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Recensioni clienti

4,0 su 5 stelle
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Rossini: Semiramide
Formato: Audio CD|Cambia
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il 4 aprile 2015
Difficile valutare adeguatamente questa storica edizione in CD della "Semiramide" di Rossini (bellissima opera del pesarese, per inciso). Ci sono punti di luce e d'ombra nel complesso del disco, che in parte risente della mancanza di cantanti di alto livello nei ruoli maschili.

Cominciamo dalla direzione: all'epoca della registrazione (dicembre 1965-gennaio 1966) Bonynge era ancora relativamente acerbo come direttore e se complessivamente non si notano vizi capitali nella sua direzione, non vi ritroviamo né preziosismi timbrici, né intenzioni particolari dal punto di vista drammatico, né una superiore visione d'insieme nei concertati. Insomma una direzione che si fa soprattutto apprezzare per la conoscenza dello stile vocale rossiniano, e che quindi giustamente varia i da capo delle arie in modo stilisticamente adeguato.

Non si capisce però in una direzione tanto attenta allo stile esecutivo la scelta di tutto il cast maschile coinvolto in questa registrazione. Certo, all'epoca non c'era molto di cui godere con lo stato tecnico di tenori bassi e baritoni, ma sembra strano che non sia stato possibile trovare cantanti migliori di questi. C'è da dire però che i ruoli di Assur ed Idreno (basso e tenore) sono temibilissimi per le difficoltà tecniche in esso contenute.
Accettabile Malas come Oroe, ma nulla più. Abbastanza elegante l'Idreno di John Serge, ma purtroppo di voce piccola e portata quindi sovente a forzare, soprattutto in zona acuta e sovracuta. E non c'è niente che in Rossini dia noia quanto un cantante che spinge dal basso la voce per sostenerne le difficoltà vocali. Ancora peggio Joseph Rouleau, di voce dura e cavernosa, agilità del tutto impari alla necessità della parte, forzatissimo negli acuti, a tratti vociferante quasi stesse cantando un'opera verista. L'accento non sarebbe sempre inappropriato, ma lo stile e il buon gusto latitano, assieme ad una vocalità all'altezza della situazione.

Joan Sutherland e Marilyn Horne invece ottengono risultati di ben altro livello.
Madame Joan è vocalmente splendida per la nettezza, l'eleganza, la fluidità della vocalizzazione. La pronuncia non è mai stata il punto di forza di questa cantante, ma qui in più punti si nota una certa attenzione anche a questo aspetto, soprattutto nei recitativi. Eppure questo ruolo, scritto per la Colbran, interpretativamente non troppo tornava comodo alla Sutherland e sul versante drammatico (in più punti l'accento della cantante manca di mordente anche perché sarebbe richiesto più corpo e volume nei centri ed una voce timbricamente scura, come quella della protagonista originaria) e sul versante vocale, giacché la tessitura sovente è bassina ed il ricorso a puntature studiate con Bonynge non sempre sortisce risultati significativi. Prestazione quindi complessivamente ottima, ma non ideale.

Marilyn Horne è superba, ed anzi questa prestazione come Arsace è una delle più belle della sua carriera. Fuoco dell'accento (ma anche all'occorrenza abbandono lirico), fosforescenza e perfezione tanto delle agilità di grazia quanto in quelle di forza, estrema estensione tanto all'acuto quanto al grave, rendono questo Arsace pressocché ideale tanto nella raffigurazione vocale quanto in quella interpretativa. Semmai si può notare che in una delle sue prime parti en-travesti a tratti la giovane Horne manca un pizzico di corpo all'estremo grave, e qui e là tende di conseguenza ad ampliare troppo l'inscurimento ed il volume delle note più basse della sua partitura. Ma si parla di piccoli nei di una prestazione per il resto encomiabile.

Per un assetto più compiuto dell'opera nel suo insieme dovremo aspettare le riprese video al Metropolitan del 1990, con una buona Anderson, una ancora valida Horne, uno splendido Ramey ed un valido Olsen, sotto la direzione efficiente di Conlon. Riprese publicate in DVD ma al momento non credo facilmente rintracciabili. In CD, invece, non credo che a tutt'oggi esista registrazione che complessivamente possa battere questa, seppur complessivamente imperfetta. Il voto corretto dovrebbe essere 3,5 stelle: le mie tre stelle sono per difetto.

Suono validissimo e allineato a quello tipico della Decca di quegli anni, molto degnamente riversato in digitale.
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il 1 ottobre 2013
Edizione storica che gia conoscevo avendo il CD preso in edicola, acquistata per puro collezionismo in quanto edizione ufficiale Decca.
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