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La guardia, il poeta e l'investigatore Copertina flessibile – 21 gen 2016

4.1 su 5 stelle 8 recensioni clienti

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Descrizione prodotto

Recensione

Quando un bel verso può uccidere l’aguzzino

Giuseppe Culicchia, Tuttolibri - La Stampa

A distanza di ormai oltre settant’anni, le guerre del Novecento continuano a offrire lo spunto a un gran numero di scrittori, non solo nella nostra vecchia Europa. E’ il caso del coreano Jung-myung Lee, che pubblica ora in Italia il suo La guardia, il poeta e l’investigatore, ispirato dalla storia vera di un poeta suo connazionale, Yun Dong-ju, morto alla fine della Seconda Guerra Mondiale nel carcere di Fukuoka. Il romanzo si apre con una dichiarazione d’intenti: «La vita può non avere una ragione precisa ma la morte esige chiarezza, una ragione certa, non come prova di sé, ma a beneficio dei sopravvissuti».
A parlare è Yuichi Watanabe, ex soldato nipponico, che durante il conflitto conclusosi il 15 agosto 1945 con la sconfitta è comandato come guardia carceraria nella prigione situata nella parte meridionale del Giappone, lì dove ora con l’accusa di crimini di guerra è stato rinchiuso dai vincitori americani. Da parte sua, Watanabe non corrisponde esattamente agli standard richiesti ai combattenti dalla tradizione militare del suo Paese: al contrario di Hiroo Onoda non vede l’ora che la guerra finisca per togliersi l’uniforme e tornare a scuola per studiare Stendhal. Del resto è cresciuto a Kyoto nella libreria dell’usato della madre, e quel contenitore di storie raccolte in volumi destinati a passare di mano in mano lo ha nutrito più del manuale d’istruzione che ha dovuto leggere durante l’addestramento, o delle ambizioni espansionistiche dell’Impero del Sol Levante.
Comunque: un giorno, a guerra ancora in corso, tra le alte mura cinte di filo spinato della prigione e per la precisione nel terzo blocco, quello dove sono rinchiusi i dissidenti politici coreani e i condannati a morte, viene ritrovato il cadavere di uno dei secondini, Sugiyama Dozan, sguardo ferino e manganello, distintosi durante il servizio per la crudeltà nei confronti dei prigionieri. E al giovane Watanabe, che non è un sadico ma ammette di aver picchiato e maltrattato i detenuti e di avere chiuso occhi e orecchie per non vedere e non sentire ciò che accade all’interno della struttura, viene ordinato da Maeda, il capo delle guardie, di indagare sull’omicidio. Unici indizi, la bocca cucita della vittima, e un foglietto rinvenuto nella tasca interna della giubba marrone: si tratta, inspiegabilmente, di una poesia. Una poesia assai delicata e profonda, oltretutto, in cui l’autore affronta temi quali la disperazione, la sofferenza, l’amore.
Com’è possibile che un bruto come Sugiyama, reduce dal fronte mongolo-russo, abbia potuto scriverla? Che qualcuno gliel’abbia messa in tasca? E’ a partire da questo bizzarro ritrovamento che Watanabe arriva al prigioniero 645, ovvero a Yun Dong-ju, condannato a due anni di lavori forzati in quanto coreano – un crimine di per sé, nel Giappone dell’epoca – e perché nella sua lingua madre scrive poesie che le autorità nipponiche ritengono sovversive. L’aguzzino assassinato e il poeta detenuto, ricostruisce la giovane guardia, si conoscevano bene: il primo infatti era anche incaricato di censurare le lettere dei prigionieri, che il secondo vergava per conto di questi tenendo conto della cosa, ovvero usando metafore e formule apparentemente innocue ma capaci di far giungere ai destinatari il mondo interiore dei reclusi. Solo che Sugiyama a un certo punto si è reso conto dell’inganno. Ma la scoperta anziché incattivirlo ha messo in discussione le sue certezze: le parole del poeta han fatto risuonare dentro di lui qualcosa di sconosciuto, lo hanno contagiato. E tra i due si è instaurata una sorta di complicità. Il giapponese ha cominciato a prendersi cura, a modo suo, del corpo del coreano. Il coreano dell’anima del giapponese. Dire di più, o se preferite «spoilerare», non sarebbe corretto. Resta tuttavia da aggiungere che raccontando con questo romanzo la storia del poeta dissidente coreano l’autore ha scritto un libro notevole sulla forza delle parole e dell’immaginazione.

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Dettagli prodotto

  • Copertina flessibile: 387 pagine
  • Editore: Sellerio Editore Palermo (21 gennaio 2016)
  • Collana: Il contesto
  • Lingua: Italiano
  • ISBN-10: 8838933480
  • ISBN-13: 978-8838933486
  • Peso di spedizione: 540 g
  • Media recensioni: 4.1 su 5 stelle  Visualizza tutte le recensioni (8 recensioni clienti)
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Recensioni clienti

Principali recensioni dei clienti

Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
storia romanzata della detenzione del poeta coreano Yun Dong-ju, morto in prigione per via dei folli esperimenti medici degli aguzzini giapponesi ai tempi dell'occupazione

il narratore, ovviamente fasullo perchè nessun giapponese (tranne forse nel caso di un certo rammarico espresso da Murakami Haruki in L'Uccello che girava le viti del mondo) si è mai pentito di quel che il suo paese ha fatto durante la guerra di conquista dell'Asia, è un secondino giapponese che per caso viene coinvolto nell'indagine per la morte di un altro secondino nel carcere di Fukuoka dove, nel 1944 oltre i soliti delinquenti, c'era anche un folto numero di nazionalisti coreani che combattevano per liberarsi dall'invasore e si rifiutavano di cambiare il loro nome e la loro lingua, come ordinato dagli oppressori...il secondino indaga e scopre che tra i detenuti c'è un poeta coreano imprigionato per i suoi scritti in lingua proibita e a mano a mano si trova ammaliato dalle sue poesie e viene a sapere che anche il secondino morto aveva subito il fascino della mente di questo letterato...citazioni da libri proibiti e poesie del povero Yun Dong-ju si alternano in questa ennesima ode al potere della letteratura e alle ali che spesso la poesia dona a chi gli si abbandona...niente di nuovo sotto il sole: l'oppressore può uccidere l'uomo ma non le sue idee

in definitiva si tratta di un scritto appassionato e un inno al poeta che è in noi, assolutamente da leggere anche solo per rinfrescarci la mente ripassando i classici e avvertendo ancora una volta il potere che hanno di svegliare la coscienza

ps.
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Di Virginia il 26 dicembre 2016
Formato: Formato Kindle
Dal blog Virginia e il Labirinto

Questo libro, per quanto mi riguarda, ha una storia strana. Ero in biblioteca a curiosare fra le novità quando una signora, indicandomi questo volume, mi dice con convinzione che è bellissimo. Non so voi, però mi è sembrato - ancora di più col senno di poi - un caso del destino. Ho seguito l'istinto e me lo sono portata a casa, senza immaginare di trovarmi tra le mani una delle mie letture più belle del 2016. E recensirlo sarà anche difficile, perchè qui mi piacerebbe poter condividere con voi tantissime citazioni, ma essendo questo un volume della biblioteca (nonchè cartaceo - non sottolineo i cartacei) devo accontentarmi di andare un po' a memoria, sperando di riuscire a recuperare qualcuno dei tanti pezzi che mi hanno colpita.

"Se le parole potevano spiegare la vita, perchè non potevano far luce sulla morte?"

L'incipit del romanzo è quello classico del giallo: c'è un morto inspiegabile e un uomo incaricato di scoprire l'assassino. Ma accanto alla tradizione abbiamo fin da subito rilevanti punti di discordanza con la stessa. Innanzitutto, siamo nel 1944, in Giappone, nel pieno della Seconda Guerra mondiale; in secondo luogo, ci troviamo nella prigione militare di Fukuoka e il morto era un delle guardie giapponesi, così come il giovane - perchè Watanabe è molto giovane - incaricato dal direttore del carcere di scoprire l'assassino. In particolare, Sugiyama - la guardia assassinata - e Watanabe sono assegnati al terzo blocco, uno dei peggiori: quello riservato a coreani antigiapponesi, terroristi, rivoltosi, comunisti, rivoluzionari.
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Formato: Copertina flessibile Acquisto verificato
Può la poesia salvare dalla degenerazione della guerra? Questa è la storia di un poeta coreano prigioniero dei giapponesi nel 1941 che tenta di sopravvivere con i suoi versi. Il suo peggior aguzzino verrà coinvolto a tal punto, da essere costretto ad accettare la morte pur di tentare di capire ciò che il poeta carcerato vuole trasmettergli. Ottimo stile, originale lo sfondo, poco precisa la traduzione, molto altalenante.
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Formato: Formato Kindle Acquisto verificato
Un romanzo denso di amore per la letteratura e per la musica. E' la storia di un giovanissimo investigatore-soldato (l'io narrante) appassionato di letteratura e di poesia coinvolto nell'assassinio di una guardia all'interno della prigione di Fukuoka. In questa prigione sono rinchiusi sia delinquenti comuni sia tanti coreani che si oppongono al regime giapponese, tra cui il poeta Yun Dong-ju.
L'incontro col poeta porterà l'investigatore a scoprire cosa avviene nella prigione.

E' un romanzo ricco di spunti poetici, musicali e di amore per la capacità umanizzante della letteratura. A mio parere, è un pò debole e ingenuo nella trama, così come nella caratterizzazione dei personaggi. Inoltre ho trovato alcuni passi un pò leziosi.
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