TRAMA:
Era il Novembre del 2019. Il cacciatore di replicanti Rick Deckard interpretato da Harrison Ford e Rachael interpretata da Sean Young provano a fuggire da un destino segnato.
“Oggi”, nel 2049, i vecchi Nexus 8 sono stati da tempo superati dai replicanti Nexus 9, migliorati e perfezionati, resi più docili e obbedienti, e l’agente K ( Ryan Gosling ) della Polizia di Los Angeles, anche lui un blade runner, è incaricato di “ritirare” i modelli precedenti che ancora si nascondono da qualche parte. Scopre però un segreto sepolto da tempo che potrebbe far precipitare nel caos quello che è rimasto della società. E questa scoperta lo porta alla ricerca di Deckard, sparito nel nulla da ormai 30 anni.
RECENSIONE:
“Nato e non creato”. Denis Villeneuve costruisce impalcature visive e inquietudini filosofiche provando a replicare, senza soluzione di continuità le derive sci-fi e noir che Ridley Scott era stato capace di toccare, ormai 35 anni fa, traducendo filmicamente "Il cacciatore di androidi" di Philip K. Dick.
Ogni elemento strutturale di Blade Runner 2049 è non solo, non semplicemente, copia conforme dell’originale, ma sentito e ragionato prolungamento di un universo, visivo, ambientale, cinematografico, di uno tra i film più iconici della storia della settima arte.
Non c’è una cosa fuori posto, in questa scacchiera dove ogni mossa anche impercettibile, anche apparentemente vuota di senso, o avvolta da lunghi silenzi è figlia di un calcolo. Di una scienza che ancora oggi e, soprattutto, con l’avvento di tecnologie forse impensabili ai tempi del primo film continua a domandarsi “che cosa definisce un essere umano?”.
Villeneuve non si sottrae alle inquietudini di natura etica e bioetica, costruisce nel vero senso della parola, visto che ogni set è analogico e non ricreato con il green screen architetture in grado di ospitare comodamente lo script di Hampton Fancher e Michael Green, e instrada la prosecuzione di una storia iniziata 30 anni fa insinuando il dubbio laddove invece le creazioni di Niander Wallace ( Jared Leto ) non dovrebbero prevederlo: dove finisce il confine tra l’obbedienza androide e la ricostruzione di un’identità creata dal nulla ma settata con l’innesto di ricordi artificiali? E che cosa succede se uno di quei ricordi è un frammento di memoria reale?
Ci si muove lungo le traiettorie ambientali disegnate allora, la veduta area e notturna di una Los Angeles sempre più caotica e illuminata da ologrammi promettenti qualsivoglia svago e ristoro e ridisegnate oggi attraverso una distopia ancor più grigia, figlia di un collasso degli ecosistemi avvenuto anni prima, l’enorme muro che difende la città dall’oceano minaccioso, il freddo costante, l’inospitalità di luoghi resi inabitabili dall’inquinamento dell’aria, la neve ma, come era ovvio immaginare, il cuore della questione è ancora una volta nascosto nell’abisso di dilemmi ancora oggi irrisolvibili.
E l’unico vero limite di Blade Runner 2049, forse, è proprio nel voler rendere più dirette, più a portata, più narrative, questioni che nel film precedente rimanevano sospese, mai enunciate apertamente, fuggendo da facili schematismi che, invece, stavolta, sembrano fiaccare il percorso del racconto, rischiando a volte di spogliarlo della poesia, dell’anima che, al contrario, tutto l’impianto visivo, visionario e architettonico che raggiunge il suo apice quando la splendida Ana de Armas, l’ologramma Joi, si sovrappone al corpo della prostituta interpretata da Mackenzie Davis per rendere carnale, reale, il suo rapporto con K riuscendo a mantenere vivo, saldo in quell’equilibrio quasi commovente tra ricordo del prototipo e creazione di un nuovo cult.
“Nato e non creato”, la questione è tutta lì: “In fondo non sei male, anche senz’anima”.
IL DISCO:
Visivamente eccezionale, lungo e tutto sommato apprezzabile seguito dell’omonimo film classe 1982, fondatore morale del genere cyberpunk, il quale sdoganò la fantascienza distopica e pessimista. Il punto di forza dell’opera rimane la fotografia, con panoramiche e impostazioni artistiche molto ricercate, le quali, tuttavia, potrebbero passare in secondo piano se accorpate ad una durata decisamente sostenuta ed un ritmo volutamente rallentato.
Il film del resto è concepito come un sequel ideale del suo predecessore, con tempi molto dilatati abbinati ad uno svolgimento lineare e ad improvvise “svolte” di sceneggiatura. Le inquadrature sono ricche di dettaglio oltre ogni misura. Già dai primi minuti si apprezza la ricchezza delle immagini, basta osservare i dettagli della campagna e dell’albero in primo piano nella fattoria di Morton per rendersene conto. L’immagine si mantiene quindi ricca e definita per l’intera durata, a partire dai primi piani, con incarnati letteralmente “scavati” nello schermo. Le sequenze ambientate nel deserto di rottami sono quanto di più performante si sia visto fino ad ora su un supporto Blu-Ray con panoramiche sulle carcasse meccaniche estremamente “rifinite”, tali da riconoscerci quasi le scritte sopra in lontananza. Sfumature e colori carichi, visibili specialmente nel salone dove si nasconde Deckard, le cui peculiarità “scolpiscono” ulteriormente i contorni di pareti e mobilio. Un quadro di eccellenza assoluta “minato”, per modo di dire, dalle sequenze scure e in cui la foschia sia presente ( tipicamente le panoramiche cittadine in notturna), ove causa l’impostazione fotografica, il dettaglio tende a limitarsi.
Il fascino di un'opera come Blade Runner 2049, non è solo visiva ma anche sonora. C'è un grande lavoro sull'audio, sia per la colonna sonora che per gli effetti di questo mondo distopico, e per fortuna queste atmosfere vengono catturate in maniera egregia dal DTS HD Master Audio 5.1. Il DTS HD del Blu-Ray regala un'eccezionale esperienza cinematografica e una completa immersione nel mondo distopico di Blade Runner 2049 grazie a una spazialità ad alto grado di suggestione. La traccia è innanzitutto caratterizzata da un tappeto sonoro di fondo molto attivo e ricco di piccoli suoni, che siano rumori della strada, ologrammi pubblicitari, note musicali o ronzii di api, tutti perfettamente dislocati nello spazio e molto precisi. Un tappeto che riesce a riempire anche i lunghi momenti senza dialoghi, grazie a una costante attività surround. E poi ci sono le occasioni nelle quali l'audio può esplodere in tutta la sua potenza ed energia. Un'esuberanza già apprezzabile all'arrivo del veicolo nella scena iniziale, o nel primo utilizzo di armi, e che dà il suo meglio nel volo dei veicoli ( i panning sono perfetti ), negli elementi atmosferici e nella fragorosa arma di K. Ma anche nella musica: la notevole profondità dei bassi regala infatti spessore al lavoro di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, che omaggiano con originalità la mitica colonna sonora di Vangelis, mentre i dialoghi sono chiari e puliti, anche se proprio da qualche doppiaggio la traccia italiana esce ovviamente con meno efficacia rispetto a quella originale.
CONTENUTI SPECIALI:
Gli extra sono buoni con un'ora circa di materiale, anche se forse da un titolo del genere ci si poteva aspettare qualcosa in più.
Ma comunque constano di:
- La creazione del mondo di Blade Runner 2049. Making of piuttosto esaustivo di 22 minuti;
- Blade Runner 101. Raccolta di sei featurette dedicate a specifici spezzoni del film;
- Prologhi. Tre corti distribuiti inizialmente sul web, i quali fungono da introduzione al film.
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Blade Runner 2049 - Whisky Edition (Blu-Ray + Bonus Disc + 2 Bicchieri da Whisky)
| Formato | Edizione del collezionista |
| Collaboratore | Harrison Ford, Jared Leto, Ryan Gosling, Robin Wright |
| Lingua | Italiano, Inglese, Portoghese |
| Tempo di esecuzione | 2 ore e 43 minuti |
| Colore | A Colori |
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BLADE RUNNER 2049...MERAVIGLIA VISIVA !
TRAMA:Era il Novembre del 2019. Il cacciatore di replicanti Rick Deckard interpretato da Harrison Ford e Rachael interpretata da Sean Young provano a fuggire da un destino segnato.“Oggi”, nel 2049, i vecchi Nexus 8 sono stati da tempo superati dai replicanti Nexus 9, migliorati e perfezionati, resi più docili e obbedienti, e l’agente K ( Ryan Gosling ) della Polizia di Los Angeles, anche lui un blade runner, è incaricato di “ritirare” i modelli precedenti che ancora si nascondono da qualche parte. Scopre però un segreto sepolto da tempo che potrebbe far precipitare nel caos quello che è rimasto della società. E questa scoperta lo porta alla ricerca di Deckard, sparito nel nulla da ormai 30 anni.RECENSIONE:“Nato e non creato”. Denis Villeneuve costruisce impalcature visive e inquietudini filosofiche provando a replicare, senza soluzione di continuità le derive sci-fi e noir che Ridley Scott era stato capace di toccare, ormai 35 anni fa, traducendo filmicamente "Il cacciatore di androidi" di Philip K. Dick.Ogni elemento strutturale di Blade Runner 2049 è non solo, non semplicemente, copia conforme dell’originale, ma sentito e ragionato prolungamento di un universo, visivo, ambientale, cinematografico, di uno tra i film più iconici della storia della settima arte.Non c’è una cosa fuori posto, in questa scacchiera dove ogni mossa anche impercettibile, anche apparentemente vuota di senso, o avvolta da lunghi silenzi è figlia di un calcolo. Di una scienza che ancora oggi e, soprattutto, con l’avvento di tecnologie forse impensabili ai tempi del primo film continua a domandarsi “che cosa definisce un essere umano?”.Villeneuve non si sottrae alle inquietudini di natura etica e bioetica, costruisce nel vero senso della parola, visto che ogni set è analogico e non ricreato con il green screen architetture in grado di ospitare comodamente lo script di Hampton Fancher e Michael Green, e instrada la prosecuzione di una storia iniziata 30 anni fa insinuando il dubbio laddove invece le creazioni di Niander Wallace ( Jared Leto ) non dovrebbero prevederlo: dove finisce il confine tra l’obbedienza androide e la ricostruzione di un’identità creata dal nulla ma settata con l’innesto di ricordi artificiali? E che cosa succede se uno di quei ricordi è un frammento di memoria reale?Ci si muove lungo le traiettorie ambientali disegnate allora, la veduta area e notturna di una Los Angeles sempre più caotica e illuminata da ologrammi promettenti qualsivoglia svago e ristoro e ridisegnate oggi attraverso una distopia ancor più grigia, figlia di un collasso degli ecosistemi avvenuto anni prima, l’enorme muro che difende la città dall’oceano minaccioso, il freddo costante, l’inospitalità di luoghi resi inabitabili dall’inquinamento dell’aria, la neve ma, come era ovvio immaginare, il cuore della questione è ancora una volta nascosto nell’abisso di dilemmi ancora oggi irrisolvibili.E l’unico vero limite di Blade Runner 2049, forse, è proprio nel voler rendere più dirette, più a portata, più narrative, questioni che nel film precedente rimanevano sospese, mai enunciate apertamente, fuggendo da facili schematismi che, invece, stavolta, sembrano fiaccare il percorso del racconto, rischiando a volte di spogliarlo della poesia, dell’anima che, al contrario, tutto l’impianto visivo, visionario e architettonico che raggiunge il suo apice quando la splendida Ana de Armas, l’ologramma Joi, si sovrappone al corpo della prostituta interpretata da Mackenzie Davis per rendere carnale, reale, il suo rapporto con K riuscendo a mantenere vivo, saldo in quell’equilibrio quasi commovente tra ricordo del prototipo e creazione di un nuovo cult.“Nato e non creato”, la questione è tutta lì: “In fondo non sei male, anche senz’anima”.IL DISCO:Visivamente eccezionale, lungo e tutto sommato apprezzabile seguito dell’omonimo film classe 1982, fondatore morale del genere cyberpunk, il quale sdoganò la fantascienza distopica e pessimista. Il punto di forza dell’opera rimane la fotografia, con panoramiche e impostazioni artistiche molto ricercate, le quali, tuttavia, potrebbero passare in secondo piano se accorpate ad una durata decisamente sostenuta ed un ritmo volutamente rallentato.Il film del resto è concepito come un sequel ideale del suo predecessore, con tempi molto dilatati abbinati ad uno svolgimento lineare e ad improvvise “svolte” di sceneggiatura. Le inquadrature sono ricche di dettaglio oltre ogni misura. Già dai primi minuti si apprezza la ricchezza delle immagini, basta osservare i dettagli della campagna e dell’albero in primo piano nella fattoria di Morton per rendersene conto. L’immagine si mantiene quindi ricca e definita per l’intera durata, a partire dai primi piani, con incarnati letteralmente “scavati” nello schermo. Le sequenze ambientate nel deserto di rottami sono quanto di più performante si sia visto fino ad ora su un supporto Blu-Ray con panoramiche sulle carcasse meccaniche estremamente “rifinite”, tali da riconoscerci quasi le scritte sopra in lontananza. Sfumature e colori carichi, visibili specialmente nel salone dove si nasconde Deckard, le cui peculiarità “scolpiscono” ulteriormente i contorni di pareti e mobilio. Un quadro di eccellenza assoluta “minato”, per modo di dire, dalle sequenze scure e in cui la foschia sia presente ( tipicamente le panoramiche cittadine in notturna), ove causa l’impostazione fotografica, il dettaglio tende a limitarsi.Il fascino di un'opera come Blade Runner 2049, non è solo visiva ma anche sonora. C'è un grande lavoro sull'audio, sia per la colonna sonora che per gli effetti di questo mondo distopico, e per fortuna queste atmosfere vengono catturate in maniera egregia dal DTS HD Master Audio 5.1. Il DTS HD del Blu-Ray regala un'eccezionale esperienza cinematografica e una completa immersione nel mondo distopico di Blade Runner 2049 grazie a una spazialità ad alto grado di suggestione. La traccia è innanzitutto caratterizzata da un tappeto sonoro di fondo molto attivo e ricco di piccoli suoni, che siano rumori della strada, ologrammi pubblicitari, note musicali o ronzii di api, tutti perfettamente dislocati nello spazio e molto precisi. Un tappeto che riesce a riempire anche i lunghi momenti senza dialoghi, grazie a una costante attività surround. E poi ci sono le occasioni nelle quali l'audio può esplodere in tutta la sua potenza ed energia. Un'esuberanza già apprezzabile all'arrivo del veicolo nella scena iniziale, o nel primo utilizzo di armi, e che dà il suo meglio nel volo dei veicoli ( i panning sono perfetti ), negli elementi atmosferici e nella fragorosa arma di K. Ma anche nella musica: la notevole profondità dei bassi regala infatti spessore al lavoro di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, che omaggiano con originalità la mitica colonna sonora di Vangelis, mentre i dialoghi sono chiari e puliti, anche se proprio da qualche doppiaggio la traccia italiana esce ovviamente con meno efficacia rispetto a quella originale.CONTENUTI SPECIALI:Gli extra sono buoni con un'ora circa di materiale, anche se forse da un titolo del genere ci si poteva aspettare qualcosa in più.Ma comunque constano di:- La creazione del mondo di Blade Runner 2049. Making of piuttosto esaustivo di 22 minuti;- Blade Runner 101. Raccolta di sei featurette dedicate a specifici spezzoni del film;- Prologhi. Tre corti distribuiti inizialmente sul web, i quali fungono da introduzione al film.
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Recensito in Italia il 9 gennaio 2022
Era il Novembre del 2019. Il cacciatore di replicanti Rick Deckard interpretato da Harrison Ford e Rachael interpretata da Sean Young provano a fuggire da un destino segnato.
“Oggi”, nel 2049, i vecchi Nexus 8 sono stati da tempo superati dai replicanti Nexus 9, migliorati e perfezionati, resi più docili e obbedienti, e l’agente K ( Ryan Gosling ) della Polizia di Los Angeles, anche lui un blade runner, è incaricato di “ritirare” i modelli precedenti che ancora si nascondono da qualche parte. Scopre però un segreto sepolto da tempo che potrebbe far precipitare nel caos quello che è rimasto della società. E questa scoperta lo porta alla ricerca di Deckard, sparito nel nulla da ormai 30 anni.
RECENSIONE:
“Nato e non creato”. Denis Villeneuve costruisce impalcature visive e inquietudini filosofiche provando a replicare, senza soluzione di continuità le derive sci-fi e noir che Ridley Scott era stato capace di toccare, ormai 35 anni fa, traducendo filmicamente "Il cacciatore di androidi" di Philip K. Dick.
Ogni elemento strutturale di Blade Runner 2049 è non solo, non semplicemente, copia conforme dell’originale, ma sentito e ragionato prolungamento di un universo, visivo, ambientale, cinematografico, di uno tra i film più iconici della storia della settima arte.
Non c’è una cosa fuori posto, in questa scacchiera dove ogni mossa anche impercettibile, anche apparentemente vuota di senso, o avvolta da lunghi silenzi è figlia di un calcolo. Di una scienza che ancora oggi e, soprattutto, con l’avvento di tecnologie forse impensabili ai tempi del primo film continua a domandarsi “che cosa definisce un essere umano?”.
Villeneuve non si sottrae alle inquietudini di natura etica e bioetica, costruisce nel vero senso della parola, visto che ogni set è analogico e non ricreato con il green screen architetture in grado di ospitare comodamente lo script di Hampton Fancher e Michael Green, e instrada la prosecuzione di una storia iniziata 30 anni fa insinuando il dubbio laddove invece le creazioni di Niander Wallace ( Jared Leto ) non dovrebbero prevederlo: dove finisce il confine tra l’obbedienza androide e la ricostruzione di un’identità creata dal nulla ma settata con l’innesto di ricordi artificiali? E che cosa succede se uno di quei ricordi è un frammento di memoria reale?
Ci si muove lungo le traiettorie ambientali disegnate allora, la veduta area e notturna di una Los Angeles sempre più caotica e illuminata da ologrammi promettenti qualsivoglia svago e ristoro e ridisegnate oggi attraverso una distopia ancor più grigia, figlia di un collasso degli ecosistemi avvenuto anni prima, l’enorme muro che difende la città dall’oceano minaccioso, il freddo costante, l’inospitalità di luoghi resi inabitabili dall’inquinamento dell’aria, la neve ma, come era ovvio immaginare, il cuore della questione è ancora una volta nascosto nell’abisso di dilemmi ancora oggi irrisolvibili.
E l’unico vero limite di Blade Runner 2049, forse, è proprio nel voler rendere più dirette, più a portata, più narrative, questioni che nel film precedente rimanevano sospese, mai enunciate apertamente, fuggendo da facili schematismi che, invece, stavolta, sembrano fiaccare il percorso del racconto, rischiando a volte di spogliarlo della poesia, dell’anima che, al contrario, tutto l’impianto visivo, visionario e architettonico che raggiunge il suo apice quando la splendida Ana de Armas, l’ologramma Joi, si sovrappone al corpo della prostituta interpretata da Mackenzie Davis per rendere carnale, reale, il suo rapporto con K riuscendo a mantenere vivo, saldo in quell’equilibrio quasi commovente tra ricordo del prototipo e creazione di un nuovo cult.
“Nato e non creato”, la questione è tutta lì: “In fondo non sei male, anche senz’anima”.
IL DISCO:
Visivamente eccezionale, lungo e tutto sommato apprezzabile seguito dell’omonimo film classe 1982, fondatore morale del genere cyberpunk, il quale sdoganò la fantascienza distopica e pessimista. Il punto di forza dell’opera rimane la fotografia, con panoramiche e impostazioni artistiche molto ricercate, le quali, tuttavia, potrebbero passare in secondo piano se accorpate ad una durata decisamente sostenuta ed un ritmo volutamente rallentato.
Il film del resto è concepito come un sequel ideale del suo predecessore, con tempi molto dilatati abbinati ad uno svolgimento lineare e ad improvvise “svolte” di sceneggiatura. Le inquadrature sono ricche di dettaglio oltre ogni misura. Già dai primi minuti si apprezza la ricchezza delle immagini, basta osservare i dettagli della campagna e dell’albero in primo piano nella fattoria di Morton per rendersene conto. L’immagine si mantiene quindi ricca e definita per l’intera durata, a partire dai primi piani, con incarnati letteralmente “scavati” nello schermo. Le sequenze ambientate nel deserto di rottami sono quanto di più performante si sia visto fino ad ora su un supporto Blu-Ray con panoramiche sulle carcasse meccaniche estremamente “rifinite”, tali da riconoscerci quasi le scritte sopra in lontananza. Sfumature e colori carichi, visibili specialmente nel salone dove si nasconde Deckard, le cui peculiarità “scolpiscono” ulteriormente i contorni di pareti e mobilio. Un quadro di eccellenza assoluta “minato”, per modo di dire, dalle sequenze scure e in cui la foschia sia presente ( tipicamente le panoramiche cittadine in notturna), ove causa l’impostazione fotografica, il dettaglio tende a limitarsi.
Il fascino di un'opera come Blade Runner 2049, non è solo visiva ma anche sonora. C'è un grande lavoro sull'audio, sia per la colonna sonora che per gli effetti di questo mondo distopico, e per fortuna queste atmosfere vengono catturate in maniera egregia dal DTS HD Master Audio 5.1. Il DTS HD del Blu-Ray regala un'eccezionale esperienza cinematografica e una completa immersione nel mondo distopico di Blade Runner 2049 grazie a una spazialità ad alto grado di suggestione. La traccia è innanzitutto caratterizzata da un tappeto sonoro di fondo molto attivo e ricco di piccoli suoni, che siano rumori della strada, ologrammi pubblicitari, note musicali o ronzii di api, tutti perfettamente dislocati nello spazio e molto precisi. Un tappeto che riesce a riempire anche i lunghi momenti senza dialoghi, grazie a una costante attività surround. E poi ci sono le occasioni nelle quali l'audio può esplodere in tutta la sua potenza ed energia. Un'esuberanza già apprezzabile all'arrivo del veicolo nella scena iniziale, o nel primo utilizzo di armi, e che dà il suo meglio nel volo dei veicoli ( i panning sono perfetti ), negli elementi atmosferici e nella fragorosa arma di K. Ma anche nella musica: la notevole profondità dei bassi regala infatti spessore al lavoro di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, che omaggiano con originalità la mitica colonna sonora di Vangelis, mentre i dialoghi sono chiari e puliti, anche se proprio da qualche doppiaggio la traccia italiana esce ovviamente con meno efficacia rispetto a quella originale.
CONTENUTI SPECIALI:
Gli extra sono buoni con un'ora circa di materiale, anche se forse da un titolo del genere ci si poteva aspettare qualcosa in più.
Ma comunque constano di:
- La creazione del mondo di Blade Runner 2049. Making of piuttosto esaustivo di 22 minuti;
- Blade Runner 101. Raccolta di sei featurette dedicate a specifici spezzoni del film;
- Prologhi. Tre corti distribuiti inizialmente sul web, i quali fungono da introduzione al film.
5,0 su 5 stelle
BLADE RUNNER 2049...MERAVIGLIA VISIVA !
Recensito in Italia il 9 gennaio 2022
TRAMA:Recensito in Italia il 9 gennaio 2022
Era il Novembre del 2019. Il cacciatore di replicanti Rick Deckard interpretato da Harrison Ford e Rachael interpretata da Sean Young provano a fuggire da un destino segnato.
“Oggi”, nel 2049, i vecchi Nexus 8 sono stati da tempo superati dai replicanti Nexus 9, migliorati e perfezionati, resi più docili e obbedienti, e l’agente K ( Ryan Gosling ) della Polizia di Los Angeles, anche lui un blade runner, è incaricato di “ritirare” i modelli precedenti che ancora si nascondono da qualche parte. Scopre però un segreto sepolto da tempo che potrebbe far precipitare nel caos quello che è rimasto della società. E questa scoperta lo porta alla ricerca di Deckard, sparito nel nulla da ormai 30 anni.
RECENSIONE:
“Nato e non creato”. Denis Villeneuve costruisce impalcature visive e inquietudini filosofiche provando a replicare, senza soluzione di continuità le derive sci-fi e noir che Ridley Scott era stato capace di toccare, ormai 35 anni fa, traducendo filmicamente "Il cacciatore di androidi" di Philip K. Dick.
Ogni elemento strutturale di Blade Runner 2049 è non solo, non semplicemente, copia conforme dell’originale, ma sentito e ragionato prolungamento di un universo, visivo, ambientale, cinematografico, di uno tra i film più iconici della storia della settima arte.
Non c’è una cosa fuori posto, in questa scacchiera dove ogni mossa anche impercettibile, anche apparentemente vuota di senso, o avvolta da lunghi silenzi è figlia di un calcolo. Di una scienza che ancora oggi e, soprattutto, con l’avvento di tecnologie forse impensabili ai tempi del primo film continua a domandarsi “che cosa definisce un essere umano?”.
Villeneuve non si sottrae alle inquietudini di natura etica e bioetica, costruisce nel vero senso della parola, visto che ogni set è analogico e non ricreato con il green screen architetture in grado di ospitare comodamente lo script di Hampton Fancher e Michael Green, e instrada la prosecuzione di una storia iniziata 30 anni fa insinuando il dubbio laddove invece le creazioni di Niander Wallace ( Jared Leto ) non dovrebbero prevederlo: dove finisce il confine tra l’obbedienza androide e la ricostruzione di un’identità creata dal nulla ma settata con l’innesto di ricordi artificiali? E che cosa succede se uno di quei ricordi è un frammento di memoria reale?
Ci si muove lungo le traiettorie ambientali disegnate allora, la veduta area e notturna di una Los Angeles sempre più caotica e illuminata da ologrammi promettenti qualsivoglia svago e ristoro e ridisegnate oggi attraverso una distopia ancor più grigia, figlia di un collasso degli ecosistemi avvenuto anni prima, l’enorme muro che difende la città dall’oceano minaccioso, il freddo costante, l’inospitalità di luoghi resi inabitabili dall’inquinamento dell’aria, la neve ma, come era ovvio immaginare, il cuore della questione è ancora una volta nascosto nell’abisso di dilemmi ancora oggi irrisolvibili.
E l’unico vero limite di Blade Runner 2049, forse, è proprio nel voler rendere più dirette, più a portata, più narrative, questioni che nel film precedente rimanevano sospese, mai enunciate apertamente, fuggendo da facili schematismi che, invece, stavolta, sembrano fiaccare il percorso del racconto, rischiando a volte di spogliarlo della poesia, dell’anima che, al contrario, tutto l’impianto visivo, visionario e architettonico che raggiunge il suo apice quando la splendida Ana de Armas, l’ologramma Joi, si sovrappone al corpo della prostituta interpretata da Mackenzie Davis per rendere carnale, reale, il suo rapporto con K riuscendo a mantenere vivo, saldo in quell’equilibrio quasi commovente tra ricordo del prototipo e creazione di un nuovo cult.
“Nato e non creato”, la questione è tutta lì: “In fondo non sei male, anche senz’anima”.
IL DISCO:
Visivamente eccezionale, lungo e tutto sommato apprezzabile seguito dell’omonimo film classe 1982, fondatore morale del genere cyberpunk, il quale sdoganò la fantascienza distopica e pessimista. Il punto di forza dell’opera rimane la fotografia, con panoramiche e impostazioni artistiche molto ricercate, le quali, tuttavia, potrebbero passare in secondo piano se accorpate ad una durata decisamente sostenuta ed un ritmo volutamente rallentato.
Il film del resto è concepito come un sequel ideale del suo predecessore, con tempi molto dilatati abbinati ad uno svolgimento lineare e ad improvvise “svolte” di sceneggiatura. Le inquadrature sono ricche di dettaglio oltre ogni misura. Già dai primi minuti si apprezza la ricchezza delle immagini, basta osservare i dettagli della campagna e dell’albero in primo piano nella fattoria di Morton per rendersene conto. L’immagine si mantiene quindi ricca e definita per l’intera durata, a partire dai primi piani, con incarnati letteralmente “scavati” nello schermo. Le sequenze ambientate nel deserto di rottami sono quanto di più performante si sia visto fino ad ora su un supporto Blu-Ray con panoramiche sulle carcasse meccaniche estremamente “rifinite”, tali da riconoscerci quasi le scritte sopra in lontananza. Sfumature e colori carichi, visibili specialmente nel salone dove si nasconde Deckard, le cui peculiarità “scolpiscono” ulteriormente i contorni di pareti e mobilio. Un quadro di eccellenza assoluta “minato”, per modo di dire, dalle sequenze scure e in cui la foschia sia presente ( tipicamente le panoramiche cittadine in notturna), ove causa l’impostazione fotografica, il dettaglio tende a limitarsi.
Il fascino di un'opera come Blade Runner 2049, non è solo visiva ma anche sonora. C'è un grande lavoro sull'audio, sia per la colonna sonora che per gli effetti di questo mondo distopico, e per fortuna queste atmosfere vengono catturate in maniera egregia dal DTS HD Master Audio 5.1. Il DTS HD del Blu-Ray regala un'eccezionale esperienza cinematografica e una completa immersione nel mondo distopico di Blade Runner 2049 grazie a una spazialità ad alto grado di suggestione. La traccia è innanzitutto caratterizzata da un tappeto sonoro di fondo molto attivo e ricco di piccoli suoni, che siano rumori della strada, ologrammi pubblicitari, note musicali o ronzii di api, tutti perfettamente dislocati nello spazio e molto precisi. Un tappeto che riesce a riempire anche i lunghi momenti senza dialoghi, grazie a una costante attività surround. E poi ci sono le occasioni nelle quali l'audio può esplodere in tutta la sua potenza ed energia. Un'esuberanza già apprezzabile all'arrivo del veicolo nella scena iniziale, o nel primo utilizzo di armi, e che dà il suo meglio nel volo dei veicoli ( i panning sono perfetti ), negli elementi atmosferici e nella fragorosa arma di K. Ma anche nella musica: la notevole profondità dei bassi regala infatti spessore al lavoro di Hans Zimmer e Benjamin Wallfisch, che omaggiano con originalità la mitica colonna sonora di Vangelis, mentre i dialoghi sono chiari e puliti, anche se proprio da qualche doppiaggio la traccia italiana esce ovviamente con meno efficacia rispetto a quella originale.
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Gli extra sono buoni con un'ora circa di materiale, anche se forse da un titolo del genere ci si poteva aspettare qualcosa in più.
Ma comunque constano di:
- La creazione del mondo di Blade Runner 2049. Making of piuttosto esaustivo di 22 minuti;
- Blade Runner 101. Raccolta di sei featurette dedicate a specifici spezzoni del film;
- Prologhi. Tre corti distribuiti inizialmente sul web, i quali fungono da introduzione al film.
Immagini presenti nella recensione
Recensito in Italia il 6 febbraio 2018
Il film è un capolavoro. Punto. Inviterei i detrattori a sforzarsi di staccare le due opere, e provare ad essere un po' più obiettivi. Probabilmente è vero che in alcuni casi la trama subisce cali di qualità, come ad esempio nella scena d'amore tra K e Mariette (la Davis) a cui si unisce l'IA olografica Joi, che poteva essere evitata, o almeno rappresentata diversamente, ma è altrettanto vero che ci sono colpi di scena, come l'arrivo di Rachel nel corso del dialogo tra Deckard e Wallace, e la scoperta dell'identità dell'erede. Inoltre, si percepisce ancor meglio il disagio di una società che oramai esiste solo a parole, e l'interrogatorio al quale viene sottoposto di volta in volta K non può non ricordare il Gilliam di 'L'esercito delle dodici scimmie. Grazie alla fotografia si percepisce la desolazione che pervade l'intero film, dove agli interni puliti e asettici si alternano strade polverose e squallide. Anche i grattacieli della Los Angeles post collasso, perdono, volutamente, la magnificenza (e la sottointesa inarrivabilità di chi li popola) così palpabile nel primo capitolo. Grazie ad un uso oculato degli effetti speciali (e pochissimi interventi in CGI per fortuna) la Los Angeles del 2049 ci appare tanto reale e agonizzante, quanto viva e sovraffollata ci era apparsa nel 2019. Le musiche sono grandiose, vere e proprie pennellate di energia pronte a sottolineare l'enfasi di un inseguimento a bordo di spinner in volo, e a stendersi come un manto di dolore in una città giunta oramai alla fine dei suoi giorni, opera di sua maestà Hans Zimmer, coadiuvato da Benjamin Wallfisch (Desert Dancer, Il diritto di contare...). Probabilmente meno immaginifica e emozionale rispetto al (capo)lavoro di Vangelis del primo episodio, ma di grande effetto e carica. L'audio DTS HD 5.1 è impressionante, potente e mai eccessivo su Bluray, con stacchi netti e impulsivi che guidano lo spettatore a ogni cambio di scena, e basse frequenze che non sovrastano mai il parlato, rendendolo sempre distinguibile. Denis Villeneuve è riuscito in pieno a fare tesoro del pesante fardello di raccontare il seguito di uno dei film più belli della storia del cinema, un vero e proprio esercizio di stile per cui Sir Ridley Scott sarà sempre ricordato.
Il film è un capolavoro. Punto. Inviterei i detrattori a sforzarsi di staccare le due opere, e provare ad essere un po' più obiettivi. Probabilmente è vero che in alcuni casi la trama subisce cali di qualità, come ad esempio nella scena d'amore tra K e Mariette (la Davis) a cui si unisce l'IA olografica Joi, che poteva essere evitata, o almeno rappresentata diversamente, ma è altrettanto vero che ci sono colpi di scena, come l'arrivo di Rachel nel corso del dialogo tra Deckard e Wallace, e la scoperta dell'identità dell'erede. Inoltre, si percepisce ancor meglio il disagio di una società che oramai esiste solo a parole, e l'interrogatorio al quale viene sottoposto di volta in volta K non può non ricordare il Gilliam di 'L'esercito delle dodici scimmie. Grazie alla fotografia si percepisce la desolazione che pervade l'intero film, dove agli interni puliti e asettici si alternano strade polverose e squallide. Anche i grattacieli della Los Angeles post collasso, perdono, volutamente, la magnificenza (e la sottointesa inarrivabilità di chi li popola) così palpabile nel primo capitolo. Grazie ad un uso oculato degli effetti speciali (e pochissimi interventi in CGI per fortuna) la Los Angeles del 2049 ci appare tanto reale e agonizzante, quanto viva e sovraffollata ci era apparsa nel 2019. Le musiche sono grandiose, vere e proprie pennellate di energia pronte a sottolineare l'enfasi di un inseguimento a bordo di spinner in volo, e a stendersi come un manto di dolore in una città giunta oramai alla fine dei suoi giorni, opera di sua maestà Hans Zimmer, coadiuvato da Benjamin Wallfisch (Desert Dancer, Il diritto di contare...). Probabilmente meno immaginifica e emozionale rispetto al (capo)lavoro di Vangelis del primo episodio, ma di grande effetto e carica. L'audio DTS HD 5.1 è impressionante, potente e mai eccessivo su Bluray, con stacchi netti e impulsivi che guidano lo spettatore a ogni cambio di scena, e basse frequenze che non sovrastano mai il parlato, rendendolo sempre distinguibile. Denis Villeneuve è riuscito in pieno a fare tesoro del pesante fardello di raccontare il seguito di uno dei film più belli della storia del cinema, un vero e proprio esercizio di stile per cui Sir Ridley Scott sarà sempre ricordato.
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Recensito in Italia il 11 dicembre 2018
Superba edizione davvero, forse i bicchierini allegati si fanno pagare un po’ troppo ma ne vale la pena , sono belli, massicci e vedendo in compagnia il film un sorsetto in questi bicchierini e’ ancora piu’ piacevole ed intenso...Per quanto riguarda il film non lo avrei mai immaginato ma e’ davvero un gran bel film , un seguito che nelle ambientazioni e nella concezione di futuro ricalca benissimo il primo che resta comunque inarrivabile a mio avviso.il ruolo di Harrison Ford non e’ da attore protagonista come nel primo ma ka sua sola presenza emoziona e rimanda alla mente tutto il primo Blade Runner.Il film si presenta con un ottimo comparto video(non sgrana neanche nelle scene piu’ buie) e un audio davvero coinvolgente con effetti da tutti i diffusori e finalmente degno di un Dts hd-master audio ! Questa versione contiene anche un disco bonus con tanti extra ! Un sequel davvero riuscito e da avere per chi come me ha amato i film di fantascienza solo dopo aver visto il primo Blade Runner, apripista di tutti i film di fantascienza,e ascoltato il monologo nel finale del replicante Roy Batty interpretato da un superbo Rutger Hauer che era un vero e proprio inno al vivere.
Le recensioni migliori da altri paesi
Jose Maria Diaz Espino
5,0 su 5 stelle
Blade Runner 2049 4k/3D
Recensito in Svezia il 30 agosto 2023
Great in every aspects.
A "must have" in 4K and audio reference.
It's a dark film like the first one so good 3D in depths.
10/10.
Quick delivery and nice package.
A "must have" in 4K and audio reference.
It's a dark film like the first one so good 3D in depths.
10/10.
Quick delivery and nice package.
Nixindu
3,0 su 5 stelle
Misleading number of discs
Recensito nel Regno Unito il 19 agosto 2019
Title and description are misleading. It says 3 discs - 4K, 3D and regular Blu-Ray. 3rd disc is nowhere to be found. Dissapointing.
Though the steelbok is stellar, but the descriptions inside are german. I expected it to be english version.
Though the steelbok is stellar, but the descriptions inside are german. I expected it to be english version.
Nixindu
Recensito nel Regno Unito il 19 agosto 2019
Though the steelbok is stellar, but the descriptions inside are german. I expected it to be english version.
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Moise Galligani
5,0 su 5 stelle
Il fallait oser!
Recensito in Francia il 15 febbraio 2019
Ce 2049 est la suite directe du film de Ridley Scott, un nombre certain d'années après. Avec Ryan Gosling en chasseur de Réplicants, tout comme l'était Deckard dans le premier film. Ryan Gosling qui est très bon et qui arrive a être expressif avec ses yeux et fait passer différentes émotions: très belle performance.
Le film reprend tous les gimmicks du film de Ridley Scott.
Les décors sont à la fois très beaux, horribles, impressionnants, qu'ils soient d'intérieur ou d'extérieur. Le film est visuellement impressionnant.
Le film est aussi très culotté. Faire un film aussi lent, aussi mou, au regard des films actuels, c'est très disruptif. Le film est encore plus lent que le film de Ridley Scott, qui était déjà plutôt mou. Ici le film prend son temps, étire les séquences, peut être un peu trop. Le film dure 2h40, et peut paraitre par moment longuet.
La direction d'acteur est top, avec même Dave Bautista, qui se révèle bon acteur, dans une scène courte mais marquante (et aussi dans le court métrage de Luke Scott présent en bonus dans le Blu Ray).
Concernant les personnages, la déception est celui de Jared Leto, qui est en quelque sorte le descendant de Tyrell, dont les séquences ennuient ou au mieux sont insignifiantes. Ce personnage pourrait très bien être retiré de l'histoire.
Autre élément de déception: la musique, qui si par moment, grâce à la reprise de mélodie fétiches du premier film, fonctionne, reste au total assez bruyante et peu agréable. Ce n'est pas une musique symphonique, c'est déjà cela. Mais elle marque peu les esprits.
L'ensemble des personnages féminins constitue par contre la bonne surprise du film: de la femme de main de Wallace, de Robin Wright à la prostituée ou la femme virtuelle de Ryan Gosling, l'ensemble de ces personnages marquent le film et lui donnent une substance qu'il n'y avait pas dans le film de Ridley Scott.
Nous sentons aussi que le côté étouffant du film de Ridley Scott n'a pas été retenu: ici les choses sont plus amples, moins dense, et donnent au film sa propre patine.
Bref, au total, ce n'est pas une grosse déception, ni un enthousiasme important, mais une variation honnête sur le premier film de Ridley Scott.
Le film reprend tous les gimmicks du film de Ridley Scott.
Les décors sont à la fois très beaux, horribles, impressionnants, qu'ils soient d'intérieur ou d'extérieur. Le film est visuellement impressionnant.
Le film est aussi très culotté. Faire un film aussi lent, aussi mou, au regard des films actuels, c'est très disruptif. Le film est encore plus lent que le film de Ridley Scott, qui était déjà plutôt mou. Ici le film prend son temps, étire les séquences, peut être un peu trop. Le film dure 2h40, et peut paraitre par moment longuet.
La direction d'acteur est top, avec même Dave Bautista, qui se révèle bon acteur, dans une scène courte mais marquante (et aussi dans le court métrage de Luke Scott présent en bonus dans le Blu Ray).
Concernant les personnages, la déception est celui de Jared Leto, qui est en quelque sorte le descendant de Tyrell, dont les séquences ennuient ou au mieux sont insignifiantes. Ce personnage pourrait très bien être retiré de l'histoire.
Autre élément de déception: la musique, qui si par moment, grâce à la reprise de mélodie fétiches du premier film, fonctionne, reste au total assez bruyante et peu agréable. Ce n'est pas une musique symphonique, c'est déjà cela. Mais elle marque peu les esprits.
L'ensemble des personnages féminins constitue par contre la bonne surprise du film: de la femme de main de Wallace, de Robin Wright à la prostituée ou la femme virtuelle de Ryan Gosling, l'ensemble de ces personnages marquent le film et lui donnent une substance qu'il n'y avait pas dans le film de Ridley Scott.
Nous sentons aussi que le côté étouffant du film de Ridley Scott n'a pas été retenu: ici les choses sont plus amples, moins dense, et donnent au film sa propre patine.
Bref, au total, ce n'est pas une grosse déception, ni un enthousiasme important, mais une variation honnête sur le premier film de Ridley Scott.
Paul Hollis
5,0 su 5 stelle
Sequel is Superb
Recensito in Australia il 11 ottobre 2024
This has similar elements to the original, but has parts that are unique to itself. The cinematography is outstanding and acting is first rate.
Buzz
5,0 su 5 stelle
„Weil Ihr noch nie ein Wunder gesehen habt!“
Recensito in Germania il 17 giugno 2018
Diese Worte des Replikanten Sapper Morton gleich am Anfang des Films möchte ich auch jenen zurufen, die dieses schlichtweg überwältigende Sequel zum Kultfilm „Blade Runner“ mit substanzlosen Rezensionen abwerten, die eher Kommentare darstellen. Es ist wohl vor allem das Dilemma unserer wohlstandssatten und reizübersättigten „Generation Klingelton“, das sich hier manifestiert: der dauerhafte Konsum von „Medien-Fast-Food“, die Folgen der Reduktion auf flatterhafte Hashtags und Belanglosigkeiten kurzer und damit inhaltsleerer „Zwitscher“-Nachrichten und die damit verbundene wachsende Unfähigkeit, Dargebotenes zu rezipieren und zu reflektieren, etwas, das einem auch mal etwas abfordert – nämlich Geduld und das sich Einlassen, ja Fallenlassen in eine andere Welt, die sich für die Dauer von einigen Stunden auf der Leinwand (oder in einem guten Buch) eröffnet.
Film-“Wunder“ wie Amadeus, Der Club der toten Dichter, Schindlers Liste, Der englische Patient, Forrest Gump, Cloud Atlas oder auch der zum Kultfilm avancierte Blade Runner (1982) – um nur einige wenige aus dem riesigen Fundus zu nennen – ermuntern dazu, sich mit grundsätzlichen Fragen unseres menschlichen Daseins zu beschäftigen. Und das ohne Pathos und zum Glück oft ohne fertige Antworten oder gar zementierten Dogmen. Ein ganz neues dieser Wunder ist für mich „Blade Runner 2049“. Das möchte ich im Folgenden begründen, auch um die entstandene Schieflage in den Kundenbewertungen hier wieder ein klein wenig korrigieren zu helfen. Am Schluss meiner Rezension ist dann auch noch eine Bewertung der technischen Aspekte der BluRay zu finden. Wen lediglich diese interessieren, der kann das Folgende gern überspringen.
„Menschlicher als der Mensch“
Ich habe den „Blade Runner“ mehr als dreißig Mal gesehen, bevor ich dann vor zehn Jahren damit aufgehört habe, weiterzuzählen. Das Original aus dem Jahr 1982 hat mich schon beim ersten Anschauen gefesselt – in seiner optischen Wucht, seiner langsamen und dabei intensiven Erzählweise und mit Zukunftsvisionen, die ihrer Zeit damals weit voraus waren (was sicher auch an der viel früher entstandenen literarischen Vorlage von Philipp K. Dick gelegen haben mag). Der Mensch hat sich in dieser Zukunft künstliche Sklaven („Replikanten“) geschaffen, die ihm verblüffend ähneln, zwecks besserer Kontrollierbarkeit über implantierte „Erinnerungen“ verfügen und ohne zu murren fern von der Erde die gefährlichsten und schmutzigsten Aufgaben erledigen. Bis, ja bis diese „intelligenten Maschinen“, deren Schöpfer Eldon Tyrell sie „menschlicher als der Mensch“ gestalten will, ihre Existenz zu hinterfragen beginnen. Ein Thema also, das ähnlich schon aus dem Klassiker „2001 – Odyssee im Weltraum“ (oder seiner Parodie „Dark Star“) vertraut ist.
„Wir werden sterben, weil wir dumm sind!“
All jene, die mit dem letztgenannten Meilenstein der Kino-Geschichte und auch mit dem „Blade Runner“ von 1982 nicht vertraut sind, sollten wissen, dass sie möglicherweise Enttäuschungen riskieren, wenn sie derart unvorbereitet auf das in meinen Augen mehr als gelungene Sequel „Blade Runner 2049“ treffen. Und so wie die Replikantin Pris im Original von 1982 zu ihrem letzten verbliebenen Gefährten Roy Batty resignierend-herausfordernd sagt: „Wir werden sterben, weil wir dumm sind“, setzt sich diese Hoffnungslosigkeit auch im neuen Film fort. Nun sind dieses Mal Replikanten legal, weil das großindustrielle, hier fast gottgleich wirkende Genie Niander Wallace (Jared Leto) die Insolvenzmasse der zugrunde gegangenen Tyrell Corporation übernommen und das dort lagernde Wissen genutzt hat, menschenähnliche Sklaven neuen Typus (Nexus 9) mit nun unbegrenzter Lebensdauer, aber weiterhin auf ein Minimum beschränkten „Menschen“-Rechten zu schaffen. Die älteren Androiden werden nach wie vor gejagt und „in den Ruhestand versetzt“. Das übernehmen Blade Runner wie K (Ryan Gosling) auf zynisch bewährte Weise. Da stellt sich plötzlich heraus, dass es möglicherweise in der alten Nexus-Generation zu einer natürlichen biologischen Fortpflanzung gekommen ist. Das Kind (oder die beiden Kinder?) wurden damals sofort von der Replikanten-Mutter getrennt, um sie vor Verfolgung und Tod zu schützen.
Die Jagd nach dem Kind beginnt. Und K hat unter sehr überraschenden Umständen plötzlich ein ganz persönliches Motiv, dass die Jagd nach dem Kind anders ausgeht, als von den Auftraggebern und weiteren involvierten Kräften beabsichtigt. Dieses Motiv zwingt ihn, den vor vielen Jahren geflüchteten Blade Runner Rick Deckard ausfindig zu machen. Der Wettlauf um das Kind wird für alle Beteiligten sehr schwierig, denn ein nuklear verursachter „BlackOut“ viele Jahre früher hat fast alle elektronischen Aufzeichnungen der Menschheit aus dieser Zeit vernichtet...
In „Blade Runner 2049“ finden sich ebenso wie im Original handlungsbestimmende Szenen (damals die „Einhorn-Sequenz“), deren Bedeutung erst im Verlaufe der finalen Zuspitzung klar wird und die ich schlichtweg genial fand. Auch hier spielen eingepflanzte (oder echte?) Erinnerungen wieder eine große Rolle. Das Sequel wird seinem Vorgänger hier ganz klar würdig und ist nicht nur eine Ehrerbietung an ihn, sondern legaler Erbe, indem es die damaligen Themen aufgreift und weiterführt. Die emotionalen Beziehungen, die künstliche Intelligenzen hier eingehen (damals zwischen Pris und Roy nur angedeutet, aber auch die Beziehung zwischen Rachael und Deckard) bekommen hier eine neue Dimension, bis hin zu etwas, dass man hier mit vollem Fug und Recht als Liebe bezeichnen muss (Joi und Officer „Joe“ K). Wenn aber künstliche Intelligenzen ihr Dasein hinterfragen, Zuneigung, Opferbereitschaft und sogar Liebe empfinden und das in ihrer reinsten Form – dürfen sie dann ohne menschliche Rechte bleiben?
„Blade Runner 2049“ schafft dabei im weiteren Verlauf einen Twist, der überraschend umwerfend ist und den ich hier nicht verraten will. Einen sehr großen Anteil an der emotionalen Wucht haben auch die Bilder von Kameramann Roger Deakins (als Langzeit-Oscar-Aspirant hier endlich mit der verdienten Trophäe bedacht), die genial gesetzten Umschnitte (Joe Walker), die audio-visuell schlichtweg atemberaubende Präsentation (Oscar für die visuellen Effekte, Nominierungen für Ton, Tonschnitt und Szenenbild) und der ähnlich wie im Original stimmig-treibende Soundtrack von Benjamin Wallfisch und Hans Zimmer (beide waren zuletzt bei Dunkirk von Christopher Nolan dabei). Die Darsteller sind durch die Bank weg passend und verschmelzen mit ihrer Rolle so glaubwürdig, das es dem Film und seinem Vorgänger angemessen ist.
Und wenn in einer der letzten Szenen ein ganz bekanntes Thema von Vangelis aus dem Original-Blade Runner erklingt (ich sag hier nicht welches), dann weiß hier der Filmkenner sofort, was gleich passieren wird. Wem da die Augen trocken bleiben, der ist entweder tot oder einfach nur abgestumpft.
Ja, „Blade Runner 2049“ ist ein Wunder. Und eines, das im Kino selten geworden ist. Braucht es eine Fortsetzung? Nein. Aber es wäre phantastisch!
Hier noch was Technisches
BILD
Ich habe den Film auf 3D-BluRay gesehen (SONY VPL-VW550 und drei Meter Breite Bildwand im Keller-Heimkino). Schärfe und räumlicher Eindruck sind auf Referenzniveau, eingeschränkt lediglich durch den sehr häufig mageren Schwarzwert. Hier wurde wohl künstlich aufgehellt, damit 3D auf weniger lichtstarken Displays nicht im Dunkel absäuft. Das führt an einigen wenigen Stellen sogar zu leichten, aber dennoch sichtbaren farblichen Verfälschungen (als K in die ehemals atomar verseuchte Zone gelangt, leuchten seine Lippen unnatürlich rot). Ich werde mir noch die Steelbook-UHD kaufen, um den Film diesbezüglich genießen zu können. Meine Einschätzung dazu werde ich dann hier ergänzen.
Aber ich werde mit dem Kauf warten. Grund ist ein Kritikpunkt, der mich in der jüngsten Zeit immer wieder bei SONY-BluRays maßlos aufregt: Die Ignoranz und mangelnde Kundenorientierung gegenüber dem deutschen Markt: Kein Wendecover, deutscher Ton nur noch mit stark eingeschränkter Qualität aufgrund niedriger Datenrate. Dann kaufe ich auch erst, wenn der Preis erheblich gefallen ist.
TON
Auf der 3D-BluRay sind beide Tonfassungen (Deutsch und Englisch) nur in Dolby Digital 5.1 mit mickrigen 640 Kilobit Datenrate zu finden. Das ist dieses Filmes nicht würdig. Aber was dann mit geeignetem Upmixer (bei mir DENON AVR-X6200 neun Kanäle plus zusätzlicher Stereoendstufe) aus den elf Boxen und zwei Subwoofern kam, ist wohl die Obergrenze dessen, was damit leistbar ist – ein brachialer Bass, transparente Effekte, die sogar in den Höhenkanälen wandern, und ein Sound, für den ich schon lange nicht mehr ins Kino gehen muss. Wie mein geneigter Mitzuschauer sagte: „Wenn das nur Dolby Digital 5.1 war, dann möchte ich mal die Dolby-Atmos-Fassung erleben!“.
Das möchte ich auch. Also lieber SONY-Vertrieb, wie wäre es mit verlustfreiem deutschen HD-Ton und Atmos? Diese Disc kaufe ich sofort. Sie darf dann sogar mehr kosten.
Film-“Wunder“ wie Amadeus, Der Club der toten Dichter, Schindlers Liste, Der englische Patient, Forrest Gump, Cloud Atlas oder auch der zum Kultfilm avancierte Blade Runner (1982) – um nur einige wenige aus dem riesigen Fundus zu nennen – ermuntern dazu, sich mit grundsätzlichen Fragen unseres menschlichen Daseins zu beschäftigen. Und das ohne Pathos und zum Glück oft ohne fertige Antworten oder gar zementierten Dogmen. Ein ganz neues dieser Wunder ist für mich „Blade Runner 2049“. Das möchte ich im Folgenden begründen, auch um die entstandene Schieflage in den Kundenbewertungen hier wieder ein klein wenig korrigieren zu helfen. Am Schluss meiner Rezension ist dann auch noch eine Bewertung der technischen Aspekte der BluRay zu finden. Wen lediglich diese interessieren, der kann das Folgende gern überspringen.
„Menschlicher als der Mensch“
Ich habe den „Blade Runner“ mehr als dreißig Mal gesehen, bevor ich dann vor zehn Jahren damit aufgehört habe, weiterzuzählen. Das Original aus dem Jahr 1982 hat mich schon beim ersten Anschauen gefesselt – in seiner optischen Wucht, seiner langsamen und dabei intensiven Erzählweise und mit Zukunftsvisionen, die ihrer Zeit damals weit voraus waren (was sicher auch an der viel früher entstandenen literarischen Vorlage von Philipp K. Dick gelegen haben mag). Der Mensch hat sich in dieser Zukunft künstliche Sklaven („Replikanten“) geschaffen, die ihm verblüffend ähneln, zwecks besserer Kontrollierbarkeit über implantierte „Erinnerungen“ verfügen und ohne zu murren fern von der Erde die gefährlichsten und schmutzigsten Aufgaben erledigen. Bis, ja bis diese „intelligenten Maschinen“, deren Schöpfer Eldon Tyrell sie „menschlicher als der Mensch“ gestalten will, ihre Existenz zu hinterfragen beginnen. Ein Thema also, das ähnlich schon aus dem Klassiker „2001 – Odyssee im Weltraum“ (oder seiner Parodie „Dark Star“) vertraut ist.
„Wir werden sterben, weil wir dumm sind!“
All jene, die mit dem letztgenannten Meilenstein der Kino-Geschichte und auch mit dem „Blade Runner“ von 1982 nicht vertraut sind, sollten wissen, dass sie möglicherweise Enttäuschungen riskieren, wenn sie derart unvorbereitet auf das in meinen Augen mehr als gelungene Sequel „Blade Runner 2049“ treffen. Und so wie die Replikantin Pris im Original von 1982 zu ihrem letzten verbliebenen Gefährten Roy Batty resignierend-herausfordernd sagt: „Wir werden sterben, weil wir dumm sind“, setzt sich diese Hoffnungslosigkeit auch im neuen Film fort. Nun sind dieses Mal Replikanten legal, weil das großindustrielle, hier fast gottgleich wirkende Genie Niander Wallace (Jared Leto) die Insolvenzmasse der zugrunde gegangenen Tyrell Corporation übernommen und das dort lagernde Wissen genutzt hat, menschenähnliche Sklaven neuen Typus (Nexus 9) mit nun unbegrenzter Lebensdauer, aber weiterhin auf ein Minimum beschränkten „Menschen“-Rechten zu schaffen. Die älteren Androiden werden nach wie vor gejagt und „in den Ruhestand versetzt“. Das übernehmen Blade Runner wie K (Ryan Gosling) auf zynisch bewährte Weise. Da stellt sich plötzlich heraus, dass es möglicherweise in der alten Nexus-Generation zu einer natürlichen biologischen Fortpflanzung gekommen ist. Das Kind (oder die beiden Kinder?) wurden damals sofort von der Replikanten-Mutter getrennt, um sie vor Verfolgung und Tod zu schützen.
Die Jagd nach dem Kind beginnt. Und K hat unter sehr überraschenden Umständen plötzlich ein ganz persönliches Motiv, dass die Jagd nach dem Kind anders ausgeht, als von den Auftraggebern und weiteren involvierten Kräften beabsichtigt. Dieses Motiv zwingt ihn, den vor vielen Jahren geflüchteten Blade Runner Rick Deckard ausfindig zu machen. Der Wettlauf um das Kind wird für alle Beteiligten sehr schwierig, denn ein nuklear verursachter „BlackOut“ viele Jahre früher hat fast alle elektronischen Aufzeichnungen der Menschheit aus dieser Zeit vernichtet...
In „Blade Runner 2049“ finden sich ebenso wie im Original handlungsbestimmende Szenen (damals die „Einhorn-Sequenz“), deren Bedeutung erst im Verlaufe der finalen Zuspitzung klar wird und die ich schlichtweg genial fand. Auch hier spielen eingepflanzte (oder echte?) Erinnerungen wieder eine große Rolle. Das Sequel wird seinem Vorgänger hier ganz klar würdig und ist nicht nur eine Ehrerbietung an ihn, sondern legaler Erbe, indem es die damaligen Themen aufgreift und weiterführt. Die emotionalen Beziehungen, die künstliche Intelligenzen hier eingehen (damals zwischen Pris und Roy nur angedeutet, aber auch die Beziehung zwischen Rachael und Deckard) bekommen hier eine neue Dimension, bis hin zu etwas, dass man hier mit vollem Fug und Recht als Liebe bezeichnen muss (Joi und Officer „Joe“ K). Wenn aber künstliche Intelligenzen ihr Dasein hinterfragen, Zuneigung, Opferbereitschaft und sogar Liebe empfinden und das in ihrer reinsten Form – dürfen sie dann ohne menschliche Rechte bleiben?
„Blade Runner 2049“ schafft dabei im weiteren Verlauf einen Twist, der überraschend umwerfend ist und den ich hier nicht verraten will. Einen sehr großen Anteil an der emotionalen Wucht haben auch die Bilder von Kameramann Roger Deakins (als Langzeit-Oscar-Aspirant hier endlich mit der verdienten Trophäe bedacht), die genial gesetzten Umschnitte (Joe Walker), die audio-visuell schlichtweg atemberaubende Präsentation (Oscar für die visuellen Effekte, Nominierungen für Ton, Tonschnitt und Szenenbild) und der ähnlich wie im Original stimmig-treibende Soundtrack von Benjamin Wallfisch und Hans Zimmer (beide waren zuletzt bei Dunkirk von Christopher Nolan dabei). Die Darsteller sind durch die Bank weg passend und verschmelzen mit ihrer Rolle so glaubwürdig, das es dem Film und seinem Vorgänger angemessen ist.
Und wenn in einer der letzten Szenen ein ganz bekanntes Thema von Vangelis aus dem Original-Blade Runner erklingt (ich sag hier nicht welches), dann weiß hier der Filmkenner sofort, was gleich passieren wird. Wem da die Augen trocken bleiben, der ist entweder tot oder einfach nur abgestumpft.
Ja, „Blade Runner 2049“ ist ein Wunder. Und eines, das im Kino selten geworden ist. Braucht es eine Fortsetzung? Nein. Aber es wäre phantastisch!
Hier noch was Technisches
BILD
Ich habe den Film auf 3D-BluRay gesehen (SONY VPL-VW550 und drei Meter Breite Bildwand im Keller-Heimkino). Schärfe und räumlicher Eindruck sind auf Referenzniveau, eingeschränkt lediglich durch den sehr häufig mageren Schwarzwert. Hier wurde wohl künstlich aufgehellt, damit 3D auf weniger lichtstarken Displays nicht im Dunkel absäuft. Das führt an einigen wenigen Stellen sogar zu leichten, aber dennoch sichtbaren farblichen Verfälschungen (als K in die ehemals atomar verseuchte Zone gelangt, leuchten seine Lippen unnatürlich rot). Ich werde mir noch die Steelbook-UHD kaufen, um den Film diesbezüglich genießen zu können. Meine Einschätzung dazu werde ich dann hier ergänzen.
Aber ich werde mit dem Kauf warten. Grund ist ein Kritikpunkt, der mich in der jüngsten Zeit immer wieder bei SONY-BluRays maßlos aufregt: Die Ignoranz und mangelnde Kundenorientierung gegenüber dem deutschen Markt: Kein Wendecover, deutscher Ton nur noch mit stark eingeschränkter Qualität aufgrund niedriger Datenrate. Dann kaufe ich auch erst, wenn der Preis erheblich gefallen ist.
TON
Auf der 3D-BluRay sind beide Tonfassungen (Deutsch und Englisch) nur in Dolby Digital 5.1 mit mickrigen 640 Kilobit Datenrate zu finden. Das ist dieses Filmes nicht würdig. Aber was dann mit geeignetem Upmixer (bei mir DENON AVR-X6200 neun Kanäle plus zusätzlicher Stereoendstufe) aus den elf Boxen und zwei Subwoofern kam, ist wohl die Obergrenze dessen, was damit leistbar ist – ein brachialer Bass, transparente Effekte, die sogar in den Höhenkanälen wandern, und ein Sound, für den ich schon lange nicht mehr ins Kino gehen muss. Wie mein geneigter Mitzuschauer sagte: „Wenn das nur Dolby Digital 5.1 war, dann möchte ich mal die Dolby-Atmos-Fassung erleben!“.
Das möchte ich auch. Also lieber SONY-Vertrieb, wie wäre es mit verlustfreiem deutschen HD-Ton und Atmos? Diese Disc kaufe ich sofort. Sie darf dann sogar mehr kosten.