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il 17 marzo 2017
Non avevo bisogno di un libro che mi convincesse ad amare il greco perché già lo amavo di mio ma, come Andrea Marcolongo ha sentito il bisogno ed il desiderio di scriverlo, così io ho sentito il bisogno e provato il desiderio che venisse scritto: un libro che desse l'opportunità a tutti, o almeno a chi fosse abbastanza curioso per leggerlo, di capire cosa ci fosse di magico dietro una lingua ormai morta come il greco antico. Mi ha emozionato, lo ammetto, rileggere parole come il duale, l'aoristo, l'ottativo ed attraversare i concetti che questi termini evocano, un modo tutto particolare di vedere e rappresentare le cose umane. Una filosofia di vita racchiusa in una grammatica mai scritta. Mi ha anche confortato leggere che quella sensazione di appartenere ad una ristretta cerchia di eletti, quelli che hanno studiato il greco, sia condivisa dall'autrice che ci definisce come persone "speciali", in grado di avere un approccio diverso alle cose della vita. La decima ragione per amare il greco di cui parlo nel titolo: per il solo fatto di essere esistito il greco ci ha offerto la possibilità che venisse scritto un libro come questo.
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I PRIMI 100 RECENSORIil 21 gennaio 2017
Il greco antico ha nella sua capacità di nominare qualcosa di speciale ed essenziale: è una lingua geniale, fatta per andare all’origine della realtà e nominarla senza fronzoli, senza però tralasciare un’infinita varietà di sfumature.

I Greci usavano almeno almeno tre verbi per “fare”, perché non era lo stesso fare un’azione politica, una poesia, un figlio, un delitto. I loro colori non erano i nostri, li definivano a partire dai movimenti di rifrazione della luce sulla superficie: l’omerico mare “colore del vino” (a proposito, vi consiglio l'omonimo libro di Sciascia) indicava l’indicibile cangiante riverbero della luce sull’acqua.

Proprio la stranezza del greco antico è ciò con cui la scrittrice ci affascina, trasformando nove stravaganze linguistiche in veri e propri sondaggi esistenziali: dai tre generi (maschile, femminile, neutro) ai tre numeri (singolare, plurale e duale) fino al modo del desiderio (ottativo).

È emblematico il modo “ottativo”, che serve a esprimere il desiderio: “è la misura perfetta della distanza che intercorre tra la fatica che serve a fare i conti con un desiderio e la forza che occorre per esprimerlo prima di tutto a se stessi”; idem per il duale: “uno più uno uguale uno formato da due, non semplicemente due”, sia che si riferisca agli occhi che guardano l’amata, a navi che combattono lo stesso nemico, a cavalli che tirano lo stesso carro, l’importante era esprimere attraverso la parola la presenza di una dualità non matematica, per dare conto di una relazione che crea qualcosa di nuovo rispetto a un semplice plurale.

Fate studiare il Greco antico (anche il Latino eh!) ai vostri figli ed avranno una ricchezza che non si può più togliere una volta entrata in testa.

Mandateli al classico!
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il 20 marzo 2017
La lingua e la cultura greca hanno sempre esercitato un grande fascino su di me che, nonostante abbia "fatto il classico" non ero esattamente la prima della classe in materia, anzi.
Ho sempre avuto il sospetto che gli stessi professori "eruditi" che snocciolavano paradigmi e declamavano traduzioni non me l'avessero raccontata tutta la storia autentica di questa lingua e della cultura che veicolava.
Grazie a questo libro so che non sbagliavo.
Credo che l'autrice sia riuscita a cogliere un aspetto cruciale che può poi essere declinato (per restare in tema) per tutte le lingue del mondo e cioè il fatto che una lingua racconti un certo modo di vedere la realtà.
Trovo bellissimo che il greco antico ci parli ancora oggi di una cultura articolata, ma libera, misteriosa, ma lineare, conturbante, ma sincera.

Bello, lo consiglio!
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il 16 marzo 2017
Ho scoperto un portale che consente di viaggiare nel tempo.
Sì, è vero, e chiunque può utilizzarlo.
Sto parlando della splendida opera di Andrea Marcolongo: "La lingua geniale".
Ho comprato il libro pensando di acquistare un altro dei tanti libri sulla lingua greca moderna e invece ... ecco, sono stato proiettato al 1° ottobre 1964, primo giorno di scuola 4° ginnasio (allora esisteva ancora il ginnasio). Il prof. di lettere (A. Greco - nomen omen ) ci accoglie con un sorriso beffardo e subito inizia a scrivere - con stridore di gesso - alla lavagna le lettere dell'alfabeto greco.
Nel giro di pochi giorni ci siamo sentiti partecipi di un percorso iniziatico che ci faceva diversi dagli altri.
Ho letto "La lingua geniale" in un giorno (dalle 20 alle 4 del mattino successivo).
Due giorni dopo ho riaperto il libro ed ecco il secondo viaggio nel tempo. Anno 2004. I nostri amici, per il nostro 25° anniversario di matrimonio, ci hanno regalato un viaggio nella Grecia Classica. Aereo, arrivo all'aeroporto internazionale di Atene, pullman del tour operator, albergo (plaka) ed ecco avvenire un miracolo: con stupore, eravamo in grado di leggere e tradurre i cartelli in greco, senza sforzo.
Un ultimo viaggio, me lo ha regalato il capitolo "Io, noi due, noi. Il duale".
Come magnificamente racconta l'autrice in alcune pagine magnifiche, ho rivissuto il terrore della versione di greco degli esami del V° ginnasio (essì noi avevamo anche la Licenza Ginnasiale). Ricordo che dovevamo tradurre un brano del Simposio di Platone ... paura, tanta paura: allora ed anche ora.
Ho regalato il libro a molti dei miei compagni del Liceo-Ginnasio e tutti mi hanno raccontato i loro viaggi nel tempo.
Insieme abbiamo stabilito che Andrea Marcolongo è la nostra nuova professoressa di Latino e Greco.
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il 15 gennaio 2017
Questo è un gran libro.Un libro che ti accompagna prendendoti per mano con dolcezza infinita e tanto sapere verso un mondo lontano.Lo fà con semplicità,con affetto,con amore,perchè è amore verso quello che è stato e mai più tornerà quello che ci accompagna pagina dopo pagina.Mi ha commosso e fatto sorridere facendomi tornare prima bambino che leggeva Omero,poi adolescente al primo giorno del Ginnasio,poi uomo che ha fatto del classicismo la base fondamentale della sua vita.Centocinquantasei pagine d'Elide,della bellezza di una lingua ostica ma una volta fatta propria non la si lascia più.Grazie ad Andrea Marcolongo,per questo viaggio,anzi per questo "ritorno" in un mondo che è bagaglio di tutti.Una emozione intensa che vorresti mentre sei avvolto dal libro non finisse mai.
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il 7 gennaio 2017
Capire, per davvero, il greco antico è impresa quasi impossibile. E’ un po’ come trovare la mitica Atlantide per davvero, senza trucchi. Andrea Marcolongo sembra esserci riuscita a trovarla questa ‘Atlantide’, cioè "sentire" per davvero il greco antico; ed è da lì che ci parla sbracciandosi a più non posso, fa di tutto per aiutare il lettore ad arrivarci anch'egli, dandogli le dritte giuste, esorcizzando il terrore di una grammatica così lontana dalla nostra e perciò spaventevole. Straordinaria nel descrivere gli incubi dei liceali quando si trovano davanti a una versione da disinnescare, incubi che alcuni continuano ad avere anche dopo decenni. Sincera fino all'autoflagellazione quando parla delle sue figuracce al primo anno. Questo libro è un successo perché viene da una che questo percorso l’ha fatto mentre si innamorava di ciò che trovava a ogni nuovo inciampo e proprio per questo è capace di addolcirlo, anzi di renderlo avvincente perché espone le dinamiche del greco antico dandole un senso “finalistico” . Sì perché l’autrice non si limita a esporre le norme grammaticali ma ci spiega perché queste esistono e riesce a collegare in un’appassionata narrazione le sue 9 ragioni per mostrarci la visione che gli antichi greci avevano del mondo, la bellezza di quella visione. Il duale ad esempio non rivela solo che si parla di una “coppia” di cose ma, cosa più interessante, anche l’intima relazione che il parlante intravede in quelle due cose. La scelta dell’ottativo non rivela solo il grado di fattibilità dell’enunciato ma, cosa più interessante, quanto il parlante sia disposto a provarci per realizzarlo. In questo modo la Marcolongo focalizza il sostrato umano di quella lingua e spiega come questa umanità è al contempo causa ed effetto della lingua stessa facendo diventare il greco antico la prima forma di linguaggio “open source” che ogni parlante o scrivente poteva rendere originale. Trasporta il suo lettore come in una macchina del tempo al V secolo a.C. e gli da i primi motivi, più che gli strumenti, per proseguire questa esplorazione come fosse un Indiana Jones alla ricerca del Senso Perduto. L’operazione che tenta con quest’opera, secondo me riuscita, dovrebbe essere l’obbiettivo di ogni insegnante: far amare ciò che si insegna ai propri alunni. Non si può trasmettere questo amore se prima non vibra forte dentro l’insegnante. “Quasi tutto quello che gli uomini hanno detto di meglio lo hanno detto in greco” scriveva Marguerite Yourcenar citata dalla stessa autrice, un motivo in più per cercare di capirlo davvero. Per me bellissima una frase sul finale … “sotto sotto il latino ha sempre invidiato il greco”: scritta da un’italiana risarcisce ogni greco che legge. Grazie ancora.
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il 26 settembre 2016
Questo libro è un atto d'amore. Lo senti scorrere nelle pagine, nella scelta delle poesie che aprono i nove capitoli, nell'attenzione data a ogni singola parola, persino l'impaginazione è molto curata. E' entusiasmante ritornare a pensare il greco come una lingua che ci appartiene nel profondo. In alcune pagine ho sorriso, in altre ho ricordato i miei tempi al liceo, e quella stranezza che l'autrce dice di avere nella testa dovrebbe agire come un contagio. L'ho regalato a una amica che non sa nulla del greco, e mi ha ringraziata. Io dico grazie all'autrice che ha saputo soprendere con un libro leggero, profondo, unico e appassionante.
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il 5 febbraio 2017
Personalmente ritengo che Andrea Marcolongo sia una persona estremamente sensibile: è ciò che ho scorto leggendo il suo libro.
Certamente il greco è di per sè una lingua affascinante: il miracolo dell'Occidente che ha visto nascere la Filosofia. Il greco parla attraverso le sue stesse parole, non attraverso la sua grammatica. Come la stessa autrice afferma, quest'ultima è solo lo strumento per penetrare il senso profondo delle cd versioni.
Allora ascoltare le parole greche è lasciato alla nostra parte più sensibile ed è quello che Andrea è riuscita a fare: ascoltare il greco con la sua parte più sensibile.
A mio giudizio il libro è molto ben fatto. E' scorrevole ma sopratutto intelligente. Consigliato sia a coloro che di greco masticano qualcosa, sia anche a coloro che ne sono a digiuno: Sopratutto per quest'ultimi, il libro in oggetto è un ottimo punto di partenza.
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il 24 ottobre 2016
Il primo libro di Andrea Marcolongo, comunica al lettore la conoscenza e l'amore che l'autrice ha per la lingua greca, bellissimo quando spiega modi e tempi verbali, descrive la conoscenza ma anche i momenti difficili durante gli anni di studio e qualche lacuna rimasta anche dopo la laurea.
E'un libro che interessa sia chi ha studiato il greco che non.
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il 15 gennaio 2017
Mi è stato regalato per Natale, ma non avrei mai pensato di sentir parlare d'amore in un libro che parla di greco. E invece... "Io, noi due, noi. Il duale. Il duale esprimeva un'entità duplice, uno più uno uguale uno formato da due cose o persone legate tra loro da un'intima connessione. Il duale è allo stesso tempo il numero dell'alleanza e dell'esclusione. Due non è solo la coppia. Due è anche il contrario di uno: è il contrario della solitudine. Coloro che hanno avuto il raro privilegio di amare davvero sapranno sempre distinguere la differenza di intensità e di rispetto che intercorre tra pensare "noi due" e "noi"; ma più non lo sanno dire. Per dirlo, infatti, ci vorrebbe il duale del greco antico
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