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Il morso della reclusa
Formato: Copertina flessibile|Cambia
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il 2 aprile 2018
Sarà anche un giallo “poetico” e sarà anche con un uno pseudonimo maschile (Fred) che la scrittrice Frédérique Audouin-Rouzeau ama farsi conoscere (sono i due appunti con i quali Antonio D’Orrico, critico letterario del “Corriere”, liquida con un immeritato 3 l’ultimo romanzo della Vargas), ma l’impressione è che stavolta abbia esagerato e che “Il morso della reclusa” meriti ben altra attenzione. Come in altri gialli dell’autrice, l’atmosfera è vagamente surreale, soprattutto per merito di quello straordinario personaggio che è Adamsberg, l’enigmatico e pensieroso commissario capo dell’Anticrimine di un arrondissement parigino, e dei suoi collaboratori: un comandante geloso e subdolo, un tenente bulimico, un collaboratore ghiotto di “garbure”, una specie di zuppa tradizionale del Sud francese (cavoli, carne d’oca e fagioli), un altro appassionato di pesci e ragni, un altro ancora che ogni 3-4 ore cede a improvvisi colpi di sonno, per non citarne che alcuni. Per non far mancare niente alla curiosa atmosfera della caserma, ecco ancora Palla, un gatto che usa come giaciglio il coperchio di una stampante (sempre accesa per un opportuno riscaldamento) e una famiglia di piccoli merli nutriti doverosamente dagli agenti con lamponi e frammenti di torta. Ma l’indagine che tutti giudicano inutile ma nella quale il cocciuto Adamsberg crede invece fermamente riguarda le strane morti di alcuni anziani: sembrano dovute a cause naturali, ma un’attenta ricerca mette in evidenza come possibile causa il morso di un ragno, la Loxosceles reclusa, il cui veleno contiene un enzima necrotizzante, potenzialmente mortale. L’acume investigativo, la pazienza certosina, le riflessioni su particolari apparentemente insignificanti condurranno il nostro commissario a scavare nel tempo e focalizzare l’attenzione su un Orfanotrofio del secolo scorso nei pressi di Nimes, ove una banda di minori, veri e propri teppisti, vessava i bambini più piccoli (morsi di ragno!) per continuare poi, in tempi successivi, con azioni collettive di stupro. E la vendetta delle vittime d’un tempo ormai lontanissimo sarà ben meditata, studiata, architettata con certosina pazienza, per colpire decenni dopo con precisione chirurgica gli autori delle antiche nefandezze, rivelando nel dipanarsi della complessa trama del romanzo quanto sia abile la Vargas nel gestire una crescente tensione emotiva fino ad un inatteso colpo di scena finale.
Abile, ma già lo era in precedenti romanzi, nella rappresentazione del suo amato protagonista, il perplesso e apparentemente svagato commissario Adamsberg, perso nei suoi dubbi esistenziali e sempre pronto a cogliere in improvvise sensazioni che gli frullano come bolle nel cervello indicazioni suggestive che poi lo aiuteranno a risolvere dubbi e incertezze. Abilissima anche nell’individuare e mettere a fuoco, poco a poco, una relazione tra la Reclusa, intesa come ragno, ed il richiamo alle cosiddette recluse, un particolare storico nella Francia di secoli fa (ma non solo) che riguardava donne, in genere peccatrici o vittime di stupri, segregatesi volontariamente in celle anguste e inaccessibili allo scopo di redimersi.
Il romanzo è complesso, con divagazioni culinarie, riflessioni sulla vita privata dei principali personaggi, frequenti citazioni letterarie e adeguati approfondimenti sui comportamenti del ragno incriminato. Ma soprattutto resta indelebile la figura del commissario Jean Baptiste Adamsberg, “nebbioso, beccheggiante,indolente”, ma cocciutamente determinato a seguire il proprio infallibile istinto.
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il 2 maggio 2018
Ho scoperto Vargas da poco.... incuriosita dal titolo dell'ultimo libro "Il morso della reclusa", che finalmente ho letto (per ultimo).
Ho cominciato a leggerli in ordine cronologico, prima la prima trilogia di Adamsberg e poi la seconda e ora questi libri successivi.
Mi sono innamorata dello stile della scrittrice e soprattutto del personaggio del commissario Adamsberg, fuori dagli schemi, che ti trasporta in un altro mondo e modo di vedere le cose, che ti fulmina con le sue "illuminazioni" e il "non pensiero".
Consiglio, a chi non non conoscesse ancora l'opera di Vargas, di cominciare dall'inizio.... perché le storie si concatenano e ci sono dei riferimenti al passato che non verrebbero compresi altrimenti.
Da quando è uscito questo libro ci sono segnalazioni di morsi del ragno violino sui giornali e su internet..... realtà o psicosi collettiva?
Non so se sono fake news o realtà...so solo che il libro ti prende proprio e cominci a guardare nelle scarpe prima di metterle.....
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il 20 luglio 2018
Come il buon vino mi sembra che Fred Vargas invecchiando migliori. A mio parere ha raggiunto la perfezione: la scrittura è essenziale, la storia colta, dura, coinvolgente. Molti scrittori, aggiungono, aggiungono, aggiungono, cercando di nutrire il lettore con parole e azioni spesso superflue. Vargas toglie, semplifica, va dritta al nucleo del racconto, trasportando il lettore nel mondo di Adamsberg e di una vicenda scabrosa trattata magistralmente. Mi ha colpita anche la bravura di Vargas nel trattare un tema pesante, facendone in qualche modo anche denuncia, in modo equilibrato, documentato ma anche umanamente coinvolgente. Non è un caso facile, il tema è terribile e la umanissima squadra di Adamsberg ne viene coinvolta e sconvolta, come credo succeda anche al lettore. E questo è un risultato importante per uno scrittore.
Brava Fred!
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il 4 giugno 2018
Ho vinto la mia "obiezione di coscienza" nei confronti di Vargas circa il suo convolgimento nel caso Battisti, perché non riesco a fare a meno dei suoi romanzi a tema Adamsberg. Di lei mi piace la scrittura, l'originalità dell'intreccio, ammiro la traduzione che conserva bene lo stile originale...
Ma in questo caso mi spiazza con una prevedibilità che non giustifico neppure con il "va beh, vediamo almeno come si arriva alla soluzione". Che Battisti la distragga troppo?
Mi spiace chiudere un libro senza avere piena soddisfazione e con questo è successo. Ahimè.
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il 15 marzo 2018
Adoro questa scrittrice, la leggo da sempre. e qui, devo dire, è tornata alla grandissima con un romanzo coinvolgente e dalla trama originale. per chi conosce già i personaggi, una garanzia. Adamsberg lo è! per chi invece ama i gialli ben scritti, ma anche letterari( De Giovanni, De Silva, Manzini..) e non è ancora approdato alla Vargas.. questo libro è l'occasione giusta. non delude!
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il 11 aprile 2018
Una storia che vi "avvelenerà" e non potrete far altro che arrivare fino all'ultimo morso.
Adamsberg, lo strano commissario della Vargas ha un modo tutto suo di indagare che rispecchia la sua personalità e il suo essere simile a un congegno rotto, come i suoi due inutili orologi e il suo cellulare che scrive una consonante per un'altra.
La squadra che lavora con il singolare commissario rispecchia chi la dirige: un macchinario fatto di tanti pezzi che si muovono all'unisono, ciascuno tanto per non allontanarsi troppo da Adamsberg, fornito di qualche bizzarria o virtù nascosta.
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il 3 aprile 2018
Ne ho letti parecchi di libri dello stesso autore e non delude mai . La storia è veramente pazzesca e ha un'inventiva che va oltre all'immaginazione . Condotta bene fino all' ultimo non ti da' segnali di chi possa essere il colpevole . Unica cosa, la parte centrale rallenta e perde un po' di tono ma poi quella finale è galoppante e ti porta alla fine con il fiato sospeso fino alla cattura del colpevol . È il commissario Adamsberger è sempre buffo ti sembra incapace ma sa risolvere i casi sempre al di fuori della convenzionalità
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il 19 giugno 2018
Una trama già bislacca di suo trattata in modo a volte sconclusionato. Difficile stare dietro ai pensieri e alle azioni del Comandante. Mi sbaglierò ma il traduttore non deve aver avuto vita facile nel tradurre questo testo, che cammin facendo si è rivelato intrigante, tanto è vero che il libro poi l'ho finito, anche se a un certo punto avevo meditato di piantarlo dove mi trovavo. Un libro che va letto con una certa continuità, perché se lo si interrompe spesso, si finisce per capirci poco
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il 3 luglio 2018
Non sono libri semplici quelli scritti dalla Vargas. Innanzitutto, secondo me, prima di leggere quest’ultimo bisognerebbe aver letto i precedenti. Solo così si entra pienamente nell’atmosfera, si apprezzano i protagonisti (senza dubbio bislacchi, ma ognuno di essi ha il suo perché), si apprezza la trama (un filino contorta) e ne si capisce la fine. Io l’ho letto d’un fiato. Mi ha divertito. Al prossimo !
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il 15 aprile 2018
E' sempre Vargas, piacevole, fantastica, certo non rigorosa, le sue trame sono adatte a lettori pronti a svolazzare con i pensieri, o a "spalare nuvole". Piace a gente non rigorosa, che non cerca in un giallo un filo conduttore rigido. Qui il filo conduttore c'è, ma ben nascosto, i personaggi sono curiosamente eccentrici. E anche i lettori lo sono un po'...
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