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Recensioni clienti

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Bello e molto interessante da leggere.
Scaricato gratuitamente da kindle, quindi assolutamente vietato non averlo.
Un pezzo della nostra storia che fa davvero molto piacere rileggere nei dettagli.
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il 14 settembre 2014
Solo tre stelle perché questa cronaca in prima persona delle imprese dei Mille è troppo lunga e dispersiva: infatti oltre a narrare le battaglie della campagna del 1860, il biondo eroe si perde a narrare una serie di episodi minori legati a personaggi (per noi minori, ma per lui importanti) che hanno partecipato all'impresa.
Il libro però aiuta a capire il pensiero di Garibaldi, quello che a scuola non è mai espresso: feroce odio verso il clero e, in certi punti, verso la monarchia sabauda.
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il 28 ottobre 2012
Non conoscevo assolutamente l'opera letteraria di Garibaldi e ne sono rimasto piacevolmente sorpreso. Il libro è un documento di prima mano dell'impresa dei Mille che non indulge eccessivamente nella descrizione di battaglie, ma si concentra su singoli personaggi o sull'affresco generale.
La posizione anticlericale, ma anche anti-savoia è molto netta ed in qualche modo inaspettata, almeno nella violenza dei toni. Inoltre si evince un odio profondo per Napoleone terzo. Entrambi, Savoia e Napoleone, colpevoli per la cessione di Nizza come compenso della second aguerra di indipendenza per di più fermata prima della conquista del Veneto.
Un documento che dovrebbe avere una maggiore diffusione sia per il valore letterario, sia, soprattutto, per il valore di testimonianza storica diretta
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il 15 febbraio 2013
Pur se scritto in un linguaggio "antico", questo libro ci aiuta nella comprensione del pensiero di Garibaldi. Risaltano perchè molte volte richiamati il Suo forte anti-clericalismo come la sua grande ammirazione e la esaltazione per i suoi eroici compagni di "avventura".
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il 4 luglio 2016
Mi piace il modo di scrivere di Garibaldi: è una prosa sciolta e snella, dalla quale traspare il suo amore per l'Italia unita e il suo alto senso patriottico.
E' un fedele resoconto della memorabile impresa, scritta da colui che fu il primo protagonista in assoluto.

Renato dalla provincia di Bergamo
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il 20 aprile 2015
Molto suggestivo in alcuni passaggi, rivela alcune qualità e aspetti di Garibaldi che non insegnano a scuola. A tratti la realtà romanzata si configura benissimo in un romanzo d'azione.Non è un libro di memorie.
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il 27 novembre 2014
Lo dovrebbero far leggere nelle scuole, anche x non dimenticare gli eroi che hanno dato la vita per Italia, ci sono delle idee e delle considerazioni di Garibaldi che si rispecchiano anche alle vicende politiche dei nostri giorni.
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il 5 luglio 2012
garibaldi..come non lo immaginavo...e come non ce lo fanno studiare a scuola!Testo un pò difficile per uno stile ormai fuori dal tempo...ma ne vale davvero la pena!
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il 4 febbraio 2012
Libro di grande interesse, scritto con una retorica di altri tempi da chi ha vissuto un periodo eccezionale. Da leggere
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I PRIMI 500 RECENSORIil 10 gennaio 2012
Il libro narra delle imprese dei mille viste dalla parte di chi ne è stato promotore e partecipe.
Leggere gli scritti autografi di un personaggio storico è sempre un ottimo metodo per farsene un'idea obiettiva senza filtri ed enfasi storiografiche, in questo caso particolarmente accentuati dalla ben nota - e assai stucchevole - retorica risorgimentalista.
Leggendo il libro mi sono fatto l'idea di un personaggio certamente animato da idealismo e dalle migliori intenzioni, ma che evidentemente - pur appartenendo alla massoneria - non aveva assolutamente capito le trame internazionali che Piemonte e Inghilterra stavano ordendo contro gli altri stati italiani (con l'intenzione gli uni di sanare il proprio enorme debito pubblico mettendo le mani sulle fiorenti finanze duo-siciliane e gli altri di spazzare via la più potente flotta del mediterraneo in occasione della apertura del canale di Suez, e di ri-affermare il proprio monopolio assoluto sulle preziose miniere di zolfo siciliane).
Dal libro inoltre emerge una visione del mondo estremamente semplicistica, riduttiva e spesso contraddittoria.
Si dichiara uomo di pace ma poi declama le "...splendide baionettate..." che il popolo italiano (se non fosse reso sagrestano dai "maledetti preti") potrebbe infierire al tiranno, ai preti e ai loro sgherri.
Dice di odiare ogni forma di tirannide e di oppressione ma esaltando gli inglesi ("...gente graziosa...") dimentica il loro colonialismo, quintessenza dello sfruttamento e dell'oppressione su altri popoli.
Definisce i preti scarafaggi, vermi, perversi ecc. ignorando l'opera di Don Bosco (suo co-evo) e di tantissimi altri sacerdoti che praticavano diffusamente l'unica forma di "welfare" allora esistente: la carità cristiana.
Esalta il popolo ma quando il popolo meridionale (soprattutto a Isernia) difende la propria terra, il proprio re e la propria fede religiosa da questo esercito di irregolari anticristiani, maledice "...d'esser nato, d'appartenere a questa famiglia di scimmie, sì poco degne di libertà...".
Dulcis in fundo riconosce che i "nuovi tiranni" (i Piemontesi) sono peggio di quelli prima: peccato che fu lui stesso a Teano a consegnare l'Italia nelle loro mani.
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