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Recensioni clienti

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il 2 marzo 2017
Anni fa comprai la profezia dell'armadillo. Fumetto simpatico e senza pretese. Poi vidi esplodere la frenesia per zerocalcare e, per mio carattere, mi sono tenuto debitamente lontano dalle sue successive opere. Recentemente ho acquistato questo volume con una convinzione ridotta ai minimi termini (e aspettative al medesimo livello).
Il volume mi ha sorpreso.
La storia e' notevole. C'e' grande intimità e onestà nel mettere alla luce il percorso con cui e' stato affrontato il dolore. C'e' sempre spazio per il sorriso, ma stavolta ha un sapore diverso. Piu' profondo. Consiglierei di leggere quest'opera successivamente a qualcosa di piu' leggero del medesimo autore. Aiuta da un lato a ritrovare alcuni personaggi già noti, dall'altro a rendersi conto della crescita (non mi piace usare il termine "maturazione"). Bravo zerocalcare.
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il 27 aprile 2017
pensavo fosse un prodotto per togliere il calcare e invece quale sorpresa, bel fumetto, divertente. consiglio a tutti quelli nati negli anni 80-90 e non solo
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il 2 aprile 2017
Il libro si lascia leggere e la storia è carina. Rispetto ai precedenti si alternano pagine divertenti con altre più serie. Se vi piace Zerocalcare dovete leggere anche questo.
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il 6 novembre 2014
Zerocalcare conferma pari abilità nell'esplorare l'animo umano e nell'evidenziare i vizi della società. Per trovare fumettisti che non parlano di politica contemporanea pensavo di dover ricominciare a comprare Topolino...
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il 14 novembre 2014
Fantastico, da leggere tutto d'un fiato e rileggere ancora.
E' incredibile come un "fumetto" -in realtà è molto di più- riesca ad emozionarti ed offrirti un sacco di spunti di riflessione. Grazie Zerocalcare!
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il 25 gennaio 2016
La storia mi ha coinvolto, è intima ed offre spunti di riflessione interessanti. Zerocalcare usa l'esperienza personale del suo personaggio per trattare tematiche come la tutela della privacy, quanto di noi stessi siamo disposti a "condividere" per qualche comodità in più (l'esempio del navigatore), l'importanza e il peso della famiglia. Insomma tutto quello che ci si aspetta da un fumetto che non vuole essere solo uno svago, sempre con una narrazione scorrevole e accattivante. Non ho dato le cinque stelle solo perché la lettura sul dispositivo Kindle pecca ancora nella resa, ingrandite le vignette rendono meno fluida la grafica e in alcune parti tagliano le scritte del fumetto. Assolutamente consigliata la versione cartacea.
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il 21 agosto 2015
Sono un grande fan delle storie di Michele Rech, in arte ZeroCalcare, seguendo con piacere tutte le uscite del blog e, fin dal primo anno, anche quelle editoriali.

Questa volta però Dimentica il mio nome, l’ultima uscita del fumettista di Rebibbia, lascia un pò l’amaro in bocca, a causa dell’assenza di un tono comico a fore di una storia più personale e introspettiva. Era già capitato con la graphic novel Un polpo alla gola, di cui aspettiamo ansiosamente la versione cinematografica, ma dopo l’uscita dello spassosissimo Dodici dello scorso anno probabilmente ci aspettamo qualche sorriso in più.

Dopotutto, il primo volume in edizione cartonata non delude sul punto di vista della qualità delle storie, sempre più lineari e definite rispetto alle prime. Inoltre in Dimentica il mio nome Zerocalcare ci riporta indietro nel tempo alla scoperta della sua famiglia con degli elementi di colore che ricordano vagamente l’apparizione della bambina vestita di rosso in Schindler’s list, provocando un piacevole sorriso nella lettura.

Ho apprezzato vedere un lato nuovo del volto di Lady Cocca, a.k.a. madre di Zero Calcare, che porta una ventata di freschezza nella storia posizionandosi al momento giusto della narrazione.
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Metto da parte l'affetto che provo per il "ragazzo" e l'enorme rispetto che porto per il modo in cui gestisce il suo lavoro. Mi spiego, non conosco nessuno che rimane ore e ore a fare "dédicaces" sino a quando l'ultimo lettore non ha ricevuto il suo "disegnino". Una volta mi capitò di sentirmi dire <il maestro è stanco e deve riposare, tornate dopo…>, il che è tutto dire.
Proprio per quello che ho visto in giro (anche disegnatori che si rifiutano di firmarti il fumetto), non riesco a non “mischiare” la persona all’artista e la somma delle due parti supera il tutto. Per questi motivi mi piacciono tremendamente le storie di Zerocalcare.
Non mi riferisco alla comicità insita in alcuni passaggi (da ribaltarsi dal ridere), né ai rimandi più o meno palesi (a serie Tv, fumetti, musica, cartoni animati e film) che potrebbero anche non essere comprensibili a tutti, mi riferisco proprio alla “forza” delle storie narrate. Questa di "Dimentica il mio nome", potrebbe essere una tra le più tristi che può capitare di raccontare ad un essere umano, eppure Zerocalcare lo fa con una leggerezza e un affetto impareggiabili. Impossibile non affezionarsi ai personaggi di questo libro, non rimanere coinvolti emotivamente, e non pensare che quelle "du' pizze date bene" le meritiamo un po' tutti e se date al momento giusto ci avrebbero fatto sicuramente meno "male" … nel futuro.
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il 20 ottobre 2014
"Dimentica il mio nome" è uno di quei libri che ti lascia interdetto una volta concluso, la sensazione è quella di smarrimento, di averlo forse concepito nella chiave sbagliata.

Zerocalcare è un fumettista italiano, in grande ascesa, che ha avuto il merito di far conoscere il suo talento a mezzo stampa e tramite il suo blog. Ha riportato in auge il “fumetto” nell'era della digitalizzazione, compiendo a mio avviso un'impresa epica alla quale va il mio plauso. Le sue strisce a fumetti rapiscono e divertono tutti, rendendo il fenomeno virale e non solo appannaggio degli appassionati del genere.

La sua quinta opera compie un salto lungo rispetto alle precedenti, anche se le avvisaglie a dire il vero vi erano state. E' un libro che cominci a leggere con i presupposti di ridere a più non posso, ma ti accorgi ben presto durante la lettura che quello è solo uno degli aspetti che andrai a tastare. “Dimentica il mio nome” è parte di Zerocalcare, è come aver trovato il suo diario segreto aperto, senza lucchetto. Entri dentro sbattendo la porta, ma ben presto ti ritrovi a camminare in punta di piedi.

La storia è incentrata sulla dipartita della nonna di Zerocalcare, dà lì si sviluppano le 235 pagine del racconto, perchè di un vero e proprio racconto si tratta. Una cronistoria che ripercorre il suo passato familiare, fra il realistico ed il fantastico. Un percorso intenso, emozionante, caratterizzato dalla comicità travolgente che da sempre contraddistingue i suoi lavori; ma anche da momenti di inquietudine, di riflessione. C'è più di quanto si possa credere dell'autore fra le pagine di questo libro, è una “confessione”, è un viaggio introspettivo che quasi spaventa per il suo carattere personale. Un aspetto questo già evidenziato a tratti nelle opere precedenti, ma mai enfatizzato come questa volta.

Un libro da leggere e rileggere, ma consci però di queste premesse. Consci che questo libro rappresenti la maturazione dell'autore, avvenuta durante un lungo percorso. A chi ha conosciuto l'autore superficialmente, forse, questo libro potrà non piacere pienamente. Ma per chi, come me, ha seguito il suo percorso passo dopo passo non potrà che rimanerne estasiato. E' il regalo che Zerocalcare ha fatto ai suoi estimatori, ci ha donato una parte di sé, forse la più delicata da accettare, forse quella parte che solo un vero amico condividerebbe.
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il 26 dicembre 2014
Sono cresciuto negli anni '70, senza la televisione: sono diventato un tossicodipendente da fumetto. Leggo di tutto: graphic novels, manga, serie alternative, reportage. Jacovitti, Elfo, Moebius, Joe Sacco. Ci passo le nottate. Cerco di evitare le cose più becere: certa Bonelli, certa Marvel, certi manga ma, in crisi di astinenza, mi faccio tranquillamente anche sei ore di Zagor.

Ciò detto, "Dimentica il mio nome" è probabilmente il fumetto più originale che io abbia mai letto. È anche il meglio bilanciato: dove i fumettisti fanno autobiografia, spessissimo si lanciano in amarcord malinconici che alla fine sono un pacco tremendo. Zerocalcare no. Appena pensi che stia andando in una direzione, cambia, e ti sorprende. C'è sentimento, c'è humour, c'è azione, c'è (molto) il fantastico e perfino un po' di filosofia. Se dovete passare un paio d'anni su un'isola deserta con un solo fumetto, questa è un'ottima scelta.

Se si devono fare le pulci a questo fumetto, sono le solite: è comprensibile oggi, e in Italia. Tradotto in inglese, le romanate (comprensibili, si badi, anche a un meneghino DOC come me) si perderebbero completamente. Fra dieci anni, i riferimenti a cartoni animati anni '90 saranno completamente incomprensibili al lettore; in 50, avrà bisogno di più note dell'Ulisse di Joyce.

Ma oggi, ADESSO, è una lettura incredibilmente piacevole.
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