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La paranza dei bambini
Formato: Copertina flessibile|Cambia
Prezzo:15,72 €+ Spedizione gratuita con Amazon Prime


I PRIMI 500 RECENSORIil 19 novembre 2016
...sbattuta in faccia, con una violenza degna del miglior Saviano.
Da sempre seguo quest'autore, i suoi libri, le sue interviste, i suoi interventi. Conseguentemente mi sono interessato a comperare questo libro, preferendo l'acquisto in libreria. Successivamente, sono venuto a dare un'occhiata qui, su Amazon, così, per vedere la differenza di prezzo. La cosa che mi ha veramente sorpreso, è stato constatare l'impressionante numero di recensioni negative riguardanti quest'opera, recensioni per altro sprovviste del bollino "Acquisto verificato".
Sono rimasto allibito di fronte all'innumerevole numero di persone che si sono prese la briga di venire a cercare questo libro su Amazon, senza acquistarlo, per il semplice gusto di fornire una recensione negativa e screditarlo, insieme chiaramente all'autore. Ma, attenzione, non stiamo parlando di critiche costruttive, di parole messe lì con intelligenza, mirate magari a sollevare eventuali punti deboli inerenti storia o narrazione, assolutamente NO: ho letto di "buchi nell'acqua", di "romanzetto alla Saviano", di "grande pastrocchio" da "gettare nella carta da riciclare". E allora non ce l'ho fatta, mi sono aggiunto anch'io alla schiera di recensioni, ma con l'intento opposto.
Quello di essere realista.
Roberto da fastidio, il suo lavoro da fastidio, il fatto che questo libro sia primo nella classifica delle vendite da fastidio. Perché i problemi non si affrontano, è meglio mettere la testa sotto la sabbia e guai a chi prova a fare il contrario.
Ma così non sarà mai, per tutti, fortunatamente. E Saviano ne è la prova vivente, il suo lavoro lo è, il fatto che migliaia di persone si siano presentate in libreria ad acquistare questo capolavoro, lo è.
Perché "La paranza dei bambini" descrive in modo crudelmente reale quella che è la gioventù in preda alla malavita: quando lo Stato fallisce, quando l'istruzione fallisce, quando una Nazione fallisce, all'adolescente non resta altro da fare che affidarsi a chi realmente è presente, nella vita di tutti i giorni. Che sia mafia, camorra, sacra corona unita; che ci si trovi in Campania, nel Lazio, o in Lombardia, la sostanza non cambia.
I giovani sono la spina dorsale di un Paese, ne rappresentano contemporaneamente il presente ed il futuro, ed è quello che viene descritto in questo libro ciò che succede se non sono adeguatamente seguiti e formati.
Si mira al guadagno facile, si spaccia, si uccide e si marina la scuola pur di raggiungerlo. Si rinuncia ad un futuro, si sceglie di morire prematuramente, perché è meglio ottenere tutto e subito, essere ricordati per la propria violenza ed autorità, piuttosto che finire in un lungo anonimato di legalità.
Comprate questo libro, leggetelo con passione ed entrate in prima persona in quella che è la rappresentazione più diretta possibile del degrado di questa, una volta forse splendida, Italia.
Forza.
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1414 commenti| 139 persone l'hanno trovato utile. Ti è stata utile questa recensione? Segnala un abuso
il 13 novembre 2016
Orrendo ...propio come il suo autore...!!!! Da gettare nella carta da reciclare...questo autore non si smentisce mai.Riesce sempre a deludere fino alla fine...se questo e' uno scrittore...povero mondo..
66 commenti| 20 persone l'hanno trovato utile. Ti è stata utile questa recensione? Segnala un abuso
il 10 novembre 2016
Aspettavo questo libro da tanto - e da lettore ed estimatore di Saviano, dopo Gomorra e Zero Zero Zero, lo aspettavo sul campo della narrativa "pura". Quindi appena arrivata la mezzanotte ho preso l'ebook e ho fatto la nottata a leggere.

Il guaio è che "La paranza dei bambini" è semplicemente illeggibile.

Saviano spezza troppo il ritmo della narrazione con le tue intrusioni "personali". Invece di lasciar parlare i protagonisti, ogni tre capoversi mette "in pausa" il racconto e interviene direttamente lui con la sua voce, con digressioni inutili che un buon editor avrebbe dovuto avere il coraggio di tagliare.

Ne esce fuori quindi un pastrocchio noiosissimo. Ed è un peccato perché la storia che Saviano voleva raccontare è meravigliosa. Ma la sua voce "fuori campo", che cala dall'alto sempre e comunque, invece di dare profondità, rovina la magia narrativa e non permette al lettore di immergersi nella "finzione".

So che una recensione negativa fa sempre male. Ma da lettore ci sono stato male anche io, nel leggere un romanzo infarcito da infodump ridondanti.

Sarà per il prossimo romanzo. :)
55 commenti| 71 persone l'hanno trovato utile. Ti è stata utile questa recensione? Segnala un abuso
il 17 novembre 2016
Il libro, che ancora devo leggere, è stato stampato male, come potete vedere nella foto allegata. Si legge, ma non è un prodotto che si presenta come di qualità. Una cosa inaccettabile, per un amante dei libri stampati. Ripeto: inaccettabile!
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33 commenti| 27 persone l'hanno trovato utile. Ti è stata utile questa recensione? Segnala un abuso
il 15 novembre 2016
Da fan accanita dell'autore (ho letto tutti i suoi libri), devo dire che questo suo ultimo lavoro mi ha davvero delusa. Nessuna empatia con i protagonisti, non si capisce chi siano veramente: se poveri innocenti capitati per una malasorte in un brutto territorio o figli di famiglie normali e lavoratrici che però non li sanno seguire (casa famiglia?); la trama è confusa, frammentaria, spezzata come se fossero singoli episodi, e non si riesce a capire la realtà in cui sono immersi i personaggi né avere un'immagine di speranza al di fuori di essa. Se io leggessi questo libro e non avessi mai sentito parlare di Napoli penserei che è un Far West assoluto, senza eccezioni, senza sbocchi. Invece non è così, quello che raccontano i mass media è una piccola minoranza. Ma al di là di questo, ripeto, il libro non mi è piaciuto per la totale assenza di sentimento, di empatia e di coinvolgimento.
Ps: la scena dell'insegnante di doposcuola che spiccia casa mentre ci sono gli alunni è di un grottesco gratuito. A Napoli ci sono dei professori d'eccellenza e insegnanti privati che fanno sgobbare, altro che spicciare casa...
22 commenti| 22 persone l'hanno trovato utile. Ti è stata utile questa recensione? Segnala un abuso
il 2 dicembre 2016
Ho concluso la lettura del nuovo libro di Saviano " La paranza dei bambini", edito da Feltrinelli, da qualche giorno.
Contravvenendo alla consuetudine di chiacchierarne a caldo, ho preferito lasciare decantare le mie impressioni per un po'. Scriverne è, infatti, impresa ardimentosa, come spesso risulta il manifestare le proprie opinioni su cose venute al mondo già con fama di leggenda. Sempre rischioso fare le pulci ad un libro predestinato ad essere best seller. Perfino audace, sotto certi aspetti, la scelta di commentare il romanzo di un autore percepito dal pubblico più che come scrittore come personaggio, divo amato o odiato tout court, e che per tanto induce sostenitori e detrattori a guardarsi con reciproca acrimonia.

Come procedere allora per dissipare dubbi di malafede e scongiurare accuse di malevolenza? Affidarsi alla solita premessa:
1) che il mio non sarà mai uno "sconsiglio di lettura", poichè, in ogni caso e con ostinazione, consiglio sempre di leggere i libri, anche quelli -e non è questo il caso- meno riusciti.
2) che, per un lettore serio e coscienzioso, imperativo è dimenticarsi dell'autore, lasciar perdere i "personalismi" per immergersi nel testo avendo unicamente riguardo a ciò che è scritto.
3) che naturalmente si tratta sempre di impressioni personali da cui ciascuno liberamente e a pieno titolo potrà dissentire.
Siedo davanti alla tastiera avendo in mente il lusinghiero giudizio di Asor Rosa
([...]) e con il mio malloppo di appunti accanto.
Decido di profanare il foglio di world con la prima riflessione che mi viene di getto, la prima cosa che con urgenza sento di dover mettere nero su bianco: “La paranza dei bambini" è un romanzo che, sotto il profilo narrativo, funziona e alla grande. Saviano ha fatto un gran bel lavoro. Ha realizzato, cioè, alla lettera quello che chiedo ad ogni buon romanziere: afferrarmi per la collottola, trascinarmi nella storia, tenermi in apnea con la capa sotto l'acqua, rubarmi il sonno, costringendomi a tirare fino quasi all'alba per scoprire "come va a finire il fatto".
Eppure.
Eppure, con il timore reverenziale mirabilmente sintetizzato nella famosa: la mia" faccia sotto i suoi piedi, senza chiedere nemmeno di sfar fermo", dovuto ad Asor Rosa, mi permetto di notare che questa partita -per me- non si gioca ne' sulla perfezione dei meccanismi narrativi, ne' sulla sapienza con cui viene commisto l'italiano con il dialetto napoletano, ne' su quanto il romanzo stia "sul pezzo" riguardo al tema di scottante attualità, ne' tanto meno sulla simpatia o antipatia per l'autore.
Intendo dire che , al di là di ogni analisi testuale e giudizio di merito, personalmente mi arrovella il quesito sulle finalità di un romanzo che mi ha precipitato in una disturbante e straniante dimensione diabolica.
I personaggi della storia sono bambini talmente perduti che sulla loro salvezza o redenzione non è dato farsi illusioni. L'unico esito che mi sono ritrovata, non già ad immaginare, bensì a desiderare fortemente è stato la loro morte violenta, detestandomi per questo.
Se è vero che, diversamente a quanto accade nel mondo della finzione cinematografica dove, grazie al filtro oggettivo dello schermo dinanzi al quale si siede, non si realizza mai una compenetrazione totalizzante tra chi guarda e chi recita, nel mondo dei libri invece l'elemento di massima fascinazione consiste proprio nella possibilità di immedesimazione assoluta del lettore -sprofondato nelle pagine dimentico di sé- con il personaggio scritto, allora, sciogliere il nodo sugli intenti dello scrittore è determinante per formulare il giudizio definitivo sul gradimento del libro.
E' necessario quindi il riferimento a "Gomorra la serie" : là Saviano ci fa vedere, per la prima volta, una porzione di mondo sconosciuta a molti. Qui, nel romanzo, entra di nuovo in quello stesso universo attraverso la porta maestra della coscienza negata di un bambino diabolico, ingiustificabile per nessuna delle scelte che compie. Il giovane protagonista, Maraja, è reso come un novello Achille, schiavo consenziente del fato, che aspira non già alla ricchezza ma alla gloria. Ma a che scopo non contrapporgli ne' un Dio ne' un Ettore, a riscattare un frammento, una possibilità di bene? A che scopo instillare il dubbio, come sembra fare Saviano, che la delinquenza camorristica sia percorso di vita che attinge trasversalmente nel tessuto sociale? A che scopo prospettare un unico inesorabile epilogo, rinunciando a ogni tentativo di spiegazione sociologica o psicologica?
"La paranza" resta un romanzo avvincente, ma paradossalmente, se si pensa al ruolo di divulgatore, moralizzatore e anche di maestro assunto da Saviano presso " la paranza" di giovani fans -grande il successo ottenuto ad "Amici di Maria De Filippi" negli anni scorsi e folta la presenza di ragazzi alla presentazione del libro al rione Sanità- in merito all'argomento che fa da sfondo e da molla alla vicenda, scarsamente arricchente, quasi deludente.
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il 5 maggio 2017
La paranza dei bambini è un romanzo che mette in moto reazioni contrastanti di fronte alla penna di un autore che se da un lato ho apprezzato per la forma, dall’altro ho trovato di una banalità sconvolgente.

C’è da dire che una delle caratteristiche del male è proprio la banalità, il suo essere in un certo senso conformista nella sua aurea di prepotenza e di arroganza, nel suo seguire regole già scritte e nella sua pur triste sintomatica prevedibilità.

Ebbene, dico subito che mi aspettavo qualcosa in più da questo racconto che parte con l’idea di raccontare l’ascesa al potere di un gruppo di ragazzi a fronte della situazione malavitosa attuale nella tempestata ed oltraggiata Napoli e che non va mai oltre questo dato di fatto e si ferma ad una serie di proposizioni piuttosto lacunose e per certi versi effimere ma soprattutto per nulla originali.

Con questo voglio dire che ancora una volta, l’autore non dice nulla di nuovo, s’inventa nomi e ripercorre situazioni di cui abbiamo saturi la testa ed il cuore, per non dire gli occhi e le orecchie, proponendoci nomi di giovani dal futuro incerto, soprannomi assurdi come Lollipop o Biscottino, che prendono lentamente possesso di ciò che resta, ormai a pezzi, della camorra napoletana.

I grandi boss sono fuggiti, o stanno in carcere o agli arresti domiciliari. Le piazze della droga sono gestite dai loro uomini, e da gruppi di indocili pseudo camorristi che sparano come se mangiassero, senza pensarci. In mezzo a questa sorta di confusione ricercata e voluta e agonizzata, Nicolas detto o Maraja, dal nome del locale che ambisce a frequentare, locale per soli ricchi o camorristi, prende spunto e decide di creare un piccolo gruppo che secondo lui deve arrivare al potere.

Quel gruppo che poi sarà battezzato come la paranza dei bambini non è formato da altri che dai suoi amici, compagni di scuola, compagnelli dell’infanzia che lo seguono e lo appoggiano in tutte le scelte, anche quelle più pericolose.

-Cosa ti piace di più delle cose di cui parliamo? Nicolas sapeva veramente di cosa stavano parlando.
-Mi piace Machiavelli.
-E perché?
-Pecchè te’mpara a cummannà.

Nicolas è l’esempio lampante di un adolescente di oggi che vive in quei quartieri dimenticati da Dio, dove Napoli non riconosce più nemmeno se stessa o forse si riconosce fin troppo bene, in quella droga che passa di mano in mano, in quei soldi sporchi di sangue, in quelle pistole che sono le nuove armi di un futuro che è già troppo vecchio, troppo stantio, troppo inerme.

La descrizione dell’ascesa di questo gruppo di ragazzini avviene molto lentamente, si materializza per gradi e Saviano ci mette tutta l’attenzione, tutta la cura, per rendere al meglio i vari passaggi che portano queste anime poco innocenti ad entrare in quel giro che tanto desiderano, approfittandosi dei punti morti e soprattutto di quelli di non ritorno.

«L’amore è un vincolo che si spezza, il timore non abbandona mai.»

Nicolas è bravo a capire che per comandare bisogna reagire ed agire, provocare e stendere a terra, fare morti e sangue, ma soprattutto ha capito che bisogna avere il coraggio di inserirsi in quella lotta intestina che ormai dura da anni nelle periferie napoletane dove tutti comandano, perché non comanda più nessuno. E allora se non comanda nessuno, perché non può comandare lui? Lui che tutto sommato viene da una famiglia perbene che aborra la camorra, che va a scuola, che ha una fidanzatina di tutto rispetto, che ha un fratello più piccolo che lo considera un eroe. Lui che è pronto a tutto, ma davvero a tutto, per arrivare a capo di qualcosa, qualunque cosa purchè sia fatta di pistole, di rispetto e di potere.
(...)

CONTINUA A LEGGERE SUL BLOG L'AMICA DEI LIBRI DI ANTONIETTA MIRRA
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il 12 gennaio 2017
il tragico intercalare dei "bambini" della Napoli dei "fetienti". Inutile dire che è un romanzo meraviglioso. Una banda della Magliana alla napoletana con una media di 10 anni in meno per componente. A De Magistris non è piaciuto. Ce ne faremo una ragione. Ma lasciate che vi spieghi la geografia della mia città, così da capire la profondità di questo ritratto di mucciusielli. Dal tufo di Forcella il loro sogno è ascendere al Capo di Posillipo. La doppia curva della baia di Napoli divide in due la città e la cittadinanza. E' storia . Da Posillipo a Santa Lucia è la città dei "signori" . I "signori " si fa per dire, perché tra di loro si nascondono quelli che di Camorra si sono arricchiti, senza sporcarsi nemmeno il tacco di una scarpa.
Dal Molo Beverello sino a Gianturco, l'ultima fermata napoletana della metropolitana vivono i "fetienti" tra Forcella e via Marina, sino a San Giovanni a Teduccio., soffocati nell'hinterland di palazzi costruiti, ironia della storia, dal progetto del Risanamento, generato da un'altra penna napoletana, la Serao del "ventre di Napoli". Anche tra i "fetienti" ci sono luminose eccezioni e comunque alcuni di questi rioni sono addirittura diventati trendy. ma proprio di Risanamento non si potè parlare nemmeno alla chiusura dei cantieri. Il marchio dunque rimase e presto le due Napoli si distinsero anche nella lingua. e nei cantori.
Eduardo De Filippo trascorse la sua infanzia tra i "signori" di via Vittoria Colonna, quartiere Chiaia. Raffaele Viviani tra i "fetienti" del quartiere Stella. Mi dispiace per De Magistris (che è del Vomero, come dire la Padania di Napoli), ma le ferite non si sono sanate né le due Napoli unite. .
Quindi lo jettatorio intercalare "adda murì mammà" è naturale tra i mucciusielli del quartiere Stella. Cento anni fa,si sarebbe sentito un più democratico "Puozza ittà 'o sanghe", allusione alla tubercolosi che non guardava in faccia a nessuno, "signori" e "fetienti". Oggi veicolo di morte più diffuso può essere un'arma da fuoco nelle mani di un mucciusiello di dodici anni.
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il 4 settembre 2017
Sarà perché sono temi affrontati da programmi e serie televisive, sarà perché non è il primo libro che parla di camorra scritto da Saviano, sta di fatto che non è scoppiata la scintilla. Non mi sento di dire che non sia un bel libro ma non lo consiglierei a meno che non sia il primo che leggete che racconta la quotidianità dei camorristi. Ci sono i giovani, youtube, WhatsApp, etc etc...ma a parte questo non aggiunge nulla di nuovo. Tre stelle senza lode e senza infamia.
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il 20 aprile 2018
Saviano divide, o lo ami o lo odi. Io, che sono sempre stato tra i suoi sostenitori, gli tolgo la quinta stella per un peccato di omissione negli ultimi capitoli. Dopo pagine e pagine devastanti dal punto di vista morale; dopo lacrime versate nella consapevolezza che la fonte di ispirazione è la cronaca reale e non la fantasia; c'è verso il finale un'opportunità mancata dal punto di vista letterario. "Roberto, quella madre, quel vestito rosso, al centro della piazza. Me la vedo con il volto di Anna Magnani, in un neorealismo in bianco nero che pronta a sfociare in un atto di riscatto per tutti, un gesto epico in grado di restituire i giusti ruoli, quel rimettere le cose a posto come solo una Madre può fare. Non si tratta di voler avere il lieto fine, non aspettavo la cavalleria: ma per una volta sei andato vicino dal crescere da giornalista a scrittore, e invece.... sarà per la prossima volta, eh Robbe'?
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