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Recensioni clienti

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il 4 febbraio 2017
Recensioni troppo entusiaste o troppo negative, evidente l'influenza del personaggio Saviano, beatificato dagli uni quanto detestato dagli altri.
Tento di essere obbiettivo.
La notizia è che Saviano ha, finalmente, scelto cosa fare da grande: lo scrittore popolare.
Ovvero, ha scelto la cosiddetta letteratura di genere (nello specifico il noir), perchè la Paranza è certamente un romanzo a tinte forti, dedicato a una piacevole e rilassata lettura: si legge velocemente e la vicenda "prende".
Solo a tratti riaffiora il Saviano didascalico di Gomorra.
Nel leggere si ha la sensazione di scorrere la sceneggiatura di un film o di una fiction e credo che Saviano nello scrivere abbia perseguito questo obbiettivo. peraltro legittimo.
Credo che si tratti di un'opera seriale.
La lettura lascia presagire la fine tragica e violenta del protagonista; al contrario è un comprimario, anzi due, a uscire di scena alleggerendo l'equipaggio della Paranza. Si attende pertanto il seguito della navigazione, non si sa per quante puntate.
Anche questo è abituale nella letteratura di genere.
Quello che forse stona è una nota finale dell'Autore, il quale vuole spiegarci come ha inteso utilizzare la lingua napoletana nella sua opera.
Il che mi è apparso un tantino pretenzioso, come il voler ammantare di austerità il suo prodotto.
Comunque da leggere.
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Una storia cruda e tagliente, dove 10 “mini-boss” raccontano, e si raccontano, in una Napoli che viene descritta in un romanzo di finzione ma che, ahimè, è facilmente riconoscibile nella realtà odierna.
Il libro scorre velocemente, senza momenti di “immobilità” o noia. La narrativa è serrata e, in pieno stile Saviano, maniacalmente descrittiva. Ci si immerge immediatamente nelle vicende chiedendosi sempre dove sta il confine tra la finzione e la cronaca e ci si affeziona subito ai personaggi, nella loro crudele quotidianità. Maraja, Dentino, Lollipop, Drone e tutti gli altri quindicenni, legano, fin dalle prime pagine, il lettore alle loro emblematiche personalità.
Bellissimo il mix tra l’italiano ed il dialetto perché permette a tutti di comprendere bene la narrazione ma, al tempo stesso, dà carattere al libro.
Bello. Triste. Pagina dopo pagina lascia amarezza e poca speranza.
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il 2 marzo 2017
Roberto Saviano, per me che sono suo conterraneo è un eroe senza se e senza ma e gli sarò sempre grato per quello che ha fatto e fa per la nostra martoriata terra. Il suo coraggio è senza pari. Ancora un libro denuncia per una orribile realtà che tuttora sta mietendo, aimè, molte vittime. Lunga vita a Saviano!
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il 4 gennaio 2017
Mi chiedo che sentimenti suscita questo libro a un non napoletano perché più che un romanzo racconta una realtà (una realtà, non la realtà) di Napoli attraverso storie inventate, rispetto a un napoletano.A me in quanto di Napoli estrema angoscia, un sacrificio non da poco ma che va fatto per non nascondere la testa sotto la sabbia.
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I PRIMI 1000 RECENSORIil 19 novembre 2016
...sbattuta in faccia, con una violenza degna del miglior Saviano.
Da sempre seguo quest'autore, i suoi libri, le sue interviste, i suoi interventi. Conseguentemente mi sono interessato a comperare questo libro, preferendo l'acquisto in libreria. Successivamente, sono venuto a dare un'occhiata qui, su Amazon, così, per vedere la differenza di prezzo. La cosa che mi ha veramente sorpreso, è stato constatare l'impressionante numero di recensioni negative riguardanti quest'opera, recensioni per altro sprovviste del bollino "Acquisto verificato".
Sono rimasto allibito di fronte all'innumerevole numero di persone che si sono prese la briga di venire a cercare questo libro su Amazon, senza acquistarlo, per il semplice gusto di fornire una recensione negativa e screditarlo, insieme chiaramente all'autore. Ma, attenzione, non stiamo parlando di critiche costruttive, di parole messe lì con intelligenza, mirate magari a sollevare eventuali punti deboli inerenti storia o narrazione, assolutamente NO: ho letto di "buchi nell'acqua", di "romanzetto alla Saviano", di "grande pastrocchio" da "gettare nella carta da riciclare". E allora non ce l'ho fatta, mi sono aggiunto anch'io alla schiera di recensioni, ma con l'intento opposto.
Quello di essere realista.
Roberto da fastidio, il suo lavoro da fastidio, il fatto che questo libro sia primo nella classifica delle vendite da fastidio. Perché i problemi non si affrontano, è meglio mettere la testa sotto la sabbia e guai a chi prova a fare il contrario.
Ma così non sarà mai, per tutti, fortunatamente. E Saviano ne è la prova vivente, il suo lavoro lo è, il fatto che migliaia di persone si siano presentate in libreria ad acquistare questo capolavoro, lo è.
Perché "La paranza dei bambini" descrive in modo crudelmente reale quella che è la gioventù in preda alla malavita: quando lo Stato fallisce, quando l'istruzione fallisce, quando una Nazione fallisce, all'adolescente non resta altro da fare che affidarsi a chi realmente è presente, nella vita di tutti i giorni. Che sia mafia, camorra, sacra corona unita; che ci si trovi in Campania, nel Lazio, o in Lombardia, la sostanza non cambia.
I giovani sono la spina dorsale di un Paese, ne rappresentano contemporaneamente il presente ed il futuro, ed è quello che viene descritto in questo libro ciò che succede se non sono adeguatamente seguiti e formati.
Si mira al guadagno facile, si spaccia, si uccide e si marina la scuola pur di raggiungerlo. Si rinuncia ad un futuro, si sceglie di morire prematuramente, perché è meglio ottenere tutto e subito, essere ricordati per la propria violenza ed autorità, piuttosto che finire in un lungo anonimato di legalità.
Comprate questo libro, leggetelo con passione ed entrate in prima persona in quella che è la rappresentazione più diretta possibile del degrado di questa, una volta forse splendida, Italia.
Forza.
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il 26 gennaio 2017
Ho acquistato questo libro come regalo natalizio, in quanto il destinatario è un grande appassionato dei libri di Roberto Saviano.
Questo è il primo romanzo interamente di finzione per Roberto Saviano, nonostante sia fortemente inspirato alla realtà camorristica degli ultimi anni.
Merita sicuramente di essere letto, dagli amanti del genere.
La spedizione è stata rapida e consegnata con un giorno di anticipo rispetto alle previsioni.
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il 15 gennaio 2017
Un racconto spietato, come la realtà che cerca di ritrarre. Saviano disegna personaggi autentici, senza concedere al lettore nulla di rassicurante: lo accompagna in un viaggio dentro un mondo spesso intuito dall'esterno, ma che si fa vivido e presente attraverso un linguaggio ricco e anti letterario. Bambini e adulti, tutti prigionieri di una storia nella quale il grande protagonista non è più il denaro, ma il POTERE nella sua matrice più ancestrale. La sua conquista spezza tutti i legami, anche quelli affettivi più profondi, e rende tutti selvaggiamente feroci. Su tutti si erge Nicolas, O' Maraja, che alla conquista del potere subordina tutto, pagando un prezzo altissimo senza quasi batter ciglio, ma in una sorta di autocompiacimento autentico e terribile. Il lettore è spiazzato e incredulo, ma proprio per questo arriva a comprendere fino in fondo tutto il dramma di questa Napoli orrendamente devastata e senza speranza.
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il 12 gennaio 2017
il tragico intercalare dei "bambini" della Napoli dei "fetienti". Inutile dire che è un romanzo meraviglioso. Una banda della Magliana alla napoletana con una media di 10 anni in meno per componente. A De Magistris non è piaciuto. Ce ne faremo una ragione. Ma lasciate che vi spieghi la geografia della mia città, così da capire la profondità di questo ritratto di mucciusielli. Dal tufo di Forcella il loro sogno è ascendere al Capo di Posillipo. La doppia curva della baia di Napoli divide in due la città e la cittadinanza. E' storia . Da Posillipo a Santa Lucia è la città dei "signori" . I "signori " si fa per dire, perché tra di loro si nascondono quelli che di Camorra si sono arricchiti, senza sporcarsi nemmeno il tacco di una scarpa.
Dal Molo Beverello sino a Gianturco, l'ultima fermata napoletana della metropolitana vivono i "fetienti" tra Forcella e via Marina, sino a San Giovanni a Teduccio., soffocati nell'hinterland di palazzi costruiti, ironia della storia, dal progetto del Risanamento, generato da un'altra penna napoletana, la Serao del "ventre di Napoli". Anche tra i "fetienti" ci sono luminose eccezioni e comunque alcuni di questi rioni sono addirittura diventati trendy. ma proprio di Risanamento non si potè parlare nemmeno alla chiusura dei cantieri. Il marchio dunque rimase e presto le due Napoli si distinsero anche nella lingua. e nei cantori.
Eduardo De Filippo trascorse la sua infanzia tra i "signori" di via Vittoria Colonna, quartiere Chiaia. Raffaele Viviani tra i "fetienti" del quartiere Stella. Mi dispiace per De Magistris (che è del Vomero, come dire la Padania di Napoli), ma le ferite non si sono sanate né le due Napoli unite. .
Quindi lo jettatorio intercalare "adda murì mammà" è naturale tra i mucciusielli del quartiere Stella. Cento anni fa,si sarebbe sentito un più democratico "Puozza ittà 'o sanghe", allusione alla tubercolosi che non guardava in faccia a nessuno, "signori" e "fetienti". Oggi veicolo di morte più diffuso può essere un'arma da fuoco nelle mani di un mucciusiello di dodici anni.
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il 1 febbraio 2017
Questo romanzo non è una lettura facile anche se io l'ho letto tutto d'un fiato. Non è facile perchè ci troviamo di fronte a personaggi e fatti immaginari calati in una realtà sociale autentica, senza confini. Le storie narrate sono dure, la violenza è quasi palpabile. [...]

"La paranza dei bambini" è un romanzo che dovete assolutamente leggere. Il ritmo è sempre sostenuto, gli avvenimenti si susseguono freneticamente. L'uso del dialetto rende tutto più incisivo. Vi troverete la crudeltà della vita senza futuro. Non troverete, invece, alcuna spiegazione di come si sia giunti a questa terribile situazione sociale. Leggete con passione questo libro, riflettete grazie alla forza realistica del romanzo, preparatevi a ricevere pugni nello stomaco e a trattenere le lacrime. Ma soprattutto non lasciatevi mai attirare dalla luce, sappiate che può anche uccidere.

Recensione completa sul blog Penna D'oro.
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il 24 gennaio 2017
Bellissimo libro, uno splendido ed efficacissimo uso del dialetto riesce a mantenere il giusto equilibrio linguistico per andare incontro alla piacevolezza di lettura senza però rinunciare a rendere le vicende bene immerse in uno specifico contesto sociale e geografico. Inoltre, a differenza di altre opere ambientate in contesti malavitosi, non dà per nulla l'idea di mitizzare i protagonisti facendone degli eroi da imitare. È molto evidente la situazione di "stato nello stato" con le sue regole tanto ferree quanto incivili, che costituisce lo sfondo alla narrazione, ma questo sottofondo si percepisce come profondamente non giusto, così come si percepisce come ingiusta l'adolescenza bruciata dei protagonisti. E comunque mi ha fatto riflettere su certe realtà che pensavo inesistenti in Italia, credevo che paranze del genere fossero relegate in altri continenti. Adulti e bambini che imparano gli uni dagli altri le regole della malavita. Ottimo libro
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