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I PRIMI 500 RECENSORIil 21 gennaio 2017
Il greco antico ha nella sua capacità di nominare qualcosa di speciale ed essenziale: è una lingua geniale, fatta per andare all’origine della realtà e nominarla senza fronzoli, senza però tralasciare un’infinta varietà di sfumature.

I Greci usavano almeno almeno tre verbi per “fare”, perché non era lo stesso fare un’azione politica, una poesia, un figlio, un delitto. I loro colori non erano i nostri, li definivano a partire dai movimenti di rifrazione della luce sulla superficie: l’omerico mare “colore del vino” indicava l’indicibile cangiante riverbero della luce sull’acqua.

Proprio la stranezza del greco antico è ciò con cui la scrittrice ci affascina, trasformando nove stravaganze linguistiche in veri e propri sondaggi esistenziali: dai tre generi (maschile, femminile, neutro) ai tre numeri (singolare, plurale e duale) fino al modo del desiderio (ottativo).

È emblematico il modo “ottativo”, che serve a esprimere il desiderio: “è la misura perfetta della distanza che intercorre tra la fatica che serve a fare i conti con un desiderio e la forza che occorre per esprimerlo prima di tutto a se stessi”; idem per il duale: “uno più uno uguale uno formato da due, non semplicemente due”, sia che si riferisca agli occhi che guardano l’amata, a navi che combattono lo stesso nemico, a cavalli che tirano lo stesso carro, l’importante era esprimere attraverso la parola la presenza di una dualità non matematica, per dare conto di una relazione che crea qualcosa di nuovo rispetto a un semplice plurale.

Fate studiare il Greco antico (anche il Latino eh!) ai vostri figli ed avranno una ricchezza che non si può più togliere una volta entrata in testa.

Mandateli al classico!
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il 26 settembre 2016
Questo libro è un atto d'amore. Lo senti scorrere nelle pagine, nella scelta delle poesie che aprono i nove capitoli, nell'attenzione data a ogni singola parola, persino l'impaginazione è molto curata. E' entusiasmante ritornare a pensare il greco come una lingua che ci appartiene nel profondo. In alcune pagine ho sorriso, in altre ho ricordato i miei tempi al liceo, e quella stranezza che l'autrce dice di avere nella testa dovrebbe agire come un contagio. L'ho regalato a una amica che non sa nulla del greco, e mi ha ringraziata. Io dico grazie all'autrice che ha saputo soprendere con un libro leggero, profondo, unico e appassionante.
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il 18 gennaio 2017
sono una ex liceale e devo dire che leggere questo libro mi è molto piaciuto. La scrittrice a mio avviso è veramente eccezionale, riesce a far capiera con parole semplici alcuni concetti fondamentali della lingua greca antica. Il libro si legge in poco tempo è simpatico e nello stesso tempo fa molto riflettere che dire... leggere per credere. 10+
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il 28 dicembre 2016
Questo libro mi ha fatto capire del greco e della grecità molto più di quanto abbiano fatto cinque anni di liceo classico, nonostante un insegnante non del tutto banale e il fascino che questa lingua ha sempre esercitato su di me.. all'epoca mi piacevano il greco e le sue sfide, e questo libro mi ha fatto riscoprire il piacere di leggerlo e di intuire il senso di un brano. Non sono ancora arrivata a tentare di tradurlo, ma non escludo di riaprire la partita... Lo consiglio a chi dal greco è stato traumatizzato e a chi lo ha amato. Non so dire se piacerebbe anche a chi non ne sa niente: forse una conoscenza anche superficiale della storia e della cultura greca è necessaria per apprezzarlo.
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il 7 gennaio 2017
Capire, per davvero, il greco antico è impresa quasi impossibile. E’ un po’ come trovare la mitica Atlantide per davvero, senza trucchi. Andrea Marcolongo sembra esserci riuscita a trovarla questa ‘Atlantide’, cioè "sentire" per davvero il greco antico; ed è da lì che ci parla sbracciandosi a più non posso, fa di tutto per aiutare il lettore ad arrivarci anch'egli, dandogli le dritte giuste, esorcizzando il terrore di una grammatica così lontana dalla nostra e perciò spaventevole. Straordinaria nel descrivere gli incubi dei liceali quando si trovano davanti a una versione da disinnescare, incubi che alcuni continuano ad avere anche dopo decenni. Sincera fino all'autoflagellazione quando parla delle sue figuracce al primo anno. Questo libro è un successo perché viene da una che questo percorso l’ha fatto mentre si innamorava di ciò che trovava a ogni nuovo inciampo e proprio per questo è capace di addolcirlo, anzi di renderlo avvincente perché espone le dinamiche del greco antico dandole un senso “finalistico” . Sì perché l’autrice non si limita a esporre le norme grammaticali ma ci spiega perché queste esistono e riesce a collegare in un’appassionata narrazione le sue 9 ragioni per mostrarci la visione che gli antichi greci avevano del mondo, la bellezza di quella visione. Il duale ad esempio non rivela solo che si parla di una “coppia” di cose ma, cosa più interessante, anche l’intima relazione che il parlante intravede in quelle due cose. La scelta dell’ottativo non rivela solo il grado di fattibilità dell’enunciato ma, cosa più interessante, quanto il parlante sia disposto a provarci per realizzarlo. In questo modo la Marcolongo focalizza il sostrato umano di quella lingua e spiega come questa umanità è al contempo causa ed effetto della lingua stessa facendo diventare il greco antico la prima forma di linguaggio “open source” che ogni parlante o scrivente poteva rendere originale. Trasporta il suo lettore come in una macchina del tempo al V secolo a.C. e gli da i primi motivi, più che gli strumenti, per proseguire questa esplorazione come fosse un Indiana Jones alla ricerca del Senso Perduto. L’operazione che tenta con quest’opera, secondo me riuscita, dovrebbe essere l’obbiettivo di ogni insegnante: far amare ciò che si insegna ai propri alunni. Non si può trasmettere questo amore se prima non vibra forte dentro l’insegnante. “Quasi tutto quello che gli uomini hanno detto di meglio lo hanno detto in greco” scriveva Marguerite Yourcenar citata dalla stessa autrice, un motivo in più per cercare di capirlo davvero. Per me bellissima una frase sul finale … “sotto sotto il latino ha sempre invidiato il greco”: scritta da un’italiana risarcisce ogni greco che legge. Grazie ancora.
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il 6 novembre 2016
Il libro di Andrea Marcolongo è bellissimo: è un atto d'amore verso la visione del mondo che i gli antichi Greci esprimevano attraverso la loro lingua. Questa visione del mondo è raccontata attraverso nove "stranezze" linguistiche. Fare cultura è esattamente questo: costruire connessioni, e viaggiare attraverso ciò che ci ha preceduto per portarlo a noi carico di senso. Consiglio a tutti di leggerlo!
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il 28 dicembre 2016
A tutti coloro che tornerebbero immediatamente a sedere i banchi del liceo, anche se il terrore della versione di greco fa ancora parte dei nostri incubi. A tutti gli insegnanti che hanno trasmesso la gioia di godere della conoscenza della nostra culla di civiltà. A tutte le Andrea del mondo che con il loro solo nome ci hanno incuriosito e re-alimentato la nostra curiositas.
A tutti gli editori coraggiosi. A chi vorrebbe che il liceo classico fosse un liceo morto. A tutti indico di leggere questo libro.
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il 15 gennaio 2017
"Il greco antico aveva un altro modo di considerare il tempo e il suo effetto sulla vita umana – e dunque sul modo di raccontare il mondo: non si chiedeva mai quando una cosa accade, ma come accade. Era una lingua che non prestava particolare cura alla disposizione temporale delle azioni – come le nostre foto ricordo sul comodino – ma alle loro conseguenze. E quindi se all’aspetto presente sto mangiando, al perfetto sono sazio. O se vedo allora so. Se sto amando forse sono innamorato e così via. È per questa ragione che spesso i verbi greci sembrano così complicati, strani, irregolari – la bellezza dell’anomalia. Forse un po’ meno belli sono i paradigmi che si imparano a memoria al liceo classico – come l’Ave Maria, dicevano i miei professori! -, prova concreta di come si tenti di applicare una nostra categoria, quella del tempo, a una lingua che ne era sprovvista. Una particolarità su tutte riguardo l’aspetto? Non esiste un aspetto per il futuro, perché non c’è come delle cose, c’è solo da viverle. Μέλλω in greco significa “stare per”, al presente, vivere per avere coraggio. Chi ha paura invece sta. Sta fermo e basta." Basterebbe leggere queste parole per convincere qualcuno non solo ad acquistare questo libro, ma ad iscriversi al liceo classico! Complimenti all'autrice,
Maria Chiara da Cagliari
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il 24 ottobre 2016
Il primo libro di Andrea Marcolongo, comunica al lettore la conoscenza e l'amore che l'autrice ha per la lingua greca, bellissimo quando spiega modi e tempi verbali, descrive la conoscenza ma anche i momenti difficili durante gli anni di studio e qualche lacuna rimasta anche dopo la laurea.
E'un libro che interessa sia chi ha studiato il greco che non.
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il 16 novembre 2016
Ho ascoltato l'autrice a Linea Notte e sono rimasta incuriosita dalla sua genuinità nello spiegare cose difficili in modo semplice e chiaro. Ho quindi comprato il libro ed è splendido! Non tratta solo di greco, ma di greco applicato alla vita. Anch'io come Andrea Marcolongo ho tanto viaggiato ed espresso molti desideri: ora ho un modo in più per dirli. Consigliatissimo.
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