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il 2 marzo 2017
Anni fa comprai la profezia dell'armadillo. Fumetto simpatico e senza pretese. Poi vidi esplodere la frenesia per zerocalcare e, per mio carattere, mi sono tenuto debitamente lontano dalle sue successive opere. Recentemente ho acquistato questo volume con una convinzione ridotta ai minimi termini (e aspettative al medesimo livello).
Il volume mi ha sorpreso.
La storia e' notevole. C'e' grande intimità e onestà nel mettere alla luce il percorso con cui e' stato affrontato il dolore. C'e' sempre spazio per il sorriso, ma stavolta ha un sapore diverso. Piu' profondo. Consiglierei di leggere quest'opera successivamente a qualcosa di piu' leggero del medesimo autore. Aiuta da un lato a ritrovare alcuni personaggi già noti, dall'altro a rendersi conto della crescita (non mi piace usare il termine "maturazione"). Bravo zerocalcare.
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il 11 settembre 2017
Ho già letto altri libri di Zerocalcare,Kobane e Un polpo alla gola,sono un amante della fumettistica che leggo ormai da 40 anni...Riesco a stupirmi ancora...non amo dire per esempio su libri o album musicali che ho apprezzato che uno è meglio di un altro,dico solo che sono cose diverse,e questo è uno di quei casi...È un libro che trovo semplicemente e inaspettatamente geniale,che ancora una volta mi stupisce su come un fumettista che si descrive davvero bene come un coatto de Rebibbia riesca a disegnare e scrivere delle storie di questo livello,che oserei dire non sfigurino a confronto con un classico di letteratura di un grande autore,con il pregio di saper parlare a chi non ha fatto studi letterari...E' magico il suo scorrere tra modernità e passato,tra sogno e realtà e non è mai banale o retorico. Un Polpo alla Gola ha forse un disegno superiore preso dai manga, ma sono tecnicismi che dicono poco...Dimentica il mio nome è per me geniale,ben scritto,con un montaggio delle scene che trovo da grandi film,con una trama che riesce quasi a farmi invidiare le origini del nostro Zerocalcare,con dei passaggi affettuosi e delicati,e con il sorriso che comunque riesce spesso a tirarci fuori...Ma è anche un fumetto che riesce a farci pensare da quanto lontano arriviamo noi tutti,e che se non abbiamo grandi storie da raccontare sulla nostra famiglia ne avremmo tantissime sicuramente scavando dai decenni ai secoli passati.Storie magari eroiche,romantiche,fiabesche,ma anche sicuramente misere,meschine o violente...storie che si perdono nella notte dei tempi e che non si contano,in un vortice infinito che la Storia ha da sempre generato...e alla fine del vortice... noi!...Grazie Zero... (ti chiamo Zero perché mi prendo un po' di confidenza....e spero un giorno di poterti fare i complimenti di persona...).5 stelle strameritate.
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il 31 ottobre 2017
Voto: 8

“Il dolore crea dei buchi nella trasmissione della memoria. Poi ognuno li riempie come può”

Con questa graphic novel dal sapore intimo, Zerocalcare riesce a fare un salto importante di maturazione. È assodato ormai il suo ruolo da protagonista nella scena fumettistica italiana, in particolare per la sua capacità nel raccontare con ironia una generazione travagliata, cresciuta a merendine e televisione commerciale.

“Dimentica il mio nome” affronta il ritorno alle radici, alle storie di famiglia, in particolare a quelle segrete e dolorose, ma rimpolpate dagli eroi fanciulleschi che popolano la memoria nostalgica dell’autore. È indicativo come con “Dimentica il mio nome” l’autore di Rebibbia sia stato nominato per il premio Strega.

Il formato dell’opera si differenzia dai libri precedenti (La profezia dell’armadillo, un polpo alla gola, ogni maledetto lunedì su due). La copertina è rigida e spessa, lucida e le dimensione della pagina sono maggiorate, anche se più piccole di quelle del fumetto a tema zombie “dodici”.
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I PRIMI 500 RECENSORIil 15 maggio 2015
Chissà se, al momento in cui leggerete questo commento, Zerocalcare avrà vinto il premio Strega? In questo istante, quello in cui sto scrivendo, lui è nei primi 12 posti (in realtà, al momento della pubblicazione di questo commento, dovrebbero già essere usciti i risultati).

Va be', noi andiamo per la nostra strada, che Zerocalcare non ha certo bisogno dello Strega per 'essere scoperto'. Sappiamo tutti quanto valga il suo talento, e quanto bravo sia nel suo lavoro. Quindi... eccoci qui a parlare della sua ultima fatica.

Dimentica il mio Nome affronta nuovamente un problema personale dell'autore, ovvero la morte di sua nonna. La donna che lo aveva allevato quando da piccolo era andato in fissa col fatto che i genitori non gli volessero bene, e complottassero la sua prematura morte, la donna che aveva sempre un cioccolatino da offrirgli, che lo portava sempre allo zoo, e che gli aveva promesso che se ne sarebbe andata solo quando lui sarebbe divenuto un uomo. E così, incapace di comprendere, affrontare, questo terribile evento Zero si concentra sui dettagli. Assieme a Secco si occupa di recuperare l'anello di famiglia, gelosamente custodito da sua nonna, e che la famiglia vuole mettere al dito della deceduta prima di darle l'ultimo saluto. Zero si reca a casa della nonna e comincia a cercare. Secco, impegnato al cellulare, ascolta gli sfoghi dell'amico, che comincia a raccontare il suo rapporto tanto personale con la defunta.
La storia si riempe di lacune, fantasie fanciullesche, e misteri mai svelati. Per esempio: chi è Iris?
Trovato l'anello, Zero si rende conto che non può più rimanere l'eterno bambino. Ma tra il dire e il fare c'è ancora molto da risolvere, e una volte ferita andrà a ricomporre i pezzi, chiudere le lacune, spiegare l'inspiegato, e...

Qui si ride, ride davvero tanto. E allo stesso tempo si compie un viaggio davvero profondo. La storia è ricca di fantasia, di emozioni, di momenti epici, e momenti zerocalcareschi. E' il volume che ritorna all'apice dei primi (ricordate le mie recensioni ai suoi precedenti lavori?), e che fa dimenticare gli scivoloni. Perfetto in ogni dettaglio, dal disegno che amiamo sin dal suo primo lavoro, alla trama fantasiosa, ai personaggi, tuttopuntotutto. Non ho parole. E' perfetto in ogni dettaglio. Va giù come il pane. Non lo si vorrebbe mai interrompere nella lettura.

Riassumendo: Prendetelo che merita. Punto!
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il 10 luglio 2017
In questo racconto di vita familiare, Zerocalcare conferma la sua cifra stilistica. Lo humour copre come uno strato di neve emozioni e sentimenti contrastanti, il dolore per la perdita della nonna e la riflessione sulla fine dell'adolescenza, l'esercizio di nuove responsabilità e le fragilità delle figure genitoriali.
In mezzo c'è un racconto, un po' più confuso del solito in verità, dove Zerocalcare affronta il tema dell'identità ripercorrendo la storia della persona cara appena scomparsa. Il famigerato "chi siamo" viene così calato in una prospettiva che nulla cede all'indulgenza e si coniuga con una narrazione volutamente vaga, destinata a lasciare al lettore più domande che risposte.
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il 24 agosto 2017
Ho acquistato il prodotto perchè incuriosito dal titolo e dalla copertina.
Questo è stato il mio primo Calcare e dopo averlo letto mi sono preso una "cotta" per i suoi fumetti!
Fantastica esposizione del racconto, metodo di comunicazione davvero fantastico.
Questa è una storia che rimane nel cuore, sopratutto se come me l'avete letta come prima storia.
Lo consiglio sia ai giovani che ai più grandi.
Una lettura del fumetto italiano quasi dovuta, per uscire dagli schermi dei "soliti" fumetti!
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il 3 settembre 2017
questa volta prende spunto dal funerale della nonna materna per indagare sulla propria storia familiare che, alla fine, risulta essere alquanto bizzarra e peculiare. L'elemento fantastico qui forse più che in altri lavori stempera la drammaticità della storia narrata.
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il 8 luglio 2016
Splendido volume di Zerocalcare, forse il migliore. La capacità di Zerocalcare di entrare nell'animo della generazione dei 20something/30enni di oggi è fenomenale. Una pagina ti lascia senza parole dalle risate, mentre la pagina dopo ti fa piangere come una fontana.
Dire bellissimo è assolutamente riduttivo.

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Versione per Kindle molto buona, letta da Tablet Galaxy Note 10.1
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il 15 settembre 2016
Conoscevo questo volume (senza averlo ancora letto) sin da quando è stato pubblicato, qualche anno fa...ma solo la scorsa primavera, in seguito ad un lutto famigliare, ho deciso di acquistarlo. L'ho fatto leggere ad altre due persone della mia famiglia ed è stato largamente apprezzato (anche da chi di solito "odia" le storie a fumetti): è stato quasi una terapia, per quel momento un po' difficile.
La storia alterna momenti intensi e quasi commoventi ad attimi di pura comicità, che proprio per il contrasto con i primi vengono apprezzati ancora di più e, secondo me, rendono molto bene senza "rovinare" l'atmosfera o risultare inadatti! Un'alternanza di scavi dentro la parte più scura e luttuosa di sé stessi e di comicità "terra-terra" ma mai, mai banale o buffona. Ho addirittura trovato delle somiglianze tra la prima parte della storia (quella più realistica) e la mia famiglia, ma ho apprezzato anche la seconda parte, quella un po' più di fantasia/avventurosa.
Grazie per aver impresso su carta i tuoi demoni interiori, perché così permetti anche a noi di vedere i nostri.
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il 13 maggio 2015
Quando se ne va la persona che ti ha cresciuto, il mondo si popola di mostri, che tu abbia 2 o 30 anni quando questo succede. A questi mostri, nei giorni successivi al "fattaccio", si aggiungono le parole e i ricordi di chi quella persona l'ha conosciuta prima e meglio di te.
Questa è la storia di quei mostri e di quei ricordi, raccontata in un modo che trascende il mezzo scelto (il fumetto), per arrivare dritta là dove tutti noi custodiamo la parte più preziosa di noi stessi, quella che ci rende ciò che siamo, ed è una delle poche storie a fumetti (graphic novel, chiamiamola come diavolo vogliamo) che mi ha veramente emozionato negli ultimi anni.
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