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Il morso della reclusa
Formato: Copertina flessibile|Cambia
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il 31 gennaio 2018
Adamsberg è tornato finalmente!
La Vargas ci regala in questo romanzo ben tre indagini, di cui due (quella iniziale che richiama il commissario a Parigi e quella più "delicata" che vede coinvolto un membro della sua squadra) contribuiscono a riportarci nell'atmosfera che si respira all'11simo arrondissement.
La vicenda principale si svolge tuttavia intorno ad una serie di decessi apparentemente imputabili al morso di un ragno tanto timido quanto letale.
Una storia potente, un intreccio avvincente e complesso che sembra impossibile da dipanare e che affonda nel passato, un'indagine non ufficiale che richiede il supporto dei talenti di tutta la squadra e persino di uno degli Evangelisti. Da leggere assolutamente.
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il 2 aprile 2018
Sarà anche un giallo “poetico” e sarà anche con un uno pseudonimo maschile (Fred) che la scrittrice Frédérique Audouin-Rouzeau ama farsi conoscere (sono i due appunti con i quali Antonio D’Orrico, critico letterario del “Corriere”, liquida con un immeritato 3 l’ultimo romanzo della Vargas), ma l’impressione è che stavolta abbia esagerato e che “Il morso della reclusa” meriti ben altra attenzione. Come in altri gialli dell’autrice, l’atmosfera è vagamente surreale, soprattutto per merito di quello straordinario personaggio che è Adamsberg, l’enigmatico e pensieroso commissario capo dell’Anticrimine di un arrondissement parigino, e dei suoi collaboratori: un comandante geloso e subdolo, un tenente bulimico, un collaboratore ghiotto di “garbure”, una specie di zuppa tradizionale del Sud francese (cavoli, carne d’oca e fagioli), un altro appassionato di pesci e ragni, un altro ancora che ogni 3-4 ore cede a improvvisi colpi di sonno, per non citarne che alcuni. Per non far mancare niente alla curiosa atmosfera della caserma, ecco ancora Palla, un gatto che usa come giaciglio il coperchio di una stampante (sempre accesa per un opportuno riscaldamento) e una famiglia di piccoli merli nutriti doverosamente dagli agenti con lamponi e frammenti di torta. Ma l’indagine che tutti giudicano inutile ma nella quale il cocciuto Adamsberg crede invece fermamente riguarda le strane morti di alcuni anziani: sembrano dovute a cause naturali, ma un’attenta ricerca mette in evidenza come possibile causa il morso di un ragno, la Loxosceles reclusa, il cui veleno contiene un enzima necrotizzante, potenzialmente mortale. L’acume investigativo, la pazienza certosina, le riflessioni su particolari apparentemente insignificanti condurranno il nostro commissario a scavare nel tempo e focalizzare l’attenzione su un Orfanotrofio del secolo scorso nei pressi di Nimes, ove una banda di minori, veri e propri teppisti, vessava i bambini più piccoli (morsi di ragno!) per continuare poi, in tempi successivi, con azioni collettive di stupro. E la vendetta delle vittime d’un tempo ormai lontanissimo sarà ben meditata, studiata, architettata con certosina pazienza, per colpire decenni dopo con precisione chirurgica gli autori delle antiche nefandezze, rivelando nel dipanarsi della complessa trama del romanzo quanto sia abile la Vargas nel gestire una crescente tensione emotiva fino ad un inatteso colpo di scena finale.
Abile, ma già lo era in precedenti romanzi, nella rappresentazione del suo amato protagonista, il perplesso e apparentemente svagato commissario Adamsberg, perso nei suoi dubbi esistenziali e sempre pronto a cogliere in improvvise sensazioni che gli frullano come bolle nel cervello indicazioni suggestive che poi lo aiuteranno a risolvere dubbi e incertezze. Abilissima anche nell’individuare e mettere a fuoco, poco a poco, una relazione tra la Reclusa, intesa come ragno, ed il richiamo alle cosiddette recluse, un particolare storico nella Francia di secoli fa (ma non solo) che riguardava donne, in genere peccatrici o vittime di stupri, segregatesi volontariamente in celle anguste e inaccessibili allo scopo di redimersi.
Il romanzo è complesso, con divagazioni culinarie, riflessioni sulla vita privata dei principali personaggi, frequenti citazioni letterarie e adeguati approfondimenti sui comportamenti del ragno incriminato. Ma soprattutto resta indelebile la figura del commissario Jean Baptiste Adamsberg, “nebbioso, beccheggiante,indolente”, ma cocciutamente determinato a seguire il proprio infallibile istinto.
2 persone l'hanno trovato utile
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il 2 maggio 2018
Ho scoperto Vargas da poco.... incuriosita dal titolo dell'ultimo libro "Il morso della reclusa", che finalmente ho letto (per ultimo).
Ho cominciato a leggerli in ordine cronologico, prima la prima trilogia di Adamsberg e poi la seconda e ora questi libri successivi.
Mi sono innamorata dello stile della scrittrice e soprattutto del personaggio del commissario Adamsberg, fuori dagli schemi, che ti trasporta in un altro mondo e modo di vedere le cose, che ti fulmina con le sue "illuminazioni" e il "non pensiero".
Consiglio, a chi non non conoscesse ancora l'opera di Vargas, di cominciare dall'inizio.... perché le storie si concatenano e ci sono dei riferimenti al passato che non verrebbero compresi altrimenti.
Da quando è uscito questo libro ci sono segnalazioni di morsi del ragno violino sui giornali e su internet..... realtà o psicosi collettiva?
Non so se sono fake news o realtà...so solo che il libro ti prende proprio e cominci a guardare nelle scarpe prima di metterle.....
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il 15 marzo 2018
Adoro questa scrittrice, la leggo da sempre. e qui, devo dire, è tornata alla grandissima con un romanzo coinvolgente e dalla trama originale. per chi conosce già i personaggi, una garanzia. Adamsberg lo è! per chi invece ama i gialli ben scritti, ma anche letterari( De Giovanni, De Silva, Manzini..) e non è ancora approdato alla Vargas.. questo libro è l'occasione giusta. non delude!
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il 11 aprile 2018
Una storia che vi "avvelenerà" e non potrete far altro che arrivare fino all'ultimo morso.
Adamsberg, lo strano commissario della Vargas ha un modo tutto suo di indagare che rispecchia la sua personalità e il suo essere simile a un congegno rotto, come i suoi due inutili orologi e il suo cellulare che scrive una consonante per un'altra.
La squadra che lavora con il singolare commissario rispecchia chi la dirige: un macchinario fatto di tanti pezzi che si muovono all'unisono, ciascuno tanto per non allontanarsi troppo da Adamsberg, fornito di qualche bizzarria o virtù nascosta.
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il 3 aprile 2018
Ne ho letti parecchi di libri dello stesso autore e non delude mai . La storia è veramente pazzesca e ha un'inventiva che va oltre all'immaginazione . Condotta bene fino all' ultimo non ti da' segnali di chi possa essere il colpevole . Unica cosa, la parte centrale rallenta e perde un po' di tono ma poi quella finale è galoppante e ti porta alla fine con il fiato sospeso fino alla cattura del colpevol . È il commissario Adamsberger è sempre buffo ti sembra incapace ma sa risolvere i casi sempre al di fuori della convenzionalità
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il 12 febbraio 2018
Adamsberg è un personaggio al quale ti affezioni sempre più e più lo conosci più ti piace. Questo episodio in particolare mette in risalto la complicità e l'amicizia tra il commissario e il suo tenente venuto come lui dai Pirenei, per l'inevitabile simpatia che si prova per chi ha compiuto i delitti e ovviamente per la scrittura dell'autrice che è sempre coinvolgente e con quel rimandare a storie del passato o leggende. Ad un certo punto compare anche Mathias, l'archeologo degli Evangelisti, che purtroppo non hanno avuto seguito dopo il terzo volume. Finito il libro l'avrei quasi ricominciato. Per me bellissimo, mi sento di consigliarlo a chi ama il genere
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il 15 aprile 2018
E' sempre Vargas, piacevole, fantastica, certo non rigorosa, le sue trame sono adatte a lettori pronti a svolazzare con i pensieri, o a "spalare nuvole". Piace a gente non rigorosa, che non cerca in un giallo un filo conduttore rigido. Qui il filo conduttore c'è, ma ben nascosto, i personaggi sono curiosamente eccentrici. E anche i lettori lo sono un po'...
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il 20 aprile 2018
La trama fa come sempre da sottofondo alle elucubrazioni dello "spalatore di nuvole" e alle personalità degli altri protagonisti della serie. Pur avendo letti tutti i precedenti libri della serie (ed averli amati tutti), posso dire che quest'ultimo, se possibile, li supera per stile e scrittura, senza mai accusare stanchezza o ripetitività.
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il 4 marzo 2018
Fred Vargas non delude mai. Giallo d'autore e come sempre di radici culturali. Adamsberg è ormai l'ispettore che viaggia in uno spazio-temporale tutto suo, fra le sue nuvole e piano piano si arriva ai fatti.
Libro che non smentisce la fama dell'autrice anche se l'ho trovato forse un pò meno avvincente dei precedenti.
Lo consiglio agli appassionati e non.
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