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La ragazza del treno
Formato: Copertina flessibile|Cambia
Prezzo:16,57 €+ Spedizione gratuita con Amazon Prime


il 18 novembre 2016
Rachel è, prima di tutto, una ragazza dotata di una fervida immaginazione. Ama fantasticare sulla vita degli sconosciuti che incontra quotidianamente durante i suoi viaggi in treno da pendolare dal piccolo sobborgo in cui abita fino a Londra (e viceversa), dove lavora. Il suo posto preferito in treno è quello vicino al finestrino, in tal modo può isolarsi dal resto del vagone e sbirciare nella vita delle persone che vivono nei pressi dei binari. Tra queste, i suoi preferiti sono Jess e Jason, una bellissima coppia giovane dalla vita perfetta: belli, magri, alti, con una stupenda casa con giardino. Trovandosi ad inventare i loro nomi, decide anche di immaginare i loro caratteri, il lavoro che fanno e le loro passioni.
Un giorno durante il suo solito viaggio in treno, sbirciando nella veranda di Jess e Jason vede qualcosa di insolito, che di colpo fa capire a Rachel che Jess e Jason non sono poi la coppia perfetta che immaginava. Questo episodio la turba profondamente, tanto che quella sera decide di sbronzarsi fino a dimenticare ogni cosa.
Pochi giorni dopo questo episodio, Rachel è in treno quando scopre che Jess è dispersa da 24h. Tra l’altro, la notte in cui Jess (il cui vero nome è Megan Hipwell) è scomparsa coincide con quella in cui Rachel si è ubriacata e non ricorda nulla. Sentendo, quindi, di avere informazioni utili al caso, decide di recarsi alla polizia per aiutare nelle indagini.

Come avete visto un thriller dalla trama piuttosto semplice, ma accattivante. Nonostante ciò, la trovo una storia sopravvalutata, non capisco come sia potuto diventare un best seller, poiché, vista la grande pubblicità fatta, prima per il libro e poi per il film, mi aspettavo che fosse davvero un thriller mozzafiato! E forse la mia delusione sta più in questo.

Ho capito chi era il colpevole già a metà libro (tutto merito della mia esperienza in fatto di serie TV), ma questo non è il vero problema: tutta la parte centrale è di una noia mortale, pagine e pagine di fatti inutili alla storia, messi là a casaccio per riempire le pagine (inseriamo due scene di sesso qua, qualcuna di violenza domestica là, qualche altro sondaggio sulla dipendenza da alcolici e roba del genere da questa parte…). E, infatti, questa parte nel film è stata ridimensionata e l’ho trovato sicuramente un punto a suo vantaggio (forse l’unico).

Anche il finale non mi ha convinta molto, l’ho trovato piatto, un po’ abbozzato, mi aspettavo più rabbia, invece Rachel fino alla fine si dimostra un personaggio dalla personalità debole.

La scelta della struttura narrativa è la cosa che ho trovato più interessante: si alternano tre punti di vista, quelli dei tre personaggi femminili. E’ in effetti un romanzo che tratta della violenza sulle donne e tra donne, in tre modi diversi: fisica, verbale e psicologica.

Il libro l’ho terminato in soli due giorni, ne ho letto gran parte durante la sala d’attesa dal dottore, ma sono sicura che se fossi stata a casa mi sarei distratta parecchie volte! Insomma, è stato più un passatempo. E, quindi, in conclusione, è un libro di cui vi consiglio la lettura se non avete nulla di più bello da fare o se ormai vi siete incuriositi, come è accaduto a me vedendo il trailer del film, poiché lo stile è scorrevole e veloce (fatta eccezione per la parte centrale, come vi accennavo sopra).
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il 20 agosto 2016
La ragazza del treno segna l’esordio di Paula Hawkins, ed è un thriller che ha saputo conquistarmi pagina dopo pagina. Ha un inizio un po’ lento, che può creare qualche momento di confusione nel lettore, ma superato questo “muro”, il romanzo carbura velocemente ed esplode in un finale da lasciarti senza parole. Di solito intuisco sempre dove l’autore vuole andare a parare e non riesco mai a godermi il tanto atteso colpo di scena. In questo caso non ho avuto modo di intuirlo, certo, mi sono fatta un’idea ma era quella sbagliata. Quando un libro non è prevedibile, acquista di credibilità e ripongo tutto l’entusiasmo possibile nelle future pubblicazioni di quell’autore.
Il romanzo è scritto dal punto di vista di tre donne: Rachel, Megan e Anna.
Rachel è “la ragazza del treno”, la donna che ogni mattina prende lo stesso treno per recarsi al lavoro in periferia a Londra. Rachel è un personaggio complesso, una donna insoddisfatta della vita dopo che Anna le ha portato via suo marito Tom. Si è rifugiata nell’alcool per annegare i pensieri che le affollano il cervello. Più trova conforto nel bere e più si allontana dalla realtà, perdendo il lavoro, amici, vita sociale e razionalità. Ogni mattina prende il treno, si siede al solito posto e sbircia al di là del finestrino, perdendosi tra paesaggi e scorci della città. Attende con trepidazione l’avvicinarsi della casa di Jess e Jason, per poter sbirciare l’intimità di quella che per lei è la coppia perfetta. Immagina la loro quotidianità, le loro vite private, il lavoro che svolgono, ma Jess e Jason non esistono o più precisamente sono nomi fittizi creati dalla mente di Rachel. Una coppia all’apparenza perfetta che si sgretola nel momento in cui Rachel assiste a qualcosa che cambierà per sempre il corso della sua vita. Siamo di fronte a un thriller psicologico davvero ben scritto e avvincente, che si articola tra presente e passato. Non è semplice gestire tre punti di vista e tre personaggi femminili nettamente diversi tra di loro, sia caratterialmente che fisicamente. Spesso c’è il rischio di confondersi, di non dare al lettore la capacità di distinguere le singole caratteristiche e di allontanarlo dal filo conduttore.
La ragazza del treno è un romanzo ricco di colpi di scena, di cambi di ruolo, di intrecci e di bugie sepolte in fretta. Basta scavare una buca di pochi metri per scoprire la verità. Sicuramente è uno dei thriller più riusciti degli ultimi tempi, almeno secondo il mio punto di vista e i confronti con altri titoli.
In sè il romanzo non ha una trama super avvincente e originale da considersarsi un capolavoro, ma è la bravura dell’autrice di trasformare pochi elementi in qualcosa di più grande.
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I PRIMI 500 RECENSORIil 17 aprile 2016
Acclamato, in cima alle classifiche, criticato, un best-seller conclamato.
Perché l’ho letto? Per semplice curiosità. In fondo la trama non mi sembrava attraente, lo ammetto.
Paula Hawkins, una scrittrice di 43 anni (44 ad agosto) ha saputo stupirmi e appassionarmi fortemente alla lettura del suo romanzo.
È incredibile quanto, diversamente dalle aspettative, mi sia stato facile entrare nella mente di Rachel. Una donna particolare, piena di sfumature che nemmeno lei stessa conosce, con un grande problema di dipendenza che le condiziona la vita. Lei ama i treni, viaggia ogni giorno. E saranno proprio i treni a immergerla in una storia affascinante e originale. Il lettore viene travolto da un mare freddo, formato da tante piccole gocce: bugie, trame perse nel passato, stravolgimenti improvvisi e colpi di scena magistrali.
L’autrice ha saputo altresì regalare un finale degno della storia e, finalmente, appagante.
Durante la lettura ho provato emozioni contrastanti, ma molto forti. Ero inqueto e disperato, come Rachel; ero ansioso e piccato, come Anna; mi sentivo frustrato e rabbioso, come Scott; ero pacato e razionale, come Tom; ero combattuto e disponibile, come KIamal. Un miscuglio piacevole di sensazioni che solo una brava scrittrice riesce a instaurare nell’anima del lettore con una distinzione precisa a seconda dei personaggi.
È quasi scontato asserire di aver vissuto con maggiore intensità le vicissitudini della protagonista, Rachel. Non credo sia dato dal fatto che questa persona è il fulcro della storia, bensì penso che la spiegazione sia da cercare nella fragilità. Una gracilità che stringe il cuore con le unghie, senza possibilità di scappare.
“La ragazza del treno” non si può definire un capolavoro (quelli sono altri…), ma merita un posto bene in vista nella nostra libreria, nonché nel nostro cuore.
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il 23 dicembre 2016
"La ragazza del Treno" rappresenta per me uno di quei casi inspiegabili di libri veramente brutti che diventano best-seller mondiali.

Questo romanzo di esordio di Paula Hawkins prende spunto da un'idea carina e sicuramente originale - ovvero quella di un giallo vissuto inizialmente dai finestrini di un treno di pendolari - ma devia rapidamente verso una storia senza né capo né coda, con personaggi assolutamente non credibili, ma soprattutto noiosa e scritta malissimo. L'unico aspetto positivo, che poi è quello che mi porta ad assegnare la seconda stella, è la durata relativamente breve del libro: per fortuna dopo poche ore di lettura arriviamo alla scene finali di questo romanzo sconclusionato.

Sulla storia raccontata ne "La Ragazza del Treno" non voglio spendere troppe parole per evitare troppi spoiler, lasciatemi solo dire che è quasi imbarazzante il modo veramente superficiale con il quale l'autrice cerca di allargare il numero di potenziali sospetti puntando sempre sulla stessa tematica: le relazioni sessuali. Praticamente se escludiamo il poliziotto che conduce le indagini, scopriremo che la vittima è andata a letto con tutti i personaggi maschili del romanzo. Non sto scherzando. Senza contare che uno dei presunti colpi di scena del racconto è clamorosamente copiato da "L'abito da sposo" del grande Pierre Lemaitre (ecco, questo è uno scrittore che sa narrare storie mozzafiato).

Ma al di là della trama e dei personaggi, il modo con il quale è raccontata la storia è ancora più sconcertante. Farò alcuni esempi giusto per rendere l'idea. Iniziamo con il dire che tutto il racconto è scritto in prima persona con diverse voci narranti: ad ogni capitolo leggiamo il resoconto degli eventi così come ci viene narrato da una delle protagoniste femminili della storia, che si alternano nella narrazione. Assurdamente una di queste voci narranti è quella della vittima, che ad un cero punto - sempre in prima persona - ci racconta del modo con il quale viene ammazzata. Ricordo che ero ancora alle scuole elementari quando mi venne segnato un errore di questo tipo.... l'effetto comunque è quello di distruggere totalmente quella "suspension of disbelief" che dovrebbe creare la giusta tensione in un romanzo di questo tipo. L'abuso della prima persona, quando non sorretto da una scrittura all'altezza, produce poi l'effetto straniante di rendere tutti i personaggi praticamente simili. Ci sono pochi autori al mondo in grado di scrivere un romanzo corale con tante voci differenti e distinguibili che si alternano nella narrazione. Paula Hawkins non è sicuramente in questa categoria.

Anche l'idea di dividere la narrazione i segmenti "mattinieri" e "serali", se all'inizio è funzionale all'idea di raccontare il mondo attraverso i viaggi in treno della protagonista - che dunque ci racconta quello che vede nei suoi due viaggi giornalieri da e verso il centro di Londra, nella seconda parte del libro diventa assolutamente inutile e produce solamente l'effetto di rappresentare tutti gli eventi nel passato. Praticamente nella sezione serale il protagonista racconta quello che gli è successo durante la giornata, mentre nella sezione mattiniera racconta quello che è successo la notte precedente, con l'effetto di interrompere ulteriormente il ritmo già blando della storia. Quasi niente succede "in diretta".

Ho citato solo alcuni degli elementi negativi del libro. Non credo che andrò a vedere il film tratto dalla storia!
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il 17 ottobre 2016
Sono di nuovo qui dopo essere mancato per un po’ a causa del lavoro che richiedeva più impegno. Sto per finire la lettura de ‘La ragazza del treno’ di Paula Hawkins. Il romanzo, scritto con l’Io Narrante, tecnica che io ritengo molto impegnativa e difficile, inizia in maniera abbastanza pesante. L’autrice racconta il personaggio di Rachel, alcolista inglese, con un monologo continuo. Bisogna insistere nella lettura, prima che il romanzo prenda forma e la trama diventi più leggibile e interessante. A poco più di metà romanzo tutto si ingarbuglia. Però l’autrice si districa bene, non va mai in contraddizione. Anzi, la trama incuriosisce sempre di più, resta difficile lasciare il romanzo. La lettura diventa più distensiva, i personaggi ormai sono chiari. Quelle complicate sono le vicende, che in ogni caso riescono a intrigare. Aspetto la fine per concludere la mia recensione, però già adesso posso dire, che secondo il mio modestissimo parere, il romanzo sarebbe stato interessante lo stesso, anzi di più, se fosse stato scritto in terza persona come narratore onnisciente.

Di certo l’autrice ha preso in considerazione la mentalità femminile e tutte le pippe che si fanno le donne ogni giorno della loro vita, anche le donne più sicure di sé, figuriamoci un’alcolista. Comunque sono sempre più sicuro che la soluzione dell’enigma inserito nel romanzo è questo sabato sera che Rachel ha perso e non ricorda, stessa sera della scomparsa di Megan. Allo stesso tempo sono fortemente curioso di individuare del tutto il personaggio dai capelli rossi del treno. Potrebbe essere anche un’allucinazione di Rachel, visto che non è mai riuscita smettere di bere, anche se pare abbia rallentato. In alcuni paragrafi è nitido questo rallentamento. Ma come è noto, per un alcolista è facile ricadere e anche per Rachel è di nuovo un tonfo nel buio dell’isolamento.
Non mi pace assolutamente il personaggio di Anna, attuale moglie di Tom, l’ex marito di Rachel.
Beh, devo dire che tutto sommato il romanzo non va abbandonato subito, perché mano mano che si va avanti tende a migliorare. È ovvio, con tutti quei soliloqui ridonda un po’ e a volte il libro si rende scialbo. Forse sono io che non ho un carattere adatto a recepire il messaggio di questo romanzo. Non capisco come abbia fatto a diventare un Best Seller. Comunque debbo tacere, perché in ogni caso è un libro tradotto in diverse lingue. Indi per cui ha ragione il libro. Io non so dargli un voto.

La trama viene narrata attraverso l’introspezione dei vari personaggi. Tutti femminili, che mettono in evidenza il loro rapporto con gli uomini che hanno vicino. Sono alla fine e tutto è ancora ingarbugliato. Spero che tra un pensiero e l’altro si districhi per bene, perché vorrei finire questo mio scritto con un voto, cosa che non posso assolutamente fare, vista la tecnica di scrittura di questo romanzo, che fino ad ora mi ha lasciato poco, per non dire niente.

Ricapitolando, ‘La ragazza del treno’ è una serie continua di monologhi e riflessione dei personaggi. Il thriller si riassume in due o tre pagine, il romanzo è statico, alquanto piatto per quasi tutto il libro. Come conclusione, devo dire che c’è una gran mafia tra gli editori e non ho idea di chi abbia spinto questo romanzo. Perché penso che se non fosse stato assistito dall’enorme pubblicità che ha avuto, non so proprio quante copie avrebbe venduto. Ne ho letti tanti di libri, e questo in assoluto è il primo che non mi lascia assolutamente nulla. Per quanto mi riguarda non merita un voto e non consiglio assolutamente di leggerlo.
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il 8 gennaio 2016
Devo dire che quando ho sentito parlare per la prima volta di questo libro (su un articolo riguardante l'adattamento cinematografico, in uscita mi pare ad ottobre) mi sono subito incuriosito. Immaginare come può essere la vita delle persone che incontriamo per strada o, come nel caso della protagonista, in treno è qualcosa che probabilmente tutti abbiamo fatto ed è affascinante pensare che per un momento siamo potuti essere all'interno di migliaia di storie diverse, anche se solo ai margini. Questa riflessione ci aiuta forse a capire meglio Rachel, disperatamente alla ricerca di ritornare al centro della sua vita, al momento occupato dall'alcol e dal suo ex-marito, Tom, che l'ha lasciata per Anna, altro personaggio del romanzo. Sarà proprio Rachel a far intrecciare la loro storia con quella di Scott e Megan, gli inquilini del civico 23, davanti al quale lei passa ogni giorno col treno immaginandosi la loro vita perfetta e piena d'amore (ma non così attinente alla realtà, come si scopre più tardi).
Oltre alla storia in sé, che si rivela quasi subito essere un giallo, nella trama sono presenti tematiche anche più impegnative, in particolare l'alcolismo e, in misura minore, la violenza domestica. Bella scelta anche la tecnica narrativa, costituita da tre diverse voci narranti e da vari flashback, con cui l'autrice ci fa osservare le stesse scene da più prospettive diverse, enfatizzando su quanto possa essere diversa una situazione vista dall'esterno e dall'interno, altro tema ricorrente.
In definitiva, quindi, mi sento di consigliare questo libro, anche considerando la sua brevità (si finisce in circa 4 ore secondo il mio kindle).
Il motivo delle 4 e non 5 stelle (e del mio "anche se..." nel titolo) riguarda strettamente la trama, quindi, se non volete spoiler, non leggete oltre (comunque sono solo un paio di incongruenze che, in fin dei conti, si possono trovare in ogni libro o film).

Problema numero 1: una delle prime volte che Rachel va da Scott (la seconda mi sembra), lui le chiede se per caso la sera della scomparsa di Megan ha visto la sua macchina, una opel blu; tuttavia, alla fine scopriamo che, dopo essere uscita, si è diretta dall'assassino a piedi, dopodiché è stato lui a portarla al parco, quindi, se non ha preso l'auto, perché Scott ha fatto quella domanda? Può sembrare un dettaglio insignificante, e in effetti lo è, però, mentre mi facevo in testa le mie congetture su come potesse essere andata, questa incongruenza mi ha continuato a portare fuori strada (mi aveva fatto pensare fosse andata da Kamal (a proposito, il sangue sulla sua auto?).
Problema numero 2, molto più importante del precedente: chi ha detto ai giornali della figlia di Megan? Non può essere stato il fidanzato di allora perché è morto; Scott da quanto si capisce, non lo sapeva; e Kamal, che lo sapeva, non aveva motivo (peraltro non so se si possa considerare violazione del segreto professionale); infine, potrebbe essere stata la polizia, ma a questo punto sorge spontanea la domanda: se a suo tempo Megan e Craig hanno denunciato il fatto, non ci sarebbero dovute essere delle indagini, e forse anche un processo? In fondo si parla pur sempre di omicidio colposo.
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Recensione per il blog LE LETTICI IMPERTINENTI

LA RAGAZZA DEL TRENO è un Thriller Psicologico veramente ben riuscito. L’autrice ci narra una storia molto potente tramite la voce di Rachel, la nostra protagonista. Lei è una donna distrutta dalla fine di un matrimonio che l’ha devastata, portandola ad annegare la sua sofferenza nell’alcool. È costantemente ubriaca e questo la porta a distruggere la sua vita ancora di più. Dopo la separazione si è appoggiata nell’appartamento di una cara amica, una situazione temporanea in attesa di trovare un’altra sistemazione. Questa sistemazione temporanea continua però da diversi anni e Rachel non riesce ad uscire da questa sua spirale di disperazione e dipendenza. Ha perso anche il suo lavoro ma, troppo vigliacca per confessarlo alla sua amica/coinquilina, continua ogni mattina ad uscire di casa come se andasse a lavoro, prende il solito treno fino a Londra e torna a casa come se nulla fosse successo. Il giorno lo passa tutto a bere. A bere e fantasticare sulla vita di una giovane coppia che ogni giorno vede dal finestrino del treno, una coppia bellissima che ai suoi occhi è perfetta. Ed ogni volta che sale sul treno non aspetta altro che passare davanti alla loro casa e vedere cosa stanno facendo, se sono abbracciati o si stanno baciando, confermandole ogni volta che il matrimonio perfetto esiste. Fino a quando un giorno, passando davanti alla loro casa, non vede la sua mogliettina perfetta baciare un altro uomo. Questo scatena in lei una rabbia senza controllo, uno sdegno tale verso questa donna così poco grata per la sua felicità, che la spinge a scendere dal treno per affrontarla. Solo che le cose non vanno come lei vorrebbe. In qualche modo si risveglia la mattina seguente nel suo letto coperta di sangue e con i segni di una lotta e sul giornale un articolo in prima pagina le rivela che la sua bellissima mogliettina ormai non troppo perfetta è sparita. Da qui inizia l’incubo di Rachel.

Paula Hawkins è bravissima a descrivere la disperazione della sua protagonista, la confusione e la sofferenza che l’accompagna costantemente. Il lettore si ritrova suo malgrado a vivere una situazione inimmaginabile, accompagnata da Rachel alla scoperta della verità. La dipendenza da alcool è una malattia e come tale ha degli effetti collaterali che a volte sono devastanti. La nostra protagonista vive sulla sua pelle alcuni di questi grandi disagi come la perdita di memoria o di controllo e finisce per mettersi in situazioni a volte ambigue ed a volte pericolose. La sua forza di volontà sembra non essere mai abbastanza e la sua determinazione spesso vacillerà proprio come la camminata di un ubriaco. Insieme a lei cercheremo di ripercorrere gli avvenimenti degli ultimi giorni per cercare di scoprire cosa sia successo alla donna scomparsa.

Ma il punto di vista di Rachel non è l’unico che l’autrice ci propone. Presto entreranno altri narratori nella storia, per aiutare il lettore a sbrogliare la matassa o forse solo per confondere di più le carte in tavola? Gli altri due POV sono quelli di Anna, attuale compagna dell’ex marito di Rachel, e di Megan, quella che fino ad ora è stata la moglie perfetta agli occhi della nostra protagonista.

Le diverse narrazioni sono senza dubbio un enorme aiuto nel colmare le lacune temporali del lettore ma, grazie alla bravura di Paula Hawkins, le diverse personalità ed i modi di pensare delle 3 donne, presto inizieranno a fornire troppo informazioni, tante da farci dubitare di qualsiasi cosa, compresa l’innocenza presunta della nostra Rachel.

Questo romanzo mi è piaciuto tantissimo. L’autrice è stata bravissima a creare un insieme di situazioni che agli occhi del lettore sembrano blindate, come una matassa impossibile da sbrogliare. Nel momento stesso in cui credevo di aver visto uno spiraglio di luce, o che pensavo di iniziare a capire cosa fosse realmente accaduto ecco che un nuovo elemento si aggiungeva al puzzle e tutto ridiventava sfocato, ogni cosa tornava ad essere possibile ed ogni candidato poteva essere colpevole.

Tanto mi è piaciuto questo romanzo tanto ho odiato la trasposizione cinematografica. Per quanto gli attori siano stati bravi ad entrare nei personaggi era proprio la sceneggiatura ad essere confusionaria e povera di particolari in alcuni punti. Spesso è risultato difficile, perfino a me che conoscevo la storia, capire cosa stava accadendo e troppi elementi sono stati dati per scontato, per mancanza di tempo oppure a causa degli stessi scenografi che non sono stati in grado di fare un quadro chiaro di questo romanzo. Tant’è che sconsiglio vivamente di guardare il film ma, se già lo avete fatto, vi consiglio caldamente di leggere il libro, vi sorprenderà di sicuro.
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il 16 febbraio 2018
Critici letterari e scrittori famosi lo hanno acclamato come il romanzo del 2015, l’enorme portata pubblicitaria ha generato curiosità nei lettori da tutto il mondo che lo hanno portato in vetta alle classifiche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna

Una domanda sorge però spontanea, La ragazza del treno merita davvero tutta questa attenzione?

Stephen King ha speso parole più che entusiaste sul suo profilo twitter e le testate giornalistiche di tutto il mondo gli hanno dedicato un grande spazio, una grande mossa pubblicitaria o un meritevole apprezzamento?

Rachel è un personaggio che si scopre poco alla volta, così come il resto della trama. Forse è proprio questa la ragione che tiene il lettore incollato alle pagine. È una donna profondamente depressa e devastata dalla fine del suo matrimonio e ciò non si evince solo dall’abuso di alcolici, ma anche dalla farsa che porta avanti giorno dopo giorno.

Rachel infatti, non ha più un lavoro, lo ha perso da diversi mesi, tuttavia continua a prendere il treno che dalla periferia la porta al centro di Londra. Ed è proprio dal finestrino di quel treno che Rachel, attraverso la sua fervida immaginazione, dipinge la vita perfetta di due sconosciuti. Un giorno però vede qualcosa che non dovrebbe vedere e quando scopre che la donna che per mesi aveva osservato scompare, la sua vita cambia per sempre.

Segreti, tradimenti e bugie sono il mix perfetto per un successo esplosivo, un successo destinato a durare per lungo tempo. La narrazione è dinamica e coinvolgente, quasi come se fosse un diario sulla vita di tre giovani donne. Rachel infatti non è l’unica figura femminile della storia, si intrecciano a lei le vite di Megan e Anna.

A mio parere La ragazza del treno è un romanzo che merita una sincera attenzione, tuttavia la pubblicità è stata troppo eccessiva per la qualità effettiva del romanzo.

Devo comunque ammettere che proprio come Stephen King mi ha tenuta sveglia tutta la notte con un finale che ho trovato piuttosto avvincente e non scontato come definito da diversi lettori sul web.

Avrei preferito tuttavia più attenzione nei confronti dei personaggi secondari che potevano essere approfonditi molto meglio

Il mio voto per questo romanzo è di 4,5 su 5.
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il 1 dicembre 2016
La storia è avvincente e parte da un punto di vista in cui tutti possono ritrovarsi. Secondo me è proprio il punto di forza di questo libro, gli occhi di Rach che diventano quelli di noi lettori, che diventano i miei. Mi sono ritrovato più volte a guardare fuori da un finestrino anche se, ad essere sincero, negli ultimi anni ho usufruito davvero poco dei mezzi pubblici, però l’ho fatto, in quella situazione ci sono stato, ci siamo stati tutti. Mi sono immedesimato in Rach, ho messo i miei occhi verdi al posto dei suoi, azzurri, come li ho sempre immaginati. Non basta però, non basta immedesimarsi solo con la vista, per sentire veramente questo libro bisogna immedesimarsi con l’anima, per vivere questo viaggio in treno. Rachel la protagonista, è in un momento critico, di debolezza, di fragilità psicologica e fisica, allora parto dal presupposto che tutti noi lettori abbiamo vissuto questi momenti, io stesso, ho passato momenti bui, cupi, dove non sapevo più chi ero, non sapevo più quale “me” fossi, quale versione ormai delle tante si avvicinasse di più a quel che ero realmente. Mi è successo un paio di anni fa, è stato un periodo difficile e anche abbastanza lunghetto. Allora leggendo il libro, a casa sul divano, a letto, a lavoro in ufficio, al bar del centro commerciale, in realtà ero su quel treno, e tutto si svolgeva due anni fa, in quel periodo, ho risentito quelle sensazioni, ho riprovato quella infelicità d’animo ed è stato proprio in quel momento che ho cominciato a vivere questo libro, è stato proprio in quel momento che ho potuto farlo. A quel punto se riesci ad entrare in quella situazione, il viaggio ti prende, non puoi fare altro che aspettare il tempo libero che hai a disposizione e leggere e leggere, desideravo quell’oretta di tempo libero per continuare, spesso era prima di dormire, sapevo di dover dormire presto, per impegni mattutini dell’indomani, ma il viaggio era più forte del sonno, per finire poi col rammaricarmi con me stesso, la mattina dopo, per non aver dormito qualche ora in più. Il viaggio va avanti, continua e ti porta in altri punti di vista, guardi dagli occhi di Anna e da quelli di Megan (Jess). In Anna è difficile ambientarsi, anche per come è strutturato il libro, io almeno, non mi sono sentito mai nei suoi panni, odia Rach, (anche se nel finale si comporta… come si comporta) e quindi odia la persona in cui ci siamo immedesimati, mi odia. Riesco a sentire la sua riluttanza, quando la mattina dopo mi accorgo di aver chiamato Tom, riesco a vedere la sua faccia mentre si lamenta di me, con Tom, riesco a provare odio, quando leggo che si è presa tutto il mio, la casa, il marito… tutto. Quindi no immedesimarsi lì è complicato, quasi impossibile, ma per fortuna quel punto di vista dura poco, e io l’ho presa un pò come uno specchio, dove ho potuto vedere Rach da un altro punto di vista, tipo un video, una foto. L’ultimo punto di vista è quello di Megan, e li devo ammettere che ho provato sentimenti contrastanti. In questo caso è stato più facile immedesimarsi, vuoi perché la scrittrice ha dedicato più tempo a questa situazione o/e soprattutto perché come diceva anche Tom, Rach e Megan si assomigliavano, si somigliano. Megan all’inizio è Jess, bella bionda e solare. Il resto non vi resta che leggerlo se non l'avete già fatto. L'unica pecca è che il libro è abbastanza breve, il resto 5 stelle!
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il 10 ottobre 2017
Rachel ogni mattina prende il treno che la porterà a Londra per lavoro. Ogni mattina si sofferma a guardare una coppia a suo dire perfetta e che ha chiamato Jess e Jason. La sua immagine di coppia perfetta comincia a sgretolarsi nel momento in cui vede Jess, il cui vero nome in realtà è Megan, fare qualcosa che non avrebbe dovuto fare. Pochi giorni dopo Megan scompare e Rachel comincerà ad indagare per scoprire cos’è successo a quella donna.

La ragazza del treno è stata per molte persone una lettura fantastica; io purtroppo non sono inclusa in questo gruppo. Ho trovato questo libro incredibilmente lento e noioso se non nelle ultime pagine in cui è diventato incredibilmente veloce. Troppo.

Nessun personaggio è un bel personaggio, impossibile affezionarsi o empatizzare con loro. Per carità, questo non è essenziale affinché un libro sia un buon libro ma l’odio e la mal sopportazione che ho provato per TUTTI i personaggi protagonisti è stato molto grande. Rachel è un’alcolizzata cronica ed è divorziata. Cerca di porre rimedio al dolore con l’alcool invece che provare a riprendersi in mano la sua vita. Megan è un’egoista, pensa solo a se stessa ed è perennemente insoddisfatta di tutto e tutti e l’unica cosa che gli riesce bene è mentire: agli altri e in primis a se stessa. Scott (quello che Rachel aveva inizialmente nominato Jason) è un uomo possessivo, dall’ira facile. L’ex marito di Rachel, Tom se non ricordo male, è un falso, bugiardo e violento. L’amante e poi nuova moglie di Tom è una donna debole, dipendente e illusa.

Un thriller, come ribadisco spesso, dovrebbe tenere incollato alle pagine il lettore, dall’inizio alla fine, dovrebbe coinvolgerlo, creare suspence, dovrebbe essere angosciante e ansiogeno. Io effettivamente sono rimasta incollata alle pagine di questo libro ma semplicemente perché non vedevo l’ora di finirlo per iniziarne uno nuovo. La ragazza del treno non dovrebbe nemmeno essere annoverato tra i thriller.

Tutti i colpi di scena che ci sono stati non hanno rappresentato per me niente di tutto ciò: tutto prevedibile, niente di scioccante.

Come se non bastasse ci sono poi degli eventi veramente poco credibili e nonsense che perlomeno mi hanno fatto ridere un po’, ma ripeto, questo dovrebbe essere un thriller, non un libro comico!

Una grande delusione.
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