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il 5 novembre 2017
Un figlio diciottenne alle soglie dell’Università, con problemi di salute e un padre docente di matematica, separato, tutto preso dall’insegnamento, partono per Marsiglia, dove un illustre clinico dovrà chiarire e risolvere i problemi del figlio. Ed a Marsiglia sono costretti, prima di avere una diagnosi definitiva, a passare due giorni e due notti insieme, sempre svegli per la terapia imposta dal famoso luminare al figlio. I due, come tanti figli e tanti padri, non hanno mai avuto momenti di confidenza, chiusi in sè stessi, con una incomunicabilità tipica in tante famiglie, che non riescono a comprendere i problemi reciproci e vivono in una routine stanca, fatta di abitudini e di silenzi. Ma i due, soli, a tu per tu, sembrano sciogliersi, tentano di capirsi, vivono esperienze nuove che in ambito familiare sembrava quasi impossibile vivere. Visitano Marsiglia, si perdono in ristorantini del centro, si scambiano opinioni, desiderano quasi come una necessità impellente recuperare il tempo perduto e farsi confidenze mai fatte ed inaspettate. E le notti (due sole) sono tutte per loro. Nella prima finiscono in un locale della periferia dove è in corso una jam sessioni di jazz : il padre, che sembra ringiovanito, si esibisce in un assolo di pianoforte tra gli applausi e lo stupore del figlio. Nella seconda, dopo una giornata al mare, finiscono in un party, dove il figlio prova una nuova esperienza e rinsalda un rapporto con il padre che sembrava perduto da anni. Alla fine, dopo il responso medico, i due rientrano a casa, in Italia: il muro tra i due sembra abbattuto, l’avvenire forse sarà più roseo. Gianrico Carofiglio affronta il complesso e difficile rapporto tra padri e figli con una vena malinconica, intrisa di nostalgia , e con la consapevolezza che il destino è sempre in agguato. In una citazione dell’ultimo capitolo, c’è tutto il succo del romanzo: chi sostiene che la matematica non è semplice, non si rende conto di quanto sia complicata la vita.
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il 8 novembre 2017
Con questo autore ho da sempre un rapporto controverso. Da un lato, mi piace quasi sempre come scrive per lo stile narrativo elegante, ricercato, mai pomposo, comunque scorrevole che lo contraddistingue. Dall’altro, alcuni suoi libri li ho trovati molto belli (su tutti ‘Il passato è una terra straniera’, ma anche quelli della fortunata serie dedicata all’avvocato Guerrieri mi sono piaciuti tutti), altri decisamente fuori fuoco, sbagliatissimi a mio parere.
D’altronde, anche l’uomo Gianrico Carofiglio è persona che ho avuto modo di incontrare più volte e in ambiti opposti fra di loro (da presentazioni davvero ristrette, come quella volta al circolo di lettura della Giulio Perrone editore, a contesti ben più ampi, tipo all’Auditorium di Roma durante l’annuale festival dedicato ai libri), trovandolo talvolta affascinante, divertente, piacevole e altre spocchioso, ai limiti dell’antipatico.
Credo dipenda da questa sua ‘duplicità’ (ai miei occhi, ovvio) la ragione per la quale, in fondo, continuo a dargli sempre una chance. Come appunto ho fatto anche questa volta, uscendone devo dire molto soddisfatta, perché questo romanzo mi è piaciuto proprio.
La trama è semplice: Antonio è un ragazzo affetto da una forma di epilessia idiopatica. Le cure all’estero e la richiesta, da parte del professore che lo ha in cura, di sottoporlo ad una ‘prova da scatenamento’(oggi vietata e sconsigliata negli ambienti clinici) che costringe lui e suo padre a non dormire per due giorni e due notti di seguito. Sullo sfondo di queste incredibili 48 ore, la città di Marsiglia, bellissima e ‘doppia’ anche lei, divisa fra luoghi di una bellezza luminosa come la zona delle Calanques e delle sue calette dall’acqua cristallina ‘più bella che in Corsica’ - come tengono a precisare alcuni marsigliesi incontrati da Antonio e suo padre nel corso del loro girovagare per non addormentarsi - e le scure aree del Vieux Port o del quadrante del Panier che ‘non è pericoloso come raccontano, ma un po’ d’attenzione non guasta’, soprattutto di notte.
Il pretesto è perfetto per far incontrare davvero, in fondo per la prima volta, questo padre e questo figlio poco più che adolescente che, sino a quel momento, non si erano mai veramente parlati, ‘annusati’, confrontati, conosciuti. E i dialoghi fra loro due sono bellissimi, raccontati in prima persona da un Antonio più adulto rispetto a quando intraprese questo viaggio con suo padre.
Nel testo ci sono anche diverse citazioni e alcune mi sono ovviamente rimaste impresse più di altre, come quella che dà il titolo al libro ‘Nella vera notte buia dell’anima sono sempre le tre del mattino’ (da Handle with care, di Francis Scott Fitzgerald) o l’altra, bellissima, che tira un po’ le somme di tutto questo percorso breve, ma molto intenso, vissuto da Antonio e suo padre ‘Se la gente crede che la matematica non sia semplice, è soltanto perché non si rende conto di quanto complicata sia la vita’ (cit. del matematico John von Neumann).
Trovo che in questa narrazione di Carofiglio ci sia una vena di rimpianto, nostalgia, malinconia che ben si sposa con l’ambientazione da lui scelta per raccontarci questa storia. Insomma, a conti fatti: un libro del quale personalmente mi sento di consigliare la lettura.
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il 1 novembre 2017
Il ritrovarsi fra padre e figlio è il riassunto di questa storia. Una trama semplice che come un terreno fertile fa nascere tante situazioni che, vissute intensamente, faranno sciogliere la incomunicabilità del loro rapporto. Due soli protagonisti che dialogano senza sovrapporsi. Mi sono continuamente e piacevolmente immedesimato ora sia nel padre che nel figlio. Era da tempo che non leggevo un così bel romanzo.
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I PRIMI 500 RECENSORIil 28 dicembre 2017
Un padre cinquantenne, docente di matematica, separato, e un figlio liceale, abituato ad una vita timida e appartata, per lo più trascorsa in casa con la madre, si trovano costretti a passare due giorni e due notti insieme, senza dormire, a Marsiglia. E per la prima volta scoprono se stessi agli occhi dell'altro, trovando una relazione che non avevano mai avuto.
Una scrittura sobria, eppure intensa; un'attenzione minuta, e calda, ai due protagonisti e ai piccoli fatti banali che accadono in un tempo per la prima volta condiviso; uno sguardo psicologico leggero, però mai superficiale, che annota con precisione rigorosa ma partecipe avvenimenti esteriori e interiori; un ritmo lento, eppure mai noioso, che sa rispettare lo svilupparsi dei nuovi sentimenti che crescono in questa coppia fino a quel momento poco più che anagrafica.
Sono questi i tratti principali del nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio, che ci fa assistere, come fossimo in sala parto, alla nascita di un rapporto padre-figlio finalmente 'sentito', nel quale ambedue, rispecchiandosi, scoprono tratti comuni inattesi e vivono emozioni mai provate.
Siamo abituati a conoscere Carofiglio nella sua veste di 'giallista', peraltro di meritato successo. L'uscita dal campo narrativo consueto è sempre un rischio: per l'autore e per il lettore, in questo caso entrambi abituati alla struttura definita e rassicurante del poliziesco.
La prova è più che riuscita.
Unica pecca del racconto è che le pagine 'volano': sia perché il romanzo è oggettivamente breve, sia perché lo stile dell'autore, così tranquillamente avvolgente nel dosare azione e sentimenti e capace di costruire un'atmosfera emotivamente invogliante, spinge a non posare il libro. Il risultato sono due ore di dolce, e a tratti commosso, godimento.
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il 20 novembre 2017
Le tre del mattino è la storia di un ragazzo che diventa uomo, di un figlio che trova un padre, di un uomo che ritrova la voglia di vivere, di una città che mostra tutta la bellezza sua e della natura che la circonda.... è la storia di tanti rimpianti e di tanti ricordi che tutti abbiamo dentro ma non abbiamo mai potuto tirare fuori, e ora è tardi.... è il resoconto struggente e lirico di due giornate che cambiano la vita del protagonista e restano cristallizzate nella sua memoria - e in quella del lettore - per sempre. E' uno dei libri più belli che abbia letto di Carofiglio e lo consiglio per una lettura piacevole, toccante, intensa.
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il 15 gennaio 2018
Un meraviglioso libro da leggere tutto d'un fiato. Padre cinquantenne e figlio diciottenne, forzati a stare per due giorni insieme in una città straniera, imparano a conoscersi senza sbagliare un colpo, con grande intelligenza, rispetto della personalità dell'altro e, infine, affetto. L'unica piccola imperfezione, a mio avviso, è la visita al pornoshop. Perchè? Non l'ho capito. Anche perchè, mentre tutto il libro è estremamente realistico, questo episodio è fuori registro, appiccicato, estraneo. Ma, ovviamente, è solo una mia idea. Comunque non vale ad inficiare le cinque stelle. Ne avrebbe meritate otto.
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il 20 gennaio 2018
L’amore tra padre e figlio è il protagonista assoluto di questo racconto lungo, scritto benissimo come sa fare sempre Carofiglio
Troppo spesso non si riesce a comunicare davvero i propri sentimenti d’amore e ci se ne accorge solo quando è troppo tardi
A volte come in questo libro il caso ce ne fornisce l’occasione e non bisogna perderla, perché poi non ce ne può essere più il tempo. Bellissimo ! due giorni e due notti troppo brevi anche per noi lettori
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il 15 dicembre 2017
Finora avevo letto di Carofiglio solo i romanzi dell’avvocato Guerrieri, tanti anni fa, ed ero titubante prima di leggere questa storia: mi hanno convinto alcune recensioni che ho letto...
Una bella storia, ben scritta, di cui si coglie “l’intenzione”. Termine che ricorre nella descrizione della serata trascorsa dal protagonista e dal padre ad ascoltare e suonare jazz, che riutilizzo volentieri per questa recensione.
Per definire questo romanzo - anzi nemmeno un romanzo, direi un racconto lungo - oltre all’aggettivo compiuto mi viene da dire esatto.
Ben ritrovato Carofiglio!
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il 10 aprile 2018
Premetto che amo Carofiglio e soprattutto il suo avvocato Guerrieri, così mi sono lasciata coinvolgere da questo libro certa che Carofiglio non mi avrebbe delusa. Infatti è stato così.
La storia in breve racconta di un ragazzino che scopre di essere affetto da una forma di epilessia. Figlio di genitori separati inizia a vivere la sua vita, precedentemente normale, come in una bolla: niente più calcio, niente sudate, niente bibite gassate, niente che possa scatenare "episodi". Fino a quando il padre scopre a Marsiglia un luminare che accetta di visitare il ragazzo a cui raccomanda di vivere una vita del tutto normale con la promessa di rivedersi l'anno successivo per valutare i miglioramenti, e sottoporlo ad un ultimo test, il più importante: rimanere sveglio per 3 giorni di fila. Se il test venisse superato anche la malattia può considerarsi tale.
A un anno di distanza il ragazzo e il padre con cui ha sempre avuto un rapporto conflittuale,partono per Marsiglia. Il viaggio si rivela una vera e propria scoperta reciproca nel rapporto padre/figlio giorno dopo giorno, avventura dopo avventura.
L'ambientazione non è la solita Bari che siamo abituati a leggere in Carofiglio e anche il linguaggio è molto più sobrio in linea con la storia.
Credo che rappresenti molto bene la realtà in cui molti genitori si trovano: i figli che non parlano, i muri di gomma dell'educazione, lo scontro adolescenziale. Però getta anche un barlume di speranza a non mollare a cercare a discapito dei musi lunghi e dei "non ne ho voglia" un punto di incontro di dialogo in cui scoprirsi molto più simili di quanto non pensassimo.
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il 29 novembre 2017
confermo quello che da molti anni penso: amo Gianrico Carofiglio solo quando si occupa del suo alter ego per eccellenza, ovvero l'avvocato Guerrieri, mentre gli altri libri li trovo tutti non dico banali, ma se non li avessi letti non avrei perso molto. Aspetto il prossimo Guerrieri che sarà sicuramente meglio.
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