice che li ha vissuti sino alla fine. Quando un libro si salva, con esso si salva uno squarcio di vita, un tassello di storia, il ricordo nostro o dei nostri nonni. Ecco perché il nemico brucia intere biblioteche: le parole salvate sono un prezioso patrimonio per le generazioni future, trasmettono ciò che si vuole nascondere, sono d'insegnamento. Mai valigia è stata più preziosa di questa, una delle tante sopravvissute all'Olocausto, ricordo prezioso di una scrittrice che sapeva. E che riesce a raccontarci anche il secondo tempo della sua Dolce Suite: quando l'anonimo nemico entra in casa da amico, se ne conosce il nome come lui conosce il nostro, la paura si attenua, il contatto diventa un ponte che unisce, le mani arrivano a sfiorarsi. Finché segnali di guerra ne cancellano nuovamente il nome lasciando spazio al terrore.
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il 4 aprile 2016
Libro scritto in modo semplice ma con gran capacità. Importante per comprende cosa provassero i civili durante la Seconda Guerra Mondiale, ma soprattutto coinvolgente. Consigliatissimo. Modo di pensare e opinioni celate dell'autrice decisamente moderne per il suo tempo.
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il 6 agosto 2016
Una scrittura ridondante e compiacente. Manca l'obiettivo di renderti presente alla narrazione. Le pagine migliori sono le prime che, nel quadro dell'intero romanzo finiscono invece con l'essere solo un'introduzione.
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il 2 novembre 2015
Non mi è piaciuto neanche un po'. Lento, ripetitivo... per niente convincente. Tornassi indietro non lo ricomprerei. Meno male che lo avevo acquistato scontato.
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