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I PRIMI 100 RECENSORIil 21 gennaio 2017
Il greco antico ha nella sua capacità di nominare qualcosa di speciale ed essenziale: è una lingua geniale, fatta per andare all’origine della realtà e nominarla senza fronzoli, senza però tralasciare un’infinita varietà di sfumature.

I Greci usavano almeno almeno tre verbi per “fare”, perché non era lo stesso fare un’azione politica, una poesia, un figlio, un delitto. I loro colori non erano i nostri, li definivano a partire dai movimenti di rifrazione della luce sulla superficie: l’omerico mare “colore del vino” (a proposito, vi consiglio l'omonimo libro di Sciascia) indicava l’indicibile cangiante riverbero della luce sull’acqua.

Proprio la stranezza del greco antico è ciò con cui la scrittrice ci affascina, trasformando nove stravaganze linguistiche in veri e propri sondaggi esistenziali: dai tre generi (maschile, femminile, neutro) ai tre numeri (singolare, plurale e duale) fino al modo del desiderio (ottativo).

È emblematico il modo “ottativo”, che serve a esprimere il desiderio: “è la misura perfetta della distanza che intercorre tra la fatica che serve a fare i conti con un desiderio e la forza che occorre per esprimerlo prima di tutto a se stessi”; idem per il duale: “uno più uno uguale uno formato da due, non semplicemente due”, sia che si riferisca agli occhi che guardano l’amata, a navi che combattono lo stesso nemico, a cavalli che tirano lo stesso carro, l’importante era esprimere attraverso la parola la presenza di una dualità non matematica, per dare conto di una relazione che crea qualcosa di nuovo rispetto a un semplice plurale.

Fate studiare il Greco antico (anche il Latino eh!) ai vostri figli ed avranno una ricchezza che non si può più togliere una volta entrata in testa.

Mandateli al classico!
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il 7 gennaio 2017
Capire, per davvero, il greco antico è impresa quasi impossibile. E’ un po’ come trovare la mitica Atlantide per davvero, senza trucchi. Andrea Marcolongo sembra esserci riuscita a trovarla questa ‘Atlantide’, cioè "sentire" per davvero il greco antico; ed è da lì che ci parla sbracciandosi a più non posso, fa di tutto per aiutare il lettore ad arrivarci anch'egli, dandogli le dritte giuste, esorcizzando il terrore di una grammatica così lontana dalla nostra e perciò spaventevole. Straordinaria nel descrivere gli incubi dei liceali quando si trovano davanti a una versione da disinnescare, incubi che alcuni continuano ad avere anche dopo decenni. Sincera fino all'autoflagellazione quando parla delle sue figuracce al primo anno. Questo libro è un successo perché viene da una che questo percorso l’ha fatto mentre si innamorava di ciò che trovava a ogni nuovo inciampo e proprio per questo è capace di addolcirlo, anzi di renderlo avvincente perché espone le dinamiche del greco antico dandole un senso “finalistico” . Sì perché l’autrice non si limita a esporre le norme grammaticali ma ci spiega perché queste esistono e riesce a collegare in un’appassionata narrazione le sue 9 ragioni per mostrarci la visione che gli antichi greci avevano del mondo, la bellezza di quella visione. Il duale ad esempio non rivela solo che si parla di una “coppia” di cose ma, cosa più interessante, anche l’intima relazione che il parlante intravede in quelle due cose. La scelta dell’ottativo non rivela solo il grado di fattibilità dell’enunciato ma, cosa più interessante, quanto il parlante sia disposto a provarci per realizzarlo. In questo modo la Marcolongo focalizza il sostrato umano di quella lingua e spiega come questa umanità è al contempo causa ed effetto della lingua stessa facendo diventare il greco antico la prima forma di linguaggio “open source” che ogni parlante o scrivente poteva rendere originale. Trasporta il suo lettore come in una macchina del tempo al V secolo a.C. e gli da i primi motivi, più che gli strumenti, per proseguire questa esplorazione come fosse un Indiana Jones alla ricerca del Senso Perduto. L’operazione che tenta con quest’opera, secondo me riuscita, dovrebbe essere l’obbiettivo di ogni insegnante: far amare ciò che si insegna ai propri alunni. Non si può trasmettere questo amore se prima non vibra forte dentro l’insegnante. “Quasi tutto quello che gli uomini hanno detto di meglio lo hanno detto in greco” scriveva Marguerite Yourcenar citata dalla stessa autrice, un motivo in più per cercare di capirlo davvero. Per me bellissima una frase sul finale … “sotto sotto il latino ha sempre invidiato il greco”: scritta da un’italiana risarcisce ogni greco che legge. Grazie ancora.
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il 19 febbraio 2017
Il libro è rivolto a persone che vogliono scoprire alcuni aspetti della lingua Greca antica (quindi coloro cui non interessa potranno ritenerlo noioso: vedi recensioni a due stelle). E' un viaggio sulle emozioni della lingua greca, emozioni ignote a chi, come me (più di 40 anni fa), l'ha studiata in modo coercitivo e meccanico, attraverso la ripetizione di schemi. Andrea Marcolongo invece ne svela l'anima e conduce al desiderio di incontrare la lingua e i suoi autori: così, dopo più di 40 anni, riprenderò alcuni testi classici col testo a fronte e il dizionario alla mano. Grazie Andrea.
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il 26 settembre 2016
Questo libro è un atto d'amore. Lo senti scorrere nelle pagine, nella scelta delle poesie che aprono i nove capitoli, nell'attenzione data a ogni singola parola, persino l'impaginazione è molto curata. E' entusiasmante ritornare a pensare il greco come una lingua che ci appartiene nel profondo. In alcune pagine ho sorriso, in altre ho ricordato i miei tempi al liceo, e quella stranezza che l'autrce dice di avere nella testa dovrebbe agire come un contagio. L'ho regalato a una amica che non sa nulla del greco, e mi ha ringraziata. Io dico grazie all'autrice che ha saputo soprendere con un libro leggero, profondo, unico e appassionante.
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il 15 febbraio 2017
Lo studiai 50 anni fa e me ne innamorai! A scuola credevo di odiarlo e invece, da adulto e ora da vecchio, rimpiango di non averlo studiato ancora meglio. Eppure a 66 anni leggo e scrivo e parlo ancora il greco antico con la pronuncia codificata da Erasmo!
Grazie Andrea(che sei donna e anche molto graziosa) per farmi rivivere quelle emozioni.
Salvo
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il 11 febbraio 2017
Facendo il liceo classico sono stato molto curioso di leggerlo, ma non nascondo che mi aspettavo un libro noioso con regole grammaticali sinceramente. Invece è stato semplicemente una rivoluzione, che è riuscito a farmi appassionare e sicuramente contribuirà a migliorarmi. Consigliatissimo a tutti, perché ha alcune perle anche per chi il greco non lo ha mai visto
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il 28 dicembre 2016
Questo libro mi ha fatto capire del greco e della grecità molto più di quanto abbiano fatto cinque anni di liceo classico, nonostante un insegnante non del tutto banale e il fascino che questa lingua ha sempre esercitato su di me.. all'epoca mi piacevano il greco e le sue sfide, e questo libro mi ha fatto riscoprire il piacere di leggerlo e di intuire il senso di un brano. Non sono ancora arrivata a tentare di tradurlo, ma non escludo di riaprire la partita... Lo consiglio a chi dal greco è stato traumatizzato e a chi lo ha amato. Non so dire se piacerebbe anche a chi non ne sa niente: forse una conoscenza anche superficiale della storia e della cultura greca è necessaria per apprezzarlo.
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il 8 febbraio 2017
Da ex studente del liceo classico (ahimè, molto ex!) non ho resistito al richiamo di questo libro che ha saputo regalarmi spunti di riflessione... e qualche piacevole conferma. Purtroppo la sintassi è destinata all'oblio per quanti come me non hanno proseguito lo studio del greco dopo la maturità... resta però nel tempo (e per fortuna) un metodo di elaborazione espressiva ed un corredo lessicale che oltre ad elevare il linguaggio agevolano l'approfondimento dei contenuti. Per usare un'espressione a me molto cara, "il greco è una lingua che non dice... racconta" ed è questo, oltre alla bellezza di una lingua colta, il suo insegnamento più grande.
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il 6 novembre 2016
Il libro di Andrea Marcolongo è bellissimo: è un atto d'amore verso la visione del mondo che i gli antichi Greci esprimevano attraverso la loro lingua. Questa visione del mondo è raccontata attraverso nove "stranezze" linguistiche. Fare cultura è esattamente questo: costruire connessioni, e viaggiare attraverso ciò che ci ha preceduto per portarlo a noi carico di senso. Consiglio a tutti di leggerlo!
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il 13 febbraio 2017
Scritto in modo scorrevolissimo e piacevole, rende edotti di molte delle caratteristiche di una lingua morta, che ha fatto dannare generazioni di studenti, in un modo ironico e leggero, che è possibile adottare solo quando si abbia una conoscenza molto profonda dell'argomento. Da consigliare a coloro che hanno odiato il greco a scuola.
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