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il 25 settembre 2014
Ho riletto questo romanzo di Vichi che mi aveva lasciato con una cattiva impressione dopo aver letto e ancora oggi non posso fare a meno di dissentire dalle scelte dell'autore. Se ogni personaggio di un romanzo che ci coinvolge attrae incuriosisce tiene avvinta la nostra attenzione, diventa un nostro amico, pur condividendo la rabbia il dolore la frustrazione il coinvolgimento personale, è per me inaccettabile l'idea della vendetta, peggio ancora quando non ripara niente e non ristabilisce nessun equilibrio. Inoltre la giustizia privata non è di alcuna utilità né offre soddisfazione. È difficile a volte straniarsi da ciò che si legge, ma la forza della scrittura riesce a volte a determinare i nostri comportamenti e a orientare le nostre opinioni, mi chiedo quindi quale sia il messaggio che l'autore ha voluto trasmetterci e se abbia tenuto conto del pubblico a cui si è rivolto. Insomma, il testo la cui trama è tutto sommato semplice e intuitiva, scrutando meglio, ci suggerisce molti interrogativi e ci pone in conflitto con la nostra coscienza; su un altro piano, forse con ironia, l'autore stesso contrappone le misere vicende umane, alla loro breve e fugace esistenza, alternando piani spazio- temporali, occasioni perdute e ritrovate, volontà e destino, ribadendo , in ultima analisi, la responsabilità individuale sul proprio destino.
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il 16 luglio 2013
Devo dire che rispetto al libro precedente, Morte a Firenze, di cui questo è il seguito immediato, il salto di qualità è notevole, come se il commissario (o il suo autore) fosse maturato. Le descrizioni sono meno noiose e più introspettive, il commissario agisce di più e segue una sua logica, molto anticonvenzionale, discutibile e anche un pochino assurda, ma dal suo punto di vista ineccepibile. Il libro è veramente ben scritto, la campagna toscana si dipana davanti al lettore nei suoi boschi umidi e tranquilli e il commissario risulta un essere umano di cui si condivide il dramma e il tormento. Nuovamente il finale non è scontato e il libro scorre in modo estremamente piacevole ed intrigante. Quando finisce ci si sente soli. Lo consiglio. Diciamo che le stelle sono anche 4,5.
P.S. Personalmente mi da un po' di malinconia pensare che tutto succedeva quando io ero piccola e sono passati tanti anni e i personaggi ora avrebbero più di 100 anni....
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il 29 dicembre 2016
Non sono un esperto ed un critico, ma essendo da sempre un estimatore di Erich Maria Remarque per l'ambientazione soprattutto quando ambienta dopo la fine della prima guerra mondiale, anche in Vichi si nota una amarezza ed una tristezza di fondo per quello che la guerra ha lasciato nelle persone
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il 13 settembre 2013
5 stelle per la scrittura, le atmosfere irripetibili, per certi caratteri e certe pennellate che non si dimenticano.
Alla storia ne darei solo 3.
Qui l'inchiesta vive sulle vicende di "Morte a Firenze", di cui è l'evidente seguito. L'autore si prende delle licenze poetiche, per così dire, che non svelerò per non guastare la lettura a chi ne fosse interessato. Qualche volta forza anche un po' la mano. Ma tutto avviene in un contesto così sincero, schietto, spontaneo e naturale che gli vien perdonato subito. Un libro godibile, comunque da leggere, fosse solo per familiarizzare con i suoi personaggi.
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il 15 ottobre 2014
Ho amato il commissario fiorentino soprattutto per le sue descrizioni di Firenze e le sue avventure. devo dire che in questo libro Vichi non gli fa fare una bella figura, mi ha deluso. Non si diventa giustizieri solitari anche se a volte sembra la cosa più giusta in casi aberranti. Battersi fino alla fine perchè giustizia sia fatta è quello che dovrebbe fare un commissario non diventare un assassino. Brutto
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il 7 settembre 2014
nel vero senso del termine. li sto leggendo di seguito è mi sta facendo passare bene un periodo che per me non e'bello. Raccomando di leggere cronologicamente la serie del commissario Bordelli perche'e'effettivamente una unica lunga saga e per questo da una piacevole dipendenza. La malinconia che accompagna questi romanzi riscalda il cuore e aiuta a piangere, proprio quando ne hai bisogno per i problemi della vita, e non lo fai, ma leggendo ci riesci e per questo sarò' sempre riconoscente a questo autore.
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il 28 ottobre 2013
Sto leggendo tutti i libri di Vichi e ho scoperto di adorare bordelli
Questo però mi ha lasciato un po' di amaro in bocca. Non ce lo vedo Bordelli nella parte del giustiziere ma tant e'!!!!
Beh mi auguro davvero che la saga non si chiuda qui
Voglio che si " riscatti" per le sue amabili doti compresa quella di " savoir vivre"
Attendo con trepidazione
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il 20 ottobre 2015
Marco Vichi è stata una sorpresa; non lo conoscevo, ma nel rimettere a posto libri vecchi ho trovato il suo primo Commissario Bordelli in vecchia edizione. I libri successivi, tutti acquistati, hanno definito un personaggio simpatico, che ama la vita e non disconosce i valori findamentali dell'individuo (vedi la simpatia e tolleranza per i ladri). Ottima scoperta. Consiglio a tutti, non a chi ama il thriller intenso e violento.
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il 27 settembre 2014
Ho letto due storie di Bordelli e un racconto breve. La soluzione del caso Morte a Firenze sembra dedicata all'ansia di giustizia che attanaglia il Paese ma non sembra commisurata all'etica che le storie di Bordelli ci hanno illustrato. Il giudizio è comunque positivo in virtù dell'ottima costruzione narrativa.
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il 17 aprile 2013
Un libro che ho letto sull'onda del precedente “morte a Firenze“. Le aspettative, alte, sono andate deluse perché questo non ha la tensione forte che caratterizza l'altro. Si aspetta un'impennata degli eventi che non arriva. Da apprezzare l'abilità dell'autore di condurci nel complesso mondo interiore del protagonista in maniera eccellente. Viene da pensare che il romanzo verrà più su quest'ultimo aspetto, piuttosto che sul dipanarsi della vicenda.
4 persone l'hanno trovato utile
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